L’affresco con il “Cristo nel labirinto” di Alatri, un enigma europeo

Il secondo giorno della nostra permanenza in Svezia, siamo finalmente giunti alla chiesetta di Grinstad, circondata da un camposanto con antiche lapidi monolitiche ed immersa nell’ombra di secolari caducifoglie.
Sul sagrato siamo stati accolti da studiosi ed archeologi svedesi, guidati dalla professoressa Gudrun Rydberg, responsabile delle ricerche storiche della regione del Dalsland, con la quale ero in contatto da oltre un anno. Assieme a lei la professoressa universitaria e storica dell’arte Cecilia Hedbor, il presidente dell’associazione storica Sven-Olov Andreasson, il pastore della chiesa Gunnar Imberg, il giornalista e fotografo Bo Andersson ed i coniugi Per e Ida Ostenberg, con la loro figlioletta Sigrid. Professore e preside di Istituto Superiore lui, docente di storia romana presso l’Università di Goteborg, lei.

Arrivo a Grinstad ed incontro con gli studiosi svedesi
La spedizione italiana e la professoressa Rydberg con il labirinto di Grinstad

Nel panorama delle antiche chiese scandinave, la “Grinstadkyrka” costituisce una sorta di rarità, essendo una delle poche in mattoni. Risale al 1200 ed è dedicata a Sant’Erik. Sovrano svedese del XII secolo, Erik IX, poi santificato, guidò diverse spedizioni “crociate” a nord ed oltre il Golfo di Botnia, per evangelizzare i pagani finlandesi.

Pavat riceve le congratulazioni da parte di Sven Olov Andreasson presidente dell’associazione ricerche storiche del Dalsland in Svezia

Proprio come nel secolo successivo fecero sia Valdemar II di Danimarca, addirittura con l’imprimatur di Papa Onorio III, che i Cavalieri Teutonici sulle sponde meridionali di quello stesso Mar Baltico.
Oltre a poter studiare, fotografare e filmare il labirinto (effettivamente presente nella chiesa), abbiamo avuto modo di individuare all’interno della “Grinstadkyrka” alcuni manufatti che sembrano confermare proprio quel legame a cui si accennava prima. Dalla Scandinavia, attraverso l’Europa, sino all’Italia e ad Alatri.

Labirinto di Grinstad in Svezia

Il labirinto svedese è stato datato con certezza dagli svedesi al 1200 e, proprio come quello di Alatri, venne scoperto casualmente sotto l’intonaco agli inizi del XX secolo.

Labirinto di Grinstad in Svezia

Sebbene la Scandinavia sia ricchissima di labirinti, sia di pietra sul terreno che incisi o dipinti nelle chiese, quello di Grinstad è unico nel suo genere.
Dipinto con tratto di colore rosso sull’intonaco steso direttamente sui mattoni della parete, è mancante della parte sinistra a causa dell’apertura di una finestra. Il percorso del labirinto non è esattamente uguale a quello di Alatri e di Chartres. Esistono addirittura vicoli ciechi. Impensabili in un labirinto unicursale. Tutto ciò è stato causato da maldestri restauri successivi al rinvenimento.
Le somiglianze con quello di Alatri sono comunque notevoli. Entrambi sono labirinti circolari con dodici circonferenze. Entrambi sono affrescati (tutti gli altri labirinti attualmente noti, riconducibili al modello Alatri-Chartres sono o scolpiti nella pietra o realizzati a mosaico), e perdipiù su una parete volta a mezzogiorno.

Al contrario di quello alatrense, che racchiude la figura di Cristo, il centro del labirinto di Grinstad attualmente è vuoto. Ma la presenza di un foro indica che vi era infisso qualcosa. Forse un bassorilievo o una targa.
Proprio accanto al labirinto è visibile quello che è stato indicato come un indizio della presenza dei Cavalieri Templari anche nella chiesa di Grinstad.

