Omaggio a Venezia – Dov’è la tomba Alessandro Magno? di Roberto Volterri.

 

OMAGGIO A VENEZIA

Venezia, Alessandria d’Egitto, altrove?
Alessandro Magno e il mistero della sua tomba scomparsa.

di Roberto Volterri

“L’Imperatore [Augusto] si fece mostrare il sarcofago e il corpo di Alessandro Magno, prelevato dalla sua tomba: gli rese omaggio mettendogli sul capo una corona d’oro intrecciata con fiori. E quando gli chiesero se voleva visitare anche la tomba di Tolomeo, rispose che voleva vedere un re, non dei cadaveri.”
Svetonio

Babilonia, 10 giugno del 323 a.C.

 

Dopo tredici anni di regno, all’età di soli trentatre anni muore Alessandro il Grande. Nato, forse, a Pella il 20 luglio del 356 a.C., figlio dell’altrettanto noto Filippo il Macedone, Alessandro conclude così una strabiliante carriera di stratega, di regnante, di uomo politico, di geniale anticipatore e ispiratore di molte cose buone realizzatesi in parte dopo la sua scomparsa. Il suo corpo sarebbe quindi stato deposto in un ricchissimo sepolcro in oro massiccio realizzato nella sua Αλεξάνδρεια προζ Αϊγυπτον, ovvero nell’attuale Alessandria d’Egitto, stupenda città da lui stesso fondata nel 331 a.C.

Una delle più note sculture raffiguranti Alessandro il Grande a cavallo.

 

Ma allora – se così andarono veramente quelle lontanissime vicende – che senso avrebbe cercarne ancora la tomba, il suo favoloso corredo funerario di inestimabile valore non solo… archeologico?
Basterebbe esplorare a fondo la città che fu sede della più ricca biblioteca dell’antichità e il ‘mistero’ sarebbe risolto.
E invece no, gli eventi legati alla tumulazione del grande monarca sono molto più complessi e degni del migliore ‘giallo’ archeologico alla Indiana Jones!
Ma procediamo con calma partendo proprio da una stupenda ineguagliabile città spesso, troppo spesso, vittima della “distrazione” degli uomini e della complessità dei fenomeni, meteorologici e astronomici che governano questo nostro “disastrato” pianeta.

Un’ottocentesca stampa mostra l’Imperatore Augusto mentre veglia il corpo di Alessandro Magno.

 

L’ultima ipotesi è che Alessandro Magno sia stato sepolto a Venezia.
Almeno così sostiene il ricercatore inglese Michel Chugg il quale ha annunciato che la tomba di Alessandro Magno si troverebbe nella città lagunare.
In verità, gli indizi non posseggono un rilevante spessore probatorio ma fanno seriamente pensare e dovrebbero indurre ad approfondire le ricerche in questa intrigante direzione.
Secondo Chugg, il corpo di Alessandro non si troverebbe più a ad Alessandria d’Egitto dove inizialmente sembra abbiano riposato le sue spoglie ma, nel Medioevo, esse sarebbero state trafugate da mercanti veneziani i quali lo avrebbero scambiato per il corpo di San Marco Evangelista.

Fregio del XII secolo sulla facciata Ovest della Basilica. Si ritiene che raffiguri proprio Alessandro Magno…

 

Più in dettaglio, il 31 Gennaio dell’Anno del Signore 828 l’undicesimo Doge della Repubblica veneziana, Giustiniano Partecipazio, avrebbe inviato ad Alessandria due suoi ambasciatori, Buono da Malomocco e Rustico da Torcello, con l’incarico di sottrarre al dominio degli islamici le spoglie di San Marco, martirizzato ad Alessandria.
Nascoste astutamente dentro un carro che trasportava maiali – che Filippo il Macedone li perdoni (e, contemporaneamente, li ringrazi…) per aver usato un così disdicevole mezzo di trasporto per il figlio! – in modo che i seguaci dell’Islam evitassero di fare accurati controlli esclamando “Kinzir, Kinzir!”, ovvero “maiale, maiale!”, rifiutando il contatto con degli animali impuri, i resti del grande condottiero macedone sarebbero giunti a Venezia e, circa quattro anni più tardi, nascosti nella Basilica di San Marco.
Fu forse per la confusione dovuta alla particolare circostanza o per una strana, deliberata, scelta che il corpo di Alessandro Magno sarebbe giunto nella città lagunare?

