PRIMA DI FERMI E MAJORANA….CI FU PADRE AGOSTINO ZANONI; di Fiorenzo Zampieri.

 

Immagine di apertura; Padre Agostino Zanoni e l’abbazia di Farfa.

 

PRIMA DI FERMI E MAJORANA…

CI FU PADRE AGOSTINO ZANONI.

 

di Fiorenzo Zampieri

 

La vicenda dei Ragazzi di via Panisperna, diretti da Enrico Fermi, a cui partecipò anche Ettore Majorana è ben nota. Non è conosciuto però il fatto che quella compagnia di grandi scienziati si sarebbe potuta arricchire, nelle vesti di misterioso precursore, di un altro assai particolare “scienziato”.
Parliamo di Padre Agostino Zanoni che già nel 1922, ben prima perciò di Fermi, sperimentava pubblicamente la scissione dell’atomo.
 2. Immagine sopra; I “ragazzi di via Panisperna”. Da sinistra: Oscar D’Agostino, Emilio Segrè, Edoardo Amaldi, Franco Rasetti ed Enrico Fermi. Foto scattata da Bruno Pontecorvo (Fonte Wikipedia)
 

DOM AGOSTINO ZANONI

Biografia.

Padre Agostino Zanoni, al secolo Gioacchino Zanoni, nacque a Vilminore di Scalve, piccolo paese della provincia di Bergamo di poco più di un migliaio di anime, sito in Val di Scalve, a circa 1000 metri sul livello del mare, ad una sessantina di chilometri dal capoluogo.
La sua data di nascita è alquanto controversa in quanto mentre sulla lapide posta nel cimitero dove è sepolto risulta essere il 22 dicembre 1886, nei registri del Comune di Vilminore risulta nato il 23 novembre 1886. Da altre ricerche risulterebbe invece nato il 22 novembre 1886.
Di famiglia contadina Gioacchino, fin da piccolo, aveva il desiderio di farsi sacerdote, ma suo padre era contrario perché lo doveva aiutare nella campagna e nel governare il bestiame.
A quel tempo nella frazione di Bani del comune di Ardesio (BG), a una cinquantina di chilometri da Vilminore, viveva Don Francesco Brignoli, detto “ol prèt di bà”, un parroco che aveva fama di santità, tanto che molti, persino dall’estero, accorrevano a lui per essere aiutati nelle difficoltà.
Accadde che anche la famiglia Zanoni a fronte di una inspiegabile moria del proprio bestiame dovette, come ultima speranza, ricorrere all’opera salvifica del religioso. Arrivati in cima alla salita che porta a Bani di Ardesio, don Francesco Brignoli li stava aspettando e senza lasciarli parlare chiese loro se avevano un figlio di nome Gioacchino.
Con grande meraviglia risposero di sì. Poi disse in bergamasco: “Cosa aspettate a lasciare andare vostro figlio in Seminario? Volete che vi muoiano tutte le vacche?
Ovviamente i genitori acconsentirono.
3. Immagine sopra; Padre Agostino Zanoni
Don Brignoli allora chiese loro di poterlo avere presso di sé per qualche tempo poiché il Signore aveva per lui un particolare disegno.
In cambio della sperata Grazia, Gioacchino, quindi, fu affidato al venerabile sacerdote che lo tenne presso di sé per quattro mesi, istruendolo e preparandolo al sacerdozio mediante esercizi spirituali, preghiere, e rinunce.
A 12 anni, entra nel Seminario vescovile di Bergamo dove sarà allievo di Don Angelo Rocalli, professore di Teologia, futuro Papa Giovanni XXIII e Santo. Con Roncalli intercorrerà un profondo legame di stima e di affetto perdurato anche attraverso Filippo Rocchi, medico personale del futuro Papa, che era mandato, quando occorreva, ad assisterlo.
A 16 anni, al quarto anno di Seminario, Gioacchino esprime il desiderio di farsi monaco e nel 1911 entra nel Monastero Benedettino romano di San Paolo fuori le Mura nel quale ha l’opportunità di conoscere il maestro dei novizi Dom Ildefonso Schüster, futuro Cardinale di Milano e Beato.
