UFO NELL’ANTICHITÀ – NARRANO ANTICHE CRONACHE…. – di Roberto Volterri

UFO NELL’ANTICHITÀ

Ruote’, ‘Carri Celesti’, ‘Isole’ in cielo…

o UFO ?

“Narrano antiche cronache…”

di Roberto Volterri

E Seneca dice… che ne la morte d’Augusto imperatore vide in alto una palla di fuoco; e in Fiorenza, nel principio della sua destruzione, veduta fu nell’aere, in figura d’una croce, grande quantità di questi vapori seguaci della stella di Marte…

(Dante Alighieri, “Il Convivio”, II, XIII, 22)

1500 a.C – Piana di Giza (Egitto).

Guardate verso l’Orizzonte di Khu-fu !

E’ proprio sopra la grande Mer, la Piramide!…

Ora si sta dirigendo verso l’Amenti, verso Occidente…

E’ più grande del Tekhen, dell’obelisco di Ra!

Ritiriamoci nella Per -Ankh … 

e lì, nella ‘ Per- Ankh’, nella ‘Casa della Vita’, uno stupito sesh, uno scriba annotò lo strano , meraviglioso evento : “…Nell’anno 22, terzo mese dell’inverno, sesta ora del giorno…gli scribi della Casa della Vita scoprirono che c’era un cerchio di fuoco che procedeva nel cielo…Non aveva testa, l’alito della sua bocca aveva un odore fetido. Il suo corpo era lungo una pertica e largo una pertica…”

E l’incredulo scriba annotò ancora:“…Poi , dopo che furono trascorsi alcuni giorni, queste cose divennero più numerose che mai, nel cielo. Splendevano nel cielo più del fulgore del sole…”. Fantasie da …’Stargate’? No! È la tanto discussa traduzione letterale di una parte del cosiddetto e discusso ‘Papiro Tulli’ – da alcuni ricercatori ritenuto addirittura un raffinato “falso”! – conservato e a suo tempo studiato dal professor Alberto Tulli, già direttore del Museo Egizio Vaticano.

(Immagine 1 – Il discusso “Papiro Tulli” che descriverebbe un avvistamento ufologico avvenuto nell’antico Egitto).

Successivamente, il papiro- abbastanza danneggiato e con non poche lacune, fu studiato e tradotto, in una copia, da Boris de Rachewiltz che dichiarò che esso faceva parte degli Annali di Tuthmosis III ( c.a 1504-1450 a.C ) .

Cosa avrebbero visto gli stupiti Remtu Kemi, gli uomini della terra nera, gli egiziani della Piana di Giza? Un ‘flap’ di Oggetti Volanti Non Identificati in volo sulla terra dei Faraoni? Forse…

Quel che è certo è che qualcosa di anomalo sorvolò l’Egitto della XVIII Dinastia, qualcosa che quei lontani progenitori… dell’incredulo Zahi Hawass non confusero con alcun fenomeno meteorologico, qualcosa che non attribuirono alla solita, onnipresente… ira divina.

Ma spostiamoci in un’altra area geografica: la terra d’Israele.

Ora avvenne nel trentesimo anno, nel quarto mese, il quinto giorno del mese, mentre ero in mezzo alla gente esiliata presso il fiume Kebar, che i cieli si aprirono…E vedevo…c’era un vento tempestoso che veniva dal nord, una gran massa di nuvole e fuoco guizzante e aveva fulgore tutt’intorno, e di mezzo ad esso c’era qualcosa di simile all’aspetto dell’elettro (lega metallica)…E di mezzo ad esso c’era la somiglianza di quattro creature viventi…E ciascuna aveva quattro facce e ciascuna d’esse quattro ali…”.

Ebbene sì : si tratta della celebre ‘visione d’Ezechiele (Ezechiele,1-28) che ha fatto versare fiumi d’inchiostro e che ha indotto un ricercatore della NASA, Joseph F.Blumrich, a cercare di progettare in base alle sue conoscenze di ingegneria spaziale, un veicolo che rispondesse alle descrizioni bibliche.

(Immagine 2 e 3 – In alto il libro di Blumrich che interpreta in chiave ufologica la cosiddetta “Visione di Ezechiele”, (Ediz. MEB, 1976.) e in basso il molto più recente libro dell’autore di queste note su simili argomenti).

Blumrich – partito da una posizione di scetticismo totale nei confronti di un’interpretazione ‘ufologica’ della celebre ‘visione – si convinse pian piano che il biblico profeta non aveva avuto una – seppur strabiliante! – esperienza mistica, ma era stato protagonista di un vero e proprio… ‘Incontro Ravvicinato del III tipo’.

