ANALISI ESOTERICA DELLA “CASA DELLE BISSE” DI TRIESTE, di Giancarlo e Francesco Pavat

 

(Foto 1 – “Casa delle Bisse” in via San lazzaro n. 15 a Trieste – foto Francesco Pavat)

 

CURIOSITÀ E SIMBOLISMI ESOTERICI DELLA “CASA DELLE BISSE” A TRIESTE

di Giancarlo Pavat

Foto di Francesco Pavat

La Storia di un Paese o di una città è spesso ricordata e sintetizzata dai monumenti che i propri cittadini hanno eretto nel corso del Tempo. Ma a volte questi testimoni di episodi e vicende storiche vanno letti e interpretati su più livelli. Un po’ come certi antichi testi sacri ricchi di significati ermetici ed esoterici e quindi atti ad essere compresi nella loro pienezza soltanto da coloro che sarebbero in possesso delle corrette chiavi di lettura. Il problema è sempretrovare le chiavi giuste.

Trieste, da molti definita città enigmatica, occulta, esoterica, è una vera e propria miniera d’oro di opere d’arte, palazzi e monumenti che vanno letti ovviamente sia in maniera essoterica che esoterica. I due termini, derivati dal greco antico, generalmente si riferiscono ad una dottrina o pensiero religioso o filosofico o sapienziale che nel primo caso può essere insegnato a tutti e compreso da tutti, nel secondo soltanto dagli iniziati. 

Uno dei palazzi che recano opere di questo genere è Casa Allodi che sorge al civico 15 di via San Lazzaro, proprio alle spalle della chiesa neoclassica di Sant’Antonio Nuovo (sì, quella che assomiglia al Pantheon di Roma) e del “Canal Grande”. L’edificio è conosciuto con un nome decisamente curioso: “Casa delle Bisse”, ovvero, tradotto dal dialetto triestino, “Casa delle Bisce”.

Realizzata in stile neoclassico con elementi di tardo rococò francese, su progetto dell’architetto Bubolini, la “Casa delle Bisse” venne completata nel 1771. La sua storia e la sua architettura sono ricche di elementi singolari e, in alcuni casi, enigmatici. 

Nell’atrio del portone d’ingresso, due lapidi, ricordano altrettanti episodi legati alla costruzione e all’esistenza dell’edificio stesso. La prima lapide recita in latino;

AEDES ANNO MDCCLXXI OB AQUAE INOPIAM ACETO ABSOLUTA

La frase, quantomeno curiosa, fa riferimento al fatto che mentre erano in corso di lavori per erigere il palazzo, nell’agosto del 1771, ci fu a Trieste una grande siccità. Pertanto, vista la difficoltà nel reperire l’acqua per impastare la malta, l’architetto avrebbe ordinato ad una azienda vinicola cittadina, una grande quantità di aceto. E con questo poté completare la costruzione nei tempi previsti. Altro che oggi!

La seconda targa riguarda un particolare e misterioso episodio bellico; infatti recita:

HOC ME ORNAMENTO GALLI AFFECERUNT MDCCCIX

La data, 1809, ci porta in pieno periodo napoleonico e la lapide si riferisce ad una palla di cannone da 32 libbre murata sotto il bordo inferiore della stessa.

Ma, di fatto, il testo della lapide costituisce un piccolo enigma. Infatti non risulta che a Trieste, in quell’anno ci sia stato un bombardamento da parte dei Francesi (i GALLI del testo latino) o altro fatto d’arme simile.

In giro per la città ci sono diverse palle di cannone rimaste incastrate in edifici, palazzi, persino chiese, basta osservare la facciata della cattedrale di San Giusto che ne ha addirittura due. Ma sono tutte riconducibili a episodi bellici ben identificati e noti. 

(Foto 2 – Una delle palle di cannone inglesi visibili sulla facciata della Cattedrale di San Giusto a Trieste)

Nel caso della Cattedrale, ad esempio, si tratta di proiettili sparati nel 1813 dalle navi inglesi alla fonda davanti al porto triestino, contro le odiate truppe francesi asserragliate nell’adiacente ed omonimo Castello di San Giusto. 

