13 ottobre 1307 – 13 ottobre 2019, L’ULTIMO TEMPLARE; di Giancarlo Pavat.

 

 

(Immagine di apertura: Tramonto sulla Cattedrale di Anagni – foto di G Pavat)

All’alba di venerdì 13 ottobre 1307, con un modus operandi che, purtroppo, verrà adoperato infinite volte anche nei secoli successivi,  gli sgherri del re di Francia Filippo IV detto “Il Bello”, agli ordini di Guglielmo di Nogaret, primo ministro del re, arrestano quasi simultaneamente tutti i Templari presenti nei confini del Regno compresi diversi alti dignitari dell’Ordine, compreso il Gran Maestro Jacques de Molay. Fu l’inizio della Fine del glorioso,  controverso, per certi versi misterioso Ordine monastico-cavalleresco dei Templari.

Dopo aver ricordato la vittoria di Lepanto contro i Turchi del 7 ottobre 1571, la “scoperta” dell’America da parte di Cristoforo Colombo il 12 ottobre 1492, vogliamo anche ricordare quell’infausto Venerdi 13, e onorare quei Cavalieri che subirono inenarrabili torture sino all’estremo sacrificio, vittime innocenti (e inconsapevoli) dell’avidità di un sovrano e della vigliaccheria di un pontefice, Clemente V.

E lo facciamo grazie a un testo di Giancarlo Pavat  (gentilmente concessoci dallo stesso autore) scritto nel 2006 e successivamente inserito nel libro di successo “Nel Segno di Valcento” (edizioni Belvedere 2010), dedicato all’ULTIMO TEMPLARE DI ANAGNI.

Giancarlo Pavat davanti all’abside della Cattedrale di Anagni – foto S Palombo.

Ne approfittiamo anche per anticipare che si parlerà dei Misteri  (non solo Templari) di Anagni, pure SABATO 19 OTTOBRE PROSSIMO  a Fiuggi (FR), nell’ambito della 6^ EDIZIONE del PREMIO NAZIONALE CRONACHE DEL MISTERO, con il prof. Guglielmo VITI.

Da non perdere! !!!! 

L’ULTIMO TEMPLARE

di Giancarlo Pavat 

Le ombre della sera si insinuavano tra le vecchie case e le antiche vie, gareggiando con un vento freddo che, scendendo dai Monti Ernici, spazzava piazza Innocenzo III ed il sagrato della venerabile cattedrale. Entrambi deserti. Nemmeno in chiesa si vedeva anima viva. Si muovevano soltanto le fiammelle delle candele accese davanti agli altari. La navata ci accolse, immersa nella semioscurità, come se ci aspettasse da tempo. Come se fosse stato un arcano destino a condurci lì, in quell’inverno del 2006, a far risuonare i nostri passi sul pavimento dei Maestri Cosmati ed a farci scendere nell’Oratorio di San Tommaso Becket, sotto la Cattedrale di Anagni.

L’opportunità di quella eccezionale visita era stata offerta a me ed a mia moglie Sonia (instancabile nell’accompagnarmi nei siti più inconsueti e scomodi incontrati lungo il cammino della ricerca), dal ricercatore ed esperto medievista anagnino Marcello Bruni. Impossibile descrivere con le parole l’emozione che ci colse nell’entrarvi. Quello che veniva chiamato “oratorio” era con tutra probabilità un antico “Mitreo”. Luogo di culto del dio orientale con il berretto frigio, nato in un caverna, ed intento nel rito della “tauromachia“. Mitra venne adottato e poi introdotto in Occidente ed in Italia, dai legionari Romani. Molti anni prima avevo avuto modo di vedere qualcosa di simile presso la Foce del Timavo, non lontano dalla nia città, Trieste. Con la considerevole differenza che il Mitreo triestino  era stato ricavato in una grotta naturale, mentre quello anagnino, deliberatamente scavato nella rupe sopra la quale, successivamente, Pietro da Salerno avrebbe eretto la grandiosa fabbrica del Duomo.

(Immagine sopra: la Cattedrale di Anagni vista da piazza Innocenzo III – Foto G Pavat )

Costruita nel punto esatto (secondo quanto raccontano gli “Acta”)  indicato da San Magno, apparso in una visione allo stesso Pietro da Salerno. Diventato, quindi, un luogo sacro del Cristianesimo, l’Oratorio venne dedicato all’Arcivescovo di Canterbury, assassinato sull’altare della Cattedrale inglese, il 22 dicembre nel 1170 da quattro scherani di Enrico II Plantageneto Re d’Inghilterra.

Le pareti dell’Oratorio e del Presbiterio si palesarono ricoperte da straordinari affreschi. Diversi i temi iconografici. Dalle Storie dell’Antico Testamento, la “Creazione”, il “Peccato Originale”, la “Cacciata dal Paradiso Terrestre”, “Caino e Abele”. E ancora; i “Patriarchi” con “Abramo e Melchisedec”, il “Sacrificio di Isacco”. A quelle del Nuovo Testamento. Ammirammo l’ “Annunciazione”, la “Visitazione” (molto compromessa), la “Natività”, l’ “Adorazione dei Magi” e la “Presentazione di Gesù al Tempio”. Poi una “Santa Scolastica” ed un “San Nicola di Bari (o di Myra)”.

