E SE FOSSE QUESTO? I ragazzi del Mistery Team Next Generation propongono una nuova identificazione del misterioso animale di Aquileia.

E SE FOSSE QUESTO?

 

 

PROSEGUE IL DIBATTITO SUL MISTERIOSO QUADRUPEDE VISIBILE NEI MOSAICI NELL’AULA NORD DEL VESCOVO TEODORO AD AQUILEIA.

I RAGAZZI DEL MISTERY TEAM NEXT GENERATION PROPONGONO UNA NUOVA IDENTIFICAZIONE….

(Immagine sopra: i ragazzi del Mistery Team Next Generation nella Basilica di Aquileia -foto G Pavat)

Prosegue tra gli appassionati il dibattito sul misterioso animale eternato nei mosaici della Basilica di Aquileia in Friuli – Venezia Giulia.

Si tratta di una specie di quadrupede, dotato di quelle che sembrano grandi orecchie, intento a scalpitare o scalciare. Caratteristica dell’animale sono le strane strisce sul corpo, che potrebbero farlo ritenere una zebra se non fosse che il colore predominante nel manto di quest’ultima è il bianco, mentre nel mosaico aquileiese sono le tinte scure, quasi nere..

L’animale è stato raffigurato nei mosaici della cosiddetta Aula Nord (“Cripta degli scavi”) realizzata nel IV secolo dal vescovo Teodoro.

Le guide aquileiesi l’hanno sempre identificato come un asino con i significati allegorici sia a favore che contro il Cristianesimo. Ma si tratta davvero di un normale asino?

(Immagine a lato: i ragazzi del Mistery Team Next Generation indicano il misterioso animale nella Cripta degli scavi – foto G Pavat)

Come si è ampiamente spiegato nei precedenti articoli scritti da Giancarlo Pavat e Dino Coppola, il primo ad interrogarsi sulla reale natura d questo animale è stato lo scrittore giornalista Rino Di Stefano che ne ha parlato con Pavat ed altri membri e collaboratori d questo sito. Analizzando le immagini musive, Albamarina Coppola, figlia di Dino, ha avanzato l’ipotesi che l’animale ritratto nel mosaico sia un Okapi.

Giraffide dell’Africa centrale ufficialmente sconosciuto alla Scienza (occidentale) sino agli albori del XX secolo. Infatti la scoperta (ufficiale) avvenne nel 1901 nella Foresta dell’Ituri in Uganda (all’epoca colonia britannica), quando il Governatore Sir Harry Johnston recuperò una carcassa intera dell’animale. Tanto che il nome scientifico Okapia johnstoni. A descrive per la prima volta in modo dettagliato e scientifico un Ohapi vivo fu il zoologo inglese Ray Lankester.

La scoperta e possibile identificazione ha suscitato (come era da aspettarsi) notevole interesse accendendo uno stimolante dibattito. Alcun lettori del nostro sito hanno proposto identificazioni alternative, altri si sono detti concordi con quella canonica.

Ma lo scorso 23 agosto, i ragazzi del Mistery Team Next Generation, Francesco e Gioia Pavat e Martina Ceppi, si sono recati in gita proprio ad Aquileia (UD) con lo scopo di visitare le vestigia e i monumenti dell’antica città romana e la Basilica romanica del vescovo Poppone (XI secolo) al cui interno si trovano i grandiosi cicli musivi tra cui quelli con il presunto “Okapi”.

Una giornata ricca di emozioni e affascinanti scoperte per i ragazzi, guidati dal loro zio, il nostro Giancarlo Pavat, che una volta scesi nella “Cripta degli scavi“ (Aula Nord teodoriana) e trovatisi di fronte alla raffigurazione dell’”asino- okapi”, hanno a loro volta formulato una nuova ipotesi identificativa.

Si tratterebbe effettivamente di una sino, ma non si un normale asino europeo bensì di un rarissimo “Asino Nubiano”.

Secondo la zoologia, l’Equus africanus africanus (questo il nome scientifico dell’animale) sarebbe una sottospecie dell’Asino Selvatico Africano che, purtroppo potrebbe essere ormai estinto in Natura.

Alto circa 1,15 metri al garrese, ha il mantello grigio-giallastro con riflessi rossicci nella parte superiore del corpo. La criniera è nera, come il ciuffo caudale (mentre la coda è bianca) e presenta striature anch’esse nere sulle zampe bianche.

Il nome con cui l’hanno identificato i ragazzi del Mistery Team Next Generation (tra l’altro sfogliando un vecchio libro sugli animali africani da cui è stata tratta l’immagine d’apertura), ovvero Asino Nubiano, deriva dalla storica regione (la Nubia, appunto) compresa tra l’attuale Sudan orientale e la costa del Mar Rosso. Ma un tempo era diffuso anche nelle vicine Dancalia ed Eritrea.

Ma può essere davvero un Asino Nubiano l’animale che sembra scalciare o galoppare per l’eternità nell’Aula Nord teodoriana?

(Immagine a lato: Giancarlo Pavat nella “Cripta degli scavi” -foto Francesco Pavat)

L’ipotesi dei ragazzi del Mistery Team Next Generation non è così peregrina. Questo equide era noto sin dall’antichità e nulla esclude che alcuni esemplari catturati in Egitto e lungo le coste africane del Mar Rosso siano stati poi portati in Italia e in altre province dell’Impero Romano e che l’ignoto mosaicista aquileiese del IV secolo ne abbia visto uno dal vivo, rimanendone talmente colpito e incuriosito da raffigurarlo nei mosaici che dovevano costituire una sorta di catechesi (esoterica) per i Cristiani ancora perseguitati dalle autorità Imperiali (gli archeologi hanno infatti ipotizzato che i cicli musivi dell’Aula Nord siano antecedenti all’Editto di Milano con cui venne concessa la libertà di culto ai Cristiani).

Ma aldilà del dibattito su quale animale sia stato raffigurato nel mosaico (di cui continueremo ad occuparci, statene certi), ci preme sottolineare una aspetto che riteniamo assolutamente positivo. Ovvero l’interesse suscitato da simili ricerche e ipotesi tra un pubblico di ragazzi. In un mondo omologato, massificato, in cui parlare di cultura viene visto come se fosse qualcosa di arretrato e obsoleto, vedere che dei giovani e giovanissimi si incuriosiscono e appassionano a enigmi piccoli o grandi relativi alla storia e all’arte del proprio Paese, non fa altro che invogliarci ancora di più nel continuare lungo la strada della divulgazione e della ricerca aldilà di ogni luogo comune e pensiero mainstreaming.

LA REDAZIONE.

(Immagine sopra: Giancarlo Pavat e i ragazzi del Mistery Team Next Generation nella “Cripta degli affreschi” della Basilica di Aquilea)

 

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