GUARCINO (FR); Giancarlo Pavat risolve l’enigma dei due santi affrescati nella chiesa di S. Michele Arcangelo! – I^ parte.

(Immagine di apertura: la chiesa di S. Michele Arcangelo a Guarcino – FR – foto G. Pavat 2017)

Finalmente identificati dal nostro Giancarlo Pavat, i due santi ritratti in alcuni affreschi molto rovinati, presenti nella chiesa di San Michele Arcangelo a Guarcino in provincia di Frosinone. La chiesa in questione, dotata di una sola navata, ha origini medievali ma venne completamente rimaneggiata nel XVIII secolo. Dal XVI secolo ospitò un convento di monache benedettine. Caratteristico è il campanile a vela del XII secolo, caso raro se non unico nel Lazio. 

Notevoli alcuni affreschi della navata, ascrivibili al XV, XVI e XVII secolo e quelli della cripta sottostante datati al XII-XII secolo, ma forse ancora più antichi. Il centro storico di Guarcino e la chiesa di S. Michele Arcangelo saranno protagonisti dell’Itinerario del Mistero, organizzato da “Vivi Ciociaria“, giovedì 9 agosto p.v..

(Immagine in basso: il caratteristico Campanile a vela della chiesa di S. Michele Arcangelo – foto G Pavat)

SVELATO L’ENIGMA DEI DUE SANTI AFFRESCATI NELLA CHIESA DI S. MICHELE ARCANGELO A GUARCINO

di Giancarlo Pavat

I^ parte.

Sabato scorso, 28 luglio, durante il sopralluogo a Guarcino (finalizzato all’organizzazione del prossimo “Itinerario del Mistero”) e svolto assieme Alex Vigliani, Francesca Mattiello (rispettivamente presidente e vicepresidente dell’associazione “Vivi Ciociara”) e Mario Tiberia del “Mistery Team sez. Ceccano”, è stato possibile, grazie alla disponibilità del parroco don Edoardo Pomponi e a quella del signor Peppino Flori, direttore didattico, visitare la chiesa di San Michele Arcangelo e l’annessa cripta.

Durante la visita, Peppino Flori ci ha mostrato due affreschi, recentemente restaurati dalla Soprintendenza sui quali aleggiava il mistero dell’identità dei santi effigiati. I due dipinti si trovano sulla controfacciata, a sinistra e a destra dell’ingresso. Ma quella non è la posizione originaria. Infatti, come spiegato dal signor Flori, gli affreschi vennero staccati da altra allocazione (sempre interna a San Michele) e solo dopo il restauro posizionati dove è possibile vederli attualmente.

Il mistero più totale riguardava soprattutto il Santo posizionato a sinistra. Il personaggio aureolato indossa una tunica verde e un mantello rossastro. Sebbene il viso manchi, si notano lunghi capelli castani (o forse anch’essi rossicci). Questo elemento ha fatto sino ad oggi pensare che si trattasse di una figura femminile. Ma non è tutto. Con la mano ed il bracco sinistri regge un grande libro aperto come se fosse intento a scrivere qualcosa. Ma la chiave per sciogliere l’enigma si trova nella mano destra. Osservando attentamente ci si accorge che regge una coppa e da questa esce un serpente (particolare che, a quanto pare, nessuno aveva notato prima). (Immagine a lato a destra. Foto G. Pavat 2018

Capelli lunghi rossastri, coppa in mano, non ci sarebbe voluto molto affinché, più di qualcuno, ispirato da certi romanzi e film, identificasse il personaggio con Maria Maddalena. Scordandosi o ignorando che la Santa non viene ritratta con un coppa (che gli epigoni di certi scrittori anglosassoni riconoscono come il Calice dell’Ultima Cena) ma con il vasetto degli unguenti.

In realtà, chiunque abbia anche un minimo di infarinatura di iconografia sacra, avrebbe potuto riconoscere subito il Santo (si tratta di un uomo e non di una donna!) affrescato in San Michele, proprio come ho fatto io, sabato mattina. Si tratta infatti di S. Giovanni Evangelista!

