Terracina, miti e misteri intorno all’antica Anxur di Roberto Volterri & Giulio Carlini

“Bello e ampio n’è il porto; eccelsi scogli cerchianlo d’ogni parte, e tra due punte, Che sporgon fuori e ad incontrar si vanno, S’apre un’angusta bocca…”

                                                                         (Omero, Odissea, Libro X, vv. 116-118)

 

Se noi considerassimo le vicende omeriche come una quasi puntuale descrizione dei lunghissimi viaggi che Ulisse avrebbe realmente compiuti, allora l’Acropoli di Terracina potrebbe essere considerata il punto di approdo di “… quell’uom di multiforme ingegno… che molto errò, poich’ebbe a terra gittate d’Ilïòn le sacre torri…”.

Dalla vetta di Monte Sant’Angelo – ove sorge ancora il Tempio di Giove Anxur –Ulisse avrebbe infatti osservato l’orizzonte verso Nord e avrebbe individuata nel Circeo proprio Eea – l’isola che prendeva il nome da Eos, l’aurora – la dimora della Maga Circe, poiché nel Libro X dell’Odissea leggiamo che, salito sullo splendido promontorio affacciato sul mare, egli avrebbe vista un’isola in cui “… il pelago tutto d’intorno la stringe a ghirlanda…”, ovvero un tratto di terra completamente circondato dal mare.

“Bello e ampio n’è il porto; eccelsi scogli cerchianlo d’ogni parte, e tra due punte, Che sporgon fuori e ad incontrar si vanno, S’apre un’angusta bocca…”. Monte Sant’Amgelo, il Tempio di Giove  Anxur e il porto di Terracina in una bella stampa del 1864.

 

“E arrivammo all’isola Ea: vi abitava Circe dai riccioli belli, dea tremenda con voce umana (“Odissea, X, 135-6).

Terracina, veduta aerea dell’area archeologica di Monte Sant’Angelo, del Tempio di Giove Anxur e dello stupendo mare antistante. Se – ovviamente cum grano salis! – consideriamo veritiere le descrizioni omeriche di questi luoghi, da qui Ulisse avrebbe osservato il Circeo dove la  figlia di Elio e della ninfa Perseide avrebbe avuto dimora in un palazzo circondato da un bosco abitato da bestie selvatiche, ovvero uomini così trasformati dai suoi sortilegi.

 “… Dopo Anzio è il monte Circeo a duecento novanta stadii circondato dal mare e dalle paludi per modo che rende sembianza d’un isola. Dicono ch’esso ha dentro di sè gran quantità di radici, forse per accomodarsi a quello che si favoleggia di Circe. Avvi anche una cittadella di Circe, ed un’ara sacra a Minerva; oltrechè sogliono quivi mostrare una coppa la quale si dice che appartenne ad Ulisse…”

 Parola del geografo Strabone,nel Volume III, Libro V, Capitolo VIII della sua “Geografia” composta nel I secolo d.C.!

A meno che, in un lontano passato, il Circeo non fosse veramente separato dalla costa, circondato dal mare, e collegato alla terraferma da un limitatissimo lembo di spiaggia, spesso coperto dai flutti…

 

 

Ulisse, “… quell’uom di multiforme ingegno… che molto errò, poich’ebbe a terra gittate d’Ilïòn le sacre torri…”, in una splendida scultura conservata presso il Museo  Archeologico Nazionale di Sperlonga. A destra, frontespizio di una seicentesca edizione della “Geografia”  di Strabone.

 

Ma il titolo di questo articolo – scritto anche con la collaborazione dell’amico terracinese Giulio Carlini, “custode di molti segreti” storico archeologici della sua cittadina – menziona l’antica Anxur poiché l’attuale Terracina era così chiamata dai Volsci, come sostiene Plinio quando scrive che “…oppidum lingua Volscorum Anxur dictum…”.