Per la palla della “Casa delle Bisse”, invece, non si sa in quale occasione i “Galli” la resero ornamento dell’edificio.

Ma per quanto riguarda le simbologie esoteriche è sulla facciata della “Casa” che è necessario concentrare l’attenzione. Certamente non con difficoltà. Visto che l’elemento principale (e decisamente più interessante) colpisce immediatamente il passante o il visitatore.

(Foto 3 – Le finte tendine in gesso della “Casa delle Bisse”)

Già le finte tende in gesso che decorano l’ultimo piano, possono apparire quantomeno singolari. Lasciando scorrere lo sguardo lungo la facciata, dall’alto in basso, si incontrano le tre pigne che caratterizzano l’elaborato timpano della porta-finestra del primo piano. Mutuata dal Cristianesimo e prima ancora dall’arte e architettura romana, la pigna rimanda ai significati simbolici legati ai concetti di Rinascita, Rigenerazione e pure a quelli di Immortalità (basta pensare all’Albero di Natale, un sempreverde che pertanto “non muore mai”. Non per nulla il tipo di pigna generalmente raffigurata nell’arte, è proprio quella dell’abete) e di Fertilità. Essendo la pigna colma di semi e anche per la sua stessa, peculiare, forma ovoidale. 

(Foto 4 – Le Pigne del timpano della porta-finestra al primo piano della “Casa delle Bisse”)

Ma l’elemento più straordinario della “Casa delle Bisse” sono indubbiamente le decorazioni del grande portone d’ingresso.

In particolare il gruppo scultoreo (ovviamente successivo all’edificazione del palazzo e tra poco si capirà il motivo) che lo sovrasta e che sembra sorreggere un balcone con le ringhiere in ferro battuto.

Il gruppo bronzeo è formato da tre aquile intente a dilaniare un serpente che, a sua volta, tenta di mangiare un pomo.

 (Foto 5 – Portone della “Casa delle Bisse”)

(Foto 6 – Facciata della “Casa delle Bisse”)

E questo sembrerebbe il motivo per cui questa a casa viene chiamata in dialetto “Casa delle Bisse”. Ma il termine è al plurale, anche se di rettili (almeno nel gruppo scultoreo) se ne vede uno solo.

In realtà altre “bisce” si notano nella decorazione del grande portone ligneo. 

Il portone è scandito (oltre che dalla lunetta vetrata protetta da decorazioni geometriche in ferro battuto) da quattro metope (due per anta). Quelle inferiori raffigurano due aquile che guardano rispettivamente alla propria destra (quella nella parte sinistra per chi osserva il portone), ed alla propria sinistra (quella nella parte destra per chi osserva il protone). Entrambe reggono tra gli artigli rametti di quercia. 

Le metope superiori, invece, raffigurano due vasi con decorazioni di volti antropomorfi, posti su artistici piedistalli e con fiori all’interno. Si notano due serpentelli che tengono in bocca le estremità di un nastro che sembra avvolgere i vasi. Sono queste le vere “bisse” che danno il nome al palazzo?

Il mistero, a quanto pare, rimane. 

(Foto 7, 8 e 9 Le decorazioni sul portone ligneo della “Casa delle Bisse”)

Ma aldilà di quante e quali siano le bisce di quell’edificio al civico 15 di via San Lazzaro, l’aspetto certamente più interessante ed intrigante è il fatto che, come si accennava all’inizio, ci si trova davanti ad un’opera d’arte profondamente simbolica che è possibile “leggere” sul piano prettamente storico-allegorico (ovvero essoterico) e su quello, appunto, esoterico. 

Nel primo caso le tre aquile rappresentano le tre potenze europee, Austria, Prussia e Russia (che avevano appunto un’aquila nello stemma) impegnate a sgominare Napoleone Bonaparte Imperatore dei Francesi (il serpente) che vorrebbe addentare il Mondo (il pomo).