Ed espose la sua teoria in un interessante libro edito vari anni or sono anche in Italia ed intitolato “…e il Cielo si aprì ” (Ediz. MEB, 1976)

Ma vediamo qualche altro aspetto dello strano ‘incontro’ : “…a terra c’era una ruota accanto alle creature viventi…in quanto all’aspetto delle ruote e alla loro struttura, era come lo splendore del crisolito (minerale trasparente,giallo-verdastro)…e il loro aspetto e la loro struttura erano proprio come quando una ruota risultava in mezzo ad una ruota…e in quanto ai loro cerchi…erano pieni d’occhi tutt’intorno a tutt’e quattro…e quando le creature viventi si alzavano da terra, le ruote si alzavano…”.

Ruote’, ‘ali, ?

Blumrich, che – ricordo – è stato uno dei progettisti del Saturno V, concluse che le ‘quattro creature viventi’ potevano essere i quattro piedi di atterraggio di un immenso veicolo spaziale, ognuno dotato di un dispositivo che gli consentiva di spostarsi in tutte le direzioni.

Ai giorni nostri un meccanismo del genere è facilmente realizzabile, ma circa 2500 anni fa…

E gli ‘occhi’?:il progettista della NASA non ritenne troppo azzardato identificarli in dispositivi di controllo, in strumenti o in una sorta di oblò.

Ma anche una rilettura più aperta del misticismo ebraico, del misticismo della Merkabàh, del ‘Carro Celeste’ descritto da Ezechiele non può non farci riflettere: chi o cosa erano – nella traslitterazione dall’ebraico – le ‘ hayot èsc memallelòd ‘, cioè le creature di fuoco parlanti e chi o che cosa erano gli ‘ittim hashoth ve-‘ittim memallelòd’ ,cioè ‘coloro che a volte tacevano e a volte parlavano’ ? Occupanti di un veicolo alieno, dispositivi di comunicazione?

Fantasie? Forse…

Mi permetterei, comunque, di consigliare ai lettori de “Il Punto sul Mistero” una rivisitazione in chiave critica e …cum grano salis di altri interessanti passi biblici: “…E il ventiquattresimo giorno del primo mese…alzavo gli occhi e vedevo…un certo uomo vestito di lino, con i fianchi cinti di oro di Ufaz. E il suo corpo era simile al crisolito e la sua faccia simile all’aspetto del lampo, e i suoi occhi simili a torce infuocate, e le sue braccia e il luogo dei suoi piedi erano simili alla visione del rame forbito…” .

Un altro IR III descritto in Daniele 10-6? Altre fantasie?

Può darsi. Però, cerca e ricerca…

Rimaniamo ancora un po’ in terra d’Israele riportando un passo de “La guerra giudaica” (Libro VI,5) dello storico ebreo Giuseppe Flavio.

Una altro attento lettore di testi antichi… in odor di UFO, Franco Alfieri di Ancona, oltre quaranta anni fa, notò infatti alcuni ‘strani’ passi nella traduzione del Ricciotti, passi che descrivevano la caduta di Gerusalemme assediata dai romani “…quando sulla città ristette un astro somigliante ad una spada e una cometa che durò per un anno… ”e quando“… prima del calar del sole, si videro in tutta la regione, sospesi in aria, carri e falangi armate che irrompevano attraverso le nubi e circondavano la città…”, episodi questi che troverebbero conferma anche nelle opere dello storico latino Tacito (‘Storie’,Libro V,13 ): “…visae per coelum concurrere acies, rutilantia arma et subito nubium igne conlucere Templum..”, cioè “…si videro in cielo eserciti scontrarsi, armi risplendenti ed improvvisamente sortir dalle nubi un lume e risplenderne il Tempio…”

Battaglie aeree ante litteram?

Inconsueti o ancor poco noti fenomeni meteorologici?

(Immagine 4 – Cosa accadde nei cieli di Norimberga? Cosa rappresenta questa antica stampa del 1561?)

Riporto – a tal proposito – alcune ‘anomalie’ da me rintracciate sfogliando pazientemente un curioso volume in mio possesso, pubblicato nel 1757 a Napoli , intitolato “Costumi e Riti degli antichi Romani “, il frontespizio del quale viene qui riportato…

(Immagine 5 – Da un’attenta lettura di questo libro emergono innumerevoli spunti sulla possibilità che in antico il nostro piccolo pianeta, ai margini della nostra cosiddetta “Via Lattea” – una “Galassia a spirale barrata”, non “grandissima” – sia stato visitato da chi aveva già raggiunto un livello tecnologico estremamente avanzato).