(Immagine a sinistra: ingresso della chiesa di S. Michele Arcangelo a Guarcino – foto G Pavat 2018)

Il fatto che venga spesso ritratto con lineamenti femminili, capelli lunghi, guance glabre, serve per indicare la giovane età del futuro Evangelista. Al contrario degli altri Apostoli, uomini ormai maturi e con belle barbe ad incorniciare i volti. Giovane e, a prestar fede a racconti non entrati nel Canone della Chiesa di Roma, ancora vergine. Avendo rinunciato al matrimonio per rispondere alla chiamata di Gesù Cristo. Non si contano gli affreschi, tele, dipinti su tavola, in cui Giovanni viene raffigurato in questo modo. E guarda caso, ogni volta, qualcuno ha voluto vedervi a tutti i costi una figura femminile. Ovviamente la Maddalena.

Quanto alla coppa da cui fuoriesce un serpente, è un’iconografia che tra origine da alcune fonti agiografiche apocrife e quindi non rintracciabili nei testi neotestamentari.

San Giovanni Evangelista, stando alla tradizione ed all’agiografia cristiana (sia occidentale che orientale) sarebbe morto decisamente molto anziano tra il 98 ed 117 d.C., all’epoca dell’Imperatore Traiano. Non risulta sia stato martirizzato, anche se (stando sempre a questa congerie agiografica) sembra che, effettivamente, abbiano davvero tentarono di metterlo a morte, in quanto si rifiutava di sacrificare agli dei, ma con scarsi risultati. L’Imperatore Domiziano (81-96) autoproclamatosi, come ci riferisce Svetonio, “dominus ac deus”, aveva imposto in tutto l’Impero Romano il “Culto della Sua Persona”.

Rifiutare di sottostarvi significava diventare oggetto di persecuzione. Secondo molti studiosi la stessa “Apocalisse di Giovanni” daterebbe proprio a quel determinato periodo storico. Lo confermerebbe il violento attacco ai cosiddetti “Nicolaiti”, contenuto nell’opera (Ap 2, 6). Con questo nome erano indicati coloro che per pavidità e terrore delle torture, avevano accettato di partecipare ai culti ed ai sacrifici per l’Imperatore pur rimanendo cristiani nel proprio animo.

(Immagine a lato: particolare della Coppa con il Serpente dell’affresco con S. Giovanni Evangelista nella chiesa di S. Michele Arcangelo a Guarcino – foto G. Pavat 2018)

Secondo la letteratura apocrifa a cui si accennava poc’anzi, soprattutto i cosiddetti “Atti di Giovanni” (attribuiti ad un certo Lucio Carino vissuto nel II secolo d.C., infarciti di episodi prodigiosi e straordinari ed impregnati di una buona dose di gnosticismo) S. Giovanni venne arrestato e condotto innanzi all’Imperatore. Questi ordinò che gli venisse portata una coppa ricolma di un liquido profumato, intimandogli di berla. In realtà si trattava di un letale veleno: S. Giovanni, pur non sapendolo, ebbe una ispirazione divina ed invece di portare la coppa alle labbra, la benedì facendone uscire un serpente!

E nella chiesa di S. Michele è dipinta proprio la scena in cui il serpente esce dalla coppa. Il libro non è altri che il Vangelo o l’Apocalisse, attributi, appunto a Giovanni.

(Immagine a sinistra: evidenziata nel cerchio rosso, la Coppa con il Serpente – foto G Pavat 2018)

Una rappresentazione simile è visibile sulle vele della volta a crociera del presbiterio della Chiesa Templare (ma l’affresco in questione è stato realizzato più di un secolo dopo la fine dell’Ordine) di Santa Maria del Campo a Visinada in Istria (Immagine a lato a destra – foto G. Pavat 2008).

