TEODORO BRESCIA PROPONE UNA NUOVA INTERPRETAZIONE DEL QUADRATO MAGICO DEL SATOR

 

LA REGINA CATERINA DE MEDICI E IL SATOR.

Una nuova interpretazione del Quadrato Magico da parte di Teodoro BRESCIA. 

 

Il Sator è un antico mistero. Cinque parole di cinque lettere ciascuna, scritte in latino: SATOR AREPO TENET OPERA ROTAS. Le parole, una sotto l’altra, formano un quadrato palindromo, cioè leggibile allo stesso modo da tutte le direzioni. Per questa particolarità e per i suoi presunti poteri “evocativi” – si tratta di un simbolo legato a tradizioni religiose – è anche detto quadrato magico.

Raffigurato in molte chiese fino alla metà del XIX secolo, lascia ipotizzare che si tratti di un simbolo cristiano in forma criptata, probabilmente usato già alle origini, forse durante le persecuzioni per segnare i luoghi d’incontro senza essere riconosciuti.

Il primo esemplare è stato ritrovato nel 1818, a sudovest dell’Inghilterra, in uno scavo archeologico presso le rovine di Corinium , antica città della Gallia romana oggi chiamata Cirencester, nella contea del Gloucestershire.

Era sull’intonaco di una casa del III sec. d.C., nella sua versione speculare (ossia con la parola rotas in alto). Oggi è conservato nel museo archeologico della stessa città. Sempre in Inghilterra, nel 1978, presso gli scavi archeologici di Manchester, è emerso un esemplare su un frammento d’anfora, datato 185 d.C. e conservato anch’esso nel museo della città. Un altro esemplare è stato ritrovato nella chiesa di San Michele, nel villaggio di Great Gidding, nella contea del Cambridgeshire ed è datato 1614; un altro ancora, databile al XIV secolo, è scolpito sulla “Pietra di Anderton” nella chiesa di Rivington a nord nella contea del Lancashire.

Nell’antica città mesopotamica di Doura-Europos, sulla riva destra del fiume Eufrate, insediamento semitico e oggi città del nordest della Siria, fondata nel 303 a.C. dalla dinastia ellenistica dei seleucidi (successori in Mesopotamia dell’impero macedone di Alessandro Magno), sono stati ritrovati, nel 1933, quattro esemplari di Sator databili tra il 200 e il 220 d.C. (1)

La città venne conquistata dai romani nel 165 d.C. durante l’impero di Traiano e distrutta nel 256 d.C. dall’imperatore Valeriano. Diversi esemplari sono stati individuati anche in Francia, Spagna, Ungheria, Svizzera, ecc.

I due più antichi esemplari ad oggi noti emersero in Italia, negli scavi di Pompei, città sepolta dall’eruzione del Vesuvio nel 79 d.C.

Perciò il Sator è anche detto Latercolo pompeiano. A ritrovarli fu l’archeologo ed epigrafista italiano Matteo Della Corte.

L’archeologo Matteo Della Corte

Il primo, mutilo, nel 1925, impresso sull’intonaco della casa di Quinto Paquio Proculo. Il secondo, completo, nel 1936 su una colonna della Grande Palestra.

 

Il Sator sulla colonna della Grande Palestra di Pompei – dis di G Pavat

Da allora i ritrovamenti sono a centinaia, «su manoscritti medievali, su papiri e amuleti copti ed etiopici, sulle pareti di decine di chiese europee; usato per guarire i cani idrofobi, come talismano dagli alchimisti…».(2)

A parte quelli attestati ma andati distrutti e quelli realizzati dopo il XIX secolo, sia in luoghi sacri che profani in tutto il mondo, solamente in Italia ne sono stati scoperti moltissimi esemplari e in numerose regioni.

