La spada di San Vittore con il simbolo di Alessandro Magno esposta a Innsbruck

Una spada nata sotto il segno di Alessandro Magno. Sono innumerevoli i ritrovamenti archeologici effettuati nel Cassinate, che hanno fatto parlare in tutto il mondo. Certamente quello fatto alcuni anni fa a San Vittore del Lazio dagli archeologi Dante Sacco e Manuela Tondo – ideatori del Progetto di ricerca Summaocre – con la supervisione del Funzionario della Soprintendenza Archeologica Emanuele Nicosia, è uno di questi. La Spada di San Vittore, è stata chiamata, ma che in realtà è un’arma in ferro di tipo Lateniano datata IV-III secolo a.C. lasciata da un soldato, dopo averla piegata, in segno di devozione a qualche divinità.
L’eccezionalità del reperto è data dalla firma dell’artigiano che la forgiò. Si tratta di un armaiolo campano che aveva l’officina a Roma. Infatti sulla lama si legge una iscrizione in lettere di rame: che traducuiamo in “Trebio Pomponio mi fece a Roma”. Insomma, un reperto importantissimo di cui si conosce non solo ‘origine e l’epoca, ma addirittura il nome di colui che quattror secoli prima di Cristo la realizzò. Il reperto oltre a rappresentare un unicum nel panorama dei ritrovamenti archeologici degli ultimi dieci anni nel Lazio Meridionale,ci racconta anche un’altra storia per così dire internazionale. Vi troviamo infatti rappresentata la stella di Alessandro Magno, personalità apparentemente distante dal panorama italico del IV secoo a.C.. Una citazione,dunque, del culto di Alessandro Magno quasi quando era ancora in vita. In tal modo il soldato che aveva con se tale arma si associava al grande generale macedone. Imitare Alessandro Magno era una sorta di celebrazione del proprio status di soldato.
Da tale reperto è nata l’idea della stella dei Popoli Italici. Una stella, quella macedone, che inconfutabilmente ha lasciato il segno a San Vittore dove, nel realizzare la rotatoria sulla via Casilina, al centro è stata disegnata una stella macedone visibile anche dal satellite.

Di questi giorni la notizia secondo la quale la Spada di San Vittore, o per meglio dire di Trebio Pomponio, verrà esposta nel “Tiroler Landesmuseum Ferdinandeum”, nell’ambito della mostra temporanea «Armi per gli Dei. Guerrieri – Trofei – Santuari» dedicata allo sfaccettato tema della consacrazione delle armi.

Deposte nei santuari (es. il tempio di Zeus ad Olimpia; Pietrabbondante e San Vittore del Lazio in Italia), nelle grotte o presso i roghi votivi alpini, sepolte nel terreno (es. negli insediamenti, in luoghi d’altura o nella zona dei passi alpini) o lasciate affondare nelle acque (fiumi, laghi e torbiere), le armi di difesa e di offesa delucidano, nell’ambito dei rinvenimenti archeologici, la stretta connessione tra i guerrieri aspiranti alla vittoria o già trionfanti e gli dei concedenti il proprio aiuto. Talvolta la distruzione intenzionale delle armi mediante deformazione, frammentazione o combustione pone l’accento sull’atto di consacrazione come ringraziamento per l’aiuto concesso o come preghiera per un soccorso divino. Attraverso quest’azione rituale, le armi vengono sottratte al loro utilizzo quotidiano ed introdotte nella sfera del divino.
Le armi sacrificate o parti di esse aprono non solo alla comprensione dello status sociale del singolo dedicante o di una collettività, ma come bottini di guerra e trofei gettano anche una luce sulla situazione del vinto nell’ambito dei contrasti bellici.
La mostra viene realizzata in cooperazione con il Professor Alessandro Naso dell’Institut für Archäologien dell’Università di Innsbruck.
Obiettivo della mostra è anche quello di riunire, per il tempo di durata dell’esposizione, i reperti provenienti da complessi archeologici di importanza sovra regionale conservati in musei differenti – es. il deposito di pugnali di Ripatransone – Castellano (prov. Ascoli Piceno), il deposito di elmi di Negau (Slovenia), una parte del deposito di elmi di Vetulonia o una rassegna della deposizione votiva di armi nelle grotte di Musja jama presso San Canziano oggi in Slovenia.
In occasione della mostra verrà pubblicato un catalogo nel quale i ricercatori hanno pubblicato lo studio sulla spada di San Vittore.
A marzo 2013, un congresso organizzato e diretto dal Professor Naso ad Innsbruck (Zentrum für Archäologien presso l’Università di Innsbruck) metterà in luce e offrirà ad un’articolata discussione il tema della mostra anche con un riferimento diretto agli oggetti presentati. Oltre alla spada anche verranno anche presentati il Progetto Summaocre e le attività della Soprintendenza Archeologica del Lazio. ( info@summaocre.com)
Ermanno Amedei

