Ufo nell’Arte? – L’affresco misterioso di Montalcino (SI).

Il primo satellite artificiale della storia dell’Umanità (o almeno il primo di cui si ha contezza), vincendo la forza di gravità, raggiunse lo spazio il 4 ottobre del 1957 e prese ad orbitare attorno alla Terra. Si trattava dello “Sputnik 1” (in russo letteralmente “satellite”). Ordigno messo in orbita dall’allora Unione Sovietica dal “Cosmodromo” di Baikonur (oggi nella repubblica dell’Asia Centrale del Kazakistan). Lo “Sputnik” compì circa 1.400 orbite attorno al nostro pianeta, rimanendo nello Spazio sino al 3 gennaio del 1958, quando bruciò durante il rientro nell’atmosfera terrestre. Con il lancio dello “Sputnik” si fa convenzionalmente cominciare la cosiddetta “Era Spaziale”, che nel 1969 consentirà all’Uomo di calcare le rocce e la polvere della Luna.
Ebbene, è possibile che una raffigurazione di un oggetto simile al satellite artificiale sovietico (e pure ai successivi satelliti a “Stelle e strisce”) sia conservata in una chiesa italiana del XIV secolo, precisamente nella chiesa di San Lorenzo in San Pietro, a Montalcino, in provincia di Siena in Toscana?

Di questo enigma parlano molte pubblicazioni, spesso facendo un po’ di confusione e diffondendo informazioni errate.
Lo “Sputnik”, o supposto tale, si trova raffigurato in un grandioso affresco che sui libri di storia dell’arte viene indicato come “Glorificazione dell’Eucarestia” o “Glorificazione della Santissima Trinità”. Ma per gli appassionati di ufologia o tematiche misteriose, è l’ “Affresco con lo Sputnik” o “Affresco con l’Ufo”.
Sebbene ritenga che, nel corso della storia umana vi siano parecchie “zone d’ombra” o “avvenimenti misteriosi” (ma non per questo ci deve essere necessariamente una spiegazione “extraterrestre”), e che molte opere d’arte rappresentino oggetti o situazioni che al momento della loro realizzazione non dovevano esistere o essere conosciute, sono convinto che il singolare affresco di Montalcino appartenga ad un bagaglio iconografico assolutamente “terrestre”.
Vediamo il perché.

L’opera in argomento risale al 1600 (e non al 1595, come si trova in molti libri e pubblicazioni anche autorevoli). Lo si evince dalla scritta “Ventura Salimbeni pittor serenis fecit anni jubilei 1600”, e fu realizzata, appunto, da Bonaventura Salimbeni (1567-1613).
Nella chiesa esistono altre due opere eseguite da Salimbeni. Si tratta di “Cristo consegna le chiavi a San Pietro” del 1599, e “Cristo inchiodato alla croce” del 1604.
A dimostrazione che il pittore ha voluto rappresentare non un “oggetto volante non identificato” ma il globo terrestre e che le cosiddette “antenne” altro non sono che scettri della Divina Potestà, invito a visitare il Museo del Prado a Madrid (oppure a sfogliare un libro d’arte con delle buone riproduzioni fotografiche), per ammirare una grandiosa tela di quel genio della pitture italiana che è Tiziano Vecellio da Pieve di Cadore (1490-1576).

L’opera risale al periodo che va dal 1551 al 1554, rappresenta “L’adorazione della Trinità” e fu commissionata dall’Imperatore Carlo V d’Asburgo, il quale la volle con se anche quando si ritirò nel Monastero di S. Gerolamo a Yuste.
Il soggetto rappresentato sulla tela è divisibile in due parti. Quella inferiore è occupata da una moltitudine di uomini e donne che, in atteggiamenti (forse) scomposti, anelano verso la parte superiore del dipinto. Qui, sopra una nube, attraverso la quale filtrano i raggi provenienti dallo Spirito Santo effigiato come una colomba (spero che qualcuno non tiri fuori l’affermazione che trattasi di un astronave con raggi laser), siedono le prime due Persone della Trinità, tra le due si libra appunto la colomba.
Ebbene, le somiglianze con l’affresco di Montalcino sono evidenti. Il Padreterno e Gesù Cristo reggono entrambi due sfere armillari (o globi terracquei) e due scettri. La posizione con cui siedono sulla nube è addirittura identica. Come identica è la colomba.
Se nell’affresco toscano si vede il papa nella tela spagnola compare Carlo V, in atteggiamento devoto, avvolto in un candido manto e con la corona imperiale posata a terra.
Certo esistono anche delle differenze. Nell’affresco c’è un solo globo e piuttosto grande, mentre, nel capolavoro del Tiziano, le sfere sono due e di ridotte dimensioni tanto da essere tenute in una mano.
Ma tali differenze non indicano altro che una diversa volontà e capacità artistica del pittore.
Ma che cosa significa tutto ciò?

La tela del Prado è di poco precedente all’affresco di Montalcino ed era molto nota (se non altro perché voluta e destinata all’Imperatore) anche se, quasi sicuramente, il Salimbeni non ebbe mai modo di vederla. Ma, altrettanto sicuramente, ne sentì parlare e ne ebbe una sommaria descrizione. Tutto questo dimostra, in ogni caso, che entrambi i dipinti hanno alle spalle un precisa e diffusa tradizione iconografica. E non che il Salimbeni e Tiziano siano stati testimoni di un avvistamento di un Ufo.

Giancarlo Pavat

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2 commenti:

  1. Giancarlo Pavat

    Signor Tasci buongionro, la ringraziamo per la segnalzione ma, sebbene conosciamo piuttosto bene Sermoneta, non siamo riusci ad individuare l’affresco di cui parla. Ci può mandrae una fotografia oppure spiegare meglio dove si trova? Grazie ancora.
    Giancarlo Pavat

  2. Buongiorno, sono un appassionato di clipeologia, volevo segnalarvi che a Sermoneta, in provincia di Latina, vicino al Comune ed alla lapide che ricord ala battaglia di Lepanto c’è un’affresco con immagini sacre, si trova su una parete esterna, ebbene si vede una specie di disco volante. E’ solo una impressione o c’è davvero qualcosa di strano nell’affresco?
    Gianni Tasci.

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