(Foto 10 e 11 – Napoleone passò una notte sola a Trieste, quella tra il 29 e il 30 aprile 1797 nello storico Palazzo Brigido in via Pozzo del Mare, come ricorda una targa marmorea apposta sulla facciata, quando, ovviamente non era ancora Imperatore ma “semplice” Comandante dell’Armata francese d’Italia – foto G. Pavat 2015).

Appare ovvio ed anche scontato che Napoleone fosse visto come l’incarnazione del Male non solo dalle Monarchie ma da tutti i popoli europei che ebbero la sventura di provare sulla propria pelle che cosa volesse dire essere “liberati” dai Francesi. Anche Trieste provò questo “piacere”, tanto che quando, dopo la caduta del “Petit caporal”, ritornarono gli Austriaci (Trieste faceva parte dell’Impero Asburgico dal 1382), questi vennero accolti dalla cittadinanza festante. Quindi il gruppo scultoreo è stato datato a dopo la battaglia di Lipsia combattuta dal 16 al 19 ottobre 1813 da Napoleone da una parte e dagli eserciti delle grandi potenze europee continentali anti-francesi, (Austria, Russia, Svezia e Prussia) e dai volontari di diverse regioni tedesche, dall’altra. L’Imperatore dei Francesi ne uscì sonoramente sconfitto tanto che lo scontro, noto anche come “Battaglia delle Nazioni”, oltre che il fallimento della cosiddetta “Campagna di Germania”, provocherà il crollo dell’Impero napoleonico ed il successivo esilio del Bonaparte all’Elba. Trieste asburgica intitolerà una piazza alla Vittoria di Lipsia. Si tratta della piazza oggi dedicata al patriota triestino Attilio Hortis, nel pieno centro storico cittadino. 

(Foto 12 – La Battaglia di Lipsia nel quadro di Vladimir Ivanovich Moshjkov -1792-1839 – Fonte immagine Wikipedia)

(Foto 13 – Il monumento al patriota e storico triestino Attilio Hortis in quella che fino al 1918 si chiamava piazza Lipsia – foto G Pavat 2016)

Se questa è l’interpretazione “storica”, quindi essoterica dell’opera, qual è quella esoterica? 

Nel descrivere l’opera che decora il portone della “Casa delle Bisse” ho scritto che le aquile sono intente a dilaniare il rettile. Effettivamente è stretto tra gli artigli di tutti e tre i rapaci, sia di quelli posti alle due estremità che di quello centrale. Quest’ultimo, nel becco stringe anche la testa del Serpente. Impedendogli in questo mondo di addentare il pomo-mondo. Apparentemente. Già apparentemente. Proviamo a osservare tutto con occhi diversi. Cominciando dalle aquile.

(Foto 14 – L’Aquila centrale del gruppo scultoreo di “Casa delle Bisse”)

Araldicamente l’Aquila simboleggia la Nobiltà, non solo di sangue, ma pure morale. L’Aquila non guida le folle ma deve dare l’esempio. Dal punto di vista simbolico, l’aquila ha un significato legato al Trascendente. 

Secondo le mitologie era l’unico uccello che poteva volare vicino al Sole senza bruciarsi le ali. 

Era l’animale totemico sacro a Zeus e a Giove ma pure a ad altre antiche divinità. Pensiamo, ad esempio, alla dea norrena Freja, che addirittura poteva mutarsi in aquila per volare da un mondo all’altro. Quindi l’aquila ha pure il significato di fungere da tramite, tra i vari piani esistenziali.

L’Aquila è pure l’animale simbolico dell’ultimo Evangelista, Giovanni. E questo proprio perché il suo Vangelo è quello più spirituale, più esoterico, qualcuno l’ha definito addirittura gnostico. Quindi quello che maggiormente si eleva dalla Materia verso il Divino, verso Dio.