Croce Patente di Grinstad in Svezia

Una “Croce Patente” di colore rosso inscritta in una circonferenza. Simile alla croce della chiesa di San Francesco ad Alatri e ad altre croci presenti in siti appartenuti all’Ordine del Tempio.
I Templari erano presenti in Scandinavia, ma in regioni più a sud, come il Vastergotland o sulle rive e sulle isole del Mar Baltico. Sinora non sono mai state trovate tracce di un insediamento nel Dalsland.

Locandina del film Arn il templare

Per inciso, vogliamo ricordare che negli ultimi anni anche in Svezia è scoppiata una vera e propria “febbre Templare”. Grazie ad uno scrittore svedese, ma dal cognome francese, Jean Guillou. Che ha ottenuto un incredibile successo grazie ai romanzi della trilogia dedicata ad Arn di Gothia, cavaliere Templare, “Tempelriddaren”. Da cui nel 2007 è stato tratto anche un film campione di incassi in inglese con sottotitoli in svedese, per la regia di Peter Flinth. Esiste anche un versione italiana, mandata in onda da Mediaset l’anno scorso, ma essendo stata tagliata ed ridotta sensibilmente, si è perso il ritmo del racconto e soprattutto le vicende che si svolgono nella Svezia medievale, appunto nella regione del Vastergotland. Davvero interessanti per le attente e filologicamente corrette ricostruzioni della vita , dei costumi e delle tradizioni di quelle terre in quell’epoca così lontana da noi.

Fiore della Vita nel cunicolo di San Francesco ad Alatri (Fr)
Fiore della Vita nella chiesa di Grinstad in Svezia
Croce Patente e Fiore della Vita sulla chiesa templare del Santo Sepolcro a Pisa

Tornando a Grinstad, la “Croce patente” non è l’unico indizio “Templare”. Nella chiesa abbiamo avuto modo di vedere pure un altro simbolo, presente anche nel cunicolo dove si trova l’affresco con il “Cristo nel labirinto”, e utilizzato pure dai Templari.
Ovvero un “Fiore a sei petali” o “Fiore della Vita”, che a Grinstad è stato scolpito su un blocco di pietra un tempo murato sulla parete occidentale della chiesa.

Codice islandese del 1400

Ma le sorprese in arrivo dalla Scandinavia non sono ancora finite. La professoressa Cecilia Hedbor, docente di storia dell’arte dell’Università di Goteborg, venuta a conoscenza dell’esistenza dell’affresco con il “Cristo nel labirinto” di Alatri, l’ha messo in relazione con un disegno presente in un “Libro di esempi” islandese (ma conservato a Copenhagen) del XV secolo.
In un pagina del manoscritto si vede un sovrano inginocchiato che offre un dono rivolto ad un labirinto circolare ed unicursale. Purtroppo la pagina è frammentaria e si vede solo una piccola parte delle circonferenze del labirinto.
L’esemplare islandese era stato pubblicato già da Hermann Kern nel suo volume del 1981 che abbiamo già citato. Ma all’epoca l’affresco alatrense non era ancora stato scoperto e quindi il grande accademico tedesco non vi aveva dato molta importanza.

Cecilia Hedbor invece, ritiene (e l’ha dichiarato in interviste video sia in svedese che in italiano, la docente conosce infatti la nostra lingua in quanto negli anni ’70 ha studiato presso l’Istituto Archeologico Svedese di Roma) che il re del manoscritto islandese stia offrendo un dono a qualcuno posto al centro del labirinto. E questo qualcuno non può essere altri che Cristo.

Labirinto di Chartres sul taccuino di Villard de Honnecourt XIII secolo – Francia

Se così fosse, sarebbe una incredibile testimonianza di come l’affresco alatrense, o quantomeno la sua iconografia, fosse nota nel Medio Evo persino alle estreme propaggini d’Europa. E di ciò è convinta la professoressa Hedbor.
Ma c’è pure un’altra sconvolgente ipotesi. Gli studiosi svedesi, come Viola Hernfjall nel libro “Medeltida kyrkmalningar”, e la stessa Gudrun Rydberg in “Dalsland Diplomatarium”, hanno paragonato il codice islandese per architetti al taccuino di disegni, schizzi, progetti di architettura del XIII secolo di Villard de Honnecourt, conservato nella Bibliotèque Nationale de France a Parigi. Nel quale l’architetto francese della Piccardia ha riprodotto il labirinto di Chartres.

