Anagni (FR); TRE PALAZZI NELLA GRANDE STORIA; di Giancarlo Pavat.

 

Immagine di apertura; Ecco ciò che rimane del vero Palazzo di Bonifacio VIII ad Anagni. Qui, il 7 settembre 1303, venne catturato dai congiurati guidati dai Conti de’ Cecccano. I  formidabili contrafforti e le vertiginose arcate sono visibili dalla SP 230 “via Giovanni Giminiani” (foto G. Pavat).

ANAGNI;

TRE PALAZZI NELLA GRANDE STORIA.

di Giancarlo Pavat 

 

Spesso la cosiddetta “Grande Storia” si fonde con quella considerata “minore”, a volte si riverberano una nell’altra. Soprattutto se la prima lascia, su un determinato territorio, consistenti testimonianze di personaggi, avvenimenti, idee, che hanno concorso a creare essa stessa e, al contempo, sono diventati parte integrante delle tradizioni locali che, spesso, vanno a costituire la “Storia minore”.
In questa sede prenderemo in considerazione tre storici palazzi della città di Anagni in Ciociaria, che hanno fatto da cornice  (o almeno così si racconta) ad avvenimenti che rientrano in quella Grande Storia di cui si parlava all”inizio. Da cornice ma pure da testimoni. Edifici monumentali che ancora oggi ci parlano di avvenimenti lontani, complessi, a volte drammatici e sanguinosi. Ma che raccontano pure di coloro che li hanno voluti, costruiti, abitati. Uomini e donne vissuti secoli e secoli fa ma che avevano i propri desideri, sentimenti, emozioni, paure, proprio come noi.
Ma ora, per andare a conoscerli, parafrasando Eraclito, ci si dovrà preparare ad accettare che nulla è come sembra e come ci è stato e ci viene ancora oggi raccontato. 
E tutto ciò dev’essere visto come un ulteriore invito a visitare di persona questi tre splendidi Palazzi che, appunto, si scoprirà essere ben altro e molto di piu di ciò che generalmente si pensa.
2. Immagine sopra; la Cattedrale di Anagni vista da piazza Innocenzo III (foto G. Pavat).

 

IL PALAZZO DEL CARDINALE PIETRO CAIETANI E IL VERO PALAZZO DI BONIFACIO VIII . 

«Perché men paia il mal futuro e ‘l fatto,
veggio in Alagna intrar lo fiordaliso,
e nel vicario suo Cristo esser catto.
Veggiolo un’altra volta esser deriso;
veggio rinovellar l’aceto e ‘l fiele,
e tra vivi ladroni esser anciso.»
(Divina Commedia, Purgatorio, Canto XX vv. 85-90)
 
         
Nel settembre del 1303 papa Bonifacio VIII (1294-1303), al secolo Benedetto Caietani, si trovava nel proprio Palazzo di Anagni, città dove era nato il 23 gennaio 1235 (o, secondo studi recenti, cinque anni prima).