Il trafugamento del corpo attribuito a San Marco – ingannando gli Islamici – raffigurato in un bel mosaico nella Basilica veneziana. Forse si trattava delle spoglie del grande condottiero macedone?

Il Doge Partecipazio avrebbe poi ricompensato i suoi messi dando loro 100 libbre di argento che, secondo quanto venne poi tramandato, servirono per la costruzione dell’Oratorio della chiesa di San Marco a Torcello.
Passarono i secoli e nel 1904 durante alcune ricognizioni effettuate nelle mura della Basilica su una tomba nascosta tra le mura dell’edificio furono stranamente rinvenuti due distinti corpi, uno abbastanza integro ed un altro ridotto a poche ossa.
Una delle due spoglie potrebbe appartenere sul serio ad Alessandro Magno?

Alessandro Magno raffigurato su un capitello di Palazzo Ducale, a Venezia.

In alto: la Stella a otto punte raffigurata a Venezia, custodita nella chiesa di Santa Apollonia. Sotto: la “Stella Macedone”. Consistenti indizi che le spoglie di Alessandro Magno siano veramente custodite nella Basilica di San Marco, nella città lagunare?

Risaliamo il fiume del tempo…

Lasciamo ora Venezia e torniamo molto indietro nel tempo, quando per volontà dello stesso Alessandro le sue spoglie sarebbero state destinate alla città di Siwa, nei pressi dell’oasi di Zeus Ammone, dove egli si era recato in pellegrinaggio durante le sue vittoriose campagne militari nella terra dei faraoni e dove era stato proclamato figlio del dio. Non tutti a corte erano d’accordo nel rispettare le ultime volontà dell’augusto defunto, ma alla fine il successore, Tolomeo I, fece avviare il corteo funebre verso Menfi, in Egitto, pensando che il possesso della regale salma gli avrebbe fruttato importanza e prestigio.

Sopra: raffugurazione della “Stella argeade” in versione sedici punte rincenuta nella Tomba di Filippo II di Macedonia a Verghina nella regione greca della Macedonia. Sotto: L’ingresso della tomba di Kasta, nella parte settentrionale della Grecia.
Anche questa è stata considerata parte dell’ultima dimora di Alessandro Magno.

E proprio a Menfi si ha notizia della prima avventurosa odissea delle spoglie di Alessandro, anche se accreditati storici dell’antichità quali Diodoro Siculo ( 80 a.C. – 20 a.C.) e Strabone (63 a.C. – 20 d.C.) non ne fanno menzione nei loro scritti.
Se ne ricordano però, nelle loro opere, Curzio Rufo e Pausania, ma soprattutto ce ne dà conferma il ritrovamento di un prezioso frammento di “ marmo di Paro ” ove alla data che sarebbe corrisposta al nostro 321 a.C. viene riportata la notizia della sepoltura di Alessandro Magno a Menfi. Ad Alessandria, infine, la tomba del grande macedone fu vista anche da Caligola, Settimio Severo, Caracalla e Strabone.
Quest’ultimo visita la città egiziana tra il 24 e il 20 a.C. e afferma che la tomba del re si trovava nei quartieri reali ove erano anche i sepolcri dei Tolomei. Poi precisa che era scomparso l’originario sarcofago d’oro poiché Tolomeo XI lo aveva fatto sostituire con uno, ben meno ‘nobile’, di alabastro.
Insomma varie antiche testimonianze convergerebbero a favore della tesi che vedrebbe le spoglie del grande condottiero sepolte nel cosiddetto sema, ovvero un grande tumulo con camere ipogee, tipico della Macedonia, dove sembra sia stato dapprima eretto, nei pressi della reggia, un sepolcro sotterraneo con kline, costruito nella roccia prima scavata e poi sormontato da un tumulo. Ma siamo certi che tale sema fosse proprio nell’area occupata dalla Reggia?

Il cosiddetto “Sarcofago di Alessandro” scoperto nel 1887 presso la necropoli di Sidone dentro un ipogeo appartenuto di certo ad una principesca famiglia.

