Nella terra dei Giganti e dei draghi: il Mistery Team Next Generation e la Costola di S Candido.

 

 

 

 

 

 

(Nelle immagini di apertura, sopra e sotto: in azione sulle piste da sci della Val Pusteria, i ragazzi del Mistery Team Next Generation, che sui caschi portano orgogliosi il logo del nostro sito).

 

 

 

 

 

 

Non solo neve e sci. I ragazzi del Mistery Team Next Generation a San Candido in Val Pusteria (BZ) per alcuni giorni di svago tra le Dolomiti non si sono fatti scappare l’occasione per andare a caccia di stranezze e enigmi. E che cosa ci poteva essere di meglio della misteriosa e gigantesca Costola conservata nella Chiesa Collegiata di San Candido?

 

 

 

 

 

(Immagine sopra : i ragazzi del Mistery Team Next Generation a San Candido)

La Collegiata di San Candido (Stiftskirche Innichen) e l’annesso complesso conventuale risalgono all’VIII secolo. Fu il duca Tassilone III di Baviera ad donare ai monaci Benedettini vasti appezzamenti di terreni affinché vi erigessero un monastero che fungesse da faro per l’opera di evangelizzazione di quelle genti di montagna ancora pagane. Tra il XII e il XIII secolo, la Collegiata e il monastero  vennero più volte ristrutturati e rimaneggiati. L’imponente Torre campanaria risale invece alla prima meta’ del XIV secolo. 

 La Collegiata di San Candido è ritenuta il più importante monumento romanico dell’area dolomitica e delle Alpi Orientali. 

Non è certamente la prima volta che si questo sito ci siamo occupati di enormi resti ossei (soprattutto costole) conservati all’interno di chiese, conventi e altri edifici sacri del nostro. meraviglioso Paese.  Questi reperti sono quasi sempre legati a tradizioni e leggende che hanno come protagoniste mostruose creature draghiformi.

(Sopra; il nostro amico nonché artista, restauratore, scrittore e ricercatore, Filiberto Caponi, intento a disegnare un drago delle leggende)

L’area dolomitica non è certamente da meno. Basti pensare alle leggende che indicavano come il Pisciadu’  (aspra vetta dolomitica che per soli 15 metri non raggiunge quota 3000, del Gruppo del Sella) fosse la tana di draghi e viverne.

(Immagine sopra: Giancarlo Pavat e Sonia Palombo in vetta al Pisciadu’ a 2985 metri slm – foto G Pavat luglio 2007) 

 

 

 

 

 

(Immagine sopra: Giancarlo Pavat e Sonia Palombo al ritorno dalla scalata del Pisciadu’ che si vede alle loro spalle. Di draghi nemmeno l’ombra…. – foto G Pavat 2007)

Inoltre, da quelle parti, milioni di anni fa,  i “draghi” ci sono stati davvero.  Basti pensare ai dinosauri di cui sono stati trovati i fossili nel “Canyon” del Bletterbach non lontano da Aldino (Aldein) e dal CornoBianco (Weisshorn) alto 2.317 metri.

 

 

 

(Immagine sopra: la costola della Collegiata di San Candido in Alto Adige) 

Ma a San Candido. (Innichen) la storia è leggermente diversa. Secondo una nota tradizione locale la Costola appesa ad una parete della Collegiata  non apparterrebbe ad un drago ma a un’altra creatura non meno straordinaria.

Esistono due leggende (o forse sarebbe meglio dire “due versioni”) della Valle Pusteria in merito al reperto. In entrambe compare la figura di un mitico gigante di nome Baranci. 

L’area dolomitica non è certamente da meno. Basti pensare alle leggende che indicavano come il Pisciadu’  (aspra vetta dolomitica che per soli 15 metri non raggiunge quota 3000, del Gruppo del Sella) fosse la tana di draghi e viverne.

 

 

 

 

(Sopra: la Costola appesa nella Collegiata di San Candido).

Secondo l’altra versione della leggenda, la Costola appesa nella Collegiata sarebbe del malvagio gigante degli Unni.

Questa la leggenda. Ma a quale creatura appartiene veramente il reperto osseo?  È un fossile?  Per quanto se ne sa, pare che la Costola  non sia mai stata analizzata da paleontologi o naturalisti. 