Tutti, comunque, sono successivi a quelli pompeiani e collocabili soprattutto fra il 1000 e il 1800. Ecco i siti più noti: castello di Issogne e chiesa collegiata di Sant’Orso (Aosta); chiesa di San Giovanni Decollato (frazione di Pieve Terzagni) nel Comune di Pescarolo e Uniti (Cremona) e poi sullo stemma del Comune; torre del castello di Mareccio (Bolzano); Palazzo Benciolini (Verona); chiesa di S. Michele Arcangelo ad Arcé (Verona); duomo di S. Maria Assunta (Siena); Pieve romanica di S. Giovanni a Campiglia Marittima (Livorno); chiesa di S. Maria Ester di Costantinopoli ad Acquaviva Cellacroce (Campobasso); chiesa di S. Lorenzo a Paggese di Acquasanta Terme (Ascoli Piceno); chiesa di S. Agostino a Monterubbiano (Fermo); chiesa di S. Pietro ad Oratorium a Capestrano, chiesa di S. Lucia a Magliano de’ Marsi e cripta della chiesa di S. Maria Apparente a Campotosto (tutti in provincia dell’Aquila); chiesa di S. Andrea in Primicilio (Urbino); Certosa di Trisulti a Collepardo (3) (Frosinone); Abbazia di Valvisciolo a Sermoneta (Latina); chiesa del SS. Sacramento ad Ascoli Satriano (Foggia); chiesa dell’Annunziata a Deliceto (Foggia); mura del castello di Brusaporto (Bergamo); scavi della basilica di S. Maria Maggiore (Roma); ecc

Il Sator di Campiglia Marttima LI

 

La prima via tentata per decifrare il Sator è stata quella della traduzione. Il problema è che il termine AREPO non esiste in latino, né in altre lingue. Si è quindi ipotizzata una derivazione celtica col significato di “carro o aratro”.

Ci troveremmo, così, di fronte ad una scritta in latino con all’interno un improbabile termine celtico che recita: il seminatore sul carro dirige con perizia le ruote. Cosa vuol dire?

Tutto e il suo contrario…in un linguaggio ermetico. Anzi, trattandosi di un simbolo ermetico, la traduzione diretta è certamente la via meno probabile. Anche provando ad anagrammare le lettere per scrivere parole e frasi di senso, non si giunge ad una soluzione. Vengono infatti fuori frasi che vanno dalle lodi a Dio alle invocazioni sataniche:

O PATER ORES PRO AETATE NOSTRA (O Padre, prega per la nostra età); RETRO SATANA TOTO OPERE ASPER (Arretra Satana, crudele in tutte le opere);

ORO TE PATER ORO TE PATER SANAS (Ti prego Padre, ti prego Padre: guarisci); SATAN TER ORO TE REPARATO OPES (Satana, ti prego tre volte: potere rinnovato),

SATAN TER ORO TE OPERA PRAESTO (Satana, ti prego tre volte: agisci presto); ecc. (4)

Il parroco tedesco Christian Frank nel 1924 (5), lo svedese Sigurd Agrell nel 1925 (e 1927 (6)), più organicamente, nel 1926 Felix Grosser (7) (un pastore evangelista di Chemnitz, città del centro-est della Germania), scoprirono, in modo indipendente l’uno dall’altro, che anagrammando le lettere nello spazio potevano formare una croce con la scritta Pater Noster e la lettera N al centro.

Il Sator secondo la teoria di Felix Grosser

Il Sator sarebbe dunque una “croce dissimulata”, cioè un modo criptato per raffigurare una croce con la scritta “Padre Nostro”?

 

Sator di S Pietro ad Oratorium a Capestrano – AQ – foto M Tiberia

I problemi di questa teoria, seppur affascinante e più convincente delle precedenti, sono almeno due. Il primo è che restano fuori dall’anagramma due A e due O, cioè quattro lettere, e Grosser le appone arbitrariamente ai quattro vertici della croce definendoli una sorta di “alfa e omega”; il secondo è che sono stati scoperti due altri quadrati magici 5×5 costruiti con la stessa logica ma con lettere totalmente diverse: il quadrato del Niger e quello del MICUC.

Il quadrato del Niger

Il quadrato del Niger , di origine rinascimentale (XV-XVII sec.), forse neo-templare, è un altro palindromo in lingua latina identico al Sator nella struttura.