Vediamo: “…nel 193 si videro tre nuove stelle intorno al Sole.”

E più avanti: “…Ne’ due mesi di Gennaro e Febraro del 685…Si vide a Ciel sereno una Stella involta tra le Nubi, che scorreva verso l’Oriente con gran splendore…” e “…Con orribile spavento di tutti si videro cadere dal Cielo globi di fuoco a guisa di stelle, che quasi sembrava sovrastare la fine del Mondo l’anno 772.”.

E ancora: “…nell’anno 967, per due giorni furon veduti due soli, fenomeno, questo, nel quale potremmo però riconoscere un classico ‘parelio.

E infine, nell’anno 1046 ”…Furono vedute diverse comete sotto forma di trave .” e “…Nel 1344 si videro nel cielo tre Lune.

Ovviamente tutto ciò costituisce soltanto un invito, uno spunto per ulteriori ricerche: non mi sentirei di certo di accettare pedissequamente – senza il necessario filtro esercitato dal buon senso e , ancor più, da un sano esercizio di ‘scetticismo quotidiano’ (non aprioristico, però! ) – tutte le affermazioni contenute in un libro che pone l’inizio del Creato …nell’anno 4004 a.C!.

Però, per rimanere in tema di ‘battaglie aeree’…impossibili – in questo nostro diacronico excursus qua e là per il mondo, tra stupiti scribi, venerandi profeti biblici e disincantati scrittori del mondo classico – spostiamoci nell’antica India per rileggere con un diverso e più aperto approccio alcuni passi del poema epico “Mahabharata”.

Cronologicamente collocato, da alcuni studiosi di indianistica, al settimo millennio a.C., il “Mahabharata” è un’opera monumentale, un testo sacro composto da circa centomila cloka (strofe). Leggendone alcuni passi con un approccio diverso, in un’ottica ‘ufologica’ non si può non rimanere colpiti da alcune descrizioni di oggetti volanti, di battaglie aeree tra ‘eserciti’ di opposte fazioni.

(Immagine 6 – Cosa apparve nel cielo dell’antica India? Oggetti Volanti (non) Identificati?)

Vediamone alcune: “…il virtuoso Yudhishthira,dopo aver eseguito tutto ciò che si conveniva ad un Ario, partì coi suoi fratelli. Essi,saliti sui carri simili a nuvole insieme con Krshna, si diressero ,lieti nell’animo, verso Indraprastha, somma città.”.

E più avanti :”…Ma il Kuntide Bìbhatsu, illuminando tutte le plaghe del cielo desideroso di provare un incantesimo, fece sorgere un carro divino; e lui vedemmo tutto armato, quasi una nuvola risplendente di lampi “.E ancora : “…il divino vessillo…che mai cade giù , ma sempre si eleva a guisa di fumo, e il carro che non trova rivali per velocità sulla terra, il carro il cui fragore rimbomba fra gli uomini come quello di una grande nuvola e il rumore uguale a quello di un tuono provoca la paura fra i nemici…”. Anche il mitico Arjuna, figlio di Indra, sarebbe rimasto colpito dalle prestazioni di questi carr :”…vedendo te che raggiungi il cielo , fiammeggiante , di vari colori, colla bocca spalancata , ardenti i grandi occhi ,sento scosso il mio animo e non trovo coraggio né tranquillità, o Vishnu… “. E infine “…Ed egli (Yudhisthira) stando sul carro, il re esaltatore della famiglia dei Kuruidi, si sollevò rapidamente in alto, col suo splendore avvolgendo cielo e terra.”.

(Immagine 7 e 8 – Il numero del Dicembre 1962 della celeberrima “Domenica del Corriere” illustrava un probabile avvistamento ufologico nell’antica India forse testimoniato dallo strano bassorilievo raffigurato in basso).

Sono questi ‘carri’ i famosi ‘Vimana – il cui sistema di propulsione si sarebbe basato sull’impiego del mercurio, ben descritti in un interessante volume, il (quasi) introvabile ‘Vymaanika- Shaastra’, – o si tratta ancora di semplici, ingenue rappresentazioni fantastiche del tutto simili a certe titaniche lotte tra dei e semidei della mitologia greca?

