La montagna di Dante a Patrica (FR), misteriose figure di ferro e i “segreti” della metallurgia; di Roberto Volterri.

Immagine di apertura; La “Stele” in corten posizionata all’inizio del SENTIERO DI DANTE sul Monte Cacume in Ciociaria (foto archivio ilpuntosulmistero).

La Montagna di Dante Alighieri a Patrica in Ciociaria, misteriose figure di ferro e i “segreti” della Metallurgia

di Roberto Volterri

 

2. Immagine sopra; il sindaco di Patrica, Lucio Fiordalisio con Giancarlo Pavat e la statua del Sommo Poeta, al convegno del 9 marzo 2019. In quell’occasione venne presentata al pubblico proprio quella statua realizzata con lo “strano” metallo, il Corten, i cui “segreti” scopriremo  nelle prossime pagine (foto archivio ilpuntosulmistero)

 

Vassi in San Leo e discendesi in Noli/ montasi in su Bismantova e in Cacume/ con esso i piè, ma qui convien ch’om voli”.

(Canto IV del Purgatorio).

Nell’Antipurgatorio, nel descrivere la difficoltà di ascesa dell’immensa “Montagna Ultraterrena” del Purgatorio, Dante cita alcune località italiane dalle caratteristiche morfologiche e orografiche decisamente aspre. Molto note al suo tempo e, ovviamente, da lui stesso viste o visitate.
SAN LEO, ovvero il gigantesco sperone calcareo, originatosi nel Miocene, situato nelle attuali Marche, nel territorio dell’antico Ducato di Urbino, NOLI in Liguria la PIETRA DI BISMANTOVA una formazione di arenaria del Miocene, con pareti verticali e la sommità piatta. Tanto da sembrare da lontano un enorme ceppo di albero, attorno al quale, sono sorte, nel corso dei secoli, numerose leggende e, infine, il  MONTE CACUME sui Monti Lepini nel territorio comunale di Patrica in Ciociaria.
Nel 2022, proprio sul Monte Cacume è stato inaugurato il  SENTIERO DI DANTE.

 

3. Immagine sopra; l’inaugurazione del SENTIERO DI DANTE sul Monte Cacume nel 2022 (foto archivio ilpuntosulmistero).

Iniziativa dell’Amministrazione Comunale di Patrica (FR), nata nel 2018 da un’idea del Sindaco Lucio Fiordalisio, con la consulenza storico scientifica di Giancarlo Pavat e artistica di Cesare Pigliacelli.
“Unica nel suo genere, Cacume diventa la montagna del Purgatorio per andare a scoprire, durante l’ascesa, quei personaggi che Dante incontra o cita nel suo viaggio verso il Paradiso che si concretizza con la cima del monte” spiega il sindaco Fiordalisio  “Il SENTIERO DI DANTE è costituito da 12 installazioni con statue realizzate in corten nelle officine del Consorzio Monsaldo, che andranno ad arricchire la “passeggiata dantesca” per alimentare il flusso turistico già molto consistente. Il progetto ha avuto un prestigioso riconoscimento: è stato scelto da Poste Italiane e dal Comitato Nazionale nell’ambito delle celebrazioni dei 700 anni “Dante 2021”. Tutta l’operazione culturale è stata condivisa con diverse realtà Locali da sempre impegnate nella tutela della montagna, nella ricerca e nella promozione turistica, con le quali abbiamo impostato una sinergia importante” .

4. Immagine sopra; i fratelli Luca e Giancarlo Pavat (noto imprenditore triestino il primo, consulente storico-scientifico per il SENTIERO DI DANTE, il secondo) davanti alle prime statue in corten (quelle di Dante e Virgilio) che si incontrano lungo la salita alla vetta del Cacume (foto Gioia Pavat 2022)

 

In pratica, salendo lungo il sentiero che da Patrica conduce sino alla Vetta del Cacume a 1.095 metri slm, si fa la conoscenza con 12 personaggi che il Sommo Poeta incontra o cita nella sua ascesa alla Montagna ultraterrena del Purgatorio. 
In questo modo il Cacume diventa la stessa Montagna del Purgatorio e la salita consente di immedesimarsi sia in Dante stesso che nell’immortale Poema. Il tutto immerso in una Natura incontaminata. 