Nel 1912, viene ordinato sacerdote e prende la professione di monaco con il nome di Dom Agostino.
Oltre alle preghiere ed allo studio della Bibbia, per meglio conoscere le opere di Dio, si dedica anche allo studio delle scienze quali l’astronomia, la medicina, la biologia e in maggior grado la fisica.
Poiché era convinto di poter ottenere, già negli anni ’20, la fissione dell’atomo, si racconta che egli intrattenne della corrispondenza con alcuni fisici atomici americani, con lo stesso Einstein e con il famoso Istituto di Fisica di via Panisperna in Roma di Enrico Fermi.  
Già nel 1922 il prete scienziato asseriva che la materia non è così estesa, pesante, opaca, come appare ai nostri sensi, ma è fluida, leggera, intensa, tutta energia e luce e che tende sempre a ritornare ad essere luce.
In quell’epoca affermava anche che l’avvenire era nelle onde corte, le quali
da sonore sarebbero state trasformate in visive (la televisione).
In quell’anno ebbe l’occasione di presentare i suoi studi sulla disintegrazione dell’atomo ad un convegno in Spagna, presso l’Università Reale di Barcellona fornendone la prima dimostrazione teorica e pratica.
Padre Agostino fu più volte ospite della Abbazia di Montserrat e nell’archivio della Abbazia e in quello della Accademia Reale di Barcellona si trovano numerosi documenti scritti e testimonianze dirette sulle dimostrazioni scientifiche che egli faceva quando era in Spagna e queste sue conferenze erano talmente importanti che persino l’Abate di Montserrat, partecipava con la sua presenza.
Di questi fatti estremamente importanti riportiamo la diretta testimonianza rilasciata da Dom Agostino medesimo:
«Nel 1922 io diedi la prima dimostrazione teorica e pratica della disintegrazione dell’atomo, all’Università reale di Barcellona. Dopo la conferenza, eseguii l’esperimento pratico e l’esplosione fu tale che gli astanti docenti, gli stimati uomini di governo e studiosi ne rimasero come impazziti. Il Governo spagnolo di allora mi propose di restare al suo servizio, mettendomi a disposizione uomini e mezzi quanti me ne occorrevano».
La proposta era lusinghiera ma Padre Agostino era un benedettino che aveva fatto voto di obbedienza, che aveva abbracciato una Regola religiosa per cui non poteva accettare senza consultare i suoi superiori.
Scrisse, perciò al suo Abate Ildefonso Schüster del monastero di San Paolo oltre le Mura a Roma, per una sua opinione. L’Abate gli mandò a dire che non aveva, in tali circostanze, che una strada da prendere: quella del rientro immediato nel suo monastero.
Zanoni obbedì; declinò l’offerta, ringraziò, salutò e ripartì per Roma. «Schüster non era un uomo di scienza”  commentò Dom Agostino “con questo ordine di rientro troncò la mia carriera e bloccò sul nascere gli interessi scientifici del Governo spagnolo.
Ma ero un religioso e un sacerdote, e, prima che alla scienza, la mia vita era stata consacrata alla Religione, alla Chiesa e a Dio. Il mio dovere era quello di obbedire, e nient’altro, senza discutere».
Rientrò quindi a San Paolo in Roma, riprendendo la sua vita di monaco e abbandonando la scienza atomica.
Anni dopo, nel periodo degli esperimenti nucleari e delle bombe atomiche, Dom Agostino, tornando a quella sua scelta, disse: «Meglio che abbia smesso i miei studi sulla disintegrazione atomica, perché mi sarei messo sulla via che conduce alla distruzione dell’umanità».
4. Immagine sopra; veduta aerea dell’abbazia di Farfa in Sabina.
 