Ma siamo del tutto certi che alla base dei miti, delle tradizioni religiose, delle leggende non ci sia sempre un granello di verità, una infinitesima parte di una realtà percepita da chi sentì poi l’esigenza di tramandare ai posteri la sua esperienza fuori dal comune ? A volte tramite un poema epico, a volte ricorrendo a ‘visioni’ bibliche, a volte immortalando su un dipinto l’oggetto dell’esperienza personalmente vissuta o desunta da antiche cronache…

Alcune interessanti ritrovamenti archeologici nella valle dell’Indo, più esattamente a Mohenjo Daro, e migliaia di ‘pietre nere’ – o meglio di frammenti di roccia e reperti ceramici vetrificati da temperature altissime, comunque superiori ai 2000°C – suggerirebbero infatti una più aperta rilettura delle antiche tradizioni, dei millenari poemi epici indiani, delle vestigia di un passato il cui studio può riservarci ancora innumerevoli sorprese.

Rimaniamo però ancora un istante in India per descrivere un’altra interessante struttura architettonica che – correlata a quanto abbiamo fino ad ora esposto – potrebbe suggerire ancora una volta l’ipotesi della presenza di interessanti… ‘anacronismi’, probabili ricordi di qualcosa che era nei cieli delle terre bagnate dal Gange: intendiamo accennare agli ‘stupas’.

(Immagine 9 e 10 – La strana struttura campaniforme degli Stupas ha fatto ipotizzare che essi siano ispirati a OVNI di un antico passato. A destra “Die Glocke”, “La Campana” che ha fatto ipotizzare (forse troppo) avanzate conoscenze del governo nazista…).

 

Questa curiosa struttura campaniforme appare particolarmente legata al Buddismo e diffusa, di conseguenza, in località che furono meta delle peregrinazioni dell’Illuminato. Presentanti, a volte, struttura emisferica (il che…non guasta ai fini di quanto stiamo ipotizzando!), gli stupas ospitarono – o almeno cosi vuole la tradizione – le ottantaquattromila parti in cui, secondo il volere del monaco Asoka, vennero suddivise le spoglie mortali del Principe Gautama, del Buddha.

Il massimo raggruppamento di Stupas – per l’esattezza settantadue – si trova a Boro-Budur, nell’isola di Giava in un imponente e suggestivo monumento a struttura piramidale, dapprima interrato per contrasti con gruppi musulmani e poi riscoperto agli inizi dell’800.

Sulla sommità della piramide, suddivisa in tre terrazze, troneggia un altro grande Stupa, ermeticamente chiuso.

Cosa potrebbe contenere?

Il tempio è disseminato di ‘curiose ‘raffigurazioni di creature munite di ali e di quegli inquietanti ‘uomini pesce’ denominati Oannes ben note a quanti si occupano degli affascinanti argomenti trattati in questo articolo.

(Immagine 11 – Gli strani ‘uomini pesce’ denominati Oannes che hanno fatto pensare a creature anfibie di provenienza aliena).

Qualche riferimento a visite subite dal nostro pianeta da parte di creature…aliene?

Forse sono solo fantasie, ma aggiungendo ‘indizio’ ad ‘indizio’ forse non si giunge al conseguimento della ‘prova’, però… ci si avvicina!

Spostiamoci ora rapidamente in Occidente per rileggere in un’ottica un po’ diversa un breve passo tratto da ‘Viaggio a Laputa’, terza parte del più noto ‘I viaggi di Gulliver’ di Jonathan Swift.

Swift, è bene ricordarlo, aveva letterariamente ‘scopertonel 1726 i due satelliti di Marte, Phobos e Deimos, molto prima della scoperta ufficiale, nel 1877, da parte di Asaph Hall, astronomo dell’osservatorio navale di Washington.

Lo scrittore aveva infatti così descritto i due corpi celesti “…Hanno anche scoperto due stelle interne o satelliti che girano intorno a Marte, dei quali il più vicino al pianeta dista dal centro dello stesso esattamente tre volte il suo diametro, e il più lontano si trova a una distanza di cinque volte il medesimo diametro. La rivoluzione del primo si compie in dieci ore, e quella del secondo in ventuno ore e mezzo, in modo che i quadrati dei loro tempi periodici stanno approssimatamente nella proporzione dei cubi della loro distanza dal centro di Marte …”

