ANALISI ESOTERICA DELLA CROCE INDIVIDUATA DA ROBERTO VOLTERRI NELLA ZONA DI RENNES-LE-CHATEAU E CAROL; di Giancarlo Pavat.

PATRICA IN CIOCIARIA COME RENNES-LE-CHATEAU IN FRANCIA?

 

Immagine di apertura: il professor Roberto Volterri mentre indica la croce da luoi individuata su una roccia non lontana da Rennes-le-Chateau e Carol (foto R. Volterri 2004).

ANALISI ESOTERICA DELLA CROCE INDIVIDUATA DA ROBERTO VOLTERRI NELLA ZONA DI RENNES-LE-CHATEAU E CAROL

di Giancarlo Pavat

 

Durate le sue certosine ricerche nell’area di Rennes-le-Chateau e presso i ruderi di quella che un tempo era l’abbazia di Carol, il professor Roberto Volterri ha rinvenuto, incisa in una roccia, una croce molto particolare.

Ovviamente non si è in grado di dire chi e quando l’abbia realizzata. Si vuole, però, proporre, per la prima volta, una interpretazione dal punto di vista araldico e simbolico.

L’Araldica nata nel Medio Evo distingue varie tipologie di croci che vennero adottate, ad esempio, anche da vari ordini monastico-cavallereschi o ospitalieri. È evidente che la croce scoperta dal professor Volterri si caratterizza per il fatto che ha i bracci “A CODA DI RONDINE“. Ricorda, quindi, la cosiddetta “Croce Amalfitana”, chiamata in questo modo poiché campeggia sullo stemma dell’antica città marinara campana. E non per nulla la ritroviamo pure in uno dei quarti dello scudo del Tricolore della nostra Marina Mercantile e Militare, assieme agli stemmi delle altre Repubbliche Marinare.

I Cavalieri dell’Ordine dell’Ospedale di San Giovanni di Gerusalemme (detti anche Giovanniti), ovvero dell’attuale Ordine di Malta, adottarono la “croce con i bracci a coda di rondine” forse in ricordo del loro fondatore, quel beato Gerardo da Sasso vissuto nel XI secolo, che era, appunto, di origini amalfitane.

Ma, ad essere precisi, la “Croce” oggetto di queste righe, pure avendo i bracci “a coda di rondine” NON è una Croce giovannita o amalfitana che di fatto sono CROCI PATENTI “A CODA DI RONDINE”.

2. Immagine sopra: la croce scoperta dal professor Volterri, caratterizzata dal fatto che ha i bracci “A CODA DI RONDINE (foto R. Volterri 2004)

 

Questa è una CROCE GRECA (con i bracci di uguale misura) inscritta in una CIRCONFERENZA.

Dal punto di vista delle valenze simboliche, per prima cosa sarebbe da capire se, per caso, tale CROCE sia stata usata come blasone da qualche signorotto locale.

Trattandosi de facto di una CROCE OTTAGONA (detta anche “CROCE DELLE BEATITUDINI”) è assolutamente probabile che il significato vada cercato nelle valenze del PRINCIPIO OTTONARIO.

Nella geometria euclidea la figura dell’ottagono ha otto lati, e otto angoli tutti uguali. Fa parte di quelle figure geometriche, sia piane che solide, riferibili al numero otto (“principio ottonario”). Il numero arabo indicante l’otto, in posizione orizzontale, coricato, ancora oggi si usa per indicare l’infinito” (da G. Pavat “Nel Segno di Valcento”, edizioni Belvedere 2010).

Il primo ad utilizzare con questo significato l’”Otto rovesciato”, fu il matematico inglese John Wallis (1616-1703) nel “Tractatus de sectionibus conicis”.

Un segno simile è visibile all’interno del simbolo della “Triplice Cinta” sul sagrato dell’antichissima Chiesa della Madonna della Libera nell’area archeologica di Aquinum in Ciociaria.

La Croce scoperta da Volterri è come se fosse un OTTAGONO. Figura che ha la valenza di rappresentare ciò che sta a livello intermedio, tra la terra (generalmente indicata con un quadrato o figure ad esso riconducibili) ed il Cielo (rappresentato da figure circolari o sferiche).

Quindi simbolo di trasformazione, di passaggio…come ad indicare che in quel luogo dove è stata incisa la CROCE, c’è la possibilità di passare dallo stato della MATERIA (quadrangolo) a quello del TRASCENDENTE (circonferenza).

 

Oppure, riassumendo pure il concetto di “equilibrio perfetto” tra le energie telluriche e quelle cosmiche, può “segnare” il punto in cui queste “Forze” sono più forti che altrove.

Sempre seguendo questo ragionamento, la CROCE OTTAGONA rappresenta anche Cristo stesso, Dio fattosi Uomo. Risultato quindi del Divino (la sfera, il cerchio) e l’Umano (il cubo, il quadrato).

Al numero otto viene attribuito il significato simbolico non solo di “Equilibrio”, ma anche di “Giustizia”, ed il motivo si comprende facilmente.

Non per nulla il sistema ottonario venne usato come principio base di costruzioni sacre. Come la Moschea di Al-Aqsa, costruita dagli Arabi sui resti del Tempio di Salomone dopo al conquista di Gerusalemme nell’ottavo secolo d.C.. La quale diverrà la “Casa Madre” dei Templari, sino alla caduta della Città Santa in mano a Saladino nel 1187.

Ottagonale è la pianta della Cappella Palatina (VIII-IX secolo) della carolingia Cattedrale di Aquisgrana, dove si conservano il sarcofago ed il trono, con sopra incisa una “Triplice cinta”, di Carlo Magno. Anche moltissimi Battisteri Cristiani si basano sulla medesima figura geometrica. Come quello di Pistoia, del XIV secolo, progettato da Andrea Pisano. Al cui interno si ammira la “Fonte battesimale” capolavoro di Lanfranco da Como. Tutto ciò non deve stupire. Con il Battesimo, l’Uomo rinasce a nuova vita mondato dal Peccato Originale. Stesso discorso vale per moltissime chiese a base ottagonale. Basti pensare a quella del Santo Sepolcro a Pisa, probabilmente appartenuta ai Templari. Su cui ritorneremo in relazione ad alcuni simboli ivi rintracciabili e simili ad altri presenti nella Valle dell’Amaseno. O ancora, all’altare della Basilica Superiore di Assisi voluto da frate Elia.

Gregorio di Nissa (vescovo e teologo greco 335-395 d.C.4) chiamava l’Ottagono “un cerchio con otto angoli”. Per lui, la fondazione di una nuova chiesa, ovviamente a pianta ottagonale, significava dare forma ad un “nuovo Cosmo”.

Ma l’Ottagono, come il Labirinto, è pure un percorso iniziatico. Figura simbolica (da cui è ricavabile una croce, non scordiamolo) del risveglio dell’Uomo, per poter accedere dalle cose terrene alla Salvezza Eterna. L’Ottavo giorno, il “Dies Domini”, è quello in cui Cristo risorse sconfiggendo la Morte per sempre.

Lo stesso mirabolante e misterioso Castel del Monte, la “ReichKrone” degli Hohenstaufen, si basa sul “principio ottonario”. E quell’edificio, che si eleva solitario sulle arse colline del Mezzogiorno d’Italia, non fu certamente costruito per scopi militari. Castel del Monte come simbolo sacro della Maestà Sveva. Dopotutto Federico II, lo “Stupor Mundi”, mirava a compendiare nella propria persona il “Regnum” ed il “Sacerdotium”. Essere il vero ed unico intermediario tra il Popolo, la “Cristianitas” e Dio. La storia non ha tramandato il nome di chi lo progettò, forse lo stesso Imperatore, forse qualche sapiente vicino all’Ordine Cistercense, un erudito imbevuto di cultura greca e araba; comunque doveva essere una personalità eccezionale. Versato in tutte le scienze del suo Tempo e, probabilmente, ed a conoscenza di antichi segreti legati alle armonie celesti. Forse perduti per sempre oppure allegoricamente raffigurati nell’inquietante testa virile barbuta con orecchie animalesche, che continua a turbare mentre ci scruta dalla volta di una sala del Castello” (da G. Pavat “Nel Segno di Valcento”, edizioni Belvedere 2010).

Una curiosità. Nell’Abbazia di Fossanova si trova una acquasantiera in pietra risalente al XIII secolo che ricorda la forma proprio di Castel del Monte. Una struttura centrale ottagonale con, ad ogni angolo, quelle che paiono delle torri a loro volta ottagone.

Come ha argutamente fatto notare il professor Ignazio Burgio, esiste un’altra costruzione ottagonale risalente all’epoca Federiciana, eretta “a poche centinaia di metri dal punto esatto che corrisponde al centro geografico della Sicilia” (Individuabile con il sagrato della non distante chiesa di Montesalvo, del medesimo periodo).

Si tratta della cosiddetta “Torre di Federico” (ma forse la dobbiamo al figlio Manfredi) ad Enna (al tempo degli Svevi chiamata “Castrogiovanni”), fortezza che ha i lati perfettamente orientati ai quattro punti cardinali e ai quattro intermedi. Costruita dal “protomagister” Riccardo da Lentini che si avvalse delle conoscenze degli astronomi e geografi arabi. Burgio spiega come “ancora oggi sulla cartina i lati della torre riescono perfettamente ad inquadrare quasi tutti i principali centri isolani dell’età sveva: Palermo, Taormina, Agrigento, Gela, Agira, mentre altri come Catania e Siracusa, sfuggono per pochi chilometri”. Che il “principio ottonario” rivestisse una basilare importanza per lo “Stupor Mundi”, si evince, sempre secondo l’interessante studio del Burgio, anche dalle “rosette” ad otto petali (o “rose ottolobate”) che ricamavano, assieme ad altri simboli esoterici, le tuniche con cui venne inumato nel grande sarcofago nella Cattedrale di Palermo”. (da G. Pavat “Nel Segno di Valcento”, edizioni Belvedere 2010).

 

 

Immagini sopra e sotto:  Angelo Gatti con Marco Giammaria e il manufatto con le 2 Croci con i bracci a coda di rondine.

Quando si passeggia per gli antichi borghi e si incontrano le persone giuste, si fanno sempre nuove e affascinanti scoperte. È accaduto anche durante le varie ricerche svolte negli ultimi anni nel suggestivo borgo montano di Patrica (FR), alle falde del dantesco Monte Cacume, in Ciociaria. Nel 2018, durante una ricognizione assieme all’allora vicesindaco e assessore Angelo Gatti, il patricano Marco Giammaria ci ha segnalato un manufatto lapideo, dimenticato in un terreno non lontano della chiesa di San Giovanni Battista, che reca mirabilmente scolpite due croci molto particolari. Sembrano identiche a quella di Rennes-le-Chateau (o di Carol) individuata da Roberto Volterri. Ma, in quanto a suggestive similitudini fermiamoci qua. Ma solo per ora. Non si sa mai che cosa possa emergere da un luogo affascinante, e ricco di storia e leggende (e simbologie, tanto da avere un “Percorso dei simboli degli Antichi Portali”) come Patrica!

(Giancarlo Pavat)

PATRICA COME RENNES-LE-CHATEAU? LA RICERCA CONTINUA….

Uno dei due grandi pannelli realizzati dall’artista Cesare Pigliacelli da cui inizia il “Percorso dei simboli degli antichi portali” di Patrica (foto Marisa D’Annibale 2019)

 

DA NON PERDERE!!!!!!!!

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Un commento:

  1. Sempre carichi di notizie interessanti !

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