Puglia misteriosa – LA CRIPTA DEL CROCIFISSO DI UGENTO (LE) di Marco Di Donato

Visitiamo assieme luoghi insoliti e poco noti…..

LA CRIPTA DEL CROCIFISSO DI UGENTO

IN PUGLIA

di Marco Di Donato

 

A circa cinque metri di profondità, interamente scavata nella roccia tufacea, si apre un luogo particolarmente suggestivo, realizzato verso il 1100 dalla comunità che qui viveva: parliamo della “Cripta del crocifisso” di Ugento (Le). 

L’interno della cripta (Immagine sopra) ricco di affreschi datati tra il XIII e XVII secolo riproducenti animali, personaggi, figure zoomorfe, stelle a 6 e 8 punte, scudi con croci rosse e nere, ed altro ancora. Elementi particolarmente insoliti che riportano alla mente un passato fatto di segreti e persecuzioni.

Il primo ciclo pittorico è datato attorno al XIII secolo ed è quello che vediamo entrando sulla sinistra, ove possiamo ammirare un’Annunciazione (Immagine in basso)

con di fianco la figura dell’Arcangelo Michele (Immagine in basso )

 Da notare, sotto di esso, la figura di donna, probabilmente la committente dell’opera, presente in basso a sinistra. Proseguendo la visita possiamo poi ammirare l’affresco che dà il nome alla cripta, ossia quello della crocefissione che ripropone l’immagine di Cristo con ai lati i due ladroni e di sotto a sinistra la Madonna e sulla destra San Giovanni Evangelista. Su questo affresco troviamo elementi decorativi molto interessanti e nello specifico gli antichi simboli del “Sole” e della “Luna”, simboli ricorrenti nei disegni delle crocifissioni medievali proprio per il loro significato intrinseco ed estrinseco che da sempre li contraddistingue.La venerazione di questi emblemi è molto antica ed è presente già nelle iconografie persiane, elleniche e romane. Nella cultura cristiana la venerazione al dio Sole è stata sostituita con la festa del Natale giorno della nascita di Cristo, luce del mondo.

Nell’affresco della crocefissione la raffigurazione del Sole e della Luna hanno anche un significato simbolico che richiama il passo evangelico del venerdì Santo e all’eclissi di Sole che avvenne alle 3 del pomeriggio, in segno di lutto per la morte di Cristo. Un significato questo che richiama simbolicamente l’unione tra il Vecchio e il Nuovo Testamento e alla conoscenza del Vecchio (la Luna) per la comprensione del Nuovo (il Sole).

In alcuni raffigurazioni medievali il Sole e la Luna vengono dipinti come immagini antropomorfe come nel caso della Crocifissione di Visoki Decani, e rappresentati con figure umane che guidano il Sole e la Luna. Secondo alcuni studiosi si tratterebbe di figure… aliene…

Di fianco all’affresco del crocefisso troviamo l’immagine di San Nicola, vescovo e patrono di Bari, imprigionato nel 303 d.C. durante il periodo di persecuzione dei cristiani ad opera di Diocleziano e così tenuto per 10 anni fino all’editto costantiniano del 313 d.C. Nell’affresco in esame San Nicola viene riproposto con il libro chiuso, simbolo della sovranità delegata.

Proseguendo la visita vediamo un’interessante croce rossa con 3 pallini ad ogni estremità per un totale di 12.Si tratta senza dubbio di un’iconografia molto rara che, per molti studiosi indica un segno del passaggio dei Cavalieri Templari ad Ugento.