Le due parole più note sono «Niger Regin» ovvero Regina Nera.

Il primo esemplare è stato trovato nel 2003 nella grotta di Sant’Agnese (anche detta della sibilla Eugubina), sul monte Ingino nei pressi di Gubbio (Perugia) ed è stato distrutto da un atto presumibilmente vandalico nel 2012. (9)

Un altro esemplare, seppure incompleto, è stato poi individuato nel 2007 nei pressi di San Marco in Lamis (Foggia), in Puglia. (10)

Una particolarità del quadrato del Niger è la G scritta al contrario (come allo specchio) e a forma di rombo. La traduzione è sempre improbabile e svariati, anche in questo caso, i possibili anagrammi.

Il Rinascimento è stato caratterizzato dal neoplatonismo, ovvero dal ritorno dell’ermetismo, quindi è plausibile la ripresa di un famoso simbolo ermetico come il Sator. Ma perché crearne uno equivalente, che peraltro non si diffonderà come il Sator? E perché a Gubbio?

Le tre corti più famose del primo Rinascimento sono state Firenze, Padova e Urbino e la più nota famiglia promotrice dell’ermetismo è stata quella fiorentina de’ Medici. Gubbio apparteneva all’epoca al ducato di Urbino (1443-1631). E dal 1480 proprio Gubbio divenne la seconda residenza della famiglia ducale.

Tra 1516 e 1519 resse il ducato Lorenzo II di Piero de’ Medici, già duca di Firenze e nipote di papa Leone X (figlio di Lorenzo il Magnifico). Proprio in quegli anni al duca nacque la sua unica figlia ed erede, Caterina de’ Medici (1519-1589), cui passò il titolo di duchessa di Urbino. Fu appassionata di ermetismo (11) e sposò Enrico II di Valois re di Francia, quindi divenne regina e poi reggente alla morte del marito (1559).

Da allora, Caterina decise di vestire sempre di nero. Per questo, e per la sua fredda determinazione in alcune azioni politiche (nella cosiddetta “Notte di S. Bartolomeo”, il 24 agosto del 1572, ordinò il massacro dei calvinisti), venne definita la «Regina Nera»

Caterina de Medici nel dipinto di Francois Clouet – 1555

Il quadrato del Niger sarebbe dunque un omaggio alla propria duchessa, “regina di Francia e dell’ermetismo”? Un omaggio come tanti ne verranno dedicati, nel secolo successivo, alla famosa Cristina di Svezia (1626-1689), anch’essa regina, protettrice e fondatrice di numerosi circoli ermetici

 

 

Il Quadrato del Micuc

Il quadrato del Micuc è un ulteriore palindromo, identico nella struttura ai due precedenti (e come nel Sator il secondo termine non esiste). Appartiene però alla cultura degli Inca (XIII-XVI sec.), in Perù, ed è scritto in lingua quechua. Se ne parla nella leggenda del “Pastore e della figlia del Sole”, in cui questo quadrato rappresenta i versi di un canto evocativo, incisi su una medaglietta d’argento che il giovane pastore porta sulla sua fronte. (12) Anche la sua traduzione, come per il Sator, è approssimativa e improbabile (13) e sempre svariati sono i possibili anagrammi.

La presenza di almeno tre tipologie di quadrati magici con identica struttura, lascia presumere che la soluzione all’enigma sia nella loro forma (geometria) e non nel contenuto (traduzioni, lettere, anagrammi, ecc.). Inoltre, dato l’esemplare Inca, non può trattarsi di un simbolo solamente cristiano, ma più probabilmente presente in diverse civiltà: pensiamo, ad esempio, a simboli come la croce, la svastica, la stella a 5 punte, ecc., che sono presenti in molte antichissime culture, sia orientali che occidentali.

Intanto, per quanto concerne il Sator, occorre tener presente che i primi cristiani erano ebrei e che gli stessi ebrei erano già presenti a Pompei. (14). Ciò potrebbe farci pensare ad un simbolo ebraico e poi cristiano, a sua volta presente anche in altre culture.

