L’Uomo è più vecchio di 700.000 anni! Due studi retrodatano la comparsa dell’Uomo sulla Terra

argil - Copia

Retrodatata la comparsa dell’Uomo sulla Terra. La nostra specie sarebbe, infatti, più vecchia di almeno 700.000 anni. In pratica, secondo due studi pubblicati dalle prestigiose riviste “Nature” e “Science”, il genere “Homo” sarebbe comparso sul Pianeta circa 2,8 milioni di anni fa.

Il primo studio è stato realizzato dall’Università dell’Arizona (Usa), e descrive un fossile recentemente scoperto in Etiopia. Il secondo, invece, arriva dalla Germania e più precisamente dall’” Max Planck Institut” di Lipzig, e analizza con tecniche innovative fossili scoperti anche 50 anni fa ai quali era stata attribuita un’altra, più “recente” datazione.

Ma le conclusioni sono le medesime; i primi rappresentanti del genere “Homo” sono più antichi di quanto i paleontologi avevano ritenuto sino ad ora.

Nel 2013, sono stati scoperti in Etiopia resti fossili di “Homo” che, ora sono stati retrodatati.

Si tratta di una mandibola, ritrovata nel sito di Ledi-Geraru e che presenta caratteristiche moderne, tipiche delle specie appartenenti al genere “Homo”. “A differenza di quella degli “Australopiteci” (da cui ebbero origine gli “Homo”), questa mandibola è più ‘simmetrica’, con molari sottili e premolari simmetrici” hanno spiegato i ricercatori citati dall’Agenzia ANSA.

Quanto ai fossili analizzati con moderne tecniche da parte del ”Max Planck Institut”, sono resti di “Homo abilis” rinvenuti negli anni ’50 in Tanzania.

Utilizzando metodi di tomografia computerizzata e tecnologie di visualizzazione 3D” ha spiegato “Nature” “i ricercatori sono riusciti a ricostruire l’evoluzione di alcune caratteristiche degli “Homo” e le connessioni con gli “Australopiteci. Un’analisi che concorda pienamente con il fossile di Ledi-Geraru, tanto che, ha spiegato Spoor, il fossile ritrovato “rappresenta un plausibile ‘link’ tra l’Australopithecus afarensis e l’”Homo habilis“”.

Va ricordato che anche in Italia sono stati trovati  nel Secolo scorso resti di nostri lontanissimi antenati.

Celeberrimo è “Argil”; questo il nomignolo affettuosamente affibbiato dal suo scopritore ad un ominide denominato anche “Uomo di Ceprano”, dal nome del comune in provincia di Frosinone, nel cui territorio, in località “Campogrande”, in cui il suo cranio venne scoperto il 13 marzo 1994 dall’archeologo Italo Biddittu.

La scoperta non fu assolutamente dovuta al caso, in quanto il sito di Ceprano era stato individuato da Biddittu già da alcuni decenni. Dai solchi delle arature del terreno venivano in continuazione in superficie resti ossei fossilizzati di vari animali preistorici (elefanti, mammuth con splendide enormi zanne, cervi, cavalli, ippopotami, rinoceronti, tutti oggi esposti al Museo di Pofi) e tracce della frequentazione dei nostri antenati. Soprattutto ciottoli sbozzati (choppers) e bellissime “amigdale” in pietra.

Quella domenica 13 marzo 1994, Biddittu, mentre controllava, centimetro per centimetro, lo scavo per la costruzione di una strada, che oggi taglia la località di “Campogrande”, scorse, tra stratificazioni risalenti al “Quaternario”, un frammento di osso piatto. Osservando meglio scoprì la formidabile arcata orbitale dell’ominide e, in seguito, decine e decine di frammenti che hanno permesso di ricostruire la calotta cranica avente circa 1.150 cc. di capacità.

L’aver localizzato in situ la maggior parte dei resti, in una precisa posizione stratigrafica, e la morfologia particolarmente arcaica del reperto fece sì che i paleontologi proposero una datazione che inizialmente vedeva risalire “Argil” a circa 800.000 anni fa. Attualmente questa datazione è oggetto di revisione e si pensa che il cranio fossile sia “più recente”, ma nonostante ciò la scoperta del prof. Italo Biddittu rimane comunque straordinaria e il reperto è in ogni caso il più antico mai rinvenuto in Italia e uno dei più antichi in Europa.

LA REDAZIONE.

(Nella foto in alto, una immagine rielaborata del cranio dell’ “Uomo di Ceprano”).

 

 

 

 

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