Un successo l’appuntamento con gli Itinerari del Mistero a Castro dei Volsci; di Giulio Coluzzi.

Nuovo straordinario successo per gli “ITINERARI DEL MISTERO“,  organizzati dall’associazione “ViviFrosinone – ViviCiociaria”  in collaborazione con Giancarlo PAVAT  ed il “Mistery Team de Il Punto sul Mistero”. L’evento si è tenuto a Castro dei Volsci (FR) e ce ne parla in un articolo inedito scritto appositamente per il nostro sito, il ricercatore Giulio COLUZZI, anche lui grande protagonista della serata assieme a Dino COPPOLA, Marco DI DONATO e Mario TIBERIA.

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ITINERARIO DEL MISTERO A CASTRO DEI VOLSCI

di Giulio Coluzzi

 Alle 20.30 di Venerdì 30 Settembre 2016 una piccola folla di curiosi, parliamo di almeno 150 partecipanti, era radunata ai piedi del monumento alla “Mamma Ciociara”, nel centro storico di Castro dei Volsci (FR), per partecipare al terzo tour della serie “Itinerari del Mistero”. Dopo Ceccano (21/06/2016) ed Amaseno (12/07/2016), il nuovo appuntamento con l’Itinerari del Mistero, promosso ed organizzato dall’associazione culturale “ViviFrosinone – ViviCiociaria”, in collaborazione con l’Amministrazione Comunale e con la Pro-loco, si è svolto nel paese natale dell’attore Nino Manfredi, sotto un cielo limpido di stelle.

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Guida d’eccezione, anche in questo caso, è stata il noto ricercatore di origini triestine Giancarlo Pavat, ma sono intervenuti, oltre allo scrivente, anche Dino Coppola e Marco Di Donato del “Mistery Team – Il Punto del Mistero” e Mario Tiberia. D’altronde l’abbondanza di simboli e di spunti che il centro storico castrese offre ai visitatori è tale che a conclusione del giro si è reso necessario qualche taglio, per far sì che il rinfresco previsto a fine evento non diventasse la colazione del giorno dopo!

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Ad aprire la serata è stato il discorso dell’assessore alla Cultura, Pierluigi Normalenti, che ha portato i saluti dell’Amministrazione Comunale a tutti i partecipanti ed ha ricordato la figura di Ernesto De Giuli, una delle colonne portanti della Pro Loco e della cultura castrese, prematuramente scomparso a soli 64 anni. A seguire, Cristian Lombardi della Pro Loco a fatto un rapido riassunto della storia del borgo ciociaro. A questo punto, l’Itinerario del Mistero ha potuto cominciare, e la fiumana di partecipanti è stata condotta lungo Via della Civita. Qui, sulle soglie di due portoni adiacenti, sul lato opposto alla facciata laterale della Chiesa di Santa Oliva, troviamo due Triplici Cinte, il millenario schema di gioco del filetto che nasconde numerosi e profondi sensi simbolici. A spiegarne alcuni è Giancarlo Pavat. Sulla chiave di volta di uno dei portoni, troviamo anche il Cristogramma IHS, la celebre sigla che traslittera la prime due e l’ultima lettera del nome greco di Gesù (iota, eta, sigma). Cominciatasi a diffondere come monogramma intorno al XII secolo, venne ampiamente diffusa e promossa da Bernardino da Siena (XIV sec.), con l’aggiunta di una croce sull’acca centrale, voluta da papa Martino V per evitare le accuse di idolatria. Nel XVI sec., su impulso di Sant’Ignazio di Loyola, venne adottata come simbolo dalla Compagnia di Gesù, che aggiunse sotto il monogramma i tre chiodi della Passione. Proprio durante questa prima sosta, è arrivata la prima sorpresa di questa serata, in quanto ad un’analisi più attenta, la sigla si è rivelata apparire nella rara variante IHI, il cui senso non è stato ancora del tutto compreso, ma sul quale esistono diverse ipotesi.