3. Immagine sopra; la statua di  Bonifacio VIII sul fianco della Cattedrale di Anagni (Foto G.  Pavat).
 
Si era nella fase più acuta dello scontro tra il pontefice e il re di Francia Filippo IV il Bello, iniziato con la pubblicazione della Bolla Unam sanctam il 18 novembre 1302.
In estrema sintesi va ricordato che motivo della contesa era la volontà del sovrano (sempre a corto di denaro a causa delle sue interminabili guerre) di tassare gli ecclesiastici (vescovi compresi) e di farli giudicare dai tribunali laici del regno, come tutti gli altri sudditi. Da qui la necessità del papa Caietani, grande giurista ed esperto di Diritto Canonico, di ribadire la superiorità della Chiesa Universale a qualsiasi altro potere od ordinamento terreno. La Bolla Unam Sanctam ribadiva la cosiddetta “Dottrina delle due spade”. Secondo la quale la Spada Spirituale appartiene ed è usata dalla Chiesa, mentre quella Temporale dai sovrani laici. Ma quest’ultima “Spada” deve essere al servizio della Chiesa e ad essa sottomessa. Tutto ciò era, ovviamente, inaccettabile per il bieco sovrano francese (ma non soltanto per lui). Si riproponeva l’antico scontro tra Potere Spirituale e quello Temporale che per secoli aveva visto contrapposti pontefici e imperatori. Con l’unica differenza che, al posto di questi ultimi, c’erano, in quel XIV secolo, i regnanti dei nascenti Stati nazionali, come appunto la Francia.
Bonifacio aveva intenzione di promulgare, il giorno 8 settembre 1303, un’altra Bolla, la Super Petri solio, con la quale avrebbe scomunicato il sovrano francese.
In quei frangenti si trovava in Italia il consigliere di Filippo IV, Guglielmo di Nogaret, incaricato di una missione segreta che gli storici non sono mai riusciti a definire con chiarezza.
Forse aveva ricevuto l’incarico dal sovrano di catturare il pontefice e tradurlo in Francia ove un Concilio convocato ad hoc l’avrebbe processato e condannato.

4. Immagine sopra; lo stemma di Bonifacio VIII (Fonte Wikipedia)
Il 2 settembre, venuto a conoscenza dell’intenzione di Bonifacio di scomunicare Filippo Il Bello, Guglielmo di Nogaret decise di impedirlo ad ogni costo e si diresse con i suoi armati alla volta di Anagni. Non prima, però, di aver stretto alleanza con i numerosi nemici che il pontefice avdva nel Lazio meridionale e che già stavano tramando contro di lui.

5. Immagine sopra; Stemma dei Conti de’ Ceccano. Affresco trecentesco nel Palazzo del cardinale Annibaldo de’ Ceccano ad Avignone (Francia). I de’ Ceccano erano acerrimi nemici di Bonifacio VIII, che li aveva spogliati di molti beni e possedimenti, arrivando a scomunicare e a imprigionare alcuni di loro (Archivio ilpuntosulmistero).
I veri promotori della congiura erano ovviamente i Colonna (nemici giurati dei Caietani), con in testa Giacomo detto “Sciarra” (l’attaccabrighe) ma soprattutto i Conti de’ Ceccano, signori dell’omonima Contea e acerrimi nemici del Pontefice anagnino. 

 

6. Immagine sopra; Stemma della Famiglia Colonna (Fonte Wikipedia)

 

Bonifacio VIII aveva scomunicato e teneva prigioniero uno dei membri della Famiglia comitale; Giovanni III de’ Ceccano.
I congiurati principali erano Giovanni II de’ Ceccano (figlio di Landolfo II conte di Ceccano e zio di Giovanni III) detto “seniore”, suo figlio Goffredo (o Gotifredo), Tommaso da Morolo, Rinaldo signore di Supino, Adinolfo e Nicolò di Mattia, Massimo da Trevi e Pietro da Genazzano, ognuno con i propri armati. Di concerto con Sciarra Colonna e Guglielmo di Nogaret, si diedero convegno presso Morolo, in una località che poi verrà chiamata “Preta rea” (secondo un’altra versione il luogo si troverebbe non lontano da Ceccano, nell’attuale Bosco Faito).
Da lì, dopo essere passati per Ferentino, all’alba del 7 settembre (il giorno prima della pubblicazione della Bolla di scomunica) diedero l’assalto ad Anagni. Trovate le porte urbiçhe spalancate grazie al tradimento degli Anagnini, i congiurati dilagarono in città dando l’assalto ai Palazzi dei Caietani. 