Giulio Carlini, abita in Piazza Cipollata, nel pieno centro storico, accanto alla bellissima Chiesa del Purgatorio. Delle vestigia archeologiche della sua città conosce “tutto” e in particolare si interessa di ciò che ancora sta sotto le acque che bagnano Terracina e San felice Circeo…

 

Giulio Carlini ha la fortuna di abitare a Piazza Cipollata, l’antico Campus Cepollati, risalente al XIII o XIV secolo quando esso costituiva la principale area di Terracina dove, in particolare a metà Agosto, si tenevano importanti mercati. Nella stessa area c’è la Chiesa del Purgatorio nelle cui fondamenta sono stati trovati innumerevoli teschi e resti umani risalenti al XVII secolo.

Il nome di Terracina per alcuni studiosi avrebbe un’origine etrusca, ovvero Tarachine, similmente a Tarchba, l’attuale Tarquinia.

Un’altra ipotesi affascinante, ma non sappiamo quanto possa essere lo spessore probatorio ad essa attribuibile, individuerebbe la fondazione della città in un piccolo gruppo di esuli dalla città di Sparta i quali, approdati sulle coste tirreniche dell’attuale basso Lazio, avrebbero dato vita ad un villaggio, mantenendo le loro abitudini, compresa quella di cenare far cenare gli ospiti sulla nuda terra, da cui Terra-cena e poi… Terracina.

A parte il fatto che, se lo avesse saputo, Monsignor Giovanni Della Casa – autore del “Galateo overo de’ costumi,”, il libro più citato e meno letto al mondo! – sarebbe inorridito, ci pare un’ipotesi più divertente che dotata di solide basi storiche!

Non attardiamoci ulteriormente sulle pur intriganti note di carattere storico sull’origine del nome e avviciniamoci a qualcuno dei “misteri” di carattere archeologico che contraddistinguono il suolo di Terracina…

 

Nel pieno centro di Terracina, alla scoperta di Diana Cacciatrice

Alla fine del Gennaio 2017, accurati scavi archeologici hanno portato alla luce la testa della statua di Diana Cacciatrice, il cui corpo era stato scoperto qualche tempo prima anche se privo degli arti.

A sinistra il corpo acefalo e privo degli arti della bella statua di Diana Cacciatrice rinvenuto tempo fa a Terracina e a destra la testa della medesima statua scoperta nel 2017.

Questi interessanti reperti archeologici sono stati scavati all’interno di una grande vasca, in antico usata per accogliere le acque calde del Calidarium in una sorta di Spa (Salus per aquam) del passato. La datazione, dal punto di vista stilistico, farebbe risalire i reperti ad un periodo compreso tra I e II secolo d.C., in piena età imperiale.

È altamente probabile che la presenza di questa statua in un contesto archeologico ove l’acqua era elemento dominante possa derivare dal fatto che la Dea romana era considerata protettrice della caccia, ma anche delle selve e delle fonti e del potere salutare delle acque stesse.

A sinistra la base della statua di Diana Cacciatrice – con parte del corpo di un animale – rinvenuta in tempi successivi nella stessa area archeologica individuata a Terracina, nella centralissima Via Roma, in occasione dei lavori per un distributore di benzina. A destra una bella statua di Diana con accanto un animale, probabilmente un giovane cervo, simbolo delle attività protette dalla Dea.

Per terminare questo articolo, chi si occupa di Archeologia “sul campo” – pala e piccone, per intenderci! – sa bene come il sottosuolo spesso riservi ai ricercatori notevoli sorprese, poiché nel mese di Marzo 2019, oltre a ciò che abbiamo appena descritto – in occasione di scavi per la realizzazione di un (utile!) ascensore in grado di portare i turisti dalla parte bassa di Terracina al sovrastante centro storico – è stata rinvenuta un’altra grande statua insieme a mosaici pavimentali  e resti di un impianto termale datato al IV o V secolo d.C., oltre a testimonianze della possibile presenza in questa zona di un altro Foro.

Frammenti di ceramica “a vernice nera” databili all’Età repubblicana, ossia al periodo compreso tra il 509 e il  31 a.C. – in pratica dalla cacciata di Tarquinio il Superbo alla sconfitta di Marco Antonio nella battaglia di Anzio da parte di Ottaviano – hanno aperto agli archeologi altri orizzonti temporali sui quali ci sarà molto da studiare…

(Roberto Volterri e Giulio Carlini)

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