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29 commenti:

  1. le poche parole che mi vengono alla mente sono : che bel territorio che avete! seguo l’archeologia da lontano e quando vedo che le notizie sono positive mi rallegro! Bravi gli archeologi veri e sinceri, bravi i giornalisti liberi di pensiero, bravo il direttore! Frida.

  2. W l’archeologia! saluti a tutti

  3. Per completezza invitiamo a consultare: http://www.sanniti.info/spadavittore.html

  4. Sono una professoressa di storia. Insegno in provincia di Bergamo e non immaginavo che da un paese così piccolo potesse provenire un tale reperto.Ho avuto la fortuna di vederlo esposto in Austria in una mostra unica e mozzafiato. Era davvero in buona compagnia. Complimenti a chi ha creduto nella ricerca.

  5. Questa volta saro diretto:
    SORA IL TEMPIO ROMANO AL PONTE NAPOLI E L’AREA DI SAN GIULIANO. SCAVI E DISTRUZIONI!Chiedete all’ex Direttrice del Museo che tanto si è battuta!

  6. Avete ragione ad elencare i monumenti che stanno sfasciandosi nel totale disintresse delle istituzioni. A Villa S. Stefano non c’è solo la Villa romana di Colle Fornale (o Fornaro)che rischia di venire distrutta per sempre. Nella contrada Santa Maria della Stella, in un gairidno fa bella mostra di se un cippo romano con tanto di sicrizione. Ma la Soprintendenza lo sa? Sempre a Villa Santo Stefano, vicino a Colle Fornale c’è la contrada di San Giovanni dove sorgono (ancora per poco, credo) i ruderi della’tichissima chiesa di San Giovanni in Silvamatrice, costruita su un tempio pagano. Che fanno le amministrazioni? Dormono come al solito. A Villa Santo Stefano, poi…. Stendiamo un pietoso sudario su questa amministrazione e su quella che l’ha preceduta.
    Laura.

  7. paolo degli esposti

    Ma di Villa Santa Lucia stai parlando di quella villa scavata circa due anni fa dove lavorava un’archeologa molto antipatica e poco cosciente di quello che le accaedva intorno. Io so per certo che hanno distrutto un acquedotto!

    • @lex 2 sed lex

      Non conosco chi ha lavorato lì. So solo che un cunicolo chiamato acquedotto è stato tranciato per vedere che forma aveva. Chi lavorava là, non gli archeologi, mi ha raccontato cose ai limiti!

      Che vuoi fare? Così è!

      • Comitato Piumarola

        E’ accaduto davvero l’indicibile. Hanno fatto finta di scavare una villa, hanno distrutto, hanno ricoperto. E poi a rai uno lo stesso funzionario che fa vedere le statue di amrino. Avessero scavato seriamente anche qui! altro che statue!!!

        • Non credo che possiate giudicare il lavoro di un’archeologa senza aver mai lavorato in quel sito. Prima di parlare studiate e poi leggete prima gli articoli! S.M.

  8. @lex 2 sed lex

    e siccome non mi va davvero giù l’idea che in archeologia solo ciò di cui si parla nelle conferenze ha importanza per gli specialisti e soprattutto che diventi materia prima per i critici più accanmiti vi elenco alcumi monumenti di per sè dimenticati:

    Il ponte marmone a sora… sta per crollare rovinosamente nel liri

    La villa romana di Colle Formale di Villa Santo Stefano.
    Qui dovrebbero costruirci un villaggio di cemento.
    L’area archeologica di Privernum…allagata con i mosaici che spariscono ed uno sfasciacarrozze che vi rottama e inquina.

