La vera storia delle scoperte preistoriche di Valle Radice, Sora (FR); di Marco Mele e Giancarlo Pavat

 

 

Immagine di apertura: Vincenzo Persichini con l’impressionante cranio di orso delle caverne (Ursus spelaeus) da lui rinvenuto a Valle Radice.

LA VERA STORIA DEI RITROVAMENTI DEI RESTI DI ANIMALI PREISTORICI A VALLE RADICE -SORA, RISCOPERTA AL TEMPO E GRAZIE AI SOCIAL

di Marco Mele e Giancarlo Pavat

RICORDI DI UN PASSATO PROSSIMO E DI UNO PIU” LONTANO

Solo una piccola parte di ciò che un Tempo è esistito, è rimasto sepolto nel terreno. Solo una parte di quanto fu sepolto è sfuggito all’opera distruttrice del Tempo stesso, degli agenti atmosferici e dell’Uomo.  E molta della parte rimasta attende ancora di essere riportata alla luce. Beato chi scava nel Passato perché conquisterà  mille occhi per leggere il Presente e la Saggezza per non ripetere gli stessi errori nel Futuro.

Quella che io e l’amico Giancarlo, ci accingiamo a raccontarvi è una storia all’apparenza banale ma che,  invece, sembra collegare Spazio, Tempo, Natura e vite all’apparenza molto lontane. Il filo conduttore è l’amore per il territorio che ci circonda e la curiosità e il coraggio nel voler approfondire i dubbi, nel voler tentare di mettere ordine nei pensieri e risolvere i tanti enigmi che si affollano e accavallano nella mente.

Oriana Fallaci scriveva:

È la molla della vita, il Coraggio. Accendemmo il Fuoco perché avemmo il coraggio. Uscimmo dalle caverne e piantammo il primo seme perché avemmo coraggio. Ci gettammo in acqua e poi in Cielo perché avemmo coraggio. Inventammo le parole e i numeri,  affrontammo le fatiche del Pensiero perché avemmo coraggio. La Storia dell’Uomo è innanzitutto e soprattutto una storia di coraggio; la prova che senza coraggio non fai nulla, che se non hai il coraggio nemmeno l’intelligenza ti serve. E il coraggio ha molti volti, il volto della generosità, della vanità, della curiosità,  della necessità, dell’orgoglio, dell’innocenza,  dell’incoscienza, dell’odio, dell’allegria, della disperazione, della rabbia e perfino della paura cui rimane spesso legato da un vincolo quasi filiale”.

Oggi, quasi per caso (ma mai per caso) su un social media mi sono imbattuto in questo splendido post;

Radici preistoriche…..Negli anni ’60 Vincenzo Persichini, noto elettrauto sorano, recupera nei pressi di Valle Radice, in occasione di uno scavo, alcune testimonianze di animali vissuti nel nostro territorio migliaia di anni fa….I reperti furono giustamente presi in consegna dagli enti competenti….ma non risultano essere presenti in nessun Museo. Sarebbe bello riportarli a Sora“.

A corredo del post splendide foto d’epoca fornite dalla famiglia dello stesso scopritore, Vincenzo Persichini.

 

Oggi i social media ci danno la possibilità di utilizzare  un singolo simbolo “mi piace” per sintetizzare un concetto ma soprattutto la possibilità di commentare e integrare quanto scritto con propri pensieri e ulteriori informazioni.  

Così ognuno ha condito la notizia con “c’erano tante ossa da riempire un museo intero“….”La zona come forma e terreno sarà stata la loro tana o casa ma come sempre si insabbia tutto”….”studiosi, giornalisti e politici potrebbero interessarsi”…e infine….”Così mi disse Buddittu…..Le prese in consegna Biddittu“.

È stato a questo punto che in me è scattato qualcosa. Ovviamente so benissimo chi è il professor Italo Biddittu. Un ricercatore e divulgatore di rango, uno dei maggiori archeologi e paleontologi italiani. Uno a cui, in qualsiasi altro paese dell’emisfero occidentale, avrebbero già eretto statue….Ma soprattutto è lo scopritore del più antico ominide d’Italia e tra i più antichi d’Europa….l’UOMO DI CEPRANO, confidenzialmente noto come “Argil”.

Il coinvolgimento di un personaggio di questa levatura culturale e scientifica non poteva che suscitare il desiderio di saperne di più.  Di andare a verificare le scarse informazioni apparse sul web anche per stroncare sul nascere bufale, dicerie,  illazioni.  E c’era un solo modo per farlo. Parafrasando il nome di questo sito. …andare a fare IL PUNTO DELLA SITUAZIONE ovvero DEL MISTERO e con chi se non con colui che non solo di enigmi della Storia e misteri del Passato se ne intende, ma che conosce molto bene il professor Biddittu; ovvero Giancarlo Pavat!