(Foto 15 – L’Aquila centrale con la testa del Serpente e il Pomo d’oro di “Casa delle Bisse”)

Inoltre, l’associazione de ll’Aquila con il Serpente non è infrequente. In questa maniera i due animali formano una coppia di opposti complementari, dove l’Aquila simboleggia la luce, il cielo, le forze supreme, mentre il Serpente è l’oscurità, la terra, le forze ctonie. Proprio come i due colori (o meglio, “non-colori”) il Bianco e il Nero, che ritroviamo pure nel vessillo dei cavalieri Templari, il “Baussant”, “Valcento” in italiano. 

L’Aquila uccidendo e mangiando il Serpente rappresenta quindi il trionfo del Bene sul Male. Non è un caso che universalmente, gli dei, i grandi eroi, i re o pastori di genti per appropriarsi della sua forza e delle sue virtù la adottarono come proprio simbolo. 

Tutto ciò non sembra contraddire l’interpretazione delle tre aquile come simbolo delle Potenze dell’”Ancien régime”, legate al concetto assolutistico di Monarchia voluta direttamente da Dio. Ma proseguiamo. Guardando bene la facciata della “Casa delle Bisse”, si ha l’impressione che i tre rapaci (anche il numero potrebbe essere indicativo, visto che il 3 è il numero sacro, trascendente per eccellenza) stiano planando arrivando da destra (per chi sta osservando l’edificio). In occultismo venire da destra significa venire dal lato “di giustizia”, dal lato positivo.

Nelle lingue anglosassoni e germaniche, le parole “destra” e “giustizia”, quest’ultima intesa nel senso di “Diritto”, vengono scritte e/o proferite nella stessa maniera.

 

ITALIANO           INGLESE         TEDESCO

DIRITTO                  RIGHT                RECHT

DESTRA                   RIGHT                RECHT

Ennesima conferma, quindi, che le Aquile rappresentano il “Bene”.

Ma se invece di ghermire il Serpente, lo stessero portando?

In questo caso il Serpente non sarebbe una personificazione del Male ma il simbolo della Conoscenza e della Sapienzialità. 

A questo punto qualcuno strabuzzerà gli occhi. Il Serpente inteso in senso non negativo? Possibile? Decisamente sì. Proprio nel Nuovo Testamento possiamo trovare dei passi a conferma di tutto ciò.

Leggiamo nel Vangelo di Matteo (10 – 16):

“Ecco, io vi mando come pecore in mezzo ai lupi, siate dunque prudenti come serpenti e semplici come colombe”.

È Gesù che sta parlando. In pratica nell’invitare i propri discepoli a predicare la Buona Novella, gli dice che devono “essere prudenti (nel senso di astuti) come serpenti”.

Inoltre, sempre Cristo, preannunciando il proprio supplizio, spiega che verrà inchiodato come “il Serpente nel deserto”. In questo caso si sta rifacendo al passo Veterotestamentario in cui Mosè fa innalzare, appunto, un serpente di bronzo. Durante l’Esodo, gli Ebrei, insofferenti e ingrati perché nel deserto si stavano nutrendo soltanto di Manna, vennero puniti da Jahvè mediante i morsi di serpenti velenosi. Successivamente fu lo stesso Jahvè, impietositosi, a suggerire a Mosè la soluzione per salvare il proprio popolo: “Costruisci un serpente e ponilo attorno a una verga”. Per poi imporlo sui sofferenti. Ecco che il rettile, in questo caso, ha un valore positivo in quanto permette agli Ebrei di guarire dai morsi di serpi vere. Quindi il Serpente diventa simbolo allegorico di conoscenze positive atte a sanare. D’altronde il concetto metaforico è abbastanza comprensibile. Il serpente secerne il veleno che può uccidere ma pure guarire. Inoltre, cambiando pelle, raffigura l’auspicio di rinascita e guarigione.

