Altro che “Star Wars”! Un Laser molto, molto antico! di Roberto Volterri

 

 

Un “Laser” molto, molto antico!

di Roberto Volterri 

 

Siracusa, anno 213 a.C.
“… Abbassate gli specchi! Puntate i raggi di sole sulle navi romane!…Ecco, guardate, esse stanno bruciando proprio come aveva previsto Archimede !
Forse, circa ventidue secolo fa, un concitato dialogo del genere avvenne veramente nel mare di Siracusa e, visti i risultati conseguiti in seguito degli abitanti della bella cittadina siciliana contro le preponderanti forze navali romane, forse aveva veramente ragione il tiranno Gerone II quando pubblicamente affermava “Nihil non dicendi Archimedi credam !”, cioè “Non credo a nulla che non sia stato detto da Archimede !”.
2. Immagine sopra; Gerone II tiranno di Siracusa ai tempi di Archimede effigiato in una “Litra” d’argento del III secolo a.C., oggi conservata presso l’Altes Museum di Berlino (Germania). 
Infatti, poco dopo la morte di Gerone II (216 a.C.), fedele alleato di Roma, il suo successore Geronimo, favorevole ad Annibale, era stato ucciso e la città di Siracusa aveva deciso di allearsi con Cartagine proprio mentre era ancora in corso la II Guerra Punica (218-201 a.C.).
La risposta dei Romani non si fece molto attendere e truppe comandate dal console Marcello assediarono questa città della Trinacria, ovvero della Sicilia.
3. Immagine sopra; Il Console romano Marcello, a capo delle truppe che assediavano Siracusa.

 

Archimede, ormai settantenne, avrebbe voluto continuare in pace i suoi studi di matematica, di geometria, di fisica anziché risolvere problemi bellici, ma i suoi concittadini, consapevoli delle sue capacità, lo pregarono di intervenire.
E – narra lo storico Tito Livio – Archimede intervenne…
“…Quae propius moenia subilant naves, quo interiores ictibus tormentorum essent, in eas tollenone super murum eminente gravique libramento plumbi recelleret ad solum, suspensa prora navem in puppim statuebat…”
Ora, senza disdicevoli sforzi di memoria che ci riporterebbero sui banchi del Liceo, una libera ma efficace traduzione narra come i Romani si accorsero con esultanza e meraviglia della genialità del matematico siracusano quando qualcosa che assomigliava sia ad una gigantesca gru (tollenone super murum), sia ad un’altrettanto imponente tenaglia (ferrea manus) – realizzata mediante ingegnosissimi artificimeccanici (gravique libramento plumbi) – afferrò, a prora, una nave romana (suspensa prora) che avventatamente si era spinta nel porto e la squassò fino quasi a demolirla, facendola cadere sulla poppa (navem in puppim statuebat)!
4  immagine sopra; Il cosiddetto “Artiglio di Archimede” (in greco: Ἁρπάγη), o, appunto, “mano di ferro”, invenzione di Archimede per difendere Siracusa dagli assalti dei Romani. (Quadro di Giulio Parigi, architetto, matematico e incisore fiorentino. 1571- 1635).
Ma il ‘bello’ doveva (forse) ancora venire…
Sembra – se prendiamo per buone le informazioni degli storici latini – che Archimede abbia intuito l’enorme potenza della luce solare racchiusa in un’area molto circoscritta e abbia messo a punto un sistema di specchi che potevano aumentare a dismisura l’intensità della luce e del calore proveniente dal Sole, concentrandola in un solo punto di un sistema di specchi assemblati (forse) a forma di parabola: il cosiddetto ‘fuoco’.
Archimede avrebbe infatti inventato e fatto costruire dagli artigiani siracusani i cosiddetti ‘specchi ustorii’ (da ustor: colui che brucia i cadaveri) – una sorta di rudimentale ‘LASER’ dell’antichità – specchi cioè in grado di incendiare materiale infiammabile, come le vele o il legno delle navi, quando queste ultime si fossero trovate nel ‘punto focale’ del sistema ottico.
5. Immagine sopra; Il “Laser” ad energia solare ideato dal genio di Archimede.