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(Immagine sopra: Cristina Lombardi della Pro Loco di Castro dei Volsci, Marco Di Donato, Mario Tiberia, Giulio Coluzzi e Giancarlo Pavat)

Discesi nella piazzetta sottostante, dove si affaccia la Chiesa di Sant’Oliva, originaria del XII secolo ma oggi interamente ricostruita, il gruppo ha effettuato una nuova sosta. Proprio sulla facciata di questa chiesa, un frammento lapideo sapientemente conservato dai restauratori mostra una serie di nodi e di intrecci di stile longobardo, che ha dato la spunta per parlare di un altro grande protagonista di questo tour, il Nodo di Salomone, un simbolo complesso ed affascinante che racchiude un’enormità di significati e che ritroveremo in una versione più interessante all’interno della Chiesa di San Nicola.

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L’Itinerario del Mistero è proseguito dividendo il gruppo in due tornate, per affacciarsi su uno spiazzo della stretta Via del Gallese. Qui altre due chiavi di volta presentano simboli di carattere peculiare. Su una di esse troviamo una faccina affiancata da ali, che è stata identificata con un angioletto. Secondo alcuni, il personaggio possiede solo una serie di ali, mentre per altri sono quattro. Giancarlo Pavat ha spiegato che il dettaglio non è insignificante, perché dal numero di ali, secondo la dottrina cristiana, si evince la schiera angelica di appartenenza. In particolare, quattro ali individuano una gerarchia superiore agli angeli comuni, quella dei cherubini, gli angeli che stanno a guardia dell’Eden e del Trono di Dio.

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(Immagine sopra: l’Angioletto risalente probabilmente al 1737 al civico 5 di via del Gallese a Castro dei Volsci – foto G. Pavat)

L’altro simbolo, che ritroveremo anche più avanti, è il Fiore della Vita, anch’esso con numerosi significati legati sia alla forma, che ricorda quella delle ruote solari, sia alla disposizione dei petali (tra i cui vertici può essere inscritto un Esagramma, o stella di Davide), sia alla numerologia legata al sei, l’armonia universale derivante dall’equilibrio del ternario positivo, attivo e maschile, e quello negativo, passivo e femminile, ovviamente nell’accezione esoterica di questi termini. Tutti i simboli incontrati, infatti, hanno una valenza benefica, la ragione principale per cui venivano incisi sulle soglie delle abitazioni oppure incastonati nelle chiavi di volta.

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Proseguendo lungo Via della Civita, ci si imbatte prima di tutto in un Segno del Golgota, la rappresentazione stilizzata del Monte Calvario con la Croce della Passione, che si trova sullo stipite laterale di un’abitazione privata. Sulla soglia si nota anche una delle tanti Triplici Cinte sparse per le strade del centro storico. La scoperta è stata effettuata da Mario Tiberia, durante una passeggiata in paese alcune settimane prima dell’evento. È proprio il ricercatore di origini ceccanesi che spiega ai presenti i significati simbolici legati a tale segno.

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Poco più avanti, incontriamo un’altra abitazione privata sulla cui chiave di volta troviamo un crescente di luna, un simbolo legato alle divinità femminili, ai culti della Grande Madre ed alla femminilità in genere, intesa soprattutto come fertilità, ossia come capacità di generare la vita.