In realtà, il periodo di rivoluzione di Phobos è di 7 ore e 39 minuti contro le 10 ore previste da Swift e quello di Deimos è di 30 ore e 18 minuti invece delle 21 ore e mezzo previste dallo scrittore e anche le distanze dal pianeta rosso appaiono in realtà leggermente diverse da quelle reali . Ciò non rende, comunque, meno strane le affermazioni circostanziate dello scrittore inglese, soprattutto se prendiamo in considerazione alcune anomalie comportamentali da parte dei due satelliti. Ma questo è un altro interessante argomento sul quale si potrà tornare in futuro: limitiamoci, per rimanere in argomento, a leggere un altro strano passo tratto da ‘Viaggio a Laputa’: “…il cielo era completamente sereno…Improvvisamente si proiettò un’ombra, molto diversa, a quanto mi parve, da quella prodotta dall’interposizione di una nube. Mi volsi, e vidi tra il sole e me un grosso corpo opaco che si muoveva avanzando verso l’isola… A mano a mano che si avvicinava al punto in cui io mi trovavo, mi appariva come un corpo solido, dal fondo piatto e liscio, che brillava molto intensamente al riflesso del mare su di esso… e vidi quel grande corpo discendere fino a porsi quasi sulla mia stessa linea orizzontale…”.

(Immagine 12 – “… Mi volsi, e vidi tra il sole e me un grosso corpo opaco che si muoveva avanzando verso l’isola… A mano a mano che si avvicinava al punto in cui io mi trovavo, mi appariva come un corpo solido, dal fondo piatto e liscio…”)

Cos’era la strana “…isola volante…perfettamente rotonda…” nella quale “… il fondo…o superficie inferiore, quella che si vede guardandola dal basso…” appariva come “…un ampio piatto di diamante lucente…” ?

Chi erano, o cosa erano gli “… esseri che uscivano e scendevano lungo i bordi che sembravano in declivio…” e che lo scrittore afferma di aver visto osservando l’isola volante con il suo binocolo?

Si tratta solo di una – come dire? – curiosa ‘anticipazione letteraria’ alla Jules Verne, una sorta di ‘science fiction’ ante litteram, oppure Jonathan Swift vide effettivamente qualcosa e attinse ‘altrove’ – dopo un suo possibile IR III… – le sue informazioni sull’esistenza e sulle caratteristiche dei due satelliti marziani …ancora da scoprire ?

O si basò, come sostengono gli irriducibili ‘pragmatici’ della scienza, soltanto sulle conoscenze astronomiche dell’epoca?

Cognizioni insufficienti, però, a fornire a chi dell’astronomia faceva pratica quotidiana – e non ad un semplice scrittore – la possibilità di annunciarne ufficialmente l’esistenza centocinquant’anni prima del buon Asaph Hall, scopritore delle due lune del pianeta Marte, Phobos e Deimos…

Chissà?

(Immagine 13 – Il grande astronomo Asaph Hall (1829 – 1907) nel 1877 scopri che effettivamente Marte ha due satelliti, Phobos e Deimos che presentano caratteristiche molto simili a quelle descritte da Swift un secolo e mezzo prima: “Hanno anche scoperto due stelle interne o satelliti che girano intorno a Marte, dei quali il più vicino al pianeta dista dal centro dello stesso esattamente tre volte il suo diametro, e il più lontano si trova a una distanza di cinque volte il medesimo diametro…”)

Inviterei i lettori ad esplorare questi spunti di ricerca, questi riferimenti ad episodi che possano fornire, se non proprio delle prove, almeno un fattivo contributo per alimentare i nostri costruttivi ‘dubbi’ in dipinti, in bassorilievi, in opere letterarie, in espressioni dell’umano ingegno elaborate in tempi ‘non sospetti’ – ma sempre con spirito critico e nel pieno rispetto dell’obiettività scientifica intesa nella più ampia accezione del termine. Per concludere questo articolo avrei infatti piacere che fosse ben recepito il messaggio, diciamo così, che ho sempre inteso dare nelle mie pubblicazioni.

Ho tentato non tanto di ‘diffondere il Verbo’, di ‘diffondere la Certezza’, di sostenere delle tesi precostituite, di affermare categoricamente cosa sono per me certi ‘anacronismi’ individuati in alcuni dipinti, certe ‘visioni’ veterotestamentarie, certi fenomeni aerei quantomeno inconsueti osservati e descritti nei secoli passati, certe curiose anticipazioni letterarie, certi strani particolari individuabili in dipinti di soggetto religioso.

Ho invece cercato di …’diffondere il Dubbio’, di inculcare qualche sana e costruttiva perplessità nella mente dei lettori, in particolare nella mente di quei lettori che vorranno cercare nel nostro passato, nelle testimonianze lasciateci da chi ci ha preceduti, possibili tracce, possibili indizi, di probabili visite, di esplorazioni, di contatti tra la nostra civiltà e civiltà aliene.

La qual cosa farebbe sentire tutti noi… meno soli!

(Roberto Volterri)

  • Tutte le immagini sono state fornite dal professor Roberto Volterri.

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