I MISTERI DEL SANTUARIO DEL CROCIFISSO DI BASSIANO (LT) III parte – IL NUOVO ITINERARIO DEL MISTERO, giovedì 19 luglio 2018!!!!! 

I MISTERI DEL SANTUARIO DEL CROCIFISSO DI BASSIANO (LT)

III^ parte

IL NUOVO ITINERARIO DEL MISTERO, GIOVEDI’ 19 LUGLIO 2018!!!!! 

di Giancarlo Pavat

Ebbene sì, sarà proprio Bassiano con i Segreti del suo Santuario del Crocifisso (ma non solo) ad essere protagonista del nuovo appuntamento con gli ITINERARI DEL MISTERO, organizzato da Vivi CiociarIa – Itinarrando per GIOVEDI’ 19 luglio 2018, inizio 19.30.

A maggior ragione, quindi, in attesa di poter ammirare dal vivo le meraviglie dello straordinario santuario ipogeo, sarà il caso di concludere la nostra “visita” virtuale , iniziata con i due precedenti articoli pubblicati il 2 ed l’11 maggio u.s..

(Immagine sopra: scena con buoi e figure umane forse intente a fermarli – foto G Pavat 2018)

Il “San Francesco” affrescato a lato del “Cristo Esadattilo“, sarebbe, secondo alcuni, la prova della presenza dei “Fraticelli” nella caverna. Ma francamente, così come ritengo che negli affreschi non possa essere riscontrata alcuna “testimonianza” della presenza dei Templari, medesimo discorso vale per i “Fraticelli” perseguitati dal Papato. Sempreché non sia proprio l’Esadattilia Cristica di cui ci siamo occupati nel precedente articolo a costituirne la prova. Ma si è sempre nel campo delle mere ipotesi e niente di più.

Ma non per questo i cicli pittorici non vanno considerati come un vero e proprio “libro esoterico” dipinto sulle pareti dell’ipogeo. Il problema che non sappiamo e, con tutta probabilità, non sapremo mai, i nomi degli artefici e dei committenti.

Sotto abbiamo un dipinto che ci rimanda ad altre caverne, ad epoche molto più lontane e alle pitture rupestri preistoriche. Si vedono, infatti, alcuni buoi dalle grandi corna, in mezzo a motivi vegetali. Potrebbe trattarsi di un ex voto. Infatti sembra di intravedere (l’affresco è molto rovinato) una persona fuggire dai bovidi e un’altra che cerca di salvarla tentando di fermarli con una sorta di lungo bastone.

Lasciamo la “parete” centrale della grotta-santuario e dedichiamo la nostra attenzione a quella sinistra.

Nel primo affresco che si incontra, sebbene sia rovinato, si riconosce una scrofa di cinghiale che allatta i suoi piccoli. Difficile decifrarne il significato allegorico.

(Immagini sopra e sotto: la scrofa di cinghiale che allatta i piccoli – foto G Pavat 2018)

Proseguendo da destra verso sinistra, in un riquadro c’era la figura di un Santo ormai scomparsa per sempre. Parimenti a quelle figure che si intravedono nel successivo spazio pittorico molto degradato. Ancora a sinistra, ecco finalmente un affresco che è sopravvissuto all’inclemenza del luogo e del tempo (oltre che alla trascuratezza degli uomini). Si tratta di un altro “San Leonardo” a figura intera. Il fatto che sia la seconda raffigurazione del Santo tutelare dei prigionieri o carcerati presente nella grotta, potrebbe far pensare che colui che ha realizzato (o i committenti) tali cicli pittorici abbia dovuto sopportare prigionia o comunque persecuzioni. Ragionamento che calza per i “Fraticelli” e (ma solo in via teorica) anche per i Templari.

(Immagine sopra: San Leonardo – foto G Pavat 2010)

A sinistra del San Leonardo, tra due finte piccole colonne, è stata rappresentata Sant’Anna che regge in grembo la Madonna bambina (erroneamente chiamata anche Madonna degli Uccellini) . Secondo il professor Luigi Zaccheo, il ramoscello con i sei piccoli uccellini rappresenterebbe il cosiddetto “Albero di Jesse”. Si tratta di un tema iconografico non così infrequente nell’arte sacra cristiana, in particolare nel lasso temporale che va dal XI al XV secolo. L’“Albero di Jesse” non è altri che l’albero genealogico della stirpe della Vergine e di Gesù, a da Jesse, padre di Davide, futuro re di Israele.

