Immagini sopra; il saluto del sindaco di Segni (Roma) dottor Silvano Moffa ai partecipanti dell’evento “megalitico” di domenica 31 maggio 2026.
Un successo la prima edizione di “Segni da scoprire” dedicata alle Porte e Mura ciclopiche dell’antica Segni. Una bella giornata di sole, tanti partecipanti, il saluto del sindaco Silvano Moffa, e l’emozione di trovarsi avvolti dai misteri delle arcaiche muraglie megalitiche che sfidano il Tempo e la Scienza degli uomini.
Immagine sopra; Giancarlo Pavat spiega alcuni dei Misteri delle strutture in opera poligonale.
Immagini sopra; alcuni momenti della passeggiata lungo il circuito delle mura ciclopiche di Segni (Roma).
Una esclusiva e affascinante passeggiata, una esperienza unica tra le pietre testimoni di altre ere e altre civiltà…di cui l’Uomo ha perso la memoria…
organizzata dal Comune di Segni (Roma), da Itinarrando, dalla Pro Loco di Segni, dal Museo Archeologico Comunale di Segni, da “La Cesa- Monti Lepini”, dalla libreria “Hora Felix”,
in collaborazione con il nostro sito IlPuntosulMistero…
e con la ricercatrice Maria Cristina Sinibaldi e Giancarlo Pavat
“Secondo la leggenda, l’antica Signa sarebbe stata fondata da una scomparsa stirpe di Giganti.” ha spiegato Giancarlo Pavat “La successiva colonia latina, stando a Tito Livio, sarebbe stata, invece, dedotta da Tarquinio il Superbo. Città romana, quindi, che ritroviamo nel 495 a.C. come avamposto militare tra gli Ernici (alleati), e i Volsci/Equi (nemici). Fu sempre fedele a Roma e durante le guerre sociali divenne municipium”.
Ovviamente, il fatto che Signia di stata fondata da coloni Romani, non esclude che le mura megalitche fossero già insitu, e che, semplicemente siano state riutilizzate. Anzi. Si potrebbe ipotizzare che il luogo sia stato scelto proprio a cagione della presenza di quelle straordinarie opere ciclopiche.
“Dopo il crollo dell’Impero Romano d’Occidente, nel Medio Evo diventò proprietà della Chiesa e in seguito feudo di una potente famiglia di Anagni che passerà alla Storia come “Conti di Segni”, che, tra l’altro, ha dato ben 4 pontefici a Santa Romana Chiesa; Innocenzo III (1161-1216), Alessandro IV (1199-1261), Gregorio IX (1170-1241) e Bonifacio VIII (1230-1303)”.
Pavat ha poi proseguito illustrando le mura poligonali segnine.
“Sono datate al VII secolo a.C. e il perimetro si sviluppava per circa 5 chilometri e occupava tutta la parte alta della collina; “Acropoli”. Il circuito murario è in ottime condizioni per lunghi tratti ed è visitabile per quasi tutta la sua estensione. Nella cinta muraria si aprono numerose porte di diversa grandezza; come la “Porta Maggiore” che è di epoca romana. Da citare anche la “Porta dello Steccato”, la “Porta dell’Elcino” (priva del monolite orizzontale) e la “Porta delle Monache”” ha spiegato Pavat
“Si sono conservate anche alcune “posterle” (o “posterule”); due nel tratto delle mura a monte della cosiddetta “Porta Saracena”, mentre un’altra, denominata “Porta San Pietro”, situata al di sotto dell’omonima chiesa, che si presenta con una sezione ogivale”.
Immagine sopra; La cosiddetta “Porta San Pietro”, caratterizzata dalla forma a (finto) arco ogivale. La Porta si apre lungo la linea delle mura megalitiche, proprio nell’area dell’arcaica acropoli, al di sotto della chiesa di San Pietro, costruita su strutture ciclopiche.
“La Porta San Pietro è afferente la tipologia costruttiva detta di 2^ maniera.” ha spiegato Giancarlo Pavat “Queste porte si rastremavano fino a congiungersi ( e per questo motivo volte sono dette “piramidali”). Laddove la rastremazione assume la forma di una curva, si dicono, appunto, ogivali, come nel caso (oltre che a Segni) dell’Arco di Arpino (FR)”.
Immagine sopra; alcune vestigia delle strutture megalitiche segnine.
Ma le Porte più interessanti sono sicuramente la cosiddetta “Porta Saracena” e la “Porta Foca”.
I partecipanti alla “Passeggiata megalitica” di “Segni da scoprire“, hanno potuto ammirare Porta Foca, posta lungo il percorso del versante delle mura ciclopiche rivolto grossomodo a Settentrione.
Immagini sopra; la megalitica Porta Foca a Segni (Roma).
Porta Foca è stata ovviamente oggetto di alcune spiegazioni da parte di Maria Cristina Sinibaldi, che ha ragguagliato i partecipanti sulle proprie ricerche.
Immagini sopra e sotto; la megalitica Porta Foca, orientata verso Nord per accogliere il sorgere del Sole al Solstizio d’estate.