7-8. Immagini sopra e sotto; Palazzo del cardinale Pietro Caietani ad Anagni (Foto G. Pavat)

 

9-10. Immagini sopra e sotto; la cosiddetta “Sala delle Oche”, splendido e curioso ambiente all’interno del Palazzo di Pietro Caietani (foto G. Pavat)

 
11. Immagine sopra; Riccardo Pau e Giancarlo Pavat davanti al Palazzo del cardinale Pietro Caietani (Foto Riccardo Pau)
Quello che oggi viene chiamato Palazzo di Bonifacio VIII (e come tale mostrato ai turisti)  non è il luogo in cui il Pontefice venne assediato e poi catturato. In realtà apparteneva  al nipote, cardinale Pietro Caietani, il quale l’aveva acquistato nel 1297 da Adinolfo e Nicolò figli di Mattia de Papa

12. Immagine sopra; un’altro scorcio esterno del Palazzo del cardinale Pietro Caietani ad Anagni. Il Palazzo merita assolutamente una visita, a prescindere da chi fosse il vero proprietario (Foto G. Pavat). 
Quest’ultimo l’aveva ottenuto nel 1227 dal cardinale Ugolino dei Conti di Segni, futuro papa Gregorio IX, l’implacabile nemico di Federico II di Svevia. 
Dal documento di vendita del 1297, si evince che Pietro Caietani acquistò due palazzi vicini ma distinti e divisi dalla chiesa dei SS. Cosma e Damiano. Uno è, appunto, il palazzo vicino a piazza Innocenzo III (quello, appunto, che persino i cartelli turistici indicano come “Palazzo di Bonifacio VIII”), l’altro è l’edificio che fiancheggia via Vittorio Emanuele fino a piazza San Michele.
Nel XVIII secolo (quindi ben dopo i fatti del settembre del 1303) i due corpi di fabbrica vennero uniti e andarono a formare il grande complesso monastico delle “Suore Oblate Cistercensi della Carità”.
Ironia della sorte, il Palazzo ebbe un ospite illustre proprio nella persona dell’imperatore Svevo, Federico II,  che vi soggiornò per alcuni giorni, a partire dal 1° settembre 1230.

 

13. Immagine sopra; miniatura raffigurante Federico II  di Svevia nel “De arte venandi cum avibus” (Fonte Wikipedia)
Federico II era arrivato ad Anagni, con tutto il suo sfarzoso seguito, per riconciliarsi con il pontefice Gregorio IX, dopo la firma della Pace di San Germano (23 luglio) e dopo che era stato  liberato dalla scomunica a Ceprano (28 agosto).

 

14. Immagine sopra; il “Più grande” o, come disse Dante: “l’ultimo Imperatore dei Romani”. Statua di Federico II  di Svevia, a Jesi, città dove era nato il 26 dicembre 1194. È opera degli scultori Benedetto Robazza e Hermann Schwahn, autori dei due bozzetti originali poi sviluppati dal maestro Massimo Ippoliti nel 1995. Dal 2018 la statua bronzea si trova nella piazza dedicata allo “Stupor mundi” presso Palazzo Ghisleri.
Il vero Palazzo in cui, quel fatidico 7 settembre 1303, Bonifacio VIII venne assediato e fatto prigioniero si trovava dove oggi sorge Palazzo Trajetto con la sua facciata neoclassica ottocentesca. 
Ciò che di medievale rimane del grandioso Palazzo fatto costruire alla fine del XIII secolo dal papa anagnino, è visibile sul lato posteriore. Notevoli soprattutto gli straordinari contrafforti uniti da arcate simili a quelle del Palazzo di Pietro Caietani.

15. Immagine sopra; la parte posteriore del vero Palazzo di Bonifacio VIII ad Anagni, visto dalla SP 230 “via Giovanni Giminiani”.  È l’unica sezione medievale del grandioso palazzo, sopravvissuta e giunta sono a noi (foto G. Pavat).
Sembra che il vero Palazzo di Bonifacio VIII (all’epoca era il più grande e sfarzoso palazzo anagnino) sia cominciato ad andare in rovina proprio a seguito dei danneggiamenti subiti nell’assedio del 7 settembre. Nel XVII secolo crollò completamente la parte anteriore e il complesso rimase abbandonato, quasi vi aleggiasse sopra una maledizione.
Nel 1702 la Famiglia Gigli acquistò i ruderi superstiti e ricostruì il palazzo. Ottant’anni dopo venne acquistato dal marchese Leonardo Trajetto Paghi da cui il nome con cui è noto ancora oggi.