Altre ne ho trovate persino in Scandinavia. E più precisamente nella Svezia sud-occidentale, nella Skallerudskirka (in lingua svedese significa letteralmente “Chiesa di Skallerud”, non lontano dalla cittadina di Mellerud nella boscosa e remota regione del Dalsland). La prima raffigurazione di S. Giovanni si trova sui pannelli lignei della tribuna, ed è stata dipinta nel 1682 sempre da Erik Eriksson Grijs. La seconda, invece, è una piccola statua lignea, dipinta a colori vivaci, che, assieme a quelle degli altri Apostoli, decora il pulpito scolpito da Isaac Schiulstrom nel 1760. Non si tratta di opere d’arte medievali, sono entrambe successive all’avvento della Riforma Luterana, ma curiosamente hanno ripreso una simbologia, si badi, non necessariamente eretica ma comunque non presente nel Canone della Chiesa di Roma.

Tornando in Italia, è del XV secolo il Trittico” con S. Paolo, Santo Stefano Protomartire e, appunto, S. Giovanni Evangelista con Coppa e Serpente, attribuito a Marco Antonio Aquili, conservato alla Parrocchia di S. Giovanni a Vacone nel reatino

(Immagine a sinistra: la piccola statua lignea di S. Giovanni Evangelista, scolpita da Isaac Schiulstrom nel 1760, che decora il pulpito della Skallerudskirka in Svezia –  foto G. Pavat 2011)

 

(Immagine a destra: S. Giovanni Evangelista dipinto su un pannello ligneo della tribuna della Skallerudskirka nella Svezia Sudoccidentale – foto G. Pavat 2011).

 

Nella Basilica di S. Magno a Legnano (MI) si può ammirare un olio su tavola (135×544 cm) del XVI secolo, realizzato dall’allievo di Leonardo da Vinci, Giovanni Pietro Rizzoli (Pietro Rizzo o Rizzi, Pietro Riccio o Ricci), detto Giampietrino o Gianpietrino (Immagine in basso a sinistra).

 

Anche il grande Antonello da Messina si è cimentato con un S. Giovanni (si tratta del celebre “Trittico“, olio si tavola 114×39 databile tra il 1470 ed il 1475, visibile agli Uffizi) che con la mano destra regge il Vangelo e con la sinistra un calice da cui fuoriesce un serpente. In questo caso il rettile è addirittura dotato di due ali da pipistrello, che lo rendono simile ai draghi dell’Immaginario gotico. (Immagini in basso)

Il fiorentino Piero di Cosimo (Piero di Lorenzo, 1461-1522) ha raffigurato l’Ultimo degli Evangelisti con capelli lunghi e tanto di trecce (!) mentre benedice con le tre dita il Calice dal quale si leva una serpe avvolta nelle spire.

Del 1652 è il S. Giovanni di Lorenzo Lega conservato nella chiesa di S. Vito a Nole Canavese (TO). Il pittore, a scanso di equivoci, a dipinto tutti gli attributi iconografici dell’Evangelista. C’è l’Aquila del Tetramorfo, il Vangelo ed il Calice con il Serpente.

Nell’affresco (XVII secolo) della parrocchia di S. Menna a Lucoli (AQ), il Santo non ha l’Aquila al proprio fianco ma con la mano sinistra regge sempre il Libro e con la destra il Calice con il rettile. La particolare fisionomia del Santo (sembra davvero una donna) ha fatto sì che in molti vi hanno voluto riconoscere la Maddalena.

(Immagine a sinistra: il S. Giovanni con Coppa e Serpente identificato nella chiesa di S. Michele Arcangelo a Guarcino – foto G Pavat 2018)

(Fine I^ parte)

By Giancarlo Pavat

(Sopra: S. Giovanni con Coppa e Serpente interpretato da vari artisti: da sx; affresco di anonimo nella Parrocchia di S. Menna a Lucoli (AQ),  l’opera di Lorenzo Lega conservata nella chiesa di San Vito a Nole Canavese (TO), e infine quella di Piero di Cosimo).

– Sì ringraziano il parroco don Edoardo e Peppino Flori.

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