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Laddove Via della Civita curva, proseguendo più in basso nella direzione opposta, si incontra il Palazzo Martini, sulla cui facciata, ad angolo, è incastonata una curiosa maschera antropomorfa. A spiegarcene il significato è l’esperto ricercatore salernitano Dino Coppola, che l’associa alle antiche tradizioni delle popolazioni germaniche, nel cui folklore pullulano figure grottesche di folletti dalle caratteristiche diversificate, come, in questo caso, i coboldi, sorta di elfi domestici che si occupano delle faccende di casa ma che possono diventare, in determinate circostanze, molto dispettosi. Nella tradizione castrese, la maschera sembrerebbe legata, appunto, ad uno spiritello dispettoso, il cosiddetto “Mammoccio Martini”. La storia che c’è all’origine è una di quelle tristi: un amore fugace tra un nobiluomo ed una servetta genera un figlio non voluto; per evitare lo scandalo, il fanciullo viene ucciso nei locali di un vicino frantoio. Da allora, lo spiritello inquieto del bambino ha continuato a vagare in quei luoghi infestando la casa e manifestandosi con dispetti vari. L’aspetto apotropaico del mascherone, fa notare ancora Dino Coppola, è accentuato dal fatto che esso è rivolto esattamente verso occidente, la direzione da cui provengono le tenebre, gli emissari delle quali dovevano essere tenuti lontano dall’abitazione. Un mascherone simile esiste anche all’interno del palazzo, ma esso è di dimensioni minori ed è rivolto nella parte opposta. Le differenze, ovviamente, si spiegano con il fatto che il male che deve essere tenuto a bada dall’interno della casa è certamente di natura minore rispetto a quello che potrebbe venire dall’esterno.

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(Immagine sopra: l’inquietante mascherone di Palazzo Martini a Castro dei Volsci – foto G. Pavat)

Riscendendo lungo Via dell’Orologio, si è avuta la seconda sorpresa della serata: la scoperta, in diretta, di due piccoli volti incastonati negli stipiti di un’abitazione, che si guardano l’un l’altro. Questo per ribadire che per quanto si giri e si esplori, i piccoli “tesori” simbolici che il paese offre ai suoi visitatori, sono tanti ed aspettano solo di essere scoperti.

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Dopo aver attraversato la Piazza IV Novembre, il tour prosegue lungo Via della Porta dell’Olivo, dove ben presto si arriva ad un’altra tappa fondamentale. Si tratta dell’ingresso di un palazzo nobiliare, sulla cui volta troviamo uno stemma con un cavallino rampante, oppure, a detta di molti, un asinello. È comunque l’occasione per spiegare l’interessante simbologia associata a questo animale, protagonista di molte favole e di alcuni passi fondamentali dei Vangeli, tanto apocrifi (si ricordi la natività di Gesù, dove è un asinello, insieme ad un bue, che scalda con il proprio alito il bambino appena nato) quanto canonici. Sugli stipiti compaiono anche dei gigli araldici, o fleur-de-lys. A spiegarne il significato è questa volta il ricercatore di origini avellinesi Marco Di Donato, grazie al quale scopriamo che a volte anche i simboli più semplici possono avere inaspettati risvolti semantici.

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(Immagine sopra: l’interno della chiesa di S. Nicola a Castro dei Volsci)

Girando attorno alla Chiesa di Santa Maria si ha l’occasione di parlare nuovamente di Triplici Cinte; qui ne troviamo almeno due, una sullo spiazzo davanti all’ingresso e l’altra murata in verticale sulla facciata laterale. Si tratta certamente di materiale di reimpiego, stante l’impossibilità di giocare a filetto in quella posizione, ma la domanda è: perché i costruttori hanno voluto lasciare il simbolo a vista? Forse ne conoscevano il senso simbolico? A formulare ipotesi e a fornire indizi è di nuovo Giancarlo Pavat.

 

Scendendo lungo Via della Valle, si giunge nei pressi dell’ufficio postale, che oggi si trova nei locali anticamente appartenuti ad un ospedale. Sopra la volta si trova un bassorilievo rappresentante la Madonna con Bambino, mentre sotto, apposta sulla chiave di volta, si trova la nota sigla mariana, AM, iniziali della locuzione latina “Auspice Maria”, ovvero “proteggici, o Maria”. In questo caso è stato lo scrivente a spiegarne il significato, citando anche alcune interpretazioni alternative: secondo alcune correnti di pensiero devianti dall’ortodossia cristiana, infatti, il monogramma in alcuni contesti non indicherebbe Maria di Nazaret, madre di Gesù, ma Maria di Magdala, moglie di Gesù. La “A” del monogramma, in questo caso, non sarebbe altro che una seconda “M” rovesciata, così che le due M formino le iniziali di “Maria Maddalena”.

