I misteri dell’abbazia del Goleto (AV) – 5^ parte

L’ABBAZIA DEI MISTERI: IL GOLETO.
5^ PARTE.
di Marco Di Donato.

1. Cappella di San Luca: pavimento a scacchi…
Ritornando alla Cappella di San Luca dell’Abbazia del Goleto, al suo interno possiamo ammirare un meraviglioso “pavimento a scacchi”.
Ristrutturato nel 1700, probabilmente in concomitanza con la costruzione della Chiesa Nuova o del Vaccaro, presente sempre all’interno dell’Abbazia del Goleto, di questo pavimento non ci è dato sapere se la ristrutturazione sia stata eseguita sul modello del pavimento preesistente oppure abbia seguito un disegno ex-novo.

Quel che è certo è che questa tipologia di pavimento, a scacchi bianchi e neri, era tipica dell’epoca medievale e nel periodo compreso tra il XII e XIV secolo era ampiamente utilizzata.

Ma al Goleto, quel che noi oggi vediamo come un pavimento a scacchi bianco e rosso in precedenza era bianco e nero: infatti, su alcune mattonelle, è ancora possibile vedere tracce della precedente colorazione nera.

Per quanto concerne la simbologia dei pavimenti a scacchi, prendendo a spunto gli studi del ricercatore triestino Giancarlo Pavat, e contenuti nel suo libro “Nel segno di Valcento”, vi è da dire che la rappresentazione di questi colori raffigura la metafora dell’eterna lotta tra il Bene ed il Male, dell’allegorica contrapposizione della Luce alle Tenebre, del Giorno alla Notte.
Questi colori, inoltre, rimandano ai pavimenti dei Templi massonici, che a loro volta si rifanno a quello del biblico Tempio di Salomone, le cui rovine, assieme alla “Spianata delle Moschee”, furono il Quartier Generale Templare a Gerusalemme sino al 1187 ed alle tante scacchiere che ancora oggi decorano Chiese, Abbazie e Monasteri di mezza Europa.

Inoltre, il Bianco e Nero è anche il vessillo dei Cavalieri Templari: il bicolore “Baussant” o “Valcento”.
Una rara raffigurazione dello scudo con i colori Templari è stata rinvenuta durante i lavori di restauro effettuati nell’Eremo della Chiesa di Sant’Antonio Abate a Colle del Fico a Ferentino in provincia di Frosinone.

Sul simbolismo della scacchiera il discorso sarebbe molto lungo, ma è comunque doveroso farne un breve cenno.
E’ noto che gli Scacchi provengono dall’India e sono giunti in Europa nel Medio Evo tramite i Persiani e gli Arabi e, forse dagli Ordini monastico-cavallereschi presenti in “Outremer”.
Le caselle che formano la scacchiera canonica sono otto per otto, (ed ecco che ritorna il numero 8) alternativamente di colore bianco e nero. Il Sessantaquattro, numero complessivo delle caselle è per gli Indù un numero sacro in quanto legato ai cicli cosmici.
I due colori, o non colori, della scacchiera rimandano all’eterna lotta tra le Forze del Bene e quelle del Male, dopotutto una partita a scacchi è la rappresentazione allegorica proprio di un battaglia, ma è anche il gioco in cui si sublima la conoscenza e l’intelligenza: non è certamente un caso che quello degli Scacchi fosse l’unico gioco permesso ai Cavalieri Templari ed ai Cavalieri Teutonici.

Nella Biblioteca dell’Escorial a Madrid, è conservato un prezioso codice con una miniatura raffigurante un cavaliere “crociato” intento a giocare una partita a scacchi con un guerriero musulmano. Sempre meglio che battagliare.
Scacchiere bianche e rosse sono presenti anche all’interno della storica “Sala dello schiaffo” del Palazzo di Papa Bonifacio VIII ad Anagni in provincia di Frosinone: palazzo che come si ricorderà fu sede del leggendario schiaffo ad opera di Sciarra Colonna.
A tal riguardo c’è da dire che durante questo episodio erano presenti un Cavaliere Giovannita ed un Cavaliere Templare.

Lo stemma di un altro Papa “anagnino” ( sebbene nato nel posssedimento di famiglia di Gavignano, comune oggi in provincia di Roma, ma poco distante dalla “Città dei Papi”) Lotario dei Conti di Segni, ovvero Innocenzo III, si fregia di un aquila scaccata.

Anche nell’arte figurativa, vi sono rappresentazioni di pavimenti a scacchi, come nel caso di un dipinto degli inizi del XVI secolo conservato nella Chiesa di San Benedetto a Celarda, vicino a Feltre nel bellunese.

Dipinto questo che, durante il periodo di fama del libro di Dan Brown, fu notato da qualcuno e portato agli onori della cronaca per il fatto che San Giovanni avesse sembianze femminili.

Ma come in tutte le opere d’arte di quel periodo, San Giovanni veniva sempre dipinto con le fattezze femminili ed infatti, oltre che nel famoso Cenacolo di Leonardo da Vinci, anche a San Giuliano, vicino Piacenza, nonché a Bobbio, vi sono affreschi di “Ultime Cene” con San Giovanni dalle fattezze femminili.
Anche in questo caso, parlarne oltre ci porterebbe fuori da questo argomento.
Tra i luoghi di maggiore misticismo presenti in Italia, un pavimento a scacchi di tale fattura è possibile ammirarlo nella Basilica di Collemaggio a L’Aquila, laddove presso la navata centrale vi è un pavimento formato da mattonelle bianche e rosse che richiama il motivo già presente sulla facciata principale della Basilica nonché nella Cappella di San Luca al Goleto

E sulla Basilica di Collemaggio con i suoi misteri ci sarebbero da consumare fiumi di inchiostro.
Infine, elemento di particolare interessante sotto il profilo simbolico è dato da alcuni animali in pietra presenti alla base di una colonna sita nei pressi dell’altare di destra.
La particolarità sta nel fatto che due di questi animali si trovano nell’intento di mordere la colonna a differenza degli altri due che si trovano con faccia in avanti.

Rara o forse unica è questo tipo di simbologia per la quale molte potrebbero essere le spiegazioni.

La colonna, nell’architettura classica, simboleggiava l’uomo, ma anche l’albero della vita la cui forma del tronco venne presa a base per la creazione delle colonne: non a caso i primi templi erano sorretti con tronchi di albero.
Non è ben chiaro a quale animale si faccia riferimento e di fatto una simbologia del genere è davvero di difficile individuazione.
Secondo la religione cristiana, Santa Gertrude era considerata la protettrice dalle invasioni dei topi e nella simbologia cristiana, il topo rappresenta il diavolo divoratore di provviste.
In una rappresentazione classica, si vede Santa Gertrude nell’intento di allontanare un topo mentre morde radici dell’albero della vita.

Ma la simbologia rinvenuta al Goleto potrebbe anche semplicemente raffigurare un animale che, mostra i denti, e morde la colonna simbolo dell’uomo a protezione del luogo in cui ci troviamo.
Ad ogni modo, anche questa simbologia meriterebbe un approfondito studio atto a comprendere il reale significato dello stesso.

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