I Templari e gli itinerari verso la Terrasanta. Il caso di Petrella Tifernina in Molise; di Mario Ziccardi

(Immagine di apertura: la chiesa romanica di San Giorgio a Petrella Tifernina in Molise)

3° CONVEGNO NAZIONALE SUI TEMPLARI A CECCANO 

I Templari e gli itinerari verso la Terrasanta. Il caso di Petrella Tifernina in Molise.
La relazione di Mario Ziccardi

al 3°CONVEGNO NAZIONALE SUI TEMPLARI A CECCANO 

 

La viabilità medievale è un argomento molto importante per capire le dinamiche di sviluppo antropico di un territorio. In questa sede si analizzerà la connessione tra viabilità, sviluppo e presenza templare nel Molise.

I Templari nacquero tra il 1118 e il 1120 (a seconda degli studiosi) con lo scopo di difendere i pellegrini diretti in Terrasanta. Le tratte più frequenti per giungere a Gerusalemme erano: via terra quella balcanica o via mare partendo dai porti pugliesi.
Il pellegrinaggio era un viaggio di redenzione che permetteva al cristiano di espiare i propri peccati recandosi in un luogo santo seguendo percorsi che potevano durare anni seguendo principalmente gli antichi tracciati di epoca romana.

I Templari proteggevano questi percorsi con delle costruzioni da loro controllate garantendosi nel contempo anche introiti per la loro causa; per questo l’interesse della casa del tempio ad avere una rete capillare di proprietà sulle maggiori vie di comunicazione.
In Molise non era stato escluso da questo fenomeno ma si conosce poco della sua viabilità medievale: incendi e saccheggi calamità naturali hanno decimato molto le fonti originali.
La viabilità principale (non solo in Molise) era ancora legata alle strade consolari di epoca romana come si evince dalla Tabula Peutingeriana copia medievale di una mappa di epoca romana che rappresentava soprattutto le strade a uso militare.

(Immagine sopra: Sezione della Tabula Peutingeriana)

Il pellegrino e il viandante in generale usava ancora la vecchia struttura viaria romana: per esempio per imbarcarsi per la Terrasanta, partendo da Roma ci si incamminava sulla via Appia fino a Capua prendendo la via Traiana e giungendo ai porti pugliesi.
In questa sede approfondirò l’esempio del Molise. Il suo territorio era attraversato da una fitta rete di vie secondarie di difficile ricostruzione per la tipologia del territorio e delle strade attuali. In epoca normanna la cura delle vie di comunicazione era affidata alle varie comunità sparse sul territorio.

Ho analizzato la cartografia relativa ai tratturi che ancora attraversano il territorio, insistendo pure sulla precedente viabilità romana. Studi approfonditi sulla viabilità del IV secolo d.C. in Molise sono stati fatti dal professor Gianfranco de Benedittis dell’Università degli Studi del Molise.

I tratturi che dall’Abruzzo collegano la Puglia sono percorsi naturali che erano, per così dire, “autostrade verdi” usate dalla transumanza di uomini e animali ma usate anche come via di comunicazione.

Come si inseriscono i Templari in questo contesto viario di tracciati di tratturi e delle antiche vie romane? I Cavalieri del Tempio avevano una presenza capillare sul territorio molisano sia per garantire gli spostamenti di persone sia di attingere risorse economiche per l’Ordine.

In questa Immagine ho raccolto gli indizi della presenza del Tempio in Molise le fonti primarie sono le fonti archivistiche e archeologiche certe mentre le fonti documentarie sono da accertare.

(Immagine sopra: Mario Ziccardi in azione durante il 3° Convegno Nazionale sui Templari a Ceccano)

L’immagine mette relazione l’antica viabilità con alcune fonti certe nelle quali si possono ricostruire i possedimenti sicuri in Molise (indicate con il colore rosso). Mentre per altri possedimenti (indicati in blu) sono necessarie indagini più approfondite sia a livello archivistico che archeologico.

I principali insediamenti Templari storicamente e archeologicamente certi in Molise sono i seguenti:

Nel centro storico di Isernia, nell’attuale piazza San Giuseppe (un tempo chiamata Sant’Angelo) sorgeva la Precettoria di San Giacomo.

Oggi rimangono solo alcuni resti di mura sulla piazzetta e nello strapiombo sulla strada sottostante. Con la fine dei Templari, la Precettoria e l’annessa chiesa (intitolata sempre a San Giacomo e in stile romanico con campanile a vela) su disposizione papale passarono ai Cavalieri Giovanniti (attuali Cavalieri di Malta).
Si ignora la data esatta della nascita di questo insediamento Templare ma è probabile che sia avvenuta nella seconda metà del XII secolo, grazie a una donazione dei Conti del Molise.