Il più noto simbolo dell’ebraismo, conservato nel cristianesimo in forma sia criptata che esplicita, e presente in molte altre civiltà (indiana, cinese, araba, ecc., e nelle loro diverse tradizioni e religioni), è la famosa stella a sei punte.

 

La Stella di David o Esagramma Ebraico e l’Esagramma Cinese

 

Gli esemplari in figura sono, rispettivamente, uno dei quattro scolpiti sulle facciate del campanile della chiesa francescana di Santa Maria in Strada a Monza (1300) e, il secondo, quello scolpito al centro della facciata di Santa Croce a Firenze da Niccolò Matas (1798-1872), noto docente dell’Accademia fiorentina di Belle Arti e di religione ebraica

Questo simbolo è anche detto Stella di Davide, Sigillo di Salomone, degli gnostici o, più semplicemente, Stella Ebraica. È composto da due triangoli inversi, e dal punto di vista della forma è un esagramma, cioè un insieme di “sei linee o elementi in genere”. Nello specifico, la stella a sei punte è composta da due trigrammi, cioè due gruppi di “tre linee o elementi in genere” perfettamente inversi tra loro.

Possiamo sostenere, sempre dal punto di vista logico e della forma, che tre elementi (punti, segni, linee, oggetti, parole…) più tre esattamente uguali e inversi formano un esagramma equivalente alla stella a sei punte. Inoltre, oggi sappiamo che la tradizione dei re Magi nacque in Cina (15) e nell’antichissima teoria cinese dell’I-Ching, il sacro Libro dei mutamenti (XI-VII sec. a.C.), i trigrammi e gli esagrammi vengono anche rappresentati con tre linee spezzate (yin) e tre linee inverse continue (yang) poste l’una sotto l’altra.

Tutti e tre i quadrati del Sator, Niger e Micuc, quindi, sarebbero esagrammi di parole, cioè tre parole più tre inverse (come allo specchio), ovvero degli equivalenti della Stella Ebraica.

 

Decifrazione dei 3 Quadrati Magici

Questo perché la parola centrale dei tre quadrati è l’unica realmente palindroma (tenet, galag e cuiuc), pertanto può essere riportata una sola volta e valere per entrambi i trigrammi.

Questa decifrazione, a quanto pare, riesce a risolvere tutti e tre i quadrati magici, a spiegare perché una parola nel quadrato non esiste (è solo l’inverso di un’altra), non lascia fuori alcuna lettera (come invece la teoria di Grosser) e conferma la natura sacra e criptata di questo genere di simboli, tipica delle tradizioni religiose e iniziatiche che, in epoca di persecuzioni e non, hanno sempre utilizzato forme criptate dei propri simboli. (16) A conferma di questa decifrazione, «sulle campane delle chiese di Sant’Andrea in Primicilio [a Canovaccio (Pesaro-Urbino)] e di Santa Maria in Plebis Flexiae, presso Fabriano [Ancona], è proposta un’immagine di origine templare: il Sator è inserito in un esagramma» (17) e in un gioco di figure speculari.

Il Sator Templare

 

La struttura di questi quadrati è data da un gioco di parole allo specchio, una palindroma (identica anche se letta al contrario) e due bifronti (di senso anche se lette al contrario) con un possibile nesso tra loro e che, intrecciate, formano un quadrato palindromo. Evidentemente non è un gioco facile, pertanto può accadere che delle parole non abbiano un significato legato alle altre o addirittura, come nel caso di arepo e utusi, che non esistano nelle rispettive lingue (ovvero siano solo l’inverso di opera e isutu). Le parole sator, tenet, opera e rotas, invece, possono avere un nesso di senso nella tradizione ermetica e neoplatonica: sator (seminatore…o creatore), tenet (tiene, regge), opera (le opere…“della creazione”), rotas (ruote, cerchi…sfere).

Il cosmo, in effetti, secondo la tradizione neoplatonica, era retto da leggi cicliche e circolari (l’idea della rotazione delle perfette sfere celesti).

