In ricordo del 100° Anniversario della fine della ” Grande Guerra”. Il singolare Monumento di Castellino del Biferno (CB)

 

 

 

Monumento ai Caduti del 1919 di Castellino del Biferno in Molise – foto Mario Ziccardi 

 

Continuiamo a proporre articoli dal taglio insolito e/o curioso, relativi alla “Grande Guerra”, di cui quest’anno si è celebrato il 100° Anniversario della conclusione.  Mario Ziccardi ci accompagna alla scoperta di un Monumento molisano in cui spicca una “strana” dicitura. O meglio una (oggi) inconsueta numerazione delle Guerre che il nostro Paese ha combattuto per conquistarsi l’Indipendenza da Potenze straniere. 

IL SINGOLARE MONUMENTO ALLA IV GUERRA D’INDIPENDENZA DI CASTELLINO DEL BIFERNO IN MOLISE

          di Mario Ziccardi                      La questione delle Terre Irredente, l’Unità d’Italia e la IV Guerra d’Indipendenza.

La Prima Guerra mondiale fu per
 l’Italia un’occasione per concludere l’unione territoriale tanto agognata; il Trentino, la Venezia Giulia, il Friuli orientale, l’Istria e la Dalnazia erano ancora sotto il controllo asburgico e la linea di quel confine naturale delle Alpi era interrotta da territori in mano austriaca che, come quelli del Trentino, si incuneavano pericolosamente tra la Lombardia e

 

il Veneto. In pratica  che la conclusione della terza Guerra d’indipendenza aveva lasciato sotto il giogo dello straniero, tanta popolazione di lingua italiana. Lo stesso Cavour riconobbe che se “Garibaldi vuole andare a Roma e a Venezia, e anch’io: nessuno ne ha più fretta di me. Quanto all’Istria e al Trentino, è altra cosa. Sarà il lavoro di un’altra generazione.”

Nonostante la disfatta nella Terza Guerra d’Indipendenza, infatti, l’Italia riuscì a ottenere l’annessione del Veneto e solo nel 1871 ad unire Roma al Regno ma si trovò in una posizione di isolamento politico.

Nel 1882, malgrado le resistenze irredentiste nei confronti dell’Austria, l’Italia siglò il patto difensivo della Triplice Intesa con Germania e l’Impero Asburgico in funzione antifrancese; passarono però circa quaranta anni prima che l’Italia potesse vedere conclusa l’unità territoriale; l’occasione arrivò nei primi decenni del ‘900.

Il trattato prevedeva l’intervento militare se una delle nazioni fosse stata minacciata o invasa: allo scoppio della Prima Guerra Mondiale l’Italia, forte di questa clausola, rimase neutrale per circa un anno a causa dall’intervento dell’Impero Austro-ungarico in Serbia, dopo l’uccisione dell’erede al trono, il granduca Filippo Ferdinando, da parte del nazionalista Gavrilo Princip (Sarajevo 28 giugno 1914). 

Il successivo cambio di fronte (Londra 26 aprile 1915) invece fu determinato anche dagli auspicabili vantaggi e dalle prevedibili acquisizioni ottenute in caso di vittoria: l’Austria, infatti, non avrebbe mai rinunciato al dominio sui territori dell’Adriatico e su Trieste, ritenuta il porto dell’Impero.

Dopo tre anni dall’entrata in guerra e centinaia di migliaia di morti l’11 novembre 1918 alla fine del conflitto l’Italia fu tra le nazioni vincitrici e ottenne i territori Trentini, quelli della Venezia-Giulia con l’Istria.

La percezione che la prima Guerra Mondiale fosse stata la conclusione del processo risorgimentale della formazione dello Stato italiano, e pertanto una questione propriamente nazionale, fu data anche dal tipo di guerra combattuta dall’esercito italiano: il fronte. La propaganda ha svolto un ruolo molto importante prima, durante e dopo il conflitto sia per l’opinione pubblica che per i soldati al fronte.

 

 

 

 

 

(Immagine sopra: una Cartolina della propaganda italiana – Collezione privata. Tra i militari italiani intenti a “spennare” l’Aquila asburgica,  si riconosce anche un Finanziere.  La Regia Guardia di Finanza parteciperà alla Prima Guerra Mondiale con 18 Battaglioni mobilitati oltre a diverse Compagnie e reparti autonomi)

Le medaglie rilasciate ai combattenti reduci dal conflitto richiamavano la propaganda del periodo: “1915-1918 guerra per l’Unità d’Italia”; “coniata nel bronzo nemico”; “Unità d’Italia 1848-1918”. (Immagine in basso – foto M Ziccardi)

 

I monumenti a ricordo. 