Giancarlo Pavat a Grinstad in Svezia

Quindi, che cosa ci vieta di ipotizzare che pure il labirinto raffigurato nel trattato islandese, non sia stato riprodotto dal vero?

Tramonto estivo nel Dalsland in Svezia

Ciò significherebbe che è esistita (e forse esiste ancora) da qualche parte, in qualche Terra del Grande Nord, forse proprio in Islanda, l’Ultima Thule degli Antichi Greci e Romani, un opera d’arte con un Cristo al centro di un labirinto!
Soltanto il proseguo delle ricerche in tutta Europa potranno, forse, chiarire, il mistero dell’affresco con il “Cristo nel labirinto” di Alatri e degli altri labirinti della medesima tipologia sparsi per il Continente.

Giancarlo Pavat


TUTTI PAZZI PER IL LABIRINTO

Che l’affresco con il “Cristo nel labirinto” sia un vero e proprio “enigma europeo” lo si evince pure da quanto state per leggere qui di seguito.
Un labirinto certamente identico a quello alatrense sta prendendo vita in questi mesi a Londra.
Infatti mi è stato comunicato tramite e-mail dalla dottoressa Christine Whaite, che assieme alla collega Christine Stevens, stanno realizzando un copia dell’affresco con il “Cristo nel labirinto” per la parrocchia di “St Giles in the Barbican”, nel cuore della città di Londra.
Infatti, ogni anno, in prossimità della Settimana Santa, realizzano un labirinto ed organizzano un seminario in tema nella chiesa di “Saint Giles.
Quest’anno, venute a conoscenza dell’esistenza dell’affresco di Alatri, grazie al mio articolo in lingua inglese pubblicato sul numero 40 – aprile 2011, della rivista “Caerdroia” (vera “bibbia” mondiale sulla tematica dei labirinti) diretta da Jeff Saward, desideravano visitarlo durante le Feste natalizie ma non è stato possibile a cagione dei restauri in corso. Hanno quindi deciso di replicarlo a Londra basandosi sulle fotografie reperite su internet.

Altrettanto interessati sono alcuni ricercatori Tedeschi, Svizzeri ed Austriaci. Articoli sull’affresco con il “Cristo nel labirinto” in lingua tedesca si possono leggere sui siti http://bloggermymaze.wordpress.com/;
http://www.das-labyrinth.at/labyrinth/links.htm#global;
e su www.mysteriousplaces.it;

Senza dimenticare gli amici professori svedesi. Che ci hanno ricambiato la visita di giugno, venendo a vedere con i propri occhi l’affresco nel cunicolo di San Francesco.
Infine, e-mail attestanti l’interesse ed entusiasmo sono arrivate pure dalla Francia, dall’Australia e dagli Stati Uniti.
Moltissime di queste e-mail hanno sottolineato come una simile opera d’arte, effettivamente unica al Mondo, appartenga a tutta l’Umanità, sia per motivi artistici che per il messaggio di Speranza che veicola.
(GP)

Spread the love

10 commenti:

  1. ilpuntosulmistero

    L’articolo è del marzo 2012, quindi sia i contenuti che le ipotesi avanzate, sono ovviamente datati. Basti pensare, solo per fare un esempio, che all’epoca l’autore, Giancarlo Pavat, non aveva ancora organizzato la spedizione di ricerche storiche sul Baltico e in particolare sull”isola di Gotland, sulle tracce dei più antichi labirinti d’Europa.
    Pertanto per conoscere l’attuale stato delle ricerche sul Cristo nel Labirinto, si invita a leggere l’ultimo libro che Pavat ha dedicato ai Labirinti. Ovvero “GUIDA CURIOSA AI LABIRINTI D’ITALIA”. ( Newton Compton 2019).