Dalla parete destra ci osservava una teoria di Santi e Pontefici. Riconoscemmo con un po’ di difficoltà “Papa San Silvestro I°”, “San Gregorio Magno”, “San Remigio”, “San Leonardo”, “San Benedetto da Norcia”, “San Mauro” e “San Domenico da Cocullo”. In onore del quale, ancora oggi, nell’omonimo borgo abruzzese si celebra una grande festa con i “Serpari” e la sua statua avvolta da serpenti, viene portata in processione.

Più facilmente distinguemmo e riconoscemmo un “San Cristoforo”. Sulla parete dove si apre l’entrata attuale, quella da cui eravamo passati trepidanti ed affascinati, giganteggiava un “Giudizio Universale”.

Con Gesù Cristo, la Madonna, e i Santi, gli Angeli e neri diavoli impegnati a trascinare all’Inferno le “Vergini stolte” della nota parabola. Le “Vergini sagge”, invece, sovrastavano silenti l’accesso originario. L’ignoto artefice aveva dato vita a due immagini allegoriche; l’ “Umiltà” assisa in trono e la “Superbia” che scaccia un fanciullo, forse un piccolo mendicante. Un Cristo all’interno della “Vescica Piscis” dominava la volta del Presbiterio. La Sua figura, Benedicente in trono, con la Madre e Santi, decorava pure la parete dell’abside. Alla sua sinistra, ancora alcuni Santi, tra cui il titolare dell’Oratorio. Vedemmo una scritta; “S. Thomas Chieps”. Che dovrebbe stare per “S. Thomas Archiepuscopus”. Sulle pareti laterali del Presbiterio ecco gli Apostoli e, seppure molto danneggiata, la scena del martirio di San Tommaso Becket.

Ma ciò per cui, in quella sera d’inverno, eravamo discesi nei penetrali della Cattedrale, ci attendeva vicino all’antico ingresso dell’Oratorio. Sullo spessore del muro un imberbe San Giovanni reggeva ancora il Vangelo su cui leggemmo le parole latine del suo celebre incipit; “In Principio erat Verbum”. E sopra la figura dell’Evangelista, ecco che Marcello Bruni prese ad indicarci un artefatto davvero unico, soprattutto alla luce della rarità di raffigurazioni certe e coeve di Cavalieri Templari in Europa come in Oriente. Finalmente; il “Templare di Anagni”.

(Immagine sopra: il Templare dell’Oratorio di San Tommaso Becket – disegno di Giancarlo Pavat 2009)

La spada levata sopra il capo, in atteggiamento di combattimento e difesa. Concentrato a reggere, con la mano sinistra, uno scudo a mandorla del XII secolo. E sull’egida, a togliere ogni dubbio sull’identificazione del guerriero, una “Croce potenziata“ rossa (Immagine in basso)

La sinopia, certamente del XII secolo, ci lasciò attoniti. Sembrava che il Tempo si fosse fermato. Commuoveva pensare che quella testimonianza dell’Ordine del Tempio era sopravissuta alla “damnatio memoriae” seguita alla persecuzione ed allo scioglimento dei Templari. Sensibilmente emozionati iniziammo ad osservare meglio quella sorta di Testamento per i posteri.

A lato del Guerriero notammo strani cerchi concentrici con inscritta un croce ad otto punte. Forse il “Centro Sacro” oppure una “Triplice Cinta” in cetsione circolare invece che quadrata  Si trattava comunque di un Simbolo che assomiglia incredibilmente a quello inciso sopra una pietra rinvenuto presso l’Eremo di Sant’Erasmo sui Monti Lepini . Altrettanto oscuri nel loro significato più recondito, erano i due soggetti dipinti sul muro di fronte al Templare. Il primo era un felino rivolto verso destra.  Forse era un leone; unica preda che i Templari potevano cacciare.

Il secondo era un figura umana senza volto. Qualcuno ha avanzato l’intrigante ipotesi che possa trattarsi della “Sophia”. Personificazione di un antico Sapere di cui, si narra, fossero depositari i “Cavalieri del Valcento”.

Il personaggio è indiscutibilmente un uomo. Tonsurato, regge con la mano sinistra un libro chiuso. E’ stata anche proposta l’identificazione con svariati santi, tra cui San Bernardo di Chiaravalle, “sponsor” dei Templari, che tra l’altro venne canonizzato proprio nella cattedrale di Anagni nel 1174 da parte di Alessandro III.

Personalmente nutro qualche dubbio. Manca l’aureola e non indossa una tonaca cistercense, bensì quella che sembra una toga romana. Inoltre perché tratteggiarlo privo del volto? Si è, quindi, ben lontani dall’avere certezze.

Oggi, come allora, sono convinto che probabilmente la verità non la sapremo mai. L’Oratorio conserverà intatti i suoi secolari segreti.

Uscimmo dalla Cripta e dalla Cattedrale, mentre il vento gelido continuava a non dare requie, con negli occhi e nelle menti quelle immagini. Soprattutto quella del Templare.

L’ultimo Templare, eterna sentinella che non avrebbe mai ricevuto il cambio, ancora pronta a vigilare, a lottare, per difendere l’Ordine e la Cristianità.

(Giancarlo Pavat)

  • Tutte le foto della Cattedrale di Anagni sono di Giancarlo Pavat 

(Per un approfondimento sui Templari ad Anagni e nel Basso Lazio si consiglia il libro   “Nel Segno di Valcento” di G. Pavat – Edizioni Belvedere 2010).

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