Il nuovo libro di Gerardo Severino e Giancarlo Pavat “Il Raggio della Morte” allegato al numero di luglio della rivista X-TIMES!

E’ in edicola il numero di LUGLIO 2013 di X-TIMES, la rivista diretta da Lavinia Pallotta. leader in Italia nel campo dell’Ufologia, esopolitica, controcultura, con allegato il nuovo libro di Gerardo Severino e Giancarlo Pavat; “Il raggio della Morte. La storia segreta del militare italiano che avrebbe potuto cambiare il corso della II Guerra Mondiale”!!!!!!

Da non perdere!!!!!!!

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Circa un anno fa, l’Huffington Post americano pubblicava la testimonianza di un ufficiale della US Air Force in pensione, Richard French, secondo il quale a Roswell, in quello storico 1947, si schiantarono ben due navicelle extraterrestri, di cui una abbattuta da un aereo sperimentale statunitense decollato dalla base di White Sands, in New Mexico, e dotato di un’arma a impulsi elettromagnetici. Quasi contemporaneamente, un agente della CIA, Richard Brandon, rilasciava dichiarazioni su documenti top secret riguardanti il caso Roswell, da lui visti “per caso”, che lo avrebbero convinto dell’origine ET del velivolo caduto vicino all’ormai famosa cittadina americana. Le dichiarazioni di Brandon avevano fatto più scalpore perché accompagnate dalla pubblicazione di un romanzo, The Cryptos Conundrum, sul ruolo dei servizi segreti nella questione ET, la nascita della CIA e del cover-up UFO, e la creazione di un comitato apposito, (il Majestic-12?) che avrebbe dovuto occuparsi di tutto ciò che riguardava la realtà aliena, in modo autonomo rispetto al Congresso. Una conferma, insomma, di quanto molti ricercatori e insider hanno già detto, ma questa volta da un agente dell’Agency per eccellenza. French, durante la sua deposizione al Citizen Hearing on Disclosure, di cui abbiamo pubblicato un report sul numero di giugno, ha rilasciato altre dichiarazioni, che riportiamo questo mese nell’articolo “Il Disclosure a Washington”, a cura di Paola Harris. Vale la pena di leggerle, perché in esse French racconta di essere stato un investigatore del Project Blue Book, per il quale doveva screditare i casi ufologici, ma un bel giorno fu testimone non solo di due velivoli che lui ritiene essere stati di origine extraterrestre, ma anche del suo equipaggio… Il negazionismo assoluto delle autorità in materia ET sta venendo meno, anche se non tutti se ne accorgono. I principali quotidiani statunitensi si sono occupati dell’evento di Washington. Questo vorrà pur dire qualcosa. E se non comporterà una dichiarazione ufficiale al mondo sulla realtà aliena, dovrebbe almeno far ricredere sul fatto che gli «UFO reali come gli aerei che volano sulle nostre teste», per citare Paul Hellyer, siano qualcosa che non ci riguarda. L’Italia, tuttavia, sembra impermeabile a tutto questo. Nonostante nel nostro Paese abbondino le pubblicazioni di settore, vi siano moltissimi siti e blog sull’argomento, e trasmissioni televisive che ne parlano hanno un certo successo, il tema è del tutto estraneo alla discussione pubblica e politica. L’Europa in questo senso si dimostra – non è una sorpresa – molto conservatrice, e l’Italia in primis, nonostante quello che mi sembra un buon interesse da parte del pubblico. Il divario fra establishment nel suo insieme e popolazione civile in materia di UFO è quanto mai netto in Italia, e non si intravedono miglioramenti. Se vi sono militari italiani che “sanno”, non hanno evidentemente il permesso di parlare, nemmeno una volta andati in pensione, come accade negli USA. Perché? Perché il cover-up in Italia è più forte che in America?

