L’affresco con il “Cristo nel labirinto” di Alatri, un enigma europeo

Affresco con il Cristo nel Labirinto ad Alatri (Fr)

Chi meglio di un sito che si chiama “Il punto sul mistero” è adatto per (scusate il gioco di parole) fare il punto e ricapitolare la vicenda dell’affresco con il “Cristo nel labirinto” di Alatri.
Soprattutto alla luce degli ultimi aggiornamenti a seguito della spedizione in Svezia dello scorso anno.

Eviteremo però di affrontare le indiscrezioni che stanno trapelando dai lavori di restauro che la Soprintendenza ai Beni Artistici, Storici ed Etnoantropologici del Lazio sta ormai concludendo. Si tratta di una questione di correttezza. Saranno gli stessi restauratori a parlarne nella conferenza stampa che certamente verrà organizzata per presentare la conclusione del restauro.
Affronteremo, invece, l’argomento da un punto di vista, per così dire, “europeo”. Alla luce del crescente interesse da parte di studiosi, ricercatori, appassionati di labirinti di tutto il “Vecchio Continente” (e non solo).

Com’è ormai arcinoto, l’enigmatico affresco si trova in una sorta di cunicolo (o meglio intercapedine) nel chiostro di San Francesco, annesso all’omonima chiesa del XIII secolo.
Già convento, poi carcere e tribunale penale, il chiostro, che si apre su piazza Regina Margherita, è stato restaurato e viene utilizzato come sala espositiva di mostre ed eventi culturali.
Nel 1996, per puro caso, nel cunicolo vennero scoperti alcuni affreschi parietali. Elementi decorativi di carattere vegetale si alternano ad enigmatici simboli. Come il “Fiore della vita”, spirali, triplici circonferenze e “stelle radiali”. Ma la parte del leone la fa quello che si presenta come un vero e proprio “unicum” nel panorama dell’arte universale.
Si tratta di un enorme affresco con “Cristo in Gloria” o “Cristo Giudice” posto al centro di un enorme labirinto unicursale di dodici cerchi concentrici neri e dodici bianchi.

Il diametro del cerchio più esterno è di circa cm 140, mentre quello del cerchio interno misura 75 centimetri.
Nell’affresco, Cristo, che indossa una tunica scura ed un mantello dorato, con la mano sinistra, al cui dito anulare porta un anello, regge un libro chiuso di cui si distinguono alcuni dettagli, come due fibbie ed una placca, posto quasi in corrispondenza con il cuore.
La mano destra invece tende all’uscita (o ingresso) del labirinto. Alcuni segni incisi sull’intonaco sembrano indicare la presenza di una mano che esce dal labirinto. Solo dai risultati dei restauri sapremo se, come sembra, Cristo stringe questa mano o, più semplicemente (ma non per questo meno rilevante dal punto di vista simbolico) indica l’uscita del dedalo.
Assolutamente da non prendere nemmeno in considerazione l’asserita scoperta (avanzata da qualche ricercatore locale) di un serpente che uscirebbe dal labirinto e verrebbe afferrato da Cristo.

Volto del Cristo nel Labirinto
Volto del Cristo nel Labirinto ad Alatri (Fr)

Il volto di Cristo è barbuto, con un’aureola con una croce inscritta. Questo particolare esclude senza alcun dubbio che, come ipotizzato da qualche ricercatore locale, si possa trattare di un personaggio biblico del Vecchio Testamento.
Un altro ricercatore, invece, ha dichiarato a mezzo stampa di aver scoperto che il Cristo nel labirinto ha tre volti. ha avanzato l’ipotesi che Cristo abbia tre volti. Dando così la stura a tutta una serie di teorie ed elucubrazioni che francamente ritengo destituite d’ogni fondamento.
Ho osservato a lungo ed in diverse occasioni l’affresco. Dal vero (e non in fotografia) e da distanza molto ravvicinata (quando c’era le impalcature all’interno del cunicolo). E non ho mai trovato alcuna traccia di questi “tre volti”.
Nel dibattito è intervenuta anche la dottoressa Barbara Frale, archivista Vaticana e studiosa di Templari ed autrice di numerosi libri sull’argomento. In una intervista televisiva rilasciata a Fiuggiwebtv in occasione della consegna del Premio Ricerca nel Mistero, a Roma, lo scorso 4 marzo, ha stroncato l’ipotesi del Cristo “trifacciato”. Per realizzare il labirinto, l’ignoto artefice ha tracciato prima la circonferenza centrale e le altre 23 ad essa concentriche. Poi, prima di colorarle di nero e di bianco, ha “tagliato” le circonferenze, creando angoli, meandri e corridoi. E dando al labirinto un aspetto cruciforme.