  2. Alberto Micarelli

    trovo bizzarra l’interpretazione di Cristo come punto di partenza per uscire dal labirinto/percorso, meglio pensare al Cristo come punto d’arrivo di un percorso che parte da un generico ambiente esterno.
    Il percorso-pellegrinaggio resta invece una buona metafora della vita terrena durante la quale saranno curate le 4 dimensioni della persona, percorse nei 4 quadranti (corporeità, mente-logo, carità-amore e infine la dimensione spirituale-anima) alla cui conclusione con le ultime due “conosceremo” la verità (Cristo).
    Altro punto indimostrato è l’associare il labirinto ai monaci Templari.

  3. Giancarlo Pavat

    In merito alla segnalazione del lettore Duilio sul cd. “labirinto” di Guardialfiera, confermo che (nonostante l’accostamento con il cd “Labirinto di Gerico”, che altri non è che una versione del modello “classico”) simbolicamente parlando si tratta senza alcun dubbio di una spirale. Ma ciò non lo rende meno interessante. Guardando le altre immagini delle “cartolione da Guardialfiera” del sito di Franco Valente si notano altri simboli. Soprattutto nodi. Oltre a figurine antropomorfe, probabilmente realizzate per fini apotropaici, tipiche dell’arte medievale.
    Quanto all’altro labirinto, quello di Colli a Volturno, non vi è dubbio che si tratta di un labirinto “classico” nella versione “baltica” (sebbene modificata dalla croce che di fatto impedisce di seguire le volute del perocorso del labirinto). Citando l’inglese Jeff Saward (uno dei massimi esperti mondiali in fatto di labirinti) “il design archetipico del labirinto classical è costituito da un unico percorso che gira avanti e indietro in modo da formare sette circuiti, delimitate da otto pareti, che circonda l’obiettivo centrale. Si trova in entrambe le forme circolari e quadrate. Praticamente quasi tutti i labirinti precedenti al I secolo a.C. sono di questo tipo. Il modello è stato trovato in diversi contesti storici in tutta Europa, in Nord Africa, nel sub-continente indiano e in Indonesia, questo è anche il design che si rintraccia nel sud-ovest americano e, occasionalmente, in Sud America. Durante l’attuale ripresa dei labirinti ha ancora una volta ha trovato la popolarità per la sua semplicità di costruzione e simbolismo archetipico”.

    E’ molto probabile che il labirinto di Colli a Volturno sia medievale. Non concordo con l’ipotesi del lettore Davide che ipotizza si tratti di un opera normanna. Non risulta che i Normanni abbiano realizzato labirinti. Loro venivano dalla regione francese sulla Manica a cui hanno dato il nome, ed è vero che discendevano da vikinghi danesi. Ma i labirinti “baltici” presenti in Scandinavia, soprattutto in Svezia, sono molto più antichi dell’Età Vikinga (durante circa dal VIII secolo d.C. all’Anno Mille). Alcuni risalgono all’Età del Bronzo, altri al Neolitico. Come tra l’altro confermato pure Saward nel suo sito http://www.labyrinthos.net.
    L’ipotesi più palusibile è proprio qualla avanzata sia da Franco valente, sia da altri. Ovvero il manufatto della chiesa di S. Leonardo a Colli a Volturno sarebbe legato ai percorsi dei grandi pellegrinaggi medievali. In quel caso lungo la Francigena del Sud. Mi riservo di recarmi quanto prima sul posto per cercare (se possibile) di capirci qualcosa di più.
    Giancarlo Pavat.

  4. Se Colli a Volturno sta’ sulla Francigena del Sud, quella che passa pure per Alatri, allora l’ipotesi di Pavat del percorso di pellegrinaggi o comuqnue sacrale segnato dai labirinti prende maggiore consistenza.