Lavinia Pallotta

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La libertà ha un prezzo
Come nasce una cosiddetta “teoria di complotto”? Nasce dal sospetto di essere presi per i fondelli. E come si sviluppa questa teoria? Dalla certezza che, una volta appurate le versioni ufficiali, non ci si senta per niente appagati e minimamente rassicurati. È quello che è accaduto il mese scorso a proposito del nuovo caso mediatico del Datagate. Quando nasce uno scandalo (dal Watergate al Vatileaks, ne abbiamo piena la Storia) è sempre causato da una fonte improvvisamente in grado di vuotare il sacco quando meno te lo aspetti. Con la pistola improvvisamente puntata, ognuno chiamato in causa deve difendersi come può. Ed è qui che il gioco si fa interessante: non tutti sono preparati a mentire bene, o a nascondere del tutto un segreto. Ricordate? È successo con l’11 settembre. Non tutti e non tutto può funzionare sempre secondo rigide regole; prima o poi, le falle si fanno voragini. Ho seguito con interesse la vicenda del Datagate. Riassumiamola: Venerdì 7 giugno, le prime pagine dei nostri quotidiani annunciano che milioni di telefonate sono sotto controllo negli USA. E già qui arriva la prima beffa, perché tutti lo sapevamo già. Quindi, qual è la novità? La notizia viene diffusa grazie al noto quotidiano britannico Guardian. È una compagnia in particolare, la Verizon (fondata, guarda il caso proprio all’indomani dell’attacco alle Twin Towers) a essere accusata di passare i tabulati alla NSA (National Security Agency), che può farlo grazie al Patriot Act, la legge che rafforza anche il potere dei corpi di spionaggio per il controllo sull’antiterrorismo. Torna così la febbre del Grande Fratello, riconosciuto in una base nello UTAH, dove email, sms, dialoghi e persino bisbigli sono archiviati e schedati, per la “nostra sicurezza”, quando invece è la nostra privacy ad essere violata. Arrivano immediate le rassicurazioni del Presidente Obama il quale tranquillizza i cittadini, esortandoli a credere che nessuno stia ascoltando le nostre telefonate. Ma nessuno gli crede. In realtà, Microsoft, Yahoo, Facebook, Google, You Tube, Apple e tutti gli altri in fila devono inchinarsi al gioco, perché se è vero che all’Intelligence non importa nulla dei “tweet” di una teenager, è pur vero che sentirsi l’alito addosso di chi ti sta spiando, ci fa ripiombare nei bui anni del Maccartismo. Anzi, ancora più macabra è stata la dichiarazione del Presidente USA sull’impossibilità di proteggere i cittadini senza “creare qualche fastidio”, perché non si può avere il 100% della sicurezza, garantendo il 100% della privacy. Che Edward Snowden, il giovane tecnico informatico che lavora per la NSA, reo di aver dato inizio allo scandalo, sia un eroe, un nuovo Julian Assange o una pedina, nessuno probabilmente potrà mai assicurarlo, ma è ovvio che fino a ulteriori sviluppi, i fomentatori dello “Zeitgeist” o dell’informazione libera avranno alzato i calici. Ma c’è poco da brindare. Di Echelon sappiamo almeno da 15 anni! Quello che abbiamo visto il mese scorso, semmai, è stato un gigantesco spot per ricordarci che la libertà ha un prezzo e che noi non siamo altro che merce di scambio utile a chi sta più in alto di noi. E le chiamano ancora: “teorie di complotto”.

Pino Morelli

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Un commento:

  1. Mario Mengazzi

    Bel libro. L’ho letto tutto di un fiato lo scorso fine settimana. Devo dire che mi aspettavo tutt’altra cosa; dell’ordine di ufo, dischi volanti atterrati in epoca fascista, alieni che si incontrano con Hitler e qunat’altro e invece….gli autori sono stati bravi, non sono mai caduti nel sensazionalismo mantenendo sempre i piedi ben piantati per terra….davvero una storia incredibile come è incredibile che sia rimasta per quasi un secolo nascosta.
    Mario

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