(Marco Mele)

Immagine sopra: il cranio fossile di orso delle caverne (Ursus spelaeus) rinvenuto da Persichini a Valle Radice 

SCHELETRI NEGLI ARMADI.

Chi mi conosce sa che non amo i moderni social media. Parafrasando il grande Eduardo de Filippo, per me i social media sono elettrodomestici. Quindi strumenti, mezzi e non fini. Strumenti e mezzi che, sempre a mio modesto parere, sono più controproducenti che utili. 

Ecco perché, quando Marco Mele mi ha chiamato, spiegandomi la faccenda e successivamente inviandomi le foto,  ho subito pensato che fosse l’ennesimo caso in cui cosiddetti “leoni da tastiera”  avevano scatenato un putiferio parlando di argomenti di cui sapevano poco o nulla e mettendo in mezzo persone (facendone nome e cognome) del tutto all’oscuro del dibattito in atto sul web.

A proposito delle foto. Apro uma breve parentesi. Davvero notevole l’impressionante cranio di orso delle caverne. Anch’io, nel giugno del 2004, all’interno della Grotta Milani (o Milano) presso Isola del Liri (FR), ho rimvenuto un resto di questo gigantesco plantigrado, poi consegnato al prof. Biddittu. Ma si trattava di un frammento di un osso di una zampa,  non di un simile cranio!!!

Immagini sopra e sotto: Giancarlo Pavat all’interno della Grotta Milani nel giugno del 2004 (foto Sonia Palombo). All’esplorazione e alle ricerche di superficie,  coordinate dal prof. Biddittu, parteciparono anche Sonia Palombo, il geologo prof. Augusto Care’ e il dottor Patrizio Ricciotti.

L’Orso delle caverne (Ursus spelaeus) era una creatura enorme. Molto più grande, ad esempio, degli attuali orsi Grizzly. I maschi adulti potevano arrivare ai 3 metri di altezza (in posizione eretta) e pesare fino a 1000 chilogrammi. Dotato di zampe con formidabili artigli fu, con tutta probabilità, il più  temibile avversario dei nostri progenitori. Si estinse (quasi certamente per colpa della caccia condotta dall’Uomo) circa 24.000 anni fa, durante l’ultima Glaciazione del Pleistocene.

Immagine sopra: Ricostruzione dell’Orso delle caverne – Fonte Wikipedia 

Comunque, aldilà delle mie infinite riserve (per usare un eufemismo) sul mondo dei social media, volli tentare di vedere il lato positivo della vicenda. Ovvero che gli utenti del social coinvolti,  dopotutto desideravano solo sapere di più su un tesoro scientifico scoperto a casa loro.

Inoltre,  la storia del rinvenimento delle ossa di animali preistorici a Sora mi e’ sembrata davvero interessante e decisamente meritevole di approfondimento. Anche alla luce del fatto che non ne sapevo nulla; pur essendo appassionato di preistoria, pur avendo visitato innumerevoli volte il Museo Preistorico di Pofi  (FR), e avendo partecipato a diverse ricerche di coordinate dal professor Biddittu che mi onora della sua amicizia (ad esempio, nel luglio del 2003, durante le ricerche nella Grotta del Cacciatore sui Monti Ausoni, infilandomi in un cunicolo inesplorato , rinvenni il primo dei due splendidi crani di stambecchi preistorici oggi esposti nel Museo di Pofi).

Quindi, spinto dalla curiosità decisi di fare ciò che ogni ricercatore degno di questo nome dovrebbe fare; verificare le fonti!

Pertanto ho telefonato al professor Biddittu, potendo cosi apprendere dalla sua viva voce  la “vera storia dei ritrovamenti di Valle Radice”, venire a conoscenza di dove si trovano attualmente i reperti e scoprire che esiste persino una pubblicazione scientifica in merito!

Ma procediamo con ordine.

Per prima cosa è doveroso sottolineare (proprio per sgombrare il campo da illazioni e fake news) che non vi è alcun mistero attorno alla vicenda dei ritrovamenti di Valle Radice. Ma, come si era già intuito, trattasi di una storia affascinante, che dimostra come il territorio del Basso Lazio e in particolare della provincia di Frosinone, sia un vero e proprio scrigno di tesori non solo artistici, ma pure scientifici.

Tutto è cominciato con i lavori di apertura di una cava di travertino presso Valle Radice, non lontano dall’omonimo santuario mariano” ci racconta il professor Biddittu “Prima dell’inizio dei lavori l’area si presentava come una amena collinetta con una pineta,  erosa su due lati dal fiume Liri e da suoi affluenti minori”.

Nella mole di terreno rimosso per raggiungere gli strati di travertino, vennero alla luce ossa gigantesche. Furono questi ritrovamenti a dare il via alle prime ricognizioni svolte dall’avvocato R. Sermonti, dal dottor F. Banchieri Salvadori e dal signor V. Chiappella. I numerosi resti fossili ritrovati vennero portato alla zoo di Roma”. 