  5. Giancarlo Pavat

    Buongiorno, ringrazio i lettori che mi hanno segnalato il sito e l’articolo di Franco Valente in cui si parla di un incredibile ed interessantissimo esemplare di labirinto “Baltico” incastonato nella facciata della chiesa di S. Leonardo a Colli a Volturno in Molise.
    Desidero ringraziare soprattutto Franco Valente per aver fatto conoscere questo esemplare (nell’articolo parla pure di un altro labirinto presente a Guardialfiera, ma è in realtà si tratta di una spirale. Ma il significato simbolico ed esoterico grosso modo è lo stesso) di cui ignoravo assolutamente l’esistenza. In riferimento alla sterile polemica a cui fa riferimento Valente, ricordo che lo “scopritore” è colui che divulga e condivide una scoperta, una novità. E non colui che la tiene per se. La Cultura è condivisione. E la condivisione della Conoscenza è un progresso per tutti.
    Tornando al manufatto molisano , è proprio vero che il Patrimonio culturale, tradizionale, storico e artistico dell’Italia non finisce mai di stupire.
    Desidero inoltre dare (ed ho inviato un commento anche al sito di Valente)un piccolo contributo alla maggiore comprensione del simbolo di Colli a Volturno.
    Il labirinto di Colli a Volturno è molto interessante e qui di seguito cercherò di spiegare in maniera succinta il perchè (scusatemi se vi sembrerò troppo lungo).
    Per prima cosa è un labirinto “unicursale”. Ovvero (al contrario dei labirinti “multicursali”) ha un solo ingresso, un solo percorso ed una sola uscita, sempre al centro.
    Dal punto di vista iconografico è classificabile come labirinto “classical” (o “cretese”) oppure “Baltico”. “Classico” o “cretese” in quanto è stato rinvenuto su monete o in mosaici greci e romani. “Baltico” perchè simili esemplari si trovano a centinaia sulle coste del Mar Baltico, in Germania, Russia, Paesi Baltici, Finlandia, Svezia, ma pure in Scozia ed in Norvegia. Tra l’altro gli esemplari più antichi finora accertati (risalgono alla preistoria) sono quelli presenti in Svezia, Finlandia e Russia 8in Russia sono studiati dagli archeologi soprattutto quelli della Carelia, della penisola di Kola, del Mar Bianco e dell’Arcipelago delle Solowetsky, datati a 3000 anni fa).
    Mentre i labirinti “classici” possono essere anche quadrati o rettangolari, quelli “Baltici” sono esclusivamente circolari ( o meglio spiraliformi).
    Inoltre, graficamente, il labirinto “baltico” viene tracciato partendo proprio da un croce (ricordo che quello della croce è un simbolo molto più antico del Cristianesimo) , che nel caso di Colli a Volturno è comunque molto più evidenziata di quanto lo sia normalmente.
    Trovare un esemplare di labirinto “Baltico” in Italia è davvero una cosa straordinaria (potrei sbagliarmi, ma credo che sia il primo caso documentato). Generalmente in labirinti italiani (ovviamente sto parlando dei labirinti antichi) o sono romani (musivi pavimentali o grafitti di forma rettangolare, quadrata, circolare ecc), oppure, quelli medievali sono riconducibili allo “Chartres type” (modello Chartres) come , appunto, quello di Alatri (FR), S. Maria in Aquiro e Santa Maria di Trastevere a Roma (entrambi oggi scomparsi) , Lucca, Pontemoli (MS), e Pavia. Quello di S. Vitale a Ravenna, pur essendo di ispirazione bizantina è stato realizzato nel Rinascimento.
    Concordo nell’ipotesi che il labirinto di Colli a Volturno abbia un significato allegorico del pellegrinaggio, dell’ “itinera gerosolimitana”. Sarebbe interessante poterlo datare con precisione (anche se, a naso, credo sia medievale) e scoprire il motivo per il quale l’ignoto artefice abbia scelto quella particolare forma di labirinto.
    Al mondo ci sono migliaia e migliaia di appassionati e studiosi di labirinti. Credo che si debba far conoscere l’esemplare di Colli a Volturno.
    Quindi grazie ancora a Franco Valente e a coloro che mi hanno segnalato il suo sito e l’articolo in questione.
    Cercherò di visitare Colli a Volturno e vedere il labirinto il prima possibile. Appena il tempo si stabilizza.
    Giancarlo Pavat

  6. @lex 2 sed lex

    Mi sembra che il labirinto abbia risollevato la faccia di Alatri. Complimenti, Pavat.

  7. Grande merito allo scopritore del labirinto. Bravo Giancarlo.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.