Sconvolgente! Un simbolo satanico nascosto in uno stemma gentilizio a Ceccano? Un nuovo articolo di Marco Di Donato.

di marco Di DonatoStemma portale palazzo Egidi-Diana1

(Immagine d’apertura: il Giglio posto sopra l’ingresso di un Palazzo a Ceccano (Foto M. Di Donato) )

UN SIMBOLO SATANICO DISSIMULATO IN UNO STEMMA GENTILIZIO A CECCANO?

di Marco Di Donato

La simbologia è il linguaggio più antico che l’uomo conosce. Spesso, attraverso la raffigurazione di immagini sono racchiusi pensieri e parole che non sempre si possono dire ma soprattutto messaggi aperti solo a coloro i quali fossero in grado di poterli leggere, comprendere e decifrare. Molte volte tra le “righe” dei vari simboli si nascondono altresì altri messaggi dissimulato ma che di fatto hanno un profondo significato.

È questo il caso di un singolare simbolo presente a Ceccano (FR) che se da un lato sembra essere un classico simbolo di un’antica casata, dall’altro pare nascondere un emblema la cui immagine fa scorrere un brivido di freddo lungo la schiena di chi lo nota.

Stemma portale palazzo Egidi-Diana2

Quello che vediamo nella foto in alto, è un simbolo presente su di un architrave di un palazzo storico costruito verso la fine del 1700 e quindi in pieno periodo napoleonico.

A primo acchito, è facile individuare un giglio con sopra i tre chiodi della crocifissione.

Il giglio, anche detto “fleur de lis” lo troviamo in ogni civiltà ed epoca dell’uomo e, a partire dal 1200, venne associato alla famiglia monarchica francese con il triplice significato di perfezione, luce e vita. Molti studiosi hanno anche discusso sul significato intrinseco ed estrinseco di tale simbolo, spesso associabile al fiore di loto o addirittura ad un tridente.

E a un tridente potrebbe anche essere associato il simbolo che si trova sul petalo centrale del “giglio” se non fosse che, come detto in precedenza, rappresenta i “tre chiodi della crocifissione”. Ossia uno dei 5 simboli che insieme alla croce, alla corona di spine, all’iscrizione INRI ed alla lancia (di Longino) rappresentano i 5 simboli della Passione di Cristo.

Ma al di la di tale aspetto, come abbiamo detto in precedenza, ci sono delle volte in cui alcuni simboli vengono dissimulati, ossia resi visibili solo a coloro i quali avessero determinate conoscenze. Ed è questo il caso del simbolo in questione.

Se osserviamo bene tra le righe, vediamo che all’interno del giglio è possibile scorgere un particolare simbolo, un simbolo carico di significato ma che al tempo stesso incute anche un certo timore: stiamo parlando del “capro” (immagine in basso) .

Capro - disegno M Di Donato

Stemma portale palazzo Egidi-Diana1

Stemma palazzo Egidi-Diana-elaborazione Pavat

Simbolo mefistofelico per eccellenza, il capro nella demonologia medievale indicava Satana che durante i sabba infernali assumeva sembianze caprine, con corna e piedi bifidi. Di fatto al simbolo del capro è associato anche il significato di fertilità e l’accezione negativa proviene proprio da tale concetto che a sua volta deriva da una credenza dell’Antica Grecia che riponeva in tale animale l’emblema di fertilità e prolificità. Per tale motivo, nel Medioevo, ritenendo che tale simbolismo spingesse a rapporti sessuali incontrollati, l’Inquisizione ha associato tale ideologia a quella dei rapporti orgiastici con il Demonio ed alle Streghe, facendo così assumere a tale simbolo una forte accezione negativa.

A tale simbolo viene inoltre associata anche un’enigmatica figura, molto spesso studiata non solo dagli “addetti ai lavori” ma anche da semplici appassionati; parliamo del “Baphomet”. Tale simbolo è spesso presente nella storia dell’occultismo e viene anche associato ovviamente (in senso ironico) ai Cavalieri Templari e alla Massoneria.

Baphomet

Varie sono le origini sul nome del “Baphomet” (immagine sopra): secondo alcuni sarebbe legato ad una storpiatura di “Maometto” e per questo riconducibile ai Cavalieri Templari  i quali – secondo le accuse – strinsero forti legami proprio con i Musulmani a tal punto da adorarne Maometto e quindi Baffometto (Baphomet). Secondo altri, invece, nel Baphomet sono racchiusi i tratti più comuni delle divinità pagane le quali venivano raffigurate sempre con lunghe corna. Per tale motivo si dice che Diavolo e Baphomet hanno forse un’origine comune.

Ad ogni modo il simbolo dissimulato presente sull’architrave di questo antico palazzo ha davvero dell’incredibile e ciò lo rende particolarmente interessante sotto ogni profilo.

Tutto ciò non fa altro che confermare come il linguaggio metaforico sia un antico modo di comunicare e che molto spesso si utilizzavano tali simbolo per indicare e rappresentare un concetto che non doveva essere letto da tutti ma solo da coloro i quali possedevano particolari conoscenze iniziatiche, perché simboli e immagini rivelano cose che le parole non sempre potevano dire.

(Marco Di Donato).

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