AQUILEIA, UN OKAPI DALL’AFRICA CENTRALE ALLA PIANURA FRIULANA? di Dino Coppola.

(Immagine di apertura: Aquileia – Mosaici dell’Aula Nord di Teodoro o “Cripta degli scavi”. Lo strano animale notato da Rino Di Stefano)

SCOPERTO UN ANIMALE CHE NON DOVREBBE ESSERCI NEI MOSAICI DI AQUILEIA?

II parte.

DALL’AFRICA CENTRALE ALLA PIANURA FRIULANA

UN “OKAPI” AD AQUILEIA?

di Dino Coppola

Una nuova chiave di lettura sull’identificazione dell’animale raffigurato nel mosaico della “Cripta degli Scavi” della Basilica di Aquileia, proviene da una potenziale “seconda generazione” dello staff del Mistery Team del nostro sito.

Albamarina Coppola, figlia di Bernardino, “Dino”, Coppola, ovvero dello scrivente nonché autore di alcuni articoli pubblicati su www.ilpuntosulmistero.it, ha fornito una interessante ipotesi su cosa possa rappresentare l’animale sinora sempre identificato come un asino.

Ma lasciamo che sia lei personalmente ad esporre come abbia tratto la propria conclusione in controtendenza con quanto assunto sin qui e intervistata dal nostro Giancarlo Pavat.

(Immagine a destra: Okapi: illustrazione di Sir Harry Johnston (1901) – da Wikipedia).

Giancarlo Pavat: “Alba, ti posso chiamare così, no? come sei giunta alla conclusione che l’animale del mosaico …. non sia una zebra, come aveva invece proposto tuo padre, e neanche un asino, come vuole la vulgata ufficiale?

Albamarina Coppola “Mio padre mi aveva parlato di questo animale, mostrandomi la foto che avevate postato sulla chat attraverso cui lui si tiene in contatto con te e con gli altri del gruppo del mistero. Ad un primo sguardo sembrava in effetti l’animale che aveva proposto lui, ossia una zebra, oppure un asino, in linea con l’ipotesi ufficiale vigente

GP “Quindi hai avuto inizialmente l’impressione che in effetti possa essere uno di questi animali “noti”. Ma cosa ti ha fatto cambiare idea?

AC “Quando ero piccola mio padre mi comprava spesso libri di animali. Uno di questi libri era particolarmente ricco di immagini, soprattutto di animali poco conosciuti dalle nostre parti. Animali esotici, spesso bellissimi e dal nome ancora più spesso impronunciabile. Tra questi animali uno mi colpì in maniera particolare. Non riuscivo a capire di cosa si trattasse, poiché l’animale presentava il ventre asinino, degli accenni di striature di zebra, ma il collo, il muso e la coda erano decisamente poco equine”.

GP “Quindi questi tre elementi ti hanno incuriosita all’epoca?

AC “Sì, tantissimo. Così ho letto il nome dell’animale: OKAPI (Immagine a sinistra) . Che nome particolare. Non somigliante ad alcuno dei nomi di animali a me noti”.

GP “Quando hai visto l’immagine del mosaico cosa hai pensato?

AC “Ho immediatamente riconosciuto quel muso, quella coda e quel collo. E immediatamente ho detto a mio padre che quell’animale sembrava tantissimo un Okapi. Abbiamo ricercato sul Web altre immagini del e tutte confermavano quei tratti peculiari dell’animale. Che tra l’altro fa parte della famiglia delle Giraffe e non degli equini

GP “Forse non lo sai Alba, ma l’animale che oggi chiamiamo “Okapi” ha costituito per secoli un enigma per i naturalisti. Sino alla scoperta ufficiale nel 1901 in Uganda, all’epoca colonia britannica. In pratica, per secoli circolarono nei mercati africani (anche del Nordafrica, quindi mediterranei) strane pelli con strisce bianche e nessuno riusciva a capire a che animale appartenessero. Germogliarono varie leggende, finché venne recuperata prima una carcassa intera dell’animale nella foresta ugandese dell’Ituri da parte del Governatore Sir Harry Johnston. Non per nulla il nome scientifico dell’animale è Okapia johnstoni. A descrive dettagliatamente per la prima volta un esemplare vivo fu il zoologo inglese Ray Lankester.

Quindi, se davvero è un okapi quello del mosaico Aquileiese, ciò vuol dire che in epoca romana qualche esemplare intero e forse vivo era stato visto e catturato dai commercianti che procuravano ogni sorta di animali “esotici” ai Romani. In quali erano molto interessati a far arrivare a Roma e nelle altre città dell’Italia e dell’Impero, fiere o creature sconosciute da esporre o da impiegare negli spettacoli circensi”.

(Immagine sopra: Un raffronto tra una foto di un Okapi e l’animale immortalato nel mosaico dell’Aula Nord di Teodoro ad Aquileia. Le somiglianze sono sorprendenti).

AC “Sì, infatti ho pensato proprio una cosa del genere. Per questo ho detto a mio padre che potrebbe trattarsi dell’Okapi”.

GP “Perfetto Alba, allora con il consenso tuo e di tuo padre, pubblicheremo sul nostro sito www.ilpuntosulmistero.it questa breve intervista, con cui fai il tuo ingresso nel mondo del mistero e della relativa divulgazione. Grazie per il tuo contributo”.

AC “Grazie Giancarlo”.

(Dino Coppola)

Risolto quindi l’enigma dello strano quadrupede aquileiese? I due coautori (Giancarlo Pavat e Dino Coppola) di questa lunga immersione nei segreti dei mosaici aquileiesi, vogliono lasciare ai lettori del sito il verdetto finale ma rimarcando una considerazione che sta a cuore a tutti noi. Sia davvero un Okapi, oppure no, questa storia dimostra ancora una volta, se mai ve ne fosse bisogno, come tra le pieghe della storia, soprattutto quella dell’arte, si possano rintracciare indizi che danno da pensare, che indicano come la Storia (quella con l’iniziale maiuscola) non si è affatto svolta in maniera semplice e lineare come spesso ci voglio far credere certi “Soloni” della cultura e del pensiero mainstream.

 

 

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