Il documento che attesta indiscutibilmente l’insediamento è una “Dichiarazione” del Vescovo Guido di Isernia del 1373 in cui parla appunto della chiesa di San Giacomo, in cui attesta “che fu un tempo dei Templari e che fu consegnata all’ordine dell’Ospedale di San Giovanni dal Sommo Pontefice”. Chiesa e precettoria vennero gravemente danneggiate prima dall’invasione francese del 1799, e poi dal terremoto del 1805. Dal 1830 è di proprietà privata
Un altro insediamento Templare si trovava nei pressi di Campobasso. Si tratta del Casale di San Bartolomeo di Ferrazzano che in un documento angioino del 1275 viene appunto indicato come appartenente all’Ordine del Tempio. A ovest di Ferrazzano sorgeva un altro insediamento Templare. Si tratta della Domus de Tappino. Purtroppo di entrambi insediamento oggi non esiste altro che informi ruderi.
In provincia di Campobasso si torva anche la chiesa di Sancta Maria ad cardinem (nota anche come Madonna della Neve) appartenuta ai Cavalieri Giovanniti e con tutta probabilità anche ai Templari.

Ma per capire meglio il rapporto tra rete viaria e insediamenti, un buon punto di partenza sono quegli edifici religiosi di una certa importanza come quello di Petrella Tifernina.

Anche a Petrella Tifernina è stata ipotizzata la presenza Templare ma non vi sono ancora prove certe.

(Immagine sopra: la Chiesa di San Giorgio a Petrella Tifernina –foto G. Pavat 2015)

La chiesa di San Giorgio venne edificata attorno alla metà del XIIIº secolo. Possiamo immaginare che all’epoca della sua costruzione non ci fosse quasi nulla intorno. Circostanza che contrasta molto con la maestosità dell’edificio. Analizzando più in particolare la chiesa possiamo notare l’inusuale planimetria a forma parallelepipeda che tradisce l’edificazione su un precedente edificio sacro altri indizi possono trovarsi sui conci erratici posizionati dentro e fuori la chiesa.

(Immagine sopra: San Giorgio e il Drago, bassorilievo sulla Chiesa di San Giorgio a Petrella Tifernina – CB – foto G Pavat 2015)

All’interno, sui capitelli, è presente un repertorio di immagini pagane in contrapposizione a quelle più cristiane.
Un’antitesi che si nota anche nelle figure della lunetta posta sul portale principale. Vediamo una scena dell’Antico Testamento riguardante Giona divorato dal mostro marino, mentre l’Agnello Crucifero (Agnus dei) simbolo di Cristo, è posizionato marginalmente all’interno della lunetta.

(Immagine sopra: la lunetta del portale principale della Chiesa di San Giorgio a Petrella Tifernina – CB – foto G Pavat 2015)

Osserviamo infine al simbolo del Labirinto inciso sulla colonna di sinistra appena si accede in chiesa. È un esemplare rarissimo per non dire unico in Italia, visto che appartiene alla tipologia Caerdroia, presente esclusivamente nella Gran Bretagna e precisamente nel Galles. È unicursale e la sua presenza in una chiesa cristiana potrebbe far pensare all’ideale vita del credente che seguendo la vera via dettata dalla parola di Cristo giungerà alla Vita Eterna.

(Immagine sopra: Il labirinto “Caedroia” presente nella Chiesa di San Giorgio a Petrella Tifernina – CB – foto G Pavat 2015)

La realizzazione di questa incisione non è casuale ma di buona fattura, non è frettolosa ma al contrario ben studiata e probabilmente realizzata in accordo con l’autorità ecclesiastica dell’epoca quindi un simbolo non percepito ostile alla Religione Cristiana.
Ma è altrettanto probabile che il simbolo abbia avuto una lettura eretica nei secoli successivi e quindi una memoria da cancellare. Un significato ascetico questo simbolo può essere quello dell’adepto si fa guidare dal maestro per giungere all’illuminazione.


(Immagine sopra: Schema labirinto “Caedroia” – disegno G Pavat 2015)

In conclusione lo studio del territorio rimane di primaria importanza per comprendere e ricostruire meglio la storia di una intera regione. Cercare di ricostruire la viabilità medievale e conoscere le vicende insediative in territorio possono far comprendere meglio, in questo caso, anche il contributo che i templari hanno dato al territorio nell’arco di tempo della loro esistenza.

Un’ulteriore spunto di riflessione per ricostruire la viabilità proviene da un mio studio che sto sviluppando in questo periodo: quello sulle Croci Viarie retaggio dell’antichissima usanza di proteggere i crocicchi delle strade. Questo particolare manufatto è presente in tutta la Cristianità per esempio si possono trovare anche in Austria o in Romania. Gli antichi Greci e i Romani usavano segnalare i crocicchi con delle edicole votive o erme. Ai giorni nostri alcune popolazioni asiatiche usano segnare i loro percorsi con dei manufatti a cui legano nastri o altri oggetti a segnare il passaggio. All’inizio del Novecento alcuni Ordini Predicatori sostituirono alcune di queste croci fatte di legno con quelle realizzate in metallo continuando questa consuetudine.

(Mario Ziccardi)

(Immagine in basso: Giancarlo Pavat presenta Mario Ziccardi alla platea del 3° Convegno Nazionale sui Templari a Ceccano, il 9 novembre 2019)

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