 

 

 

 

 

(Sopra: Il “Rinoceronte lanoso”. Immagine da Wikipedia)

L’attribuzione più gettonata è quella del “Rinoceronte lanoso” (Coelodonta Antiquitatis). Un animale vissuto durante l’ultima Era Glaciale e per questo completamente ricoperto da folti e lunghi peli. Il Rinoceronte poteva raggiungere i 4 metri di lunghezza (2 metri da spalla a spalla). Non molto più grande, quindi, dell’attuale (e purtroppo in pericolo d’estinzione) “Rinoceronte Bianco” africano. Ma lo batteva per la smisurata lunghezza dei due corni. Il più grande superava tranquillamente il metro, mentre il secondo variata tra i 50 e 60 centimetri.

  

 

 

 

(Sopra: un panorama dell’ultima Era Glaciale. Mammut e Rinoceronti lanosi. – Immagine da Wikipedia)

Secondo altri, il legittimo proprietario della costola sarebbe il solito Mammut (che visse durante l’Era Glaciale assieme al “Rinoceronte lanoso”) oppure si tratterebbe addirittura del fossile di un dinosauro.

(Immagine sotto: Sonia Palombo e il dinosauro del Bletterbach – foto G Pavat settembre 2007)

 

Quando si parla di dinosauri nelle Dolomiti, il pensiero non può non andare ai ritrovamenti paleontologici avvenuti nel “Canyon” del Bletterbach (in tedesco significa letteralmente “Torrente delle foglie”).

 

 

 

 

 

(Immagine sopra: la Gola del Bletterbach vista dal Corno Bianco. Sotto: Sonia Palombo osserva il Bletterbach dal Corno Bianco – foto G Pavat 2009)

 

 

La suggestiva gola,  meta di appassionati escursionisti,  è uno degli esempi più evidenti della forza della Natura. Che attraverso diverse ere geologiche, grazie alla potenza degli elementi atmosferici ma soprattutto del torrente, ha scavato, appunto, il “canyon” per oltre 8 chilometri di lunghezza e per una profondità di 400 metri.

(A seguire, alcune immagini della Gola del Bletterbach – foto G Pavat luglio 2009)

 

 

 

 

 

L’opera erosiva ha riportato alla luce i vari strati geologici. Pertanto, il “Canyon del Bletterbach” può essere sfogliato e  letto come un immenso libro illustrato dedicato alla Preistoria. 

Gli strati sono intatti e perfettamente visibili meglio che in altre zone delle Dolomiti e delle Alpi Orientali.  La loro formazione ci consente di scoprire com’era il clima, il paesaggio e l’ambiente naturale oltre 250 milioni di anni fa. Ed infatti, in alcuni di questi strati, quelli composti da “arenaria della Val Gardena”, sono state rinvenute le impronte di dinosauri. Ma non solo. I paleontologi hanno individuato parti di piante, fossili marini e resti dei pranzi e delle cene degli animali di quel tempo. 

 

Giova rammentare che sino ad una trentina e oltre di anni fa, quasi nessun paleontologo si azzardava ad ipotizzare la presenza di dinosauri sulle Dolomiti.

Uno dei ritrovamenti più spettacolari e che ha fatto la gioia anche dei più piccoli visitatori del Bletterbach, è  certamente stato lo scheletro di un dinosauro sconosciuto sino ad allora alla Scienza. Sì tratta di un erbivoro grande come una mucca che è stato ricostruito a grandezza naturale al Centro visitatori del “GeoParc Bletterbach” di Aldino (BZ). Che fa parte del Museo Geologico del vicino paese di Redagno (Radain) a 1550 metri slm, sull’altipiano di Monte Regolo.

 

 

 

 

 

(Immagine sopra: Cacciatori di draghi di nove anni fa: Giancarlo Pavat e il piccolo Francesco Pavat con la riproduzione del Dinosauro del Bletterbach al Museo Geologico di Predazzo in Val di Fiemme – TN – foto Sonia Palombo 2010)

Nel 2009, tutte le Dolomiti e quindi anche il Bletterbach con le sue meraviglie preistoriche,  sono state inserite nella lista dei siti Patrimonio Mondiale dell’Unesco.

Tornando alla Costola della Collegiata di San Candido, che appartenga a un dinosauro,  a un mammut,  a un “Rinoceronte lanoso” , a un drago o al gigante Baranci, rimane comunque una affascinante curiosità con quel pizzico di mistero che non guasta mai. 

(A cura del Mistery Team Next Generation)

• se non altrimenti specificato, le foto sono dei ragazzi del Mistery Team Next Generation. 

• si ringrazia Filiberto Caponi per le immagini del suo disegno del drago e Wikipedia per le immagini della fauna dell’Era Glaciale. 

(Sotto: saluti da Gioia Pavat, Martina Ceppi e Francesco Pavat del Mistery Team Next Generation )

 

 

 

 

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