(Foto 16 – A Milano, all’interno della Basilica di Sant’Ambrogio, accanto al terzo pilastro, sopra una colonna romana con capitello corinzio fatta di granito d’Elba, è visibile un Serpente nero di bronzo. La statua fu portata a Milano nell’anno 1000 dall’Arcivescovo Arnolfo da Arsago. Secondo la tradizione sarebbe proprio il serpente forgiato da Mosè durante l’Esodo – foto G. Pavat 2009).

 

Un Serpente inchiodato su una “Croce del Tau” (con evidente riferimento alla frase pronunciata da Gesù), viene utilizzato in ambito alchemico come allegoria della costante ricerca della “Grande Opera”, del percorso di accrescimento sia materiale che, soprattutto, spirituale dell’alchimista….dell’eterna ricerca della “Pietra Filosofale”…della “Lapis Exillis”…della “Coppa della Conoscenza”.

Questo è il significo con cui troviamo il Serpente in diverse Civiltà e Culture tradizionali. Nell’antico Egitto veniva raffigurato sopra al copricapo dei Faraoni. In India, nello Yoga, rappresenta la Conoscenza che risiede alla base della colonna vertebrale nonché è il simbolo della Kundalini. Anche nei Tarocchi rappresenta la Conoscenza e nell’Arcano Maggiore precede l’Eremita nel suo cammino verso l’Illuminazione.

(Immagine 17 – Il Serpente alchemico simbolo della Conoscenza – disegno di G. Pavat)

Quindi, il serpente inteso allegoricamente come sinonimo di “Conoscenza Suprema”. Una Conoscenza che solo Dio può concedere agli uomini.

Ma non è tutto. 

Nel 1947, un pastorello beduino scoprì, all’interno di cavità, situate presso le rive del Mar Morto, alcune anfore contenenti testi sacri su papiri appartenuti alla Setta Ebraica degli Esseni, che viveva nella vicina località di Qumran. Comunità di tipo monastico, considerata praticamente eretica dall’Ebraismo ufficiale del Gran Secerdote del Tempio di Gerusalemme, e annientata dalle Legioni di Roma nel 68 d.C..

Come è noto, la gran parte dei rotoli contiene passi del Vecchio Testamento, Commenti Biblici e le Regole della Comunità Essena. Ma nel 1955, in un’altra grotta sempre nell’area di Qumran, vennero scoperte altre giare con altri papiri, in molti casi frammentari. Nel 1972, lo studioso spagnolo Josè O’Callaghan (1922-2001) riconobbe in uno di questi frammenti, chiamato Papiro 7Q5, un passo del Vangelo di Marco. Precisamente i versetti 52-53 del VI Capitolo. Alla luce del fatto che le grotte non vennero più utilizzate dopo la fine della comunità di Qumran, i frammenti di questo papiro, per forza di cose, sono precedenti al 68 d.C.. Quindi si avrebbe la prova della precocità della stesura scritta dei vangeli, almeno di quello di Marco. Talmente precoce da risalire addirittura a poco più di 30 anni dopo le vicende narrate. Ovvero quando molti dei testimoni erano ancora in vita e quindi in grado di confermare o smentire. Scoperta clamorosa, quindi, che dovrebbe rivoluzionare tutte le conoscenze e “certezze” sui Vangeli e sulla “storicità” di quanto riportato. Ma, in realtà, come spesso accade di fronte a scoperte rivoluzionarie e scomode, parte della comunità scientifica e del mondo accademico non concordano affatto con padre O’Callaghan. Ad essere contestata non è tanto la datazione e quindi l’antichità del reperto, quanto la sua identificazione come un passo marciano. Ma tornando agli altri Rotoli di Qumran, e più precisamente a quello denominato “4Q285” (detto anche “Documento di Damasco”), si apprende che gli Esseni erano soliti indicare il “Salvatore del Mondo” o “Principe Messianico”, con il termine di “nhsh” cioè “nasi” ossia il “Serpente”. In aramaico, l’antica lingua parlata anche da Gesù in Palestina, “serpente” era detto appunto “nahash”.