16-17. Immagini sopra e sotto; la facciata di Palazzo Trajetto ad Anagni (Foto G. Pavat).

Tornando a quei giorni del settembre 1303, in qualunque palazzo si trovasse, Bonifacio, venne abbandonato da tutti (gli restarono accanto solo un cavaliere Templare e un Giovannita). Decise, quindi, lui che si riteneva l’erede dei Cesari, di interpretare sino alla fine, con orgoglio e dignità, la propria funzione di Vicario di Cristo. Indossati i paramenti sacri, si assise sul trono in attesa dell’arrivo dei suoi nemici e della sorte che l’attendeva. 
Una volta entrati nella sala del trono, i congiurati iniziarono a insultare il pontefice e, secondo la leggenda e la tradizione, fu in quegli attimi concitati che Sciarra Colonna l’avrebbe colpito con la mano guantata di ferro. 

18. Immagine sopra; il celebre (ma probabilmente mai avvenuto) “Schiaffo di Anagni”. 7 settembre 1303.
Si tratta del celeberrimo “Schiaffo di Anagni“. In realtà, con tutta probabilità non si trattò di uno schiaffo materiale, bensì di un oltraggio morale.  
La Cristianità intera rimase sconvolta per l’episodio. Dante, pur odiando Bonifacio VIII, nella Divina Commedia condannerà il gesto, ritenendolo rivolto a Cristo stesso.
Ecco il significato dei celeberrimi versi del XX Canto del Purgatorio.
E’ assai probabile che sia Sciarra che i de’ Ceccano, avessero l’intenzione di uccidere il loro acerrimo nemico.  Ma Bonifacio VIII si salvò perché Guglielmo di Nogaret, evidentemente, aveva ricevuto l’ordine di portarlo vivo in Francia per sottoporlo al “processo farsa”, che avrà (e che ha, purtroppo, ancora oggi) tanti tragici epigoni in tutti i regimi assoluti e dittatoriali, non ultimi quelli nazionalsocialisti e comunisti del XX secolo.
Il Pontefice fu imprigionato nell’Episcopio (palazzo oggi non più esistente) annesso alla Cattedrale e sottoposto a privazioni e angherie.

19. Immagine sopra; la cattura di Bonifacio VIII. Miniatura dalla “Cronica” di Giovanni Villani (Fonte Wikipedia)
È stato ipotizzato che Guglielmo di Nogaret abbia tentato di costringere Bonifacio VIII a ritirare la Bolla e ad abdicare. Ma senza riuscirci.
Tra i congiurati ci furono momenti di incertezza sul da farsi e questo fece sì che, dopo tre giorni dall’imprigionamento, gli Anagnini, pentitisi di aver abbandonato il pontefice loro concittadino, assaltarono il luogo ove era tenuto prigioniero e lo liberarono.

20-21. Immagini sopra e sotto; la cosiddetta “Sala degli Scacchi” del Palazzo del cardinale Pietro Caietani. Da visitare assolutamente! (Foto G. Pavat)

Dopo aver perdonato gli Anagnini, Bonifacio VIII rientrò a Roma ma ormai, provato per l’oltraggio subito, era l’ombra di se stesso.
Morirà poco più di un mese dopo, la notte tra ’11 e il 12 ottobre. 
Secondo la “leggenda nera”; si sarebbe trattata di una notte di tregenda con tuoni e lampi. Il papa sarebbe morto in preda a dolori insopportabili e bestemmiando. Il popolino raccontò che il demonio in persona era stato visto risalire dall’Inferno per prendersi l’anima dannata del pontefice. 
Con la morte di Bonifacio VIII inizierà la lunga crisi trecentesca della Chiesa di Roma che culminerà con la “Cattività avignonese” e il “Grande Scisma d’Occidente”.
 