Croce Patente nella chiesa di San Francesco ad Alatri (Fr)

A qualcuno ricorda una “Croce patente”, come quella di colore rosso che si vede affrescata sulla controfacciata della chiesa di San Francesco.
La parete affrescata con il “Cristo nel Labirinto” guarda a sud.
Quindi l’entrata del labirinto di Alatri si trova ad ovest (alla sinistra di chi l’osserva) e l’uscita è rivolta ad est. In pratica è orientato come la stragrande maggioranza delle chiese e delle cattedrali cristiane. Si entra provenendo da dove tramonta il sole, dalle tenebre, e ci si avvia nella direzione in cui sorge, verso la Luce.

Spread the love

10 commenti:

  1. ilpuntosulmistero

    L’articolo è del marzo 2012, quindi sia i contenuti che le ipotesi avanzate, sono ovviamente datati. Basti pensare, solo per fare un esempio, che all’epoca l’autore, Giancarlo Pavat, non aveva ancora organizzato la spedizione di ricerche storiche sul Baltico e in particolare sull”isola di Gotland, sulle tracce dei più antichi labirinti d’Europa.
    Pertanto per conoscere l’attuale stato delle ricerche sul Cristo nel Labirinto, si invita a leggere l’ultimo libro che Pavat ha dedicato ai Labirinti. Ovvero “GUIDA CURIOSA AI LABIRINTI D’ITALIA”. ( Newton Compton 2019).

  2. Alberto Micarelli

    trovo bizzarra l’interpretazione di Cristo come punto di partenza per uscire dal labirinto/percorso, meglio pensare al Cristo come punto d’arrivo di un percorso che parte da un generico ambiente esterno.
    Il percorso-pellegrinaggio resta invece una buona metafora della vita terrena durante la quale saranno curate le 4 dimensioni della persona, percorse nei 4 quadranti (corporeità, mente-logo, carità-amore e infine la dimensione spirituale-anima) alla cui conclusione con le ultime due “conosceremo” la verità (Cristo).
    Altro punto indimostrato è l’associare il labirinto ai monaci Templari.

  3. Giancarlo Pavat

    In merito alla segnalazione del lettore Duilio sul cd. “labirinto” di Guardialfiera, confermo che (nonostante l’accostamento con il cd “Labirinto di Gerico”, che altri non è che una versione del modello “classico”) simbolicamente parlando si tratta senza alcun dubbio di una spirale. Ma ciò non lo rende meno interessante. Guardando le altre immagini delle “cartolione da Guardialfiera” del sito di Franco Valente si notano altri simboli. Soprattutto nodi. Oltre a figurine antropomorfe, probabilmente realizzate per fini apotropaici, tipiche dell’arte medievale.
    Quanto all’altro labirinto, quello di Colli a Volturno, non vi è dubbio che si tratta di un labirinto “classico” nella versione “baltica” (sebbene modificata dalla croce che di fatto impedisce di seguire le volute del perocorso del labirinto). Citando l’inglese Jeff Saward (uno dei massimi esperti mondiali in fatto di labirinti) “il design archetipico del labirinto classical è costituito da un unico percorso che gira avanti e indietro in modo da formare sette circuiti, delimitate da otto pareti, che circonda l’obiettivo centrale. Si trova in entrambe le forme circolari e quadrate. Praticamente quasi tutti i labirinti precedenti al I secolo a.C. sono di questo tipo. Il modello è stato trovato in diversi contesti storici in tutta Europa, in Nord Africa, nel sub-continente indiano e in Indonesia, questo è anche il design che si rintraccia nel sud-ovest americano e, occasionalmente, in Sud America. Durante l’attuale ripresa dei labirinti ha ancora una volta ha trovato la popolarità per la sua semplicità di costruzione e simbolismo archetipico”.

    E’ molto probabile che il labirinto di Colli a Volturno sia medievale. Non concordo con l’ipotesi del lettore Davide che ipotizza si tratti di un opera normanna. Non risulta che i Normanni abbiano realizzato labirinti. Loro venivano dalla regione francese sulla Manica a cui hanno dato il nome, ed è vero che discendevano da vikinghi danesi. Ma i labirinti “baltici” presenti in Scandinavia, soprattutto in Svezia, sono molto più antichi dell’Età Vikinga (durante circa dal VIII secolo d.C. all’Anno Mille). Alcuni risalgono all’Età del Bronzo, altri al Neolitico. Come tra l’altro confermato pure Saward nel suo sito http://www.labyrinthos.net.
    L’ipotesi più palusibile è proprio qualla avanzata sia da Franco valente, sia da altri. Ovvero il manufatto della chiesa di S. Leonardo a Colli a Volturno sarebbe legato ai percorsi dei grandi pellegrinaggi medievali. In quel caso lungo la Francigena del Sud. Mi riservo di recarmi quanto prima sul posto per cercare (se possibile) di capirci qualcosa di più.
    Giancarlo Pavat.