In un documento rinvenuto nel secolo scorso e noto come il “Documento del Cairo”, con il nome “nasi ha-‘edah” vengono identificati i successori di Re David (CD V,1 -VII) e sempre in questo documento il “nasi” viene definito come “La Stella” e Gesù ci riferisce di essere “la radice della stirpe di Davide, ossia la stella radiosa del mattino” (ossia Venere).

Sappiamo che Gesù era chiamato “Jeshua nahashira”, ovvero “Il Nazareno”. Ma il termine potrebbe essere inteso non come proveniente da Nazareth (che al tempo di Cristo non esisteva nemmeno, infatti la località sorse nel Medio Evo), bensì come “Il Saggio” o “Risplendente”. Legato quindi al significato simbolico del “Serpente”.

(Foto 18 – La “Casa delle Bisse” a Trieste)

Tornando alla triestina “Casa delle Bisse”, stabilito che il Serpente ha un valore positivo e si riferisce alla Conoscenza e Saggezza. Ecco che diventa plausibile la circostanza secondo la quale le tre aquile non lo stanno affatto sbranando ma portando. Ovvero stanno recando con artigli e becco la “Conoscenza”, la “Sapienzialità esoterica”. 

Anche il fatto che il Serpente appaia vivo indica che l’animale rappresenta valori e significati ben presenti, “vivi”, “in divenire”. 

Ma chi sarebbe il destinatario o i destinatari di questa “Conoscenza”’? Ovviamente colui o coloro che sono adombrati dal pomo d’oro. A cui il rettile sta puntando ma non per mangiarlo, bensì per vivificarlo con la nuova e Suprema Conoscenza.

Il concetto, l’idea di sapienzialità esoterica potrebbe riverberarsi anche nelle decorazioni delle metope lignee del portone. I serpentelli con il nastro che tengono in bocca starebbero sigillando il vaso proprio per custodire la Conoscenza ivi racchiusa che non sarebbe “per tutti”. Riecheggia il mito del “vaso di pandora” da cui uscirono e si dispersero sulla Terra tutti i mali ma nel quale rimase rinchiuso la “Speranza”. Quindi nei vasi della “Casa delle Bisse” sarebbe serbata gelosamente proprio questa. L’elemento che più di tutti contrasta con questa interpretazione delle metope del protone è il fatto che sembra essere precedente al gruppo scultoreo del frontone. Lo attesterebbero i due rapaci delle metope inferiori che sembrano “aquile napoleoniche”.

(Foto 19 – Il gruppo scultoreo di “Casa delle Bisse” a Trieste)

Infine, persino il nome, “delle Bisse”, con cui il palazzo è noto a Trieste potrebbe essere un indizio, magari una lontana reminiscenza, del fatto che bisogna focalizzare l’attenzione sul Serpente e non sulle tre aquile. Altrimenti si sarebbe dovuta chiamare “Casa delle Aquile”.

A quali conclusioni ci conduce questo ragionamento, ammesso e non concesso che sia corretto come interpretazione del gruppo scultoreo della “Casa delle Bisse”? La spiegazione va ricercata nella possibilità che il committente abbia voluto lasciare un messaggio (appunto) esoterico auspicante l’avvento e la diffusione di una nuova Conoscenza che un giorno si sarebbe trasformata da esoterica in essoterica, e quindi destinata all’Umanità intera rappresentata dal pomo d’oro. Ma per far questo ha dovuto dissimulare tutto mediante un significato “politico” e “storico”. In epoca post-Congresso di Vienna e in piena Restaurazione non c’era molta scelta. 

Le tre aquile che sembrano ghermire il serpente, una potente e straordinaria opera d’arte esoterica, fatta passare per una sorta di monumento allegorico alla Vittoria delle Potenze della Restaurazione coalizzate contro Bonaparte, e tutto per celare un messaggio, un auspicio di rinnovamento, una speranza di rigenerazione, di un futuro più giusto e libero per tutti.

(Giancarlo Pavat)

Se non altrimenti specificato le foto sono di Francesco Pavat.  

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