    Il tempio di Giove Anxur a Teracina… dopo l’exploit del video di Ligabue i turisti continuano a grattuggiar gli affreschi della cappella di Sant?angelo.

    La villa romana di Villa santa Lucia… coperta da un fotovoltaico.

    L’acquedotto di Atina…. mangiato da una cava.

    E allora?

  9. In primo luogo mi va di ringraziare Giancarlo per la stima dimostrata in merito al lavoro svolto per lo il recupero e o studio della spada di San Vittore non dimenticando di sottolineare la sua positiva attività di ricerca e divulgazione di quanto spesso viene sottaciuto. Non entro nel merito della discussione che sembra essere piena di riferimenti molto critici causati forse da atteggiamenti di alcuni colleghi e rappresentanti del mondo accademico che a volte hanno preferito strade meno dirette tralasciando gli aspetti più reali dell’archeologia. Le attività di ricerca svolte o curate dal sottoscritto sono sempre state oggetto di aperte discussioni presso enti nazionali e locali ma soprattutto in sedi più sincere durante quelle che amo definire le ” chiacchierate di archeologia ” svoltesi nei comuni di San giorgio a Liri, Atina e San Vittore del Lazio, Roma etc.. Per quanto riguarda la spada e sul perchè è stata esposta ad Innsbruck vi posso precisare che dal momento del rinvenimento il reperto è stato oggetto di un restauro molto delicato che ha permesso di rinvenire l’iscrizione di Trebio Pomponio. Dopo il restauro, in laboratori specializzati e con sistemi di sicurezza necessari, c’è stata una fase di studio e discussione – con il confronto con ricercatori ed esperti del tema specifico dell’armamentario italiuco – per stabilire le dinamiche storiche del reperto, la sua genesi e la sua appartenenza al corredo di ex voto di un santuario italico tra i più importanti del Lazio meridionale. La presentazione in un convegno annuale della Soprintendenza Archeologica del Lazio nell’aprile 2012 ha permesso di render pubblico il reperto. E’ in questa fase che il museo regionale di Innsbruck ha dimostrato attenzione verso la spada chiedendo, nei modi istituzionali allo Stato italiano che è il proprietario della Spada, di poter esporre il reperto in una mostra internazionale con gran parte delle armi provenienti da santuari italici, etruschi e del Mediterraneo. Non vi sono stati comportamenti anomali da parte dello Stato Italiano o dei suoi rappresentanti. La spada di San Vittore è un reperto unico e di valore inestimabile e per questo motivo è esposto in Austria. Il territorio che lo ha restituito lo ” riavrà ” in Aprile. Verrà esposta nel Cassinate. Ora ne godono Austriaci e turisti o studiosi in un museo comunque europeo e pubblico. Noi potremo fruirne un pò più in là… ma di fronte all’età della spada ( circa 2300 anni) i nostri due mesi non possono farci paura. Un saluto e grazie per l’attenzione dimostrata per il frutto del lavoro del gruppo di ricerca di cui faccio parte, Dante Sacco.

  10. Grazie Gregorio.

  11. Mi chiedo perchè la Spada non è stata esposta prima in Italia. Qualcuno sa rispondermi? E’ il solito caso di “malaamministrazione” italiana? Alberto.

  12. Credo che alcune persone dovrebbero tacere per decenza. Relativamente alla “Spada di S. Vittore” credo che tutto il mondo culturale ed archeologico “nostrano” dovrebbe vergognarsi. Per vedere questo importantissimo reperto dobbiano andare sino in Austria? Ma quanti reperti simili giacciono ancora dimenticati nei magazzini dei musei? Anche reperti che potrebbero per davvero far luce sulla nostra Storia e quella di tutta l’Umanità! Ludovica

  13. Non credo sia l’unico merito di Pavat. E se anche fosse è un merito grandissimo. Dov’erano i lor signori quando per oltre un decennio l’affresco del Cristo nel labirinto marciva tra il fetore e l’umidità nel cunicolo di Alatri? Se non sbaglio Alatri possiede un Museo archeologico. Dov’era il direttore il cui stipendio, immagino, è pagato dai cittadini di Alatri? Perchè a salvare il labirinto di Alatri sono stati privati cittadini (tra cui Pavat) e non le istituzioni culturali? Pavat è stato in grado di dare visibilità a se stesso e soprattutto alle sue scoperte? Complimenti!!!! Come ammesso dalla dottoressa Frezza della Soprintendenza, lo scorso aprile, durante il convegno sulla conlusione dei lavori di restauro, è proprio grazie alla grande esposizione mediatica che le Istituzioni sono rtisucite ad ottenere i soldi per slavare questa opera d’arte che è un vanto per la città di Alatri e per tutta la Ciociaria. E di chi è stato il merito della visibilità o esposizione mediatica?
    Grazie. Alessandro.