Nel 1925 andò a Farfa, nella Sabina, vicino a Roma, nell’antica Abbazia Benedettina di Santa Maria dove doveva restare in missione per pochi giorni. Vi resterà per oltre 40 anni, fino alla morte. Nel 1929 divenne Superiore dell’Abbazia e da quel momento iniziò una serie di lavori di recupero del monastero. Tra queste: la ricostruzione della torre e delle scuole; la fondazione del collegio di Santa Maria, l’ampliamento della Biblioteca e la fondazione dell’Opera Pia “Istituto Cremonesi”.
Ma Padre Agostino oltre che uomo profondamente vocato alla preghiera e allo spirito, rimase anche uomo di scienza e non rinunciò ai suoi studi scientifici, mettendo in atto in un suo modo tutto originale il motto di San Benedetto “ora et labora”.
Infatti, nella sua nuova sede, realizzò un proprio laboratorio dove, servendosi di fabbri, falegnami ed altri operai che lavoravano nell’Abbazia, ideò e costruì gli apparecchi che gli servivano per i suoi esperimenti e ricerche.
Molte furono le sue esperienze scientifiche come testimoniò il giornalista Ernesto Brunetta in un articolo pubblicato sul quotidiano “Momento Sera” del 23 maggio 1950:
«Padre Agostino può scatenare fulmini artificiali della lunghezza di due metri. Fatto il buio nel suo laboratorio, basta l’abbassarsi di una leva e la paurosa traccia del fulmine scocca seccamente nello spazio fra i due poli dell’apparecchio.

