Morolo, premiato il vincitore del concorso letterario dedicato a Egidio Ricci, autore del libro “Dante e la Ciociaria” e al Sommo Poeta.

 

Immagine di apertura: il giovanissimo Federico Comini viene premiato dal sindaco di Morolo Gino Molinari e dalla preside Eleonora Mauriello.

Mercoledì 22 dicembre si è tenuto a Morolo (FR), presso l’Auditorium, realizzato nel centro polifunzionale assieme alla Biblioteca “Giuseppe Altieri” e alla Scuola Media “Ernesto Biondi”, con il patrocinio del Comune e la collaborazione dell’associazione culturale “Storia di Morolo”, l’evento conclusivo della serie di iniziative legate al settecentesimo anniversario della morte di Dante Alighieri. Ovvero un convegno, presentato da Antonella Tennennini, incentrato sulla figura dell’erudito morolano Egidio Ricci, autore del libro “Dante e la Ciociaria” sulla figura del Sommo Poeta. Relatori il , l’archeologo medievista Giuseppe Fort, il ricercatore storico e scrittore Giancarlo Pavat e il ricercatore storico Alfonso Di Virgilio. Presenti, oltre al sindaco di Morolo Gino Molinari, l’assessore alla cultura Clarissa Silvestri, la direttrice del Coro Polifonico “Regina Pacis” Claudia Crescenzi e la preside dell’Istituto Comprensivo Morolo, Supino e Patrica Eleonora Mauriello. Nell’occasione, oltre alla proiezione di un breve video con momenti del concerto del Coro “Regina Pacis” di Morolo, si è tenuta la premiazione di vincitori del concorso letterario rivolto alle classi seconde e terza della Scuola Media “Ernesto Biondi”.

Immagine sopra: da sx il professor Caperna, il sindaco Molinari e la dottoressa Antonella Tennennini. In basso: da sx: Giancarlo Pavat, Giuseppe Fort e Alfonso Di Virgilio.. 

 

Gli studenti dovevano realizzare elaborati narrativi, saggi descrittivi, foto, installazioni artistiche, fumetti, video ecc. partendo dal tema proposto, ovvero:

“E. Ricci, letterato, cultore dell’arte, archeologo, profondo conoscitore delle sue radici ciociare e morolane, in uno dei suoi scritti più rilevanti “Dante in Ciociaria” sostiene quanto segue:

“Dante ha riportato una sua impressione visiva, intendendo porre l’accento non sulla reale inaccessibilità del monte ma sullo stupore che la sua vista desta al viandante”

Partendo da questa importante considerazione, gli alunni dovevano soffermarsi sui valori umani e civili, sul senso della vetta, simbolo, nel collettivo immaginario, della tensione insita nel cuore dell’uomo ad aspirare verso traguardi di conoscenza sempre più alti.

A classificarsi al primo posto è stato Federico Comini studente della III A.

Grazie al diretto e gentile interessamento dell’assessore alla cultura Clarissa Silvestri, pubblichiamo il testo integrale dell’elaborato del giovane morolano.

 

Egidio Ricci, letterato, cultore dell’arte, archeologo, profondo conoscitore delle sue radici ciociare e morolane, in uno dei suoi scritti più rilevanti “Dante in Ciociaria” così recita: “Dante ha riportato una sua impressione visiva, intendendo porre l’accento non sulla reale Inacessibilità del monte ma sullo stupore che la sua vista desta al viandante.”

Questo nostro illustre concittadino vuole quindi mettere in evidenza lo stupore che Dante provò nel vedere Monte Cacume. La forma particolare della vetta deve aver suscitato in Dante l’impressione della difficoltà per raggiungerla (e io che ci sono stato vi posso assicurare che Dante aveva perfettamente ragione). Le parole del Ricci però servono anche ad aprire un discorso sulla vetta come simbolo di successo ottenuto con grandi sacrifici e rinunce, sempre facendo attenzione al fatto che perseguire i propri obiettivi deve avvenire comunque nel rispetto degli altri senza prevaricazioni o imbrogli. La vetta per me è come un traguardo alla fine di una corsa in cui tutti i piloti hanno un obiettivo: raggiungere il traguardo. Quella vetta secondo me la possiamo raggiungere tutti perché ognuno ha un’ambizione, uno scopo, un desiderio, un obiettivo nella vita. Ho un’esperienza personale con questo concetto di vetta. Il mio sogno è di vincere i campionati italiani e mondiali di organetto e posso dire che per farlo ci vuole tanto studio e tanti sacrifici sia miei che dei miei genitori. Lo so, l’organetto non è uno strumento per così dire nobile, è uno strumento popolare, tipico del mio paese ma per me è come un simbolo, il simbolo della tradizione, del legame con questa terra, il cui suono parla di festa, di campi e di allegria, capace di unire giovani e meno giovani. Per me quella è una meta da raggiungere e mi sono trovato molte volte al bivio di una strada che mi diceva “vetta” o “fallimento”; è un percorso difficilissimo e molte volte ho pensato di rinunciare. Ma una voce mi gridava dentro: “Federico non mollare”. Ho deciso che quello era il mio sogno quindi non dovevo mollare. Per raggiungere questa vetta io sfrutto la mia giornata al massimo per studiare sempre di più. Inizio la mia giornata alle 6:00 di mattina; mi alzo per fare i compiti perché il pomeriggio studio musica da quando torno da scuola fino a sera. Serve per migliorarmi perché per fare questo percorso ci vuole tanto studio e ho sempre quella vetta in mente che voglio, devo raggiungere. Infatti non mi stancherò mai di studiare perché per me è un traguardo molto importante, per me e per i miei genitori, che fanno molti sacrifici sia a livello economico che di tempo per darmi la possibilità di realizzare questo sogno”.

(Federico Comini)

– Le immagini sono state fornite dall’assessore alla cultura Clarissa Silvestri, che si ringrazia per la cortesia.

 

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