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(Immagini sopra e sotto: i partecipanti all’Itinerario del Mistero visitano la chiesa di S. Nicola)

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L’ultima tappa costituisce il pezzo forte della visita: si tratta della chiesa medievale di San Nicola, normalmente non aperta al pubblico, che contiene uno straordinario ciclo di affreschi dell’XI secolo. Come ha spiegato Giancarlo Pavat, in questa chiesa sono molti gli indizi che sembrano far pensare alla presenza di Cavalieri Templari: oltre alla Triplice Cinta sul gradino d’ingresso, oltre alle due croci impresse sugli stipiti d’ingresso, una di tipo patente ed una di Lorena, con i bracci anch’essi patenti, ed oltre ai simboli graffiti sugli affreschi al suo interno, ci sarebbe due croci vermiglie di tipo potenziato dipinte su uno degli affreschi alla sinistra dell’altare, per chi entra. Il condizionale, tuttavia, è d’obbligo: perché come ha giustamente sottolineato Pavat, oltre a non esistere nessuna prova documentale della presenza dell’Ordine del Tempio in Castro dei Volsci, c’è da aggiungere che nessuno di questi simboli fu d’uso esclusivo dei Cavalieri, né il suo uso si limitò al periodo in esame. La scoperta più eclatante è comunque quella di alcuni Nodi di Salomone graffiti negli affreschi, tra altri segni simbolici che farebbero pensare alla testimonianza di qualche erudito pellegrino di passaggio. Essi si presentano nella variante a cinque anelli, particolarmente difficile da trovare. Intervengono per parlarne sia Mario Tiberia, scopritore dei primi due esemplari (in totale se ne contano almeno quattro), sia lo scrivente, Giulio Coluzzi, che ha posto l’attenzione sulla particolare rarità del simbolo e sulle possibili motivazioni.

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(Immagine sopra; uno dei Nodi di Salomone presenti nella chiesa di S. Nicola – Foto M. Tiberia)

Al termine delle spiegazioni in chiesa, è tempo di tornare lentamente al punto di partenza, essendo ormai scoccata la Mezzanotte. La lunga e faticosa risalita lungo Via della Porta di Ferro viene ricompensata alfine dal rinfresco, dove i molti superstiti hanno potuto rifocillarsi. L’evento si è così concluso con evidente successo, vista l’affluenza e l’attenzione dimostrata dai partecipanti, che hanno tempestato di domande le guide anche durante gli spostamenti tra una tappa e l’altra. Mentre le stelle continuavano a brillare nel cielo limpido, che si è mantenuto terso permettendo lo svolgersi della serata, i partecipanti hanno fatto ritorno alle loro case carichi, vogliamo sperarlo, di una consapevolezza accresciuta, di un’attenzione più viva alle testimonianze mute del passato. Quei simboli, che una volta erano appannaggio di caste ristrette, oggi, grazie alle opere di divulgazione e ad una consapevolezza sempre più globalizzata, consentita dalla tecnologia, possono raccontare i loro segreti a molte più persone, e permettere a “chi ha orecchie per intendere”, per parafrasare una nota frase dei Vangeli, di trarne preziosi insegnamenti.

(Giulio Coluzzi – www.angolohermes.com)

Le foto, se non altrimenti specificato, sono dell’Associazione culturale “ViviFrosinone – ViviCiociaria”.

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(Immagine sopra: il “Mistery Team de Il Punto sul Mistero” a Castro dei Volsci)

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(Cartina con il percorso ed i simboli presenti a Castro dei Volsci – by G. Pavat)

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One Comment:

  1. Maceroni Gabriele.

    Grande Mistery Team e i ragazzi di Vivi Frosinone! E’ stata una serata entusiasmante! Non mancherò al prossimo appuntamento con gli Itinerari del Mistero!
    Gabriele

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