(Immagine sopra: Sant’Anna che regge in grembo la Madonna bambina – foto G Pavat 2010)

Il tema iconografico, secondo la “Treccani “trae origine dall’elaborazione concettuale della profezia di Isaia: “Un germoglio spunterà dal tronco di Iesse, un virgulto germoglierà dalle sue radici. Su di lui si poserà lo spirito del Signore, spirito di sapienza e di intelligenza, spirito di consiglio e di fortezza, spirito di conoscenza e di timore del Signore” (Is. 11, 1-2)””.

Ma normalmente tale rappresentazione si discosta totalmente da quella presente nella Grotta di Bassiano. Infatti, Jesse appare coricato e (spesso) addormentato, con la testa appoggiata su una mano. Dal suo fianco, o dal ventre (o più raramente dalla bocca, similmente ad un “Green Man”) fuoresce un virgulto (o albero d’alto fusto vero e proprio) i cui rami sorreggono gli antenati di Gesù. I personaggi non sono identici tra una raffigurazione e l’altra. In pratica le genealogie differiscono in base a quale Vangelo fa riferimento l’artefice; o quello di Matteo (1, 1) o quello di Luca (3, 23-38). Quindi rimane il dubbio su che cosa significhi davvero quel ramoscello impugnato da Sant’Anna.

(Immagine sopra:  l’“Incredulità di San Tommaso” – foto G Pavat 2010).

A lato, sulla medesima parete ipogea, ecco una interessante rappresentazione dell’“Incredulità di San Tommaso”. Con l’Apostolo che introduce il dito nella ferita al costato di Cristo.

Ancora a sinistra, l’ultimo affresco. Un “San Giorgio e il drago” semicancellato, posto in una specie di edicola scavata nella parete della grotta. Sul pilastro destro della nicchia è stato affrescato San Nicola di Bari (o di Myra) di cu però è sopravvissuta solo la parte inferiore della figura. Stesso destino per la figura dipinta sul pilastro sinistro che identifichiamo come Sant’Antonio Abate solo dal nome scritto sotto. In basso a destra, si nota una piccola figura femminile, forse la donatrice dell’opera.

(Immagine in basso: Sant’Antonio Abate – foto G Pavat 2018)

Sul soffitto della caverna, sembra librarsi in aria un San Michele Arcangelo intento a trafiggere un a sorta di drago-serpente personificazione del Maligno. Ma quest’ultima opera non è medievale. A quanto pare, infatti, è stata realizzata nel XIX secolo.

Da questa rapida carrellata degli affreschi presenti nella Grotta del Santuario del Crocifisso, emerge chiaramente che non vi è alcun indizio sulla paventata presenza dei Cavalieri Templari. Mancano determinate simbologie o tematiche iconografiche afferenti all’Ordine o comunque attribuite allo stesso da parte di diversi ricercatori. I due “San Leonardi”, come già accennato, rimandano vagamente a soggetti imprigionati e/o perseguitati. Niente di più. Stesso discorso vale per il San Giorgio e per San Michele. Il primo non è certamente un santo “esclusivamente“ templare, mentre il secondo, contrariamente a come pensano in molti e come sciorinano alcune guide, non è nemmeno medievale. 

(Immagine in basso a a destra: San Nicola di Bari (o di Myra – foto G Pavat) 

Ma il fatto che la presenza dei “Cavalieri del Valcento” non sia accertata e dimostrata da elementi simbolici, iconografici e da fonti storiche coeve, non deve scoraggiare dal voler visitare l’incredibile ambiente del Santuario del Crocifisso. Immerso in una boscosa forra circondata dalla Natura incontaminata dei Monti Lepini, il luogo ispira una serenità e pace riscontrabile in pochi altri siti. E il pensiero non piò non andare a coloro che vi trovarono rifugio tanti secoli fa. Chiunque essi fossero, forse riuscirono a trovare davvero quella pace, negata loro dai convulsi avvenimenti della Storia.

(Giancarlo Pavat) 

Tutte le foto sono di Giancarlo Pavat.

Si ringrazia il signor Giorgio Dri per la gentilezza mostrata durante la visita al Santuario del 29 aprile 2018. 

(Immagine sopra: San Giorgio e il Drago. Immagine in basso: San Michele Arcangelo  – foto G Pavat)

 

 

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