SANT’ANGELO IN FORMIS: DAL MARE DEL NORD ALLA CAMPANIA FELIX SEGUENDO UNA MISTERIOSA DECORAZIONE.

DAL MARE DEL NORD ALLA CAMPANIA FELIX;

UNA MISTERIOSA DECORAZIONE NELLA CHIESA DI SAN’ANGELO IN FORMIS SEMBRA ADOMBRARE UN COLLEGAMENTO CON UNA CHIESA SCANDINAVA.

 

Testo Giancarlo Pavat

Foto di Giancarlo Pavat, Sonia Palombo e Gaetano Colella.

 

Quando i Tempi saranno maturi, e Cristo ritornerà sulla Terra per il Giudizio Finale, si combatterà l’Ultima battaglia tra le forze del Male e quelle del Bene. Quest’ultime saranno guidate dai tre arcangeli, come mirabilmente dipinto da Luca Signorelli nel celebre affresco del Giudizio Universale del Duomo di Orvieto, in particolare dall’Arcangelo Michele.

Colui che rimase dalla parte di Dio, a capo delle schiere angeliche contro coloro che vi si ribellarono capitanati da Lucifero, quindi Arcangelo guerriero per eccellenza, quasi sempre ritratto in armatura, brandente spada o lancia, intento a trafiggere il Maligno sotto qualsiasi forma si celi.

Particolarmente caro ai Longobardi e ad altre stirpi guerriere che irruppero nell’Impero Romano e che poi si convertirono al Cristianesimo, all’Arcangelo, spesso definito semplicemente San Michele, sono state dedicate numerose basiliche, chiese, conventi, santuari, in tutta la Cristianità.

Uno di questi luoghi sacri dedicati a “Mi-ka-El” (che in ebraico significa “chi è come Dio?“) si trova in Campania, e precisamente in provincia di Caserta, a Capua.

Sant'Angelo in Formis (CE) - foto Gaetano Colella

Sant’Angelo in Formis (CE) – foto Gaetano Colella

Si tratta dell’Abbazia di Sant’Angelo in Formis, sita in via in via Luigi Baia 120 appunto nella frazione di Sant’Angelo in Formis.

La parola “Formis” (come spiegato sul sito “Luoghimisteriosi.it degli amici Isabella Dalla vecchia e Sergio Succu, a cui rimandiamo per un approfondimento sulla chiesa e abbazia campana) “deriverebbe da “forma” ovvero acquedotto, per indicare la presenza di una corrente d’acqua, alcuni invece prenderebbero l’intera parola “informis” per indicare qualcosa di immateriale, ossia spirituale”.

La chiesa abbaziale ha la dignità di “basilica minore”. Sorse in epoca longobarda presso “l’Arco di Diana”, quindi sopra un luogo di culto pagano. Prima dell’Anno Mille, il vescovo di Capua Pietro I (925-938), donò la chiesa ai monaci benedettini di Montecassino.

L'Arcangelo Michele nella lunetta della Chiesa - Foto Gaetano Colella

L’Arcangelo Michele nella lunetta della Chiesa – Foto Gaetano Colella

Nel 1072 dal principe longobardo di Capua, Riccardo, ridonò Sant’Angelo in Formis ai benedettini, ai quali nel frattempo era stata tolta.

Fu il grande abate Desiderio di Montecassino (al secolo Dauferio Epifani del Zotto, futuro pontefice con il nome di Vittore III dal 1086 alla sua morte nel 1087), a volere la riedificazione della chiesa, nelle forme che la vediamo ancora oggi. E sempre a Desiderio si devono gli affreschi di scuola bizantino-campana che si possono ammirare al suo interno. Considerati dagli storici dell’arte tra i più importanti e meglio conservati cicli pittorici dell’epoca nell’Italia meridionale.

Ma in questa sede ci concentreremo esclusivamente su un elemento della chiesa al quale, (a quanto ci risulta) nessuno ha mai dedicato la benché minima attenzione.

Ovvero la particolare decorazione dell’Acquasantiera lapidea presente nella chiesa e attualmente spostata sul lato sinistro, visto che su quello destro sono in corso importanti lavori di restauro.

L'Acquasantiera di Sant'Angelo in Formis - Foto Gaetano Colella

L’Acquasantiera di Sant’Angelo in Formis – Foto Gaetano Colella

Il catino si presenta decorato su due dei quattro lati con una serie di “Stelle a quattro punte” (che assomigliano molto a “X”), disposte in file di 3×4 e scolpite con notevole perizia. Quasi un lavoro di cesello, un ricamo nella pietra.

Su un terzo lato, invece, le “Stelle” diventano una sorta di “asterisco” che può ricordare il simbolo del cosiddetto “Centro Sacro”, ovvero lo schema dell’”Alquerque”.

Acquasantiera 1

Termine con cui è designato un gioco a pedine della “famiglia” della dama” leggiamo sul sito http://www.centro-studi-triplice-cinta.com; della ricercatrice bergamasca Marisa Uberti “Anche in Italia è noto con questo nome, tuttavia nel mondo è conosciuto sotto diverse denominazioni: Al-quirkat, Alquerc, Alquerques, El-quirkat, Quirkat, Twelve-Men’s-Morris, ecc.. L’Alquerque è, semplificando, uno schema costituito da un tris multiplo”.

 

4 Alquerque

Schema dell’ “Alquerque”

5 Tris

Schema del “Tris”

 

Durante il viaggio che io e mia moglie Sonia abbiamo fatto nel 2011 nella regione costiera svedese del Bohuslän, affacciata al Mare del nord, non lontano dal confine con la Norvegia (è possibile leggere il reportage del viaggio nell’articolo “Svezia misteriosa. megaliti, labirinti ………..”, visibile su questo sito), ho avuto modo di vedere il medesimo simbolo.

6 Carta Bokenas

Cartina di Bohuslan con evidenziate le località Bokenas e di Uddevalla

Una serie di “Stelle a quattro punte” è visibile sugli stipiti in pietra ollare di uno degli ingressi “Bokenäs Gamla Kyrka” (in svedese letteralmente “Antica chiesa di Bokenäs”).

 

7 Bokenas kyrka

La “Bokenas Gamla Kyrka” – Foto Giancarlo Pavat

La chiesa è situata sulla penisoletta di Bokenäs (che da il nome anche alla località) che si incunea tra il Gullmarnfijord e il Fiordo di Uddevalla, a poca distanza dall’omonima città.

Pavat davanti alla "Bokenas gamla Kyrka". La freccia rossa indica l'ingresso con le "Stelle a 4 punte" - Foto Sonia Palombo

Pavat davanti alla “Bokenas gamla Kyrka”. La freccia rossa indica l’ingresso con le “Stelle a 4 punte” – Foto Sonia Palombo

La “Bokenäs Gamla Kyrka” si presenta con un architettura piuttosto spartana ed arcaica, riconducibile al XI secolo. Quindi venne realizzata poco dopo l’introduzione del Cristianesimo nella Svezia meridionale. La piccola torre campanaria ed i dipinti del soffitto, invece, sono successivi. Gli storici svedesi li datano ai secoli XVII e XVIII.

Come moltissime (per non dire tutte) chiese medievali della Scandinavia (e non solo) la “Bokenäs Gamla Kyrka” sorge sopra un sito dell’Età del Bronzo.

Nel 1938, sono stati scoperti i resti di un laboratorio di fonderia risalente a quell’epoca (1800-500 a.C.). ed un tumulo funerario sulla cresta della collina che sovrasta la chiesetta.

"Bokenas Gamla Kyrka" - Foto Giancarlo Pavat

“Bokenas Gamla Kyrka” – Foto Giancarlo Pavat

Inoltre, ad est del muro del piccolo cimitero che circonda la “Bokenäs Gamla Kyrka” è visibile un grande masso erratico con dieci coppelle scavate nella sua superficie.

Queste coppelle sono piuttosto comuni presso siti megalitici preistorici in Svezia e in tutta Europa, ma, nonostante diverse ipotesi (siti cultuali, osservazioni astronomiche ecc.) il loro significato rimane un mistero.

Ingresso "Bokenas Gamla Kyrka" - Foto Giancarlo Pavat

Ingresso “Bokenas Gamla Kyrka” – Foto Giancarlo Pavat

Tornando alle “nostre” “stelle a quattro punte”, discorrendo con alcuni ricercatori svedesi, ho appreso che ritengono che non si tratti di mere decorazioni, ma che rivestano un preciso significato simbolico. Ma quale?

La “Stella a quattro punte” trova addentellati nella versione più semplice del simbolo noto come “Nodo” o “Fiore dell’Apocalisse”.

Questo Simbolo è reso graficamente da quattro petali (e per questo motivo, secondo alcuni studiosi, deriverebbe dal più famoso “Fiore della Vita”), in realtà quattro porzioni di circonferenze, sovrapposti ad altre due circonferenze inscritte una nell’altra.

Le "Stelle a 4 punte" della "Bokenas Gamla Kyrka" - Foto Giancarlo Pavat

Le “Stelle a 4 punte” della “Bokenas Gamla Kyrka” – Foto Giancarlo Pavat

A volte il simbolo è privo delle due circonferenze.

I quattro petali e, nel caso della “Stella”, le quattro punte o cuspidi, sono interpretabili come i “Quattro Elementi”: Fuoco, Acqua, Terra e Aria.

Ma anche il “Tetramorfo” che apparve a San Giovanni e che nell’Antico Testamento, si ritrova nella “Visione di Ezechiele”.