Finita la Prima Guerra Mondiale, in Italia ogni comunità volle ricordare i propri caduti con dei monumenti alla memoria.

La Grande Guerra mise uno a fianco all’altro individui provenienti da tutta Italia dislocati in territori totalmente diversi dalla propria terra di origine e con dialetti a volte incomprensibili l’uno dall’altro. La condivisione di spazi angusti, del freddo, di un destino comune fanno della Prima Guerra Mondiale un tragico esperimento dell’Unità d’Italia.

Il ricordo di questo evento così drammatico in cui sono state sacrificate le vite di tanti uomini per la Patria si riversa nella realizzazione di monumenti condizionati dal clima sociale dell’immediato dopoguerra; piccoli o grandi che fossero tali manufatti racchiudevano un senso collettivo di commemorazione ospitati nelle piazze delle città e paesi italiani. Ogni municipio cercò, secondo le proprie possibilità economiche, di preservare a imperitura memoria i nomi dei concittadini caduti o dispersi in guerra e diverse furono le tipologie di monumento (ad ara; a cippo; a colonna intera o spezzata; a emiciclo; a erma; a fontana; a lapide; a obelisco; a stele) e le allegorie usate per glorificarli scegliendo soggetti ricorrenti che hanno particolari significati allegorici legati alla figura del soldato, al richiamo della Patria e alla Vittoria.

 

 

 

 

(Immagine sopra; una targa marmorea posta sulla Stazione Ferroviaria di Sagrado, in provincia di Gorizia,  ricorda il Monte S Michele, teatro di alcune delle più sanguinose battaglie della ” Grande Guerra” sul fronte isontino – foto G Pavat 2018)

Le comunità si mossero da subito a ricordare i propri caduti in principio con delle lapidi, in seguito, col passare dei mesi e degli anni, con monumenti sempre più grandiosi e complessi, soprattutto durante il periodo fascista, snaturando a volte il suo significato intrinseco pensando più alla grandiosità se non addirittura al valore politico dello stesso. 

Il monumento di Castellino del Biferno. 

Il paese di Castellino del Biferno (Foto in alto) in provincia di Campobasso ha una dedica particolare incisa sulla lastra marmorea dedicata ai caduti: il ricordo della Quarta Guerra d’Indipendenza (Immagine in basso; particolare del Monunento di Castellinodel Biferno – foto M Ziccardi)

La comunità dell’epoca optò per una decorazione con figure plastiche che raccontano, con la retorica tipica di questi monumenti, il sacrificio alla Patria.

La lapide è incastonata sul portale neoclassico della cappella dedicata all’Addolorata al centro dell’abitato: era l’antico cimitero del paese e conserva l’orologio civico. 

Il monumento è suddiviso in due registri: in quello inferiore sono incisi i 26 nomi dei soldati caduti, riportati in ordine alfabetico, anticipati dal grado militare; ognuno dei nomi è accompagnato da quello del padre mentre in quello superiore è stata scolpita in bassorilievo l’allegoria della Vittoria come donna vestita all’antica ed armata, con un ramoscello di alloro nella mano destra: la dea omaggia i caduti. Altri elementi decorativi: un elmetto ai piedi della Vittoria tra fronde di alloro; la Patria, la stella splendente, illumina i martiri del conflitto.

 

 

 

 

(Immagine sopra; i ragazzi del “Mistery Team Next Generation” rendono omaggio ai 10 Militi Ignoti che riposano nell’Arcosolio del “Cimitero degli Eroi della Basilica di Aquileia in Friuli -Venezia Giulia. Questo Cimiteromanzo,  allestiti nel 1915 per i Caduti delle battaglie del Fronte isontino, è l’unico rimasto invariato dalla “Grande Guerra”. Foto G Pavat, estate 2018)

La dedica in sette righe:

Agli eroi immortalati / della IV Guerra d’Indipendenza / 1915 – 1918 / che videro pugnando / la vittoria e la morte / la popolazione ossequiente / pose.

La dedica alla Quarta Guerra d’Indipendenza non è rara in Molise nei monumenti dell’immediato periodo postbellico riprendendo un sentimento irredentista che caratterizzò l’Italia tra la seconda metà dell’Ottocento e il primo ventennio del secolo successivo. 

(Mario Ziccardi).

 

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