22. Immagine sopra; Effigie sepolcrale di Bonifacio VIII, realizzata da Arnolfo di Cambio attorno al 1298 (quando  il pontefice era ancora in vita). Oggi conservata presso il Museo dell’Opera del Duomo di Firenze. (Fonte Wikipedia)
 
 

DOVE NACQUE LA LEGA LOMBARDA.

PALAZZO D’ISEO, LA PRIMA SEDE DELLE LIBERTÀ COMUNALI D’ITALIA 

 
Facciamo un salto indietro nel Tempo di circa 150 anni….siamo sempre in pieno Medio Evo ma non più nell’autunno di quel fatidico 1303 ma nell’estate del 1159.
Ad Anagni arrivano uomini provenienti dal Nord, dalle nebbiose pianure (all’epoca in gran parte ancora impaludate) dell’Italia Settentrionale che allora veniva chiamata genericamente “Longobardia”. Questi uomini, autorevoli e seriamente preoccupati, erano i delegati di alcuni comuni lombardi (Milano, Brescia, Cremona e Piacenza) che si erano ribellati al Sacro Romano Imperatore Federico I° Hohenstaufen, detto il Barbarossa.
23. Immagine sopra: “sotto lo ‘mperio del buon Barbarossa” (Divina Commedia. XVIII Canto del Purgatorio). Giancarlo Pavat davanti alla statua di Federico I di Svevia, detto il “Barbarossa”, posta lungo il “Sentiero di Dante ” sul Monte Cacume, Patrica (Archivio ilpuntosulmistero)

 

Scopo della loro venuta ad Anagni era quello di incontrare il pontefice regnante,  Adriano IV (al secolo Nicholas Breakspear, l’unico papa inglese della Storia) e perorare una alleanza in chiave antimperiale.
Il 19 agosto, giorno della Festa di San Magno patrono di Anagni, venne siglato il Pactum Anagnino. Era l’atto formale di una alleanza che altri non era che l’embrione della celeberrima Lega Lombarda che sarebbe poi nata con il  Giuramento di Pontida del 1167 e che avrebbe trionfato contro le forze Imperiali sul campo di battaglia di Legnano il 29 maggio 1176.

24. Immagine sopra; la famosa tela di Amos Cassoli “La Battaglia di Legnano” (1860), attualmente conservato presso la Palazzo Pitti a Firenze (Fonte Wikipedia).
 
Pochi giorni dopo quell’incontro le cui conseguenze avrebbero mutato la storia d’Italia e d’Europa, Adriano IV morì, forse avvelenato, anche se si disse che la causa sarebbe stata l’aver bevuto dell’acqua ghiacciata.
Alla sua morte verrà eletto l’insigne giurista e teologo senese Rolando Bandinelli, che prenderà il nome di Alessandro III e che dovrà subito vedersela con l’antipapa filoimperiale Vittore IV (al secolo il cardinale Ottaviano) e abbandonare Roma in preda a tumulti.

25. Immagine sopra; la Cattedrale di Anagni , da dove Alessandro III scomunicò l’imperatore Federico I Hohenstaufen nel 1160 (Foto G. Pavat).
Un anno dopo, nel marzo del 1160, proprio dalla Cattedrale di Anagni, Alessandro III lancerà la scomunica contro il Barbarossa. Lo scontro tra l’imperatore Federico I° Barbarossa e il Papato alleato dei Comuni italiani entrerà nella fase di una lotta senza quartiere e come poi finirà lo sappiamo tutti da quasi mille anni. 
Anche l’incontro tra Adriano IV e i delegati lombardi era avvenuto nella cattedrale anagnina ma proprio in occasione della stipula del “Pactum” si verificò un fatto che cambierà per sempre non solo la Storia e l’aspetto urbanistico di Anagni ma ne segnerà persino il carattere.
Infatti, tra i membri delle delegazioni dei comuni dell’Italia settentrionale c’era anche Jacopo Lombardo da Iseo al quale la Comunitas anagnina chiese di progettare e realizzare ex novo un palazzo ove discutere gli affari dell’amministrazione cittadina.

