Storie di mare; il Finanziere austroungarico e il grande squalo bianco.

 

 

 

Da quando l’Uomo ha cominciato a solcare i mari, sono sorte leggende, miti, favole che parlano di isole straordinarie, creature misteriose , terrificanti o fantastiche. A generale è stata, in parte, la  paura stessa dell’Uomo per l’elemento liquido e per le sue immensità inespolorate. Succede ancora oggi e non soltanto relativamente a mostri immaginari ed inesistenti.  Queste “Storie di mare” hanno sempre affascinanto e in alcuni casi sono diventate veri e propri capolavori della letteratura d’ogni Tempo. basti pensare a “Moby Dick” di Melville o a “Il vecchio e il mare” di Hemingway.

IlPuntosulMistero inizia con questo articolo una serie dedicata proprio alle “Storie di mare“. In questo caso si ritrova pure il tema della eterna lotta dell”Uomo, dell’eroe guerriero (il protagonista indossa infatti una divisa) contro il Mostro. Infatti il Commissario della Guardia di Finanza Austroungarica Antonio Morin, nativo dell’isola quarnerina di Sansego ma triestino d’adozione, nel 1906 uccise nel Golfo del Quarnaro (tra l’Istria orientale e le isole della Dalmazia) un gigantesco squalo bianco femmina (nell’Immagine di apertura).

In merito a questo enorme esemplare, oggi esposto al Museo Civico di Storia Naturale di Trieste, abbiamo un gustoso commento/aneddoto del nostro Giancarlo Pavat.

“Quello squalo fu il mio incubo di bambino per tanti anni. Nella vecchia sede del Museo, in piazza Hortis, in centro città, era appeso al soffitto della sala in cui erano esposti vari pesci e cetacei imbalsamati. Quindi lascio immaginare quale effetto potesse fare ad un bambino passare sotto la sua enorme pancia. Quando inaugurarono la nuova sede in via Cumano, portai in visita al Museo i miei nipotini Francesco e Gioia e cercai nelle sale il bestione. Non sapevo della nuova locazione  (che evito di descrivere per non togliere il piacere della sorpresa a chi visiterà il Museo triestino), che suscitò un bello spavento a mio nipote, il quale (furbastro) voleva a sua volta spaventare per scherzo la sua sorellina”.

IL COMMISSARIO ANTONIO MORIN E LO SQUALO “CARLOTTA”

di Gerardo Severino e Federico Sancimino

 

Per la curiosa vicenda per la quale ancora oggi è ricordato, una citazione speciale va fatta per il Commissario di II Classe Antonio Morin, subentrato negli ultimi anni dell’800 al Commissario Gustavo Korb nel pilotaggio del piroscafo di Finanza “Quarnero”.

Ma veniamo ai fatti del 1906. Trent’anni prima, i Governi Marittimi di Trieste e Fiume avevano emesso una “notificazione” che prevedeva un conferimento di premi in denaro per la cattura e l’uccisione dei grandi e temibili squali bianchi, classificati, tra la fine dell’Ottocento e i primi del Novecento, come “Carcharodon rondoletti” e volgarmente chiamati “Cagnizza”.

(Immagine a lato: foto del Commissario di Finanza Antonio Morin, per gentile concessione della Famiglia Morin e degli autori del libro  “Finanzieri di mare a Trieste. Dall’Aquila Asburgica al Tricolore Italiano (1829-2016)”

All’epoca erano definiti i più grandi pesci predatori del mondo e se ne trovavano in gran numero nelle acque triestine e del Quarnaro, dove erano presenti rispettivamente quattordici e venti tonnare che costituivano un’attrazione per il predatore dei mari.

Il protagonista di queste righe è il Commissario Antonio Morin, nativo dell’isola di Sansego, residente a Trieste e detto “Capitan Barbarossa”, per la folta barba rossa che gli donava una certa autorità.

Il 29 maggio 1906, a bordo del piroscafo di finanza a elica “Quarnero”, mentre eseguiva una “crociera di servizio” nelle acque tra l’Istria e Cherso, il Morin ebbe l’ardore di catturare un grande squalo bianco e non nei classici termini della pesca, ma parrebbe (il condizionale è d’obbligo) a colpi di fucile, tanto che ancora oggi – a breve vedremo perché – sul dorso dello squalo si vedono i fori di pallottole. Di certo il Morin tolse allo squalo un dente facendone un portafortuna per il resto della vita.

Ma non si limitò a questo. Poiché si trattava di un esemplare femmina di 5 metri e 40 centimetri, lo chiamò “Carlotta da Morin” – in onore di sua figlia – e donò il pescecane da record all’allora Civico Museo Ferdinando Massimiliano (l’attuale Museo Civico di Storia Naturale di Trieste) che ne promosse l’imbalsamazione con un ardito procedimento che durò molti giorni e che come ricorda una lettera di protesta ancora oggi conservata “appestò di odore di pesce marcio l’intera piazza Lipsia” (oggi piazza Hortis) nella quale aveva sede il Museo.

(Immagine sopra: l’attuale piazza Hortis a Trieste con il monumento al patriota triestino Attilio Hortis – foto G Pavat 2016)

La singolare vicenda legata al Commissario di finanza Antonio Morin giunge fino ai nostri giorni poiché lo “Squalo Carlotta”, il più grande e spettacolare squalo carnivoro d’Europa e il secondo al mondo per grandezza, tra quelli interamente conservati, è ancora oggi una delle principali attrazioni del citato Museo Civico di Storia Naturale di Trieste.

Lo squalo bianco “Carlotta” al Museo Civico di Storia Naturale Trieste

 

(Notizia tratta dall’articolo “E in piazza Lipsia si levò «odore di pesce marcio»” di Nicola Bressi, “Il Piccolo di Trieste”, 22 maggio 2014).

(da Gerardo Severino e Federico Sancimino “Finanzieri di mare a Trieste. Dall’Aquila Asburgica al Tricolore Italiano (1829-2016)” – Itinera progetti 2016).

Si ringraziano Gerardo Severino e Federico Sancimino per la gentile concessione delle immagini e del capitolo dedicato al Commissario di Finanza Antonio Morin e alla sua avventura con il grande squalo bianco.

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