Anche micuc, isutu, cuiuc e cucim possono avere un qualche nesso. Significano mangiare, pedicello (gambo o stelo), dimenare (oscillare, pendolare, ecc.) e felicità. Legati ad una narrazione di un pastore che vive immerso nella natura, si potrebbe pensare al “piacere di mangiare un frutto che ancora oscilla legato al suo gambo”.

Cosa dire, infine, del quadrato di Gubbio? Se Niger regin sta per «Regina nera», cosa significano erani, galag e inare? Erani vuol dire protezione e inare vuol dire arare. Una “Regina nera” che protegge campi, terre o raccolti? In ogni caso, sono tutte parole di senso.

Ciò darebbe al quadrato di Gubbio un primato nella riuscita del gioco di parole rispetto agli altri due quadrati. È anche vero, però, che l’autore, per riuscire, ha “limato” ad arte alcuni termini come regin (invece che regina).

Ma è galag la parola più enigmatica, specie tenendo conto che è quella centrale e palindroma su cui si regge tutta la struttura del quadrato. Si parlerebbe di una “Regina nera che protegge terre di galag oppure “terre e galag”. Che vuol dire dunque galag?

Galago vuol dire gallico ovvero francese, poiché l’antica Francia era la Gallia (dove è stato ritrovato anche il primo esemplare di Sator). Galago è ancora oggi, ad esempio, il nome di una piccola scimmia notturna del Senegal colonia di Francia dal 1659 al 1960.

La piccola scimmia africana chiamata Galago

Il nome le fu dato nel 1796, probabilmente in onore della propria patria, dal noto biologo francese Étienne Geoffroy Saint-Hilaire (1772-1844) che collaborò con Cuvier e Lamark. In seguito, tutti i piccoli primati notturni africani della stessa famiglia vennero detti galagidi o, più comunemente, galagoni. Ma c’è di più. La promozione dell’ermetismo avvenne alla corte de’ Medici come recupero di una millenaria tradizione passante per il Corpus Ermeticum (o Ermetica) dell’antico Egitto. Uno degli animali sacri nell’Egitto dei faraoni era il levriero. Se ne trova traccia, in seguito, anche in epoca greca e romana, nella cultura etrusca, nel medioevo presso varie corti, ma ad oggi la sua massima diffusione si è avuta proprio durante il Rinascimento. È raffigurato sulle monete di Lorenzo de’ Medici, detto il Magnifico.

Moneta d’argento di Lorenzo Il Magnifico

A prediligere e proteggere questa razza fu anzitutto e proprio Caterina de’ Medici, poi Re Sole (figlio di Maria de’ Medici) e via via Carlo I d’Inghilterra, Enrico III di Francia, Federico il Grande di Prussia, ecc. Ebbene, il levriero spagnolo è detto galgo, dal latino canis gallicus ovvero “cane originario della Gallia” (l’antica Francia appunto).

Il termine galag, quindi, sembra riferirsi alle terre di Francia (la Gallia), di cui Caterina de’ Medici, la «Regina nera», fu regnante e protettrice; e anche al galgo (cane di Francia), di cui ella fu altrettanto protettrice e appassionata, così come lo fu dei culti e dei gruppi ermetici, come quelli – forse neotemplari – che all’epoca frequentarono a Gubbio la grotta della sibilla.

 

(Teodoro Brescia)

Il Sator del Duomo di Siena – foto M Tiberia

 

NOTE:

(1). Cfr. Aa.Vv., Annali della R. Scuola Normale Superiore di Pisa. Lettere, Storia e Filosofia, n. 2, vol. 3, anno 1934, pp. 103-105.

(2). R. Camilleri, Il quadrato magico. Un enigma che dura da duemila anni, RCS, Milano 1999, p. 12.

(3). Questa non è una scultura ma un affresco, realizzato dal pittore Filippo Balbi nella seconda metà del 1800.

(4). Il noto enigmista Stefano Bartezzaghi, nella rubrica Lessico e nuvole del quotidiano La Repubblica del 30 giugno 2000, ha persino proposto divertenti anagrammi in italiano: SOTTRAR ORO A PAPERONE: SAETTE; O PORTA ESTERA O PORTA ESTERNA; ATTOR ARRESO TENET SOAP OPERA; ecc.