5. Immagine sopra; il laboratorio di padre Zanoni.

 
– Ho anche prodotto fulmini globulari, egli dice, e mi mostra una fotografia della rara forma di fulmine he tanto interessa gli studiosi. il vecchio benedettino nel suo abito nero parla con voce calma, con una schiettezza in cui la precisione della scienza si unisce alla innata bontà.
Ecco un tubo elettronico. Dal catodo all’anodo corrono elettroni con una fiamma arancione. Padre Agostino avvicina un attimo una calamita al lungo tubo di vetro, e improvvisamente la fiamma devia. Questa materia infinitesimale tratta dall’atomo è servita a pesarlo, e poi a bombardarlo, nella stessa epoca che lord Rutherford compiva parallelamente i lavori che lo hanno reso celebre in tutto il mondo… ma egli non era un benedettino, e non aveva la regola dell’obbedienza.
– Le città moderne sono deturpate da troppi fili, dice Padre Agostino. Ma essi presto scompariranno.
Alza un poligono leggero di legno costellato di piccole lampade e queste si accendono senza che nessun filo le colleghi direttamente ad una sorgente di energia elettrica. La sorgente non è troppo lontana, ma i primi esperimenti di Marconi avvennero a distanza di metri. Il principio della trasmissione di onde elettriche senza filo è già trovato, e la sua applicazione sarà questione di tempo.
È la volta di una lampada costruita per controllare l’energia emessa dal corpo umano. Le stesse fiamme arancio con lingue bluastre del tubo elettronico si agitano dentro il vetro. Ancora probabilmente elettroni. Passo una mano sopra la superficie della lampada, la fiamma la segue docilmente come addomesticata. L’energia del mio corpo, o comunque l’energia che irradia da me, come da ogni altro, agisce sulla materia allo stesso modo della calamita, e la guida.
La fisica dell’avvenire avrà molto da dire sull’argomento di campi diversi da quello elettrico, magnetico e gravitazionale. Le deviazioni sono diverse secondo gli stati d’animo in cui l’individuo si trova. Passioni e sentimenti lasciano all’esterno una traccia misurabile. Padre Agostino ha ultimato un apparecchio che consente di registrare gli stati d’animo, di cui questa lampada è il nucleo.
Attraverso una porta cui è applicata una cellula fotoelettrica che al passaggio del visitatore lo annuncia con la rottura di invisibili raggi, entriamo in un’altra parte del Gabinetto. Padre Agostino mi indica un apparecchio per la radioscopia da lui costruito che funziona perfettamente. Vedo nella luce verdastra le ossa della mia mano. Un altro Apparecchio serve per amplificare i battiti del cuore che risuonano nella stanza.
Il mio è sano.
Capisco che questo studioso trova il tempo di assistere i contadini dei dintorni, e che questi apparecchi, per quanto nulla abbiano di nuovo, fanno parte di un altro non meno nobile lato della sua vita. Anche per questo egli ha lavorato sodo, ottenendo risultati che in qualsiasi altro paese del mondo sembrerebbero un sogno, e che riempiono di meraviglia per la potenza che risiede nell’uomo. L’ingegno matematico può scoprire la perfezione di una formula con la stessa naturalezza con cui si può materializzarla. L’Italia non ha mezzi, ma ha di questi ingegni.
– Questa, dice poco dopo, è una lampada ad energia di un solo polo in cui gli atomi si disintegrano in raggi, «alfa», «beta», «gamma». I miei studi risalgono al ’20.
Emana una luce inquieta, che irradia spostandosi e volteggiando su sé stessa, di colori vividi, ora verdi, ora arancio, ora azzurri. Da trent’anni questa luce avrebbe potuto diventare fonte di benessere o di distruzione. La reazione a catena non dissolve tutta la materia. Einstein ha parlato della reazione di annichilimento in cui la materia dovrà dissolversi integralmente come di una meta lontana, costosissima. È questa la reazione di annichilimento? La materia si dissolve qui in luce, senza pile colossali, per lo studio di un solo uomo».
A proposito di Einstein si racconta che questi sarebbe andato a far visita a Padre Agostino diverse volte ed in merito vi è la testimonianza della signora Guadagnin, di Udine, che andava con sua madre a tenere in ordine la cella e a lavargli i cuscini che diceva dello scienziato tedesco: «era un ometto piccolo. Venne più di una volta a trovarlo nel monastero».
Nel campo della medicina fece molti esperimenti su animali e microbi. In questa direzione Dom Agostino pensava si dovesse procedere per affrontare anche il “virus” più terribile, quello del cancro.
Nei 40 anni di permanenza a Farfa Padre Agostino Zanoni come abbiamo visto riuscì a portare a termine molte sue invenzioni.
Molte di queste sono oggi conservate al Museo della Scienza e della Tecnica di Milano (tra cui quella atta a creare i fulmini) e altre nei magazzini dell’Abbazia di Farfa (come il suo primo elettrocardiografo).
Un aneddoto assai importante è quello relativo al periodo dell’occupazione tedesca del Lazio, durante la Seconda guerra mondiale, in cui Padre Agostino fu invitato a prezzo della vita o di essere deportato in Germania di rivelare il segreto della scissione dell’atomo e della sua “macchina per generare i fulmini” e altre sue conoscenze medico-scientifiche che, secondo i gerarchi nazisti, avrebbero potuto cambiare le sorti, ormai segnate, della guerra.
Fortunatamente Dom Agostino riuscì a scampare al pericolo e non solo poiché riuscì anche a salvare, nascondendoli nel monastero, molti ebrei.
Nel periodo successivo alla guerra, Padre Agostino ddicò le sue opere alla carità ed all’attenzione degli ultimi. Fu il primo presidente della Fondazione Cremonesi, istituita dal senatore, per assistere ed avviare allo studio o ai mestieri i ragazzi bisognosi del territorio della Sabina.
Gli ultimi anni di vita li visse rinchiuso nella sua cella monastica, tra pile di libri e apparecchi scientifici, studiando e pregando. In quella stanza non aveva mai voluto, perché troppo comodo, un letto, ma una poltrona sulla quale riposava. Era da tutti considerato un santo.
 Su quella poltrona si spense, circondato dai confratelli, l’8 agosto del 1967 a 81 anni.
Fu sepolto nel cimitero di Fara Sabina, nella cappella dei monaci benedettini, dove fu posta una lapide con incise queste parole:

6. Immagine sopra; la lapide del sacello di padre Zanoni.

 

(Fiorenzo Zampieri)
Se non altrimenti specificato, tutte le immagini sono state fornite dall’autore .
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