  4. Se Colli a Volturno sta’ sulla Francigena del Sud, quella che passa pure per Alatri, allora l’ipotesi di Pavat del percorso di pellegrinaggi o comuqnue sacrale segnato dai labirinti prende maggiore consistenza.

  5. Giancarlo Pavat

    Buongiorno, ringrazio i lettori che mi hanno segnalato il sito e l’articolo di Franco Valente in cui si parla di un incredibile ed interessantissimo esemplare di labirinto “Baltico” incastonato nella facciata della chiesa di S. Leonardo a Colli a Volturno in Molise.
    Desidero ringraziare soprattutto Franco Valente per aver fatto conoscere questo esemplare (nell’articolo parla pure di un altro labirinto presente a Guardialfiera, ma è in realtà si tratta di una spirale. Ma il significato simbolico ed esoterico grosso modo è lo stesso) di cui ignoravo assolutamente l’esistenza. In riferimento alla sterile polemica a cui fa riferimento Valente, ricordo che lo “scopritore” è colui che divulga e condivide una scoperta, una novità. E non colui che la tiene per se. La Cultura è condivisione. E la condivisione della Conoscenza è un progresso per tutti.
    Tornando al manufatto molisano , è proprio vero che il Patrimonio culturale, tradizionale, storico e artistico dell’Italia non finisce mai di stupire.
    Desidero inoltre dare (ed ho inviato un commento anche al sito di Valente)un piccolo contributo alla maggiore comprensione del simbolo di Colli a Volturno.
    Il labirinto di Colli a Volturno è molto interessante e qui di seguito cercherò di spiegare in maniera succinta il perchè (scusatemi se vi sembrerò troppo lungo).
    Per prima cosa è un labirinto “unicursale”. Ovvero (al contrario dei labirinti “multicursali”) ha un solo ingresso, un solo percorso ed una sola uscita, sempre al centro.
    Dal punto di vista iconografico è classificabile come labirinto “classical” (o “cretese”) oppure “Baltico”. “Classico” o “cretese” in quanto è stato rinvenuto su monete o in mosaici greci e romani. “Baltico” perchè simili esemplari si trovano a centinaia sulle coste del Mar Baltico, in Germania, Russia, Paesi Baltici, Finlandia, Svezia, ma pure in Scozia ed in Norvegia. Tra l’altro gli esemplari più antichi finora accertati (risalgono alla preistoria) sono quelli presenti in Svezia, Finlandia e Russia 8in Russia sono studiati dagli archeologi soprattutto quelli della Carelia, della penisola di Kola, del Mar Bianco e dell’Arcipelago delle Solowetsky, datati a 3000 anni fa).
    Mentre i labirinti “classici” possono essere anche quadrati o rettangolari, quelli “Baltici” sono esclusivamente circolari ( o meglio spiraliformi).
    Inoltre, graficamente, il labirinto “baltico” viene tracciato partendo proprio da un croce (ricordo che quello della croce è un simbolo molto più antico del Cristianesimo) , che nel caso di Colli a Volturno è comunque molto più evidenziata di quanto lo sia normalmente.
    Trovare un esemplare di labirinto “Baltico” in Italia è davvero una cosa straordinaria (potrei sbagliarmi, ma credo che sia il primo caso documentato). Generalmente in labirinti italiani (ovviamente sto parlando dei labirinti antichi) o sono romani (musivi pavimentali o grafitti di forma rettangolare, quadrata, circolare ecc), oppure, quelli medievali sono riconducibili allo “Chartres type” (modello Chartres) come , appunto, quello di Alatri (FR), S. Maria in Aquiro e Santa Maria di Trastevere a Roma (entrambi oggi scomparsi) , Lucca, Pontemoli (MS), e Pavia. Quello di S. Vitale a Ravenna, pur essendo di ispirazione bizantina è stato realizzato nel Rinascimento.
    Concordo nell’ipotesi che il labirinto di Colli a Volturno abbia un significato allegorico del pellegrinaggio, dell’ “itinera gerosolimitana”. Sarebbe interessante poterlo datare con precisione (anche se, a naso, credo sia medievale) e scoprire il motivo per il quale l’ignoto artefice abbia scelto quella particolare forma di labirinto.
    Al mondo ci sono migliaia e migliaia di appassionati e studiosi di labirinti. Credo che si debba far conoscere l’esemplare di Colli a Volturno.
    Quindi grazie ancora a Franco Valente e a coloro che mi hanno segnalato il suo sito e l’articolo in questione.
    Cercherò di visitare Colli a Volturno e vedere il labirinto il prima possibile. Appena il tempo si stabilizza.
    Giancarlo Pavat

  6. @lex 2 sed lex

    Mi sembra che il labirinto abbia risollevato la faccia di Alatri. Complimenti, Pavat.

  7. Grande merito allo scopritore del labirinto. Bravo Giancarlo.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *