LA SIMBOLOGIA DELLA LUNETTA DELLA CHIESA DI SAN GIORGIO A CAMPOBASSO di Mario Ziccardi

 

LA SIMBOLOGIA DELLA LUNETTA DELLA CHIESA DI SAN GIORGIO A CAMPOBASSO

di Mario Ziccardi

La chiesa

La chiesa di San Giorgio (immagine di apertura) è posta nella parte alta della città di Campobasso ai piedi del castello Monforte. È in stile romanico; originariamente ad aula unica, col tempo ha conosciuto ampliamenti importanti sia in pianta che nell’alzato tra cui quelli che hanno riguardato prima la navata sinistra con le cappelle gentilizie e in seguito quella di destra.

Dall’esterno sono facilmente riconoscibili le varie fasi costruttive sui prospetti dell’edificio.

Oggi, l’interno risulta in apparenza totalmente privo di decorazioni, tranne per la cosiddetta cappella gentilizia di San Gregorio: è una struttura a base quadrata cui si sovrappone con pennacchi di raccordo un tamburo ottagonale con cupola a ombrello partita da otto costoloni e con in chiave un motivo floreale.

È l’unica parte della chiesa che ancora conserva porzioni dell’antico ciclo pittorico originale di fine XIV secolo che sono state recuperate e consolidate con i lavori di ristrutturazione degli anni ’70 del Novecento.

La lunetta e gli ourobori

La lunetta del portale principale (immagine in alto) fu dissotterrata e adagiata nei pressi della chiesa agli inizi del Novecento; solo nel corso degli anni ’30 fu sistemata, adattandola, nella posizione attuale.

Le dimensioni attuali della lunetta sono 150 cm circa di base e circa 110 di altezza; è scolpita in pietra locale e partita in due sezioni semicircolari, al centro è il simbolo cristologico dell’Agnus Dei appartenente alla tradizione cristiana come sacrificio di Cristo e della salvezza dell’anima umana; è circondato da quelli che sembrerebbero raggi emanati dal centro della figura cristologica.

Nella fascia esterna, sono motivi vegetali tralci di vite con grappoli, foglie e fiori (1); i tralci si diramano da un’anima centrale costituita dal corpo di un serpente – un ouroboro – che, intrecciandosi, mangia la propria coda (in basso a destra); non è il solo rettile presente nella scena, altri due ourobori sono in basso a sinistra i quali, formando il segno dell’infinito, divorano la coda reciprocamente.

L’ouroboros può essere il Cristo stesso, è il sacrificio che si rinnova e nello stesso tempo colui che dona la salvezza: “Io sono la Vite e voi i tralci”, il cristiano che rimane in Lui porta molto frutto (l’uva, i fiori, simboli vegetali) e tanti altri sono i riferimenti nel Vangelo giovanneo su questo tema.

Nell’insieme l’infinito è predominante e l’ouroboros ne rappresenta il simbolo per eccellenza, si rigenera in un ciclo di nascita-morte, metafora della vita stessa e del trascorrere del tempo, riconducendosi facilmente all’eternità del Divino.

I simboli sono collegati tra loro e sono assimilabili all’Agnello crucifero al centro della lunetta; potrebbe esserci, addirittura, una correlazione tra il numero di ourobori e la Trinità poiché nell’impianto del motivo decorativo poteva anche essercene uno solo.

Particolare degli Ourobori

 

Tanti i significati cristiani quindi: l’Agnello di Dio/Luce, la vite, i tralci e i frutti, il simbolo dell’infinito composto dai due ourobori in basso a sinistra.

Non sappiamo se la lunetta sia appartenuta, come altri elementi erratici presenti incastonati nelle pareti esterne, al primitivo edificio ecclesiale, il dubbio è suscitato dalla scalpellatura della cornice esterna della lunetta stessa per adattarla e incastrarla nella posizione attuale.

In conclusione la simbologia presente nella lunetta appartiene ad un periodo preciso del medioevo a cavallo dell’anno Mille (2), non è certa l’origine del manufatto e potrebbe far parte di un edificio cultuale più antico.

Una curiosità: nel 2012 è stata realizzata dalla Zecca di Stato una moneta del valore di 5 euro in argento riportante sul rovescio proprio una riproduzione fedele della lunetta di san Giorgio.

(Mario Ziccardi – Opificio Culturale)

1)I fiori presenti nella decorazione sono due: uno a sei petali, l’altro a dodici. Sei e dodici sono numeri che hanno un’alta ricorrenza sia nell’Antico Testamento che nel Nuovo.

2) La lunetta di San Bartolomeo (immagine in basso), la chiesa posta a poche decine di metri da San Giorgio, ha simbologie diverse: lo spazio al centro del semicerchio è occupato dalla figura del Cristo Pantocratore, benedicente alla greca, assiso in trono all’interno della Mandorla Mistica, in mano ha il Libro Sacro aperto riportante la formula abbreviata EGO SUM LUX MUNDI; due angeli sorreggono specularmente la mandorla sopra quello che sembrerebbe la parte inferiore della Vesica Piscis; intorno a queste figure è un motivo a treccia, probabilmente un serpente ma non si riesce a individuarne la testa e la coda, al centro di questo motivo è l’Agnello Crucifero. A formare una cornice semicircolare sono otto porzioni di arco con i quattro evangelisti e quattro coppie di personaggi che ricevono la benedizione da una mano all’angolo superiore della forma stessa.

(Immagine in basso: l’autore dell’articolo, Mario Ziccardi, assieme al nostro Giancarlo Pavat, in Molise)

 

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