 

No, non lo siamo affatto poiché Zenobio lo colloca in mezzo alla città, mentre Achille Tazio – scrittore greco vissuto tra la metà del II secolo a.C. e l’inizio del I a.C. – afferma che fosse in un sito denominato appunto Aλέξανδρον τόποζ (ovvero il ‘luogo di Alessandro’) pochi stadi dentro la Porta del Sole, in pratica al punto di incontro delle due strade principali della città, il cui tracciato è stato ricostruito dallo studioso Mahmoud el-Falaki.

Ma, tanto per aggiungere confusione a confusione, altri studiosi collocherebbero il sema nella zona di Kom-el-Dick, forse confondendo il centro della città in epoca ellenistica con il centro della città in epoca romana.

Volendo esaminare in un incompleto excursus storico le varie ipotesi avanzate per identificare l’ultima dimora del grande Macedone, non possiamo dimenticare lo scrittore El-Mas’udi che poneva la tomba in corrispondenza della moschea di Dhu el-Karnayn – ovvero ‘il Signore dalle due corna’, epiteto attribuito ad Alessandro quando fu considerato ‘figlio’ di Giove Ammone – poi ricordata nel IX secolo anche dallo scrittore arabo Ibn ‘Abd el Hakam. Nel 1517 fece eco a tale identificazione anche al-Hasam ibn Muhammad al-Wazzãn, conosciuto anche come Johannes Leo de Medicis o Leone Africano (Granada 1485 –Tunisia, dopo il 1554) geografo arabo che, nel 1550, pubblicò, in arabo e in italiano, la Descrizione dell’Africa e delle cose notabili che ivi sono, base delle conoscenze europee sull’Africa fino al Settecento.

Conviene inoltre ricordare che in un recente volume, curato da Nicola Bonacasa e P. Minà, ‘La tomba di Alessandro. Realtà, ipotesi e fantasie’ (Editrice L’Erma di Bretschneider, Roma 2000), è stato pubblicato un interessante studio ‘inedito’ di Achille Adriani, per lungo tempo direttore del Museo greco-romano di Alessandria d’Egitto, sulla grande ‘tomba di alabastro’ del Cimitero Latino, studio che potremmo riassumere in alcun i punti fondamentali.

Per chi volesse approfondire questo interessante argomento pubblicato su “Il Punto sul Mistero” anche per ricordare l’importanza della tanto bistrattata Venezia, è caldamente suggerita la lettura di questo libro di Achille Adriani…

 

La monumentale tomba di alabastro rosato del Cimitero Latino è un unicum per l’insieme delle sue caratteristiche, poiché appare come il più sontuoso dei monumenti alessandrini superstiti, sia per il materiale impiegato sia per il sistema di costruzione. È stato scoperto nei primissimi anni dello scorso secolo, già in pessime condizioni.

Cadde a lungo nell’oblio, fino a quando fu restaurato dall’Adriani nel 1936 e pubblicato nell’Annuaire du Musée Greco-Romain 1935-1939. Consiste in una semplice camera rettangolare, di piccole dimensioni, con il soffitto piatto, aperta verso Nord e con un profondo vano di passaggio al centro della parete che la delimita a Sud.

Le pareti ed il soffitto, non presentano alcuna decorazione, ma ciò nulla toglie alla bellezza del monumento proprio grazie al magnifico materiale alabastrino utilizzato. Quel che contraddistingue particolarmente questa tomba a camera, rispetto a tutte le altre scoperte ad Alessandria, è non solo la ricchezza del utilizzato, ma soprattutto il progetto architettonico. Infatti, il monumento è stato costruito e non ricavato dalla roccia – come tutti gli altri ipogei alessandrini – e il colossale aspetto esterno dei blocchi lascia pensare che essi, non lavorati ma lasciati allo stato grezzo, dovessero essere nascosti sotto un vero e proprio tumulo, alla maniera delle tombe di tipo macedone.
Tale elementi lascerebbero supporre di trovarsi veramente davanti all’introvabile sepolcro di Alessandro Magno. Ma sarà veramente così?

(Roberto Volterri)

Una fantasiosa elaborazione grafica di Giancarlo Pavat con il Leone alato di Venezia che regge la Stella argeade.

 

  • Se non altrimenti specificato, le immagini sono di Roberto Volterri.

Di imminente uscita presso Enigma Edizioni anche questo libro dedicato alla ricerca delle “ultime dimore” di molti personaggi storici. Alessandro Magno compreso…

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