5. Immagine sopra; l’artista Cesare Pigliacelli con Giancarlo Pavat e la statua del Sommo Poeta realizzata con lo “strano” metallo Corten.  Questa è stata la prima statua in corten del progetto del SENTIERO DI DANTE ad essere stata realizzata. Per vederla non è necessario scalare il Monte Cacume ma basta visitare lo storico  Palazzo Moretti, attualmente sede comunale e cornice ideale per iniziative ed eventi culturali (foto archivio ilpuntosulmistero 

 

Ma che cos’è esattamente il materiale con cui le officine del Consorzio Monsaldo hanno realizzato, su disegno dell’artista Cesare Pigliacelli, le 13 sagome che costituiscono le 12 installazioni e quindi le 12 tappe di questa ardua (“….qui conviene ch’om voli”) ascesa?

 

Come fare “arrugginire” un oggetto di Ferro per evitare… che in seguito non si “arrugginisca”.

 
Corre l’anno 1933 e in USA la United Stated Corporation mette a punto il brevetto per produrre il cosiddetto acciaio “Corten”, ovvero un acciaio a base di Ferro e Carbonio, come tutti gli acciai ma, in più, contenente anche del Rame nella percentuale compresa tra 0,2 e 0,5%, del Cromo (0,5-1,5%) e del Fosforo (0,1-0,2%), un po’ come l’Iron Pillar indiano.
Corten” è il nome commerciale derivante dai termini inglesi “Corrosion resistance” e “Tensile strenght”, cioè molto resistente alla corrosione e con elevate caratteristiche meccaniche. Passano alcuni anni, molti in verità, e solo nel 1964 l’architetto Eero Sarinen sperimenta tale innovativo materiale in un suo progetto, realizzando il “Fohn Deere World Headquarters”, nello stato dell’Illinois.

6. Immagine sopra; Il celebre architetto Eero Sarinen, primo ad aver utilizzato il “Corten” in grandi costruzioni.

7.Immagine in basso; Il “John Deere World Headquarters”. Notate qualcosa di strano nella struttura esterna della costruzione?

 

 
La costruzione ha un curioso colore marrone-rossiccio, quasi fosse rivestita da un materiale ferroso… arrugginito.
E, in realtà, il rivestimento esterno è stato realizzato proprio con il “Corten” in modo che – piaccia o non piaccia il colore… – non possa “ulteriormente” arrugginirsi!
È questo l’inizio di un uso sempre più diffuso di un metallo ferroso fatto “arrugginire” appositamente affinché il processo di corrosione si stabilizzi grazie alla particolare composizione della lega e l’opera possa essere lasciata indefinitamente alle intemperie senza che le avverse condizioni climatiche possano arrecare danno, possano far deperire nel tempo il manufatto.
Certamente c’è un po’ da discutere sul colore assunto dal materiale ferroso, colore che ricorda molto, moltissimo, da vicino quello di un… barattolo di latta lasciato sotto la pioggia per mesi, per anni.
Ma, si sa, a volte è necessario comportarsi come fece Giulio Cesare quando in una casa del suo amico Valerio Leone, a Milano, gli offrirono un piatto di asparagi al burro – considerato cibo per “barbari” – anziché conditi con olio. O almeno così riferisce Plutarco riportando la celebre frase pronunciata da Cesare per evitare imbarazzanti figure da parte dei suoi compagni di tavola, “De gustibus non est diputandum!”

Un metallo che “vive”. E si protegge da solo…

Il particolare rivestimento del “Corten” si forma sulla sua superficie in un tempo relativamente lungo, oscillante tra i diciotto mesi e i tre anni, con lievi variazioni del colore, compreso tra una sorta di arancio scuro e un marrone leggermente rossastro.
La qual cosa ha subito acceso la fantasia di alcuni artisti che hanno prodotto sculture metalliche che possono essere lasciate indefinitamente all’aperto poiché se la patina protettiva realizzata sul metallo viene scalfita da qualche sconsiderato in vena di “immortalare” il proprio nome graffiando la scultura, in tempi brevi, il “Corten” rigenera la patina stessa dando inizio ad un nuovo processo ossidativo.

8, 9 e 10. Immagini sopra e sotto; Tre sculture realizzate con il “Corten” con patine antiossidazione aventi differenti tonalità cromatiche. Ma sempre color… “ruggine”!

 

11 e 12. Immagini sopra e sotto; A Formello (Roma) anche la torre dell’antico Palazzo Chigi è stata realizzata ricorrendo all’uso dell’acciaio “Corten”. Cone la targa che indica “Le Rughe”…Ci viene sempre in mente Giulio Cesare e i suoi asparagi al burro…

 

Ma come nasce il “Corten”?

Per dare inizio la processo ossidativo che renderà il metallo abbastanza simile a ciò che nella lontana India avviene da molti secoli sulla superficie dell’ Iron Pillar (la celebre “Colonna che non si ossida”) occorre che il metallo stesso sia sottoposto a numerosi cicli bagnato-asciutto, evitando però ristagni di acqua, che sia a contatto con l’atmosfera esterna e che la sua superficie sia colpita dalla radiazione solare.

 

13. Immagine sopra; La cosiddetta Colonna di Ferro (o colonna di Ashoka o “Colonna che non siossida”), visibile a Delhi in India. È alta 7 metri e 21 centimetri e di 41 centimetri di diametro, dal peso di 6 tonnellate, risalente almeno al V secolo d.C.. 

Nel corso di tale lungo processo di artificiale ossidazione, sulla superficie della lega metallica si crea dapprima uno strato poroso sotto il quale si genera un altro sottile strato in cui abbondano soprattutto il Rame, il Cromo e il Fosforo, l’elemento chimico che ha svelato il mistero aleggiante intorno alla colonna alta sette metri che in India, a Delhi, si rifiuta ostinatamente di cedere alle lusinghe della solita corrosione che attanaglia oggetti a base ferrosa, anche il migliore acciaio “normale”, dopo lunghi periodi di tempo in condizioni climatiche più o meno proibitive.

 

Inoltre, il “Corten” costa meno del normale acciaio e può essere lavorato, forgiato e saldato a seconda delle particolari esigenze progettuali o solamente artistiche.
 

Volete provare a creare un oggetto rivestito come (ma solo come…) l’acciaio “Corten”?

Però non illudetevi!
Vi sto insegnando solo come fare arrugginire in tempi abbastanza brevi qualche piccolo oggetto di ferro o di ghisa. Però partendo da ciò che otterrete potreste poi tentare la fase successiva, magari ricorrendo all’esperienza di qualche amico ben più ferrato nel campo dei processi ossidativi dei metalli e – con estrema attenzione! – utilizzando anche piccolissime quantità di Fosforo ricavato da qualche scatola di fiammiferi.
Il Fosforo rosso (quello bianco è pericolosissimo!) si trova sulla striscia scura su cui viene sfregata la capocchia dei fiammiferi.
Bagnate la striscia con una piccola quantità di acetone e grattatela via con una lametta: agendo così su alcune scatole di fiammiferi ricaverete una piccola, ma utile, quantità di Fosforo rosso con cui effettuare qualche esperimento…

14. Immagine sopra; da comuni scatole di fiammiferi è possibile ricavare piccole quantità di Fosforo rosso con cui proseguire gli esperimenti illustrati in queste pagine.

Ora però procedete con la fase più semplice: creare un suggestivo strato di ruggine su un oggetto di ferro o anche di ghisa.
a) Procuratevi un piccolo manufatto in ferro battuto. Potreste partire anche da un oggetto in acciaio al Cromo ma i tempi richiesti vi farebbero passare la voglia di fare l’”Apprendista Stregone”!
b) Indossate dei guanti di gomma e munitevi di opportuni occhiali di sicurezza: i prodotti chimici che userete non vanno molto d’accordo con i vostri occhi, la pelle e le mucose della vostra bocca. Neppure con i vestiti che state indossando!
c) Acquistate una bottiglia di Acido muriatico – che un chimico definirebbe Acido idrocloridrico – e versatene circa 70 ml in un contenitore di plastica munito di coperchio, in cui avrete già posto un piccolo pezzo di lamiera di Rame o pochi centimetri del tubo, sempre di rame, utilizzato dagli idraulici per le tubature dei termosifoni o del gas.
d) Chiudete il contenitore di plastica ma non serrate troppo il tappo poiché la reazione tra l’Acido muriatico e il rame darà origine a dei gas. Ponete il contenitore lontano da bambini e animali domestici e per una settimana lasciate che avvenga la necessaria reazione chimica.

15. Immagine sopra; parte il fatto che dovrete usare un contenitore di plastica munito di coperchio a vite anziché questo più scientifico becher di vetro, la soluzione di Rame e Acido muriatico darà origine a un liquido verdastro, molto corrosivo. Attenzione!

 

e) Passata una settimana, indossate di nuovo guanti di gomma e occhiali protettivi e togliete il rame, o ciò che ne è rimasto, dalla soluzione verdastra ottenuta e gettatelo. Ora ponete la soluzione in un secchio di plastica abbastanza capiente poiché dovrete diluire il tutto aggiungendo circa tre litri di acqua.
f) Pulite e sgrassate a fondo l’oggetto di Ferro su cui intendete sperimentare le vostre capacità di “Aspiranti Stregoni”.
g) Possibilmente all’aperto o almeno in un ambiente molto ventilato, mediante un pennello, passate ripetutamente la soluzione ottenuta lasciando asciugare tra un’applicazione e l’altra.
Dopo qualche trattamento del genere otterrete un oggetto ben arrugginito su cui sperimentare ulteriormente…
Potreste ottenere lo stesso risultato utilizzando una soluzione composta da una parte di aceto di vino e due parti di comune candeggina (Ipoclorito di Sodio). I tempi potrebbero essere abbastanza più brevi, quindi controllate ogni tanto lo stato di invecchiamento del vostro oggetto.

Alcuni artisti hanno scelto di creare strati di ruggine su piccoli utensili d’uso comune trasformandoli in originali oggetti ornamentali… (16. Immagine sopra).

(Prof. Roberto Volterri. Archeologo e docente universitario).

 

– se non altrimenti specificato, le immagini sono state messe a disposizione da parte dell’autore.

17. Immagine sopra; la copertina del recentissimo libro di Roberto Volterri in cui vengono descritte invenzioni o scoperte frutto di una genialità più o meno “ai confini della realtà” (Amazon)

https://www.amazon.it/Libri-Roberto-Volterri/s?rh=n%3A411663031%2Cp_27%3ARoberto+Volterri;

 

18. Immagine sopra; la statua di Dante Alighieri in corten, realizzata dalle officine del Consorzio Monsaldo ed esposta a Palazzo Moretti a Patrica (foto archivio ilpuntosulmistero).

19. Immagine in basso; la statua in corten di Jacques de Molay, ultimo Gran Maestro dei Templari, sul Monte Cacume (foto archivio ilpuntosulmistero).

20. Immagine in basso; il ricercatore storico Giancarlo Pavat, l’ingegner Roberto Adinolfi e l’artista Cesare Pigliacelli all’inizio del SENTIERO DI DANTE, con una targa che riporta i celebri versetti del IV Canto del Purgatorio. (foto archivio ilpuntosulmistero 2021)

 

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