 

Quest’ultimo – secondo i calcoli di Archimede – avrebbe dovuto avere la forma di un ‘paraboloide di rotazione’, una superficie, cioè, generata facendo ruotare una parabola attorno al suo asse. Il ‘paraboloide ’possiede un punto – definito, guarda caso, ‘fuoco’ – in cui convergono tutti i raggi luminosi, paralleli all’asse, che si riflettono sulla superficie del paraboloide stesso con tutta la loro infinita energia sia luminosa che termica!
6. Immagine sopra;  Forse lo specchio riflettente non era realizzato così ma composto da tanti piccoli specchi d’argento lucidati alla perfezione. Come intuì l’amico ingegner Pincherle:
Passano quasi ventidue secoli…

Mezzogiorno del 22 Marzo 1972

Il grande ingegnere Mario Pincherle, amico e studioso di Paleotecniche, si ricorda di aver notato alcuni anni prima, presso il Museo Archeologico di Siracusa, alcune strane piastre rettangolari di bronzo che conservavano ancora residui di una antica argentatura.

A cosa potevano servire? Poi nasce una vera e propria ‘illuminazione’


7. Immagine sopra; L’ingegner Mario Pincherle, a destra, intervistato da un inviato della Rai per assistere all’esperimento sugli specchi ustorii simili a quelli di Archimede.
Ma sì, ecco come il grande Archimede aveva realizzato – accostando opportunamente quegli ‘specchi’ che avevano visto tempi ben migliori – i leggendari ‘specchi ustorii’!
Fu proprio il caso di urlare il ben noto ‘Eureka!”, da “Eurisko”,Ho trovato!”, come fece moltissimi secoli prima il genio siracusano quando intuì il “PRINCIPIO (appunto) D’ARCHIMEDE” sui corpi immersi nell’acqua… 

8. Immagine sopra; Il simulacro di nave romana fatto realizzare da Pincherle e poi incendiato con gli “specchi ustorii” composti da un buon numero di specchi di vetro manovrati dagli studenti.
Poiché è poco plausibile che Archimede – per quanto geniale – sia stato in grado di realizzare grandi specchi curvi, è infatti ipotizzabile che egli abbia usato proprio quella serie di specchi piani disposti però in modo da generare una sorta di parabola di grandi dimensioni.
9. Immagine sopra; Eureka! La nave di legno ha preso fuoco. Come sarebbe accaduto alle navi romane ai tempi di Archimede.
E Mario Pincherle, davanti alle telecamere della RAI, il 22 Marzo del lontano 1972, dimostrò di poter dare fuoco a dei simulacri di nave mediante l’aiuto di un gran numero di piccoli specchi piani e la collaborazione dei suoi studenti.
Forse quelle antiche vicende si svolsero come abbiamo immaginato nell’incipit di questo articolo, forse andarono diversamente ma quel che è certo è che il genio siracusano meritò i versi dell’ode che il poeta greco C. Palamas (1859 – 1943) dedicò alla ‘Gloria dell’Uomo’:
“…La mia mente è satura
anche della tua presenza,
o figlio di Siracusa,
ammaliatore dei circoli matematici,
ove imprigionasti
i raggi del Sole
per renderli schiavi al tuo servizio:
il Numero, la Misura, la Macchina,
basi e fondamenta
di lampi, fiamme e Specchi Ustorii,
eccelsi tuoi congegni
per la difesa della tua città natìa,.
O genio potente ,
che hai voluto rimuovere
colla forza immateriale
le inamovibili cose materiali…”.

 

(Roberto Volterri)
-Le immagini sono state fornite dall’autore. 
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«C’è una quinta dimensione oltre a quelle che l’uomo già conosce; è senza limiti come l’infinito e senza tempo come l’eternità; è la regione intermedia tra la luce e l’oscurità, tra la scienza e la superstizione, tra l’oscuro baratro dell’ignoto e le vette luminose del sapere: è la regione dell’immaginazione, una regione che potrebbe trovarsi “Ai confini della realtà”.»

 
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