LA PROCURA ARCHIVIA IL CASO MAJORANA. IL FISICO NON SAREBBE MORTO.

LA PROCURA ARCHIVIA IL CASO MAJORANA. IL FISICO NON SAREBBE MORTO.

Scomparsa Ettore Majorana

Fisico e Matematico. Correva l’anno 1938 e di Ettore Majorana si perse ogni traccia. Suicidio oppure omicidio? Fuga in Sud America o ritiro in un monastero? Sono oltre 70 anni che ci si interroga su quale sia stato il destino del Fisico Teorico più brillante dei cd. “Ragazzi di via Panisperna”. E’ notizia di pochi giorni fa l’archiviazione del caso da parte della Procura di Roma. Ettore Majorana non sarebbe morto nel lontano 1938 ne si ritirò in un monastero. La sua vita, come concluso dalla Procura, lo portò in Venezuela alla fine degli anni 50.

Chi era ETTORE MAJORANA?

Nacque a Catania il 5 agosto 1906 da una famiglia borghese. Fin da piccolo mostrò una forte attitudine alla matematica e, alla tenera età di 5 anni, riusciva a svolgere a mente complicati calcoli. La materia che lo ha sempre affascinato, tanto da condurre personali studi, fu la Fisica, e forse non è un caso. Infatti il padre Fabio si era laureato a soli diciannove anni in Ingegneria e poi in Scienze fisiche e matematiche. Inoltre uno degli zii, Quirino, era anch’egli un Fisico. Ettore Majorana frequentò il Ginnasio presso il collegio “Massimiliano Massimo” dei Gesuiti a Roma. Terminati gli studi liceali si iscrisse alla facoltà di ingegneria che frequentò in modo molto proficuo conseguendo voti altissimi agli esami. Giunto al quarto anno, grazie anche all’amico e “collega di studi” Emilio Segrè, e grazie ad un incontro/scontro con Enrico Fermi, decise di passare al Dipartimento di Fisica la cui neonata cattedra fu assegnata proprio a Fermi allora ventiseienne. Enrico Fermi si prodigò, anche grazie al senatore Orso Mario Corbino, affinché l’istituto di Via Panisperna, sede del Dipartimento, diventasse un centro all’avanguardia mondiale nel campo della Fisica teorica e sperimentale tant’è che poté contare su un gruppo di giovani menti brillanti, tra cui lo stesso Majorana, meglio conosciuti come “I ragazzi di Via Panisperna”. Ettore Majorana concluse gli studi nel 1929 laureandosi con il voto 110 e lode, presentando una tesi sulla meccanica dei nuclei radioattivi. Successivamente la sua cultura scientifica ebbe modo di ampliarsi anche grazie ai viaggi in Germania e a Copenaghen, durante i quali ebbe modo di confrontarsi con importanti fisici dell’epoca. Nel 1937 Ettore Majorana accettò la cattedra di professore di Fisica teorica all’Università di Napoli dove conobbe Antonio Carelli professore di Fisica sperimentale presso la stessa università.

LA SCOMPARSA

Nel 1938, la sera del 25 marzo, partì su un piroscafo in direzione Palermo dove avrebbe trascorso un periodo di riposo. A questa data seguirono alcune missive indirizzate all’amico Carelli e alla sua famiglia nelle quali Majorana scriveva:

Giorno 25 Marzo, prima di partire, missiva indirizzata ad Antonio Carelli:

«Caro Carrelli, ho preso una decisione che era ormai inevitabile. Non vi è in essa un solo granello di egoismo, ma mi rendo conto delle noie che la mia improvvisa scomparsa potrà procurare a te e agli studenti. Anche per questo ti prego di perdonarmi, ma soprattutto per aver deluso tutta la fiducia, la sincera amicizia e la simpatia che mi hai dimostrato in questi mesi. Ti prego anche di ricordarmi a coloro che ho imparato a conoscere e ad apprezzare nel tuo Istituto, particolarmente a Sciuti; dei quali tutti conserverò un caro ricordo almeno fino alle undici di questa sera, e possibilmente anche dopo.»

Ai familiari aveva scritto:

«Ho un solo desiderio: che non vi vestiate di nero. Se volete inchinarvi all’uso, portate pure, ma per non più di tre giorni, qualche segno di lutto. Dopo ricordatemi, se potete, nei vostri cuori e perdonatemi.»