“Un turbine venne dal Settentrione, una grande nube, e fuoco risplendeva attorno ad essa, e nel mezzo il fuoco brillava come ambra. Al centro trasparivano le immagini di Quattro Creature. E ognuno aveva Quattro Volti”. Si tratta dei quattro Esseri poi diventati attributi iconografici dei “Quattro Evangelisti”. L’Angelo di San Matteo, il Leone di San Marco, il Bue di San Luca e l’Aquila di San Giovanni.

Le "Stelle a 4 punte" della "Bokenas Gamla Kyrka" - Foto Giancarlo Pavat

Le “Stelle a 4 punte” della “Bokenas Gamla Kyrka” – Foto Giancarlo Pavat

Un simbolismo mirante a ricostituire l’Armonia Cosmica, tra l’Uomo, il Creato ed il Creatore. Ma quattro sono pure le fasi lunari, legate chiaramente ai cicli riproduttivi, e sempre quattro sono gli “stadi” attraverso i quali, l’alchimista può giungere al compimento della “Grande Opera”.

Possono essere questi i significati che gli artefici attribuivano alle particolari decorazioni dell’Acquasantiera di Sant’Angelo in Formis e dell’ingresso della “Bokenäs Gamla Kyrka”? Perché no?! Dopotutto tramite l’acqua benedetta, contenuta nell’acquasantiera, il catecumene e poi il fedele accede all’Ecclesia, intesa come comunità dei Cristiani e pure come luogo simbolico e, al contempo, materiale, ovvero il luogo sacro, la chiesa stessa. Medesimo significato possiamo leggerlo nelle decorazioni degli stipiti della chiesetta svedese.

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Un “Fiore” a 4 petali presente nella chiesa di S. Cristoforo a Lammari (LU) – Foto Giancarlo Pavat

È il varco, il portale, la soglia, da attraversare per accedere al luogo sacro, il luogo ove nel Santissimo, Dio è presente materialmente, che viene “vigilata”, dalle “Stelle a quattro punte”.

Proprio come altri simboli che nel corso delle mie ricerche e studi ho avuto modo di individuare proprio presso gli ingressi di chiese, conventi, battisteri o altri siti ritenuti sacri o particolari nel corso dei Secoli.

Pavat e uno dei "fiori dell'apocalisse" sulla facciata della basilica di Sant'Erasmo a Veroli (FR) - Foto Sonia Palumbo

Pavat e uno dei “fiori dell’apocalisse” sulla facciata della basilica di Sant’Erasmo a Veroli (FR) – Foto Sonia Palombo

“Guardiani della Soglia”, come il labirinto che Enea (nel VI libro dell’Eneide di Virgilio) osserva mentre si accinge ad entrare nell’Antro della Sibilla Cumana, come i labirinti “baltici” affrescati sulle facciate, presso gli ingressi delle chiese medievali norvegesi, come le Triplice Cinte sui gradini o soglie di edifici sacri o profani, come il Nodo cruciforme di Salomone sui pilastri della Sala capitolare dell’Abbazia cistercense di Fossanova.

Un significato che, forse, dalle coste battute dal vento e dalle ondate del mare del Nord e dell’Atlantico è giunto sino alle nostre assolate regioni, magari seguendo le navi con al prua del Drago, dei Vichinghi, o, più probabilmente, quelle dei loro discendenti, i Normanni che dalla penisola francese che da loro ha preso il nome, sono approdati nel Mezzogiorno d’Italia, Campania compresa.

Ovviamente tutto ciò, allo stato attuale delle ricerche, non sono altro che mere ipotesi, ma, al contempo, volani di ulteriori studi che sembrano forieri di interessanti novità.

15 Fiore della vita 16 Fiore dell Apocalisse

A sx il “Fiore della Vita”, a dx il “Fiore dell’Apocalisse”

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La grande quercia sul sito preistorico di “Bokenas Gamla Kyrka”

 

FOTO DELLA BASILICA BENEDETTINA DI SANT’ANGELO IN FORMIS

 

Chiesa Benedettina San'Angelo in Formis 1 2 Frontale Chiesa BenedettinaChiesa Benedettina San'Angelo in Formis 2  Chiesa Benedettina San'Angelo in Formis 3 Chiesa Benedettina San'Angelo in Formis 4 Chiesa Benedettina San'Angelo in Formis 5 Chiesa Benedettina San'Angelo in Formis 6 Chiesa Benedettina San'Angelo in Formis 7 Chiesa Benedettina San'Angelo in Formis 8 Chiesa Benedettina San'Angelo in Formis 9 Chiesa Benedettina San'Angelo in Formis 10 Chiesa Benedettina San'Angelo in Formis 11 Particolare Pavimento Retro Campanile Chiesa Benedettina

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