Ovviamente la presenza di una croce rossa non indica necessariamente il passaggio dei Templari come molti spesso vogliono far credere, infatti è A tal riguardo è necessario sottolineare che, storicamente, la prima croce ad essere utilizzata dai Templari fu la “Croce Patriarcale” anche chiamata “Croce di Lorena” formata da due bracci orizzontali su uno verticale, successivamente i Templari utilizzarono anche la “Croce Ramponata” o “Potenziata” fino ad arrivare alla “Croce Patente” ossia quella che presenta i bracci tangenti al cerchio all’interno del quale solitamente è inscritta. Come detto, non è possibile dare certezza di una presenza templare solo in base a questo elemento, ma può essere senza dubbio uno spunto per proseguire le ricerche.

 Ritornando alla croce presente in questa cripta, vi è da dire che effettivamente ci troviamo dinnanzi ad una tipologia di croce molto rara e di difficile individuazione, in quanto, in alcuni casi, è possibile vedere una croce simile, ma con 8 pallini, attribuita senza dubbio ai Cavalieri Templari e presente in un museo francese catalogata per l’appunto come “croce patente templare”. 

(Immagine sopra: la Croce patente Templare” del museo francese – Fonte: sito.ufficiale dell’Ordine Templare O.S.M.T. J.)

Una croce uguale a quella francese la troviamo incisa su di un lato del battistero paleocristiano di Santa Maria Maggiore a Nocera Superiore (SA), anticamente facente parte dell’attuale Pagani (SA) e che, secondo alcuni studiosi, sarebbe la terra originaria di Hugues de Payns il nome francesizzato di Ugo de Pagani, ossia il fondatore dell’Ordine dei Cavalieri Templari.

Proseguendo la visita della cripta, possiamo notare un Cristo Pantocratore  – dal greco pan tutto e cratos onnipotente, seduto su di un trono nell’atto di benedire in maniera imponente e severa con le due dita della mano destra. Quella del Cristo Pantocratore è un’icona bizantina presente in vari luoghi d’Italia e di grande fascino. La troviamo nel Duomo di Monreale (PA), nella Chiesa di Sant’Angelo in Formis a Capua (CE), nel Chiostro della Chiesa di San Francesco ad Alatri (FR) – ove è presente il Cristo nel Labirinto –, nel Battistero di San Giovanni a Firenze (FI), nella Cripta di S.Ippolisto ad Atripalda (AV) e così via… Tutti luoghi particolarmente suggestivi e degni di nota.

Continuando la nostra visita notiamo un altro interessante affresco, ossia la Madonna della Tenerezza – anche detta l’Eleousa – ossia la misericordiosa, dipinta tra la fine del XII secolo e inizi del XIII secolo. È una variante della più antica e solenne Odigitria e raffigura la tenerezza del rapporto madre-figlio .

All’Eleousa segue la Madonna in trono con Gesù Bambino , ove la Vergine è raffigurata con un giglio in mano, un simbolo molto antico menzionato già nell’epoca ellenica da Plinio che ne ricorda il candore e il colore immacolato. Non a caso, secondo un’antica leggenda greca, il giglio sarebbe nato dalle gocce di latte cadute in terra dalla dea Giunone mentre allattava Ercole. Analogamente anche nell’antica Roma il giglio era sinonimo di fertilità, bellezza, purezza. Nell’Antico Testamento si parla del giglio quale simbolo di purezza e fioritura spirituale e non a caso è il simbolo di Maria. Un elemento particolarmente interessante di questo affresco è che Gesù Bambino porta sul lobo sinistro dell’orecchio, un orecchino a forma di cerchio con sotto una croce. È questo un elemento da evidenziare e sul quale è bene spendere qualche parola. Innanzitutto è opportuno sottolineare che questo simbolo non è un riferimento alla morte di Cristo in croce – come alcuni pensano – ma bensì un richiamo alla luce e al suo essere “Stella del Mattino”. Infatti, quello che Gesù Bambino porta all’orecchio è il simbolo del pianeta Venere  ed è un esplicito riferimento al concetto – inizialmente pagano ma poi ripreso dalla cristianità – di luce del mattino.

Venere è un pianeta ben visibile ad occhio nudo ed è molto più luminoso di Sirio, la stella più lucente del sistema solare presente nella costellazione del Cane Maggiore a Sud-Est della costellazione di Orione. Venere è visibile due volte durante il giorno, poco prima dell’alba e poco dopo il tramonto. Per questa ragione veniva anticamente chiamata “Stella del Mattino” e “Stella della Sera” fin quando il matematico Pitagora non si accorse che si trattava dello stesso astro. La stella del mattino è più volte menzionata anche nell’Antico e nel Nuovo Testamento nonché nell’Apocalisse di San Giovanni: “…Io, Gesu`, sono la Radice e la progenie di Davide, la lucente stella del mattino.” e ancora “A chi vince e ritiene fino alla fine le opere mie, darò potestà sulle nazioni; ed egli le governerà con uno scettro di ferro ed esse saranno frantumate come vasi d’argilla, come anch’io ho ricevuto autorità dal Padre mio; e darò a lui la Stella del Mattino.”

Infatti, ricevere la “Stella del Mattino” era sinonimo di vittoria sul peccato e vita eterna per mezzo di Gesù.

Per questo motivo l’affresco in esame risulta molto interessante ed è sicuramente degno di nota e molta attenzione.

Di fianco a questi due affreschi è possibile scorgere una figura quasi del tutto cancellata dal tempo e dall’incuria, ma presumibilmente riconducibile a San Giovanni Battista – cugino e precursore di Cristo – qui riconoscibile dalla capigliatura scomposta tipica delle raffigurazioni medievali del battista .

L’analisi di questi affreschi prosegue poi con alcune figure zoomorfe e antropomorfe e particolarmente interessanti sono quelle del “basilisco” e della “manticora”.

Il basilisco  è una sorta di serpente alato con testa e zampe di gallo che si diceva avesse il potere di pietrificare i propri nemici con lo sguardo o con il suo soffio velenoso.

La “manticora”  invece è una creatura mitologica, forse di origine persiana, il cui significato è “mangiatrice di uomini”. Viene spesso citata nelle leggende cristiane e rappresenta l’incarnazione del Diavolo e può essere uccisa solo da un leone. Nell’Antico Testamento, il profeta Geremia viene spesso ritratto con al suo fianco questa creatura.

Prima di terminare la visita vediamo, nei pressi delle scale che ci riportano in superficie, un disegno formato da rettangoli e linee – orizzontali, verticali e oblique – di difficile definizione che, secondo alcuni studiosi, sarebbe riconducibile ad un calendario. Tale ipotesi, visto il luogo all’interno del quale si trova, non è molto condivisibile in quanto, ci troviamo in una cripta e pertanto in un ambiente funerario. Analogamente non è neppure condivisibile l’ipotesi che possa trattarsi di una tavola da conto delle sepolture, poiché difficilmente si sarebbe fatto ricorso a una pittura muraria. Per tale motivo i segni in questione potrebbero invece far riferimento ad una sorta di tessuto disegnato che faceva parte di una più ampia scena affrescata della quale ci è rimasto poco o nulla.

Terminiamo infine la visita alzando lo sguardo al soffitto, per vedere le numerose stelle affrescate e gli scudi riportanti croci rosse e croci nere. In particolare possiamo contare 29 scudi con croci rosse e 18 con croci nere che, se da un lato ricordano le classiche croci dei “crociati” dall’altro fanno ipotizzare a una presenza Templare e Teutonica nella cripta di Ugento.

Tutte ipotesi ancora al vaglio di studiosi e appassionati ma che servono a portare avanti le ricerche e gli studi finalizzati a trovare sempre maggiori informazioni su questa interessante cripta, memoria storica del nostro passato.

(Marco Di Donato)

(Immagine in basso : Marco Di Donato nella Cripta del Crocifisso a Ugento)

                                                                  marco-didonato@alice.it

Tutte le foto,  se non altrimenti specificato,  sono di Marco Di Donato. 

 

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