  14. credo di aver indignato qualcuno. io ho detto solo la mia! e se poi è sembrato che stessi offendendo PAVAT non era mia intenzione. se poi hi viene citato è anche chi modera e veicola i dati e le info in questo sito… nulla quaestio. Bravi!

  15. perchè il mio commento è stato “moderato”?

    • @lex 2 sed lex

      Mi viene in mente il rientro della calotta bronzea del thesaurus di Sora trovato nel 1977 ed esposto nel 2004. Una volta tornata a casa… ( rif. http://www.menteantica.it/am/itinerari/paesi/533-torna-a-casa-la-calotta-bronzea-del-thesaurus-di-sora )

      I tanti che la reclamavano ora l’hanno dimenticata! e vi dico di più. Il museo locale che la ospita è al di sotto del livello stradale,l’ambiente che ospità il prezioso reperto con iscrizione s, spesso si allaga e i custodi devono accedndere i deumidoficatore. E si sa… il bronzo si ossida, si corrode e muore! Tutto questo solo per riavere il reperto ” a casa dove tutti hanno il diritto di vederlo”! Ma smettiamola. Per saperne di più:
      hhttp://www.menteantica.it/am/news/notizie/414-il-tesoro-del-tempio-il-thesaurus-di-soradel-tempio-il-thesaurus-di-sora

  16. paolo degli esposti

    il merito di pavat è semplicemente quello di riuscire ad essere presente ed avere tanta visibilità. di scienziati preparati ce ne sono tantissimi.

    • Al di là delle polemiche suscitate dalla discussione, credo che bisogna precisare che qualche rappresentante del mondo ” nostrano ” si è adoperato per salvare, far restaurare e render nota la spada… e poi l’archeologia è di tutti, ha un valore democratico e internazionale. In Austria è in corso la mostra di archeologia più importante degli ultimi dieci anni. Credo che per il territorio del Lazio Meridionale essere ospitati in tale sede sia vanto e non fastidio. Sicuramente tornerà in Italia e come scritto dagli autori sarà definitivamante esposta a Cassino. Non confondete Alatri di Luca col resto! Rispettosamente, Gregorio.

  17. Pavat è un mito! Pur non essendo un ricercatore accademico ha capacità, preparazione e stile da vendere! Ce ne fossero di più come lui!
    Laura.

  18. Giancarlo Pavat

    Desidero fare i complimenti ai due archeologi scopritori della “Spada di S. Vittore”, Manuela Tondo e Dante Sacco. Troppo spesso, nel nostro Paese, il lavoro degli archeologi e dei ricercatori viene misconosciuto, umiliato e bistrattato. Quindi riempie di orgoglio vedere che una volta tanto, almeno all’estero, nella civilissima e progredita Austria, ci sia un riconoscimento alle loro fatiche e che i loro successi siano valorizzati e siano resi fruibili agli studiosi, agli appassionati o ai semplici curiosi. Se vogliamo far risorgere l’Italia è proprio dalla nostra ricchezza culturale, artistica, storica ed archeologica che dobbiamo ripartire. Ma purtroppo simili pensieri vengono in mente ai semplici appassionati come il sottoscritto e mai ai presidenti del Consiglio, ai ministri, ai governatori di Regioni ecc. Giancarlo Pavat

  19. Qualcuno sa dirmi se ci sono altre spade con iscrizione? vorrei infatti scoprire se anche gli etruschi avevano spade così. grazie e viva la ricerca!

  20. Complimenti al gruppo di ricerca Summaocre! Mi dispiace però che il reperto debba essere valorizzato prima in Austria e poi in Italia. Speriamo!

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