“”Porta Foca” è una porta di tipo “Sceo”, unica nel suo genere nel Lazio meridionale” ha spiegato Maria Cristina Sinibaldi “Questa tipologia di porte mostra un ingresso solitamente sul lato sinistro e non frontale, era una tattica per avere il fianco destro dalla parte del muro. Ma la struttura megalitica non ha mere funzioni belliche/difensive. Gli esperti hanno quantificato in cinque chilometri forse più, il lungo serpente di pietra megalitico che circonda la parte più alta della montagna (di Segni NDR) partendo da basso e che protegge l’abitato. A volte queste possenti mura, così ben realizzate, formano curve assecondando la rotondità della montagna. Un lungo serpente bianco ciclopico costituito da megaliti di grandi dimensioni che circondano il territorio, le fonti di acqua, i rigogliosi e numerosi terrazzamenti agricoli, persone, templi, il paese tutto. Tonnellate e tonnellate di pietra in un lavoro titanico di incastri megalitici un poligonale perfetto. Pietre assemblate tra loro senza alcun collante come abbiamo spesso scritto, letto e ripetuto il “tutto” (per così dire) in forte pendenza. Da ciò si evince l’alto grado di organizzazione sociale, tecnico/ingegneristica, produttiva/operativa ed amministrativa estremamente complessa. Una società che poteva esprimere una solida forza lavoro nutrita generosamente. Una capacità di ordine pubblico, espressione di linguaggio tecnico di comunicazione e come sostengono studiosi e archeologi la certa conoscenza della fusione dei metalli, tecnica assolutamente necessaria per gli strumenti di lavoro oltre ad una conoscenza scientifica profonda del movimento della volta celeste”.
Immagine sopra; in cammino verso Porta Foca…
Immagini sopra; I partecipanti alla “passeggiata megalitica” davanti a Porta Foca.
Immagine sopra; Giancarlo Pavat e Andrea Burzio davanti a Porta Foca.
Immagine sopra; un momento di sosta lungo le mura megalitiche di Segni.
Immagine sopra; foto di gruppo davanti alla chiesa medievale di San Pietro costruita sui resti di arcaiche strutture negalitiche.
Da Porta Foca, il folto gruppo è salumito alla sommità del centro abitato, laddove sorgeva l’antica Acropoli.
Qui è visibile una costruzione rettangolare di massi poligonali che formano il recinto di un ambiente (40×25 metri), con podio ben conservato, un pronao con tre file di colonne e tre celle. È stata ipotizzata la funzione sacrale del monumento. In epoca romana (II secolo a.C.) vi sorgeva con tutta probabilità un tempio forse dedicato a Giunone Moneta. In epoca altomedievale venne costruita una chiesa dedicata al “Principe degli Apostoli”. La struttura attuale è successiva, come si comprende dallo stile romanico, e risale al XIII secolo.
“Parte delle celle laterali dell’antico edificio vennero riutilizzate per innalzare il campanile (alto circa 15 metri NDA)” ha spiegato l’ingegnere Giulio Coluzzi “Secondo alcune fonti, fu in questa chiesa che, nel 1173, venne canonizzato Thomas Becket, arcivescovo di Canterbury, tre anni dopo il suo assassinio”.
Inoltre, Giulio Coluzzi ha magistralmente spiegato, di concerto con Giancarlo Pavat, il simbolo della Triplice Cinta, in sui blocchi monolitici dell’arcaica struttura su cui è stata eretta la chiesa medievale.
Immagine sopra; una delle due “Triplici Cinte” incise sui monoliti della struttura su cui nel Medio Evo è stata costruita la chiesa di San Pietro a Segni (Roma).
La “passeggiata” si è conclusa con la foto di gruppo di rito e lasciando nella mente dei partecipanti alcune delle frasi dette da Giancarlo Pavat e Maria Cristina Sinibaldi. Frasi e pensieri su cui meditare.
Davanti a costruzioni come le mura e le porte segnine formate da massi pesanti parecchie tonnellate e posti in opera ordinatamente l’uno sull’altro, senza alcun uso di leganti, con stupefacente precisione, viene spontaneo chiedersi chi e come ci sia riuscito a realizzare un simile monumento, che potrebbe resistere alle cannonate.
Fa sorridere pensare che secondo gli archeologi ufficiali sarebbero opera di uomini che non conoscevano nemmeno il ferro!
Per non parlare di quando queste incredibili strutture vengono attribuite tout court ai Romani.
Immagine sopra; l’ingegnere Giulio Coluzzi spiega i misteri del simbolo della Triplice Cinta, ai partecipanti alla “Passeggiata megalitica” , davanti alla chiesa medievale di San Pietro costruita sui resti di strutture ciclopiche .
Immagine sopra; Giancarlo Pavat e Giulio Coluzzi davanti alla chiesa di San Pietro a Segni (Roma)
Immagini sopra e sotto; interno della chiesa di San Pietro a Segni (Roma).
