(5). Ch. Frank, Deutschen Gaue: Zeitschrift für Gesellschaftswissenschaft en und Landeskunde, n. 25, Heimat, Kaufbeuren 1924, p. 76.

(6). S. Agrell, Runornas talmystik och dess antika förebild, in Skrifter utgivna av Vetenskaps-Societen i Lund, n. 6, Lund 1927, pp. 31-32.

(7). F. Grosser, Ein neuer Versuch zur Deutung der Sator-Formel, in «Archivfür Religionswissenschaft», n. 24, Leipzig, Berlino 1926, pp. 165-169.

(8). M. Farneti – B. Bartoletti, Gubbio: la Rennes-le-Château italiana, in «Hera», n. 43, 2003, pp. 62-66.

(9). Cfr. M. Farneti, Incomprensibile atto vandalico, in «L’Eugubino » periodico dell’Associazione “Maggio Eugubino Pro Gubbio”, anno LXIII – n. 5, Gubbio-Perugia, ottobre 2012, pp. 24-25 (http://www.maggioeugubino.com/eugubino/libri/2012-n5.pdf).

(10). G. Tardio, Segni di presenza umana nel Gargano occidentale, in «Testi di storia e tradizioni popolari», n. 58, Smil, San Marco in Lamis (Fg) 2007, p. 13 (http://www.lavalledeglieremi. it/wp-content/uploads/2013/edizioni_smil/058. pdf). L’esemplare in questione ha un’altra particolarità: la A centrale nell’immagine è scritta a testa in giù.

(11). Cfr. L. Capodieci, Medicea Medea Art, Astres et Pouvoir à La Cour De Catherine De Médicis, Droz, Genève 2011.

(12). Sir Clements Markham, The Incas of Peru, Smith Elder & Co., London 1910, pp. 408-415, in Le Roy H. Appleton, American indian design & decoration (1950), Dover, New York 1971, p. 205.

(13). «Un pedicello che mangia l’UTUSI che si dimena è felicità».

(14). Cfr.: C. Giordano – I. Kahn, Gli ebrei a Pompei, Ercolano, Stabia e nelle città della Campania Felix, Bardi, Napoli 2001³ (ricerca che parla anche del Sator nelle pp. 78-79); A. Baldi, La Pompei cristiano-giudaica, E. Di Mauro, Cava dei Tirreni 1964; A. Varone, Presenze giudaiche e cristiane a Pompei, in «Quaderni della Società per lo studio e la divulgazione dell’archeologia biblica», vol. I, M. D’Auria, Napoli 1979.

(15). Cfr. T. Brescia: Il Tao dello spirito: Bibbia, Tao e Scienza sintesi di verità, Hermes, Roma 2000 e Il codice nel Cenacolo, Nexus-Verdechiaro, Padova-Reggio Emilia 2016; B. Landau, Revelation of Magi: The Lost Tale of the Wise Men’s Journey to Bethlehem, Harper Collins, New York 2010.

(16). Per ulteriori approfondimenti, T. Brescia: Il vero significato dell’Arepo Sator, il quadrato magico, in «Mystero», anno V n. 60, Roma 2005, pp. 42-46; I misteri del cristianesimo, Mir, Firenze 2006,² pp. 41-48; XP, Sator e le radici ebraiche del cristianesimo, cit., pp. 163-172; Il segno del Messia: l’enigma svelato, Nexus, Padova 2012, pp. 127-133; Il codice nel Cenacolo, cit., pp. 44-48.

(17). D. Baratono, Le abbazie ed il segreto delle piramidi: l’esagramma, ovvero le straordinarie geometrie dell’acqua, Ecig, Genova 2004, pp. 126-127.

 

  • Se non altrimenti specificato, le immagini sono di Teodoro Brescia.

 

Il Sator della chiesa d S. Lucia a Magliano dei Marsi – AQ

 

Condividi il nostro articolo!

One Comment:

  1. Direi un opera magnifica, come è solito fare il prof. BRESCIA.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *