Buona Pasqua a tutti con il simbolismo dell’asinello di Giotto

Il sito www.ilpuntosulmistero,  anche a nome di tutti i collaboratori, desidera formulare i più sinceri auguri di una Serena Pasqua a tutti gli amici lettori e sostenitori. E vuole farlo a modo proprio. Ovvero presentando una piccola curiosità  legata alla Pasqua e ai suoi messaggi simbolici. Verrà preso in esame un episodio del grandioso ciclo di affreschi dedicato alle “Storie di Gesù e di Maria” , realizzato tra il 1303 e il 1305 da Giotto nella Cappella degli Scrovegni a Padova.

Nel capolavoro di Giotto è raffigurato Gesù che entra a Gerusalemme in groppa ad un asinello. Ma non si tratta di un asinello qualunque. Se osservate bene, il docile e simpatico animale ha il manto grigio chiaro, il ventre bianco e sulla groppa si intravedono delle linee nere. Si tratta dell’asino appartenente alla cosiddetta “razza dell’Amiata. Originaria del Mediterraneo orientale ma molto diffusa in Italia,  soprattutto in Toscana, ecco perché si chiama così.

Questa razza reca sul dorso una CROCE DI SANT’ANDREA NERA. Ecco cosa sono le linee scure visibili sull’animale affrescato. Giotto ha correttamente dipinto la croce, di cui due braccia scendono lungo i fianchi del quadrupedi,  mentre gli altri due seguono la linea della spina dorsale.

Pertanto, il Genio toscano , nelle “Storie” della Cappella degli Scrovegni, non solo si conferma più che mai un attento osservatore del mondo reale e della Natura, rivoluzionando , quindi, il modo di dipingere del suo Tempo, ancora in parte legato a stilemi bizantini, (se ne rese conto anche il sommo Dante) ma, al contempo, si dimostra capace di trasmettere messaggi tramite l’utilizzo di simboli interpretabili su piu’ livelli.  Infatti l’asinello crucigero che funge da cavalcatura a Cristo , prefigura il Destino del Salvatore. Ovvero la Passione e la Crocifissione che avverranno meno di una settimana dopo quel trionfale ingresso a Gerusalemme. 

Ma non è tutto. Evidentemente Giotto era a conoscenza di miti, leggende e tradizioni antiche,  secondo le quali l’asino o la pelle di questo animale aveva la capacità di trasformare gli uomini. 

Bssti pensare al romanzo latino del II secolo dc.  di Apuleio, l'”Asino d’oro”. In cui il protagonista si ritrova vittima di una metamorfosi che lo fa divantare un asino. Ebbene, alla fine riuscirà a recuperare la forma e condizione umana ma non prima di aver vissuto diverse disavventure che serviranno a farlo crescere, maturare, a renderlo un uomo migliore. 

Qualcosa di simile lo ritroviamo in una fiaba del XVIII  secolo del francese Charles Perrault dal titolo (non casuale) “Pellegrini d’asino” e persino nel nostro “Pinocchio” di Collodi degli inizi del XX secolo. Scambiato erroneamente per una favola per bambini ma in realtà un romanzo iniziatico di ispirazione massonica.

In pratica l’asino è il mezzo, il tramite, attraverso il quale la materia grezza (direbbero gli alchimisti ) si trasforma , partendo dalla Nigredo , attraverso l’Albedo, sino al compimento dell’Opera, la Rubedo. 

Ecco quindi, che l’asinello con la Croce di Sant’Andrea prefigura non solo la Passione di Cristo ma pure la Resurrezione. La definitiva Vittoria sulla Morte.  La Rinascita Nuova Vita. Quella Eterna, che non avrà mai fine.

BUONA PASQUA A TUTTI.

(Giancarlo Pavat e il Mistery Team)

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