26. Immagine sopra; Palazzo d’Iseo, visto da piazza Giovanni Paolo II, ad Anagni (Foto G.  Pavat)

 

Nasceva il primo edificio laico italiano destinato sin da subito, ed esclusivamente, all’amministrazione comunale con tanto di Sala della Ragione.

27. Immagine sopra; blasoni sulla facciata settentrionale di Palazzo d’Iseo. Durante l’edizione 2023 dell'”Itinerario del Mistero” nell’ambito di “Anagni Magica Misteriosa”, Giancarlo Pavat ne ha proposto una lettura simbolico-esoterica (foto Riccardo Pau).

 

Le libertà comunali, l’autogoverno cittadino e la Democrazia popolare (con tutti i limiti dell’epoca) avevano finalmente una propria sede.

28. Immagine sopra; altro suggestivo scorcio notturno di Palazzo d’Iseo ad Anagni (Foto Riccardo Pau)

 

Palazzo d’Iseo costituisce un vero e proprio primato anagnino e ciociaro. Che andrebbe fatto conoscere, visto che sui manuali scolastici si trova scritto che il primo Palazzo Civico della Storia italiana e occidentale, è quello della Ragione di Padova risalente al 1218. 

 

29. Immagine sopra; la facciata di Palazzo d’Iseo, sede del Comune di Anagni (Foto G. Pavat)
Invece, Palazzo d’Iseo ad Anagni, precede quello patavino di circa mezzo secolo,  visto che venne realizzato tra il 1159 e il 1163.
30. Immagine sopra; Palazzo della ragione di Padova. All’interno della sala vi è anche un gigantesco cavallo ligneo erroneamente attribuito a Donatello, in quanto sembra una copia di quello del celeberrimo monumento equestre patavino del Gattamelata. In realtà fu donato al Comune nel 1837 dalla famiglia Capodilista, la quale lo aveva fatto realizzare per una giostra o un torneo nel 1466.

 

31. Immagine sopra; la facciata di Palazzo d’Iseo vista da corso Vittorio Emanuele (Foto G. Pavat)
Jacopo d’Iseo progettò un palazzo innovativo, pur tenendo a modello i broletti e i palazzi vescovili dell’Italia Settentrionale, da cui vennero mutuate alcune caratteristiche fondamentali. Ad esempio lo sviluppo’ su due piani, la presenza di un ampio portico e di uno scalone aperto che conduce alla Sala della Ragione.
Inoltre appare notevole la scelta del porticato con 8 arcate che raccorda i due corpi di fabbrica del Palazzo.
Fu sede del Governatore di Anagni. Nel 1254 papa Alessandro IV (al secolo Rinaldo della famiglia dei Conti di Segni), nato a Jenne (oggi in provincia di Roma) ma di origini anagnine, fece aggiungere le eleganti trifore e ampliare la loggia prospiciente la scala. Nel XV secolo fu realizzata la Loggia del banditore.
Il violento assedio da parte delle truppe spagnole, a metà del XVI secolo, rese necessari una serie di interventi che culminarono con quelli del cardinale Lomellino che, nel 1572, trasferì qui la sua residenza.
Dalla fine del XIX secolo sino agli anni 20 di quello successivo, vennero realizzate una serie di ristrutturazioni. Tra cui il controsoffitto ligneo a cassettoni nella Sala della Ragione, opera di Giuseppe Bottini.
Nella seconda metà del XX secolo venne ripristinato l’aspetto medievale. Vennero demoliti gli edifici addossati al palazzo, fu ricostruita la Scala communis e venne ricreata la Sala della Ragione. Sul lato settentrionale sono visibili alcuni stemmi, tra cui quello anagnino. Il più antico dei quali sembra risalire al XII secolo.
Oggi il Palazzo continua a svolgere le funzioni per cui venne realizzato circa 860 anni fa,  infatti è sede degli Uffici Comunali della città di Anagni.
(Giancarlo Pavat)
32. Immagine in basso; una impressionante e suggestiva foto delle arcate di Palazzo d’Iseo (Archivio ilpuntosulmistero)

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