Qualche anno dopo, nel 1962, entra in campo un giovane archeologo,  Italo Biddittu, appunto. A seguito di notizie di altri straordinari ritrovamenti apparse sulla stampa  (con tanto di foto con Vincenzo Persichini, che poi sono quelle che potete vedere in questo articolo) il futuro scopritore dell’Uomo di Ceprano, si reca a Valle Radice e appura “che molti resti faunistici erano ancora contenuti nel terreno recentemente ammucchiato dai fratelli La Rocca e che vi erano associati manufatti litici del periodo Musteriano“.

In pratica,  Biddittu aveva scoperto tracce materiali della presenza dell’Uomo preistorico a Sora e precisamente dell’Uomo di Neandertal!

Immagine sopra: alcuni dei manufatti litici musteriani rinvenuti a Valle Radice – da “Quaternaria IX/1967”.

Viene subito avvisato un vero luminare dell’epoca nel campo della Paleontologia, il professor Luigi Cardini (1898-1971) dell’Istituto Italiano di Paleontologia Umana. Anche lui, il 1° maggio dello stesso anno, compie un sopralluogo a Valle Radice. Constatata l’importanza del sito, si attiva sia verso i proprietari della Cava, che verso la Soprintendenza, al fine di salvaguardare ciò che rimaneva del terreno contenente i resti della fauna e dei manufatti litici, in vista di una campagna di scavo. 

Che ebbe luogo dal 6 al 20 agosto del 1965, sotto la direzione del prof. Cardini stesso e la sorveglianza di Italo Biddittu”.

La campagna di scavo si svolse in collaborazione con l’Amministrazione comunale sorana all’epoca guidata dal sindaco dottor Senese, con Padre Marciano, parroco di Santa Restituta (a cui appartenevano i terreni ove era stata aperta la cava). Inoltre collaborarono padre Rossi dell’Abbazia di Casamari, e diversi membri del Circolo di Studi Storici “G. Nicolucci” di Frosinone. 

Vincenzo Persichini, con lodevole senso civico e amore e rispetto per la Scienza, dono’ all’Istituto Italiano di Paleontologia Umana tutti i reperti da lui precedentemente rinvenuti (compreso il cranio di orso delle caverne immortalato nelle foto). Mentre i disegni dei manufatti litici dell’Uomo di Neandertal furono realizzati dal dottor Bruno Brizzi.

Tutti i reperti riportati alla luce a Valle Radice vennero concentrati presso i magazzini e laboratori dell’Istituto Italiano di Paleontologia Umana, siti in Anagni (FR), in piazza R. Bonghi nr. 2, presso il Convitto “Regina Margherita”; dove si trovano ancora oggi. Altro che… “chissà dove sono finiti” o “avranno insabbiato tutto”!

Una volta al sicuro, i reperti vennero catalogati e studiati. 

Lo studio scientifico venne poi pubblicato sul numero IX del 1967 della prestigiosa rivista “Quaternaria“, fondata da A.C. Blanc.

Intitolato “Fauna musteriana in Valleradice nel comune di Sora (Frosinone)”, lo studio venne firmato dai professori P.  Cassoli, L. Malpieri e, ovviamente, da Italo Biddittu. Tutti e tre facenti parte dell’Istituto Italiano di Paleontologia Umana. 

Al termine di questo articolo  è disponibile l’intero studio pubblicato nel 1967. Si può scaricarlo gratuitamente e leggerselo tranquillamente.  

Mettendolo a disposizione abbiamo ritenuto di fare cosa gradita ai lettori e agli appassionati, non solo per fornire un contributo culturale e scientifico ma pure per dimostrare come quelle lontane ricerche si siano svolte nella massima trasparenza e correttezza.

Qual’è la lezione conclusiva di questa vicenda? Per prima cosa dovrebbe insegnare a tutti coloro che navigano sui social, che bisogna sempre informarsi (e verificare) prima di lanciarsi in filippiche, strali e polemiche. Di non essere prevenuti e di non pensare sempre male delle Istituzioni e vedere complotti, magheggi o casi di pessima gestione dei beni (culturali, ma non solo) pubblici.

Per seconda, che, una volta tanto, un dibattito (o polemica) nato sui social non è stato sterile, banale e insulso,  ma è servito a riportare alla ribalta una lontana storia di un’importante ricerca scientifica che aprì una finestra sul Passato più remoto della città di Sora e del suo territorio. 

(Giancarlo Pavat)

  • Si ringrazia il professor Italo Biddittu per aver fornito copia dello studio del 1967.


SCARICA E LEGGI LO STUDIO “FAUNA MUSTERIANA IN VALLERADICE NEL COMUNE DI SORA (FROSINONE )” DI CASSOLI, MALPIERI, BIDDITTU.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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