Il giorno 26 Marzo, Antonio Carelli ricevette un telegramma, oltre che una lettera, nella quale Ettore Majorana gli scriveva di non preoccuparsi di quanto era scritto nella lettera precedente e che avrebbe fatto ritorno a Napoli il giorno dopo annunciando anche la volontà di lasciare la cattedra di Fisica Teorica.

Da queste ultime righe, di Ettore Majorana non si seppe più nulla.

LE INDAGINI, LE CERTEZZE, LE IPOTESI

Le indagini sulla sua scomparsa iniziarono quasi immediatamente e, su pressione di Enrico Fermi, se ne interessò perfino Benito Mussolini. Diverse le ipotesi ma poche le certezze.

Dalle sue missive, inviate il giorno della partenza per Palermo, si pensava ad un suicidio ma questa ipotesi non trovò conferme neanche a seguito delle ricerche in mare.

Del suo viaggio sappiamo che effettivamente il biglietto sul “Postale”, il piroscafo che lo avrebbe riportato a Napoli, Majorana lo acquistò ma non vi sono elementi certi che ci permettano di sapere se vi salì a bordo. Il biglietto che Majorana aveva acquistato faceva riferimento ad una tripla da condividere con altri due passeggeri. Uno di questi, l’inglese Carlo Price, non fu mai rintracciato, l’altro, il professore Vittorio Strazzeri, dichiarò di aver viaggiato con altri due passeggeri e di aver parlato, oltre che visto scendere a Napoli, con uno dei due che giudicò essere un commerciante mentre dell’altro passeggero disse che “non proferì parola” e, a suo dire, costui era l’inglese Price.

Altra certezza è che Ettore Majorana, prima di partire, prelevò almeno 3 (c’è chi dice 5) degli ultimi stipendi arretrati. Perché? Perché un uomo che scrive della sua fine ad un amico, salvo poi fare un posso indietro, avrebbe portato con se un ingente somma di denaro?

Foto con Eichmann

Tra le ipotesi formulate sulla sua scomparsa, alcune di queste propendono per una “fuga” in Argentina via Germania nazista. Infatti si pensa che Ettore Majorana possa essere tornato nella Germania nazista, di cui nel primo viaggio ne aveva apprezzato l’organizzazione, per mettere a disposizione del Terzo Reich le sue conoscenze, e poi sarebbe emigrato in Argentina. Questa ipotesi si basa su una foto, scattata nel 1950, in cui il presunto Majorana, con occhiali neri e su un piroscafo diretto nel paese sudamericano, viene ritratto con Adolf Eichmann, uno dei peggiori criminali di guerra tedeschi.

Oltre all’ipotesi “fuga”, ve ne è una di Leonardo Sciascia che, nel suo libro “La scomparsa di Majorana, ha ipotizzato che il Fisico avrebbe chiesto ospitalità presso la Certosa di Serra San Bruno. L’ipotesi di un ritiro “mistico” è sostenuta anche da colui che è considerato il biografo di Ettore Majorana, il fisico Erasmo Recami.

Ad avvalorare un presunto ritiro presso un convento fu anche Rolando Pelizza il quale sosteneva che nel 1958 avrebbe incontrato, in un convento dell’Italia meridionale, un frate che tutti chiamavano “il professore” che gli avrebbe insegnato le basi di una “nuova fisica”. Questo frate avrebbe confessato di essere Stefano Majorana. Per ciò che riguarda gli studi del Pelizza, questi riguardavano il cd. “Raggio della Morte”.

Come hanno evidenziato Gerardo Severino e Giancarlo Pavat nel loro libro “Il Raggio della Morte. La storia segreta del militare italiano che avrebbe potuto cambiare il corso della II Guerra Mondiale” (X-Publishing 2013), in tempi recenti “l’argomento è stato ripreso dai media nazionali, televisione compresa” Da citare in particolare “la trasmissione Mistero dei canali Mediaset che il 21 giugno 2012 ha proposto l’affascinante tema degli ipotetici studi che il fisico Ettore Majorana avrebbe dedicato al fantomatico raggio, studi che in seguito sarebbero stati sfruttati da tale Rolando Pelizza ed altri scienziati”.

.LE INDAGINI PIÙ RECENTI E L’ARCHIVIAZIONE

Fasani - Bini

Ma i Media hanno continuato ad occuparsene sino alle cronache di questi giorni.

Nel 2008, la trasmissione televisiva “Chi l’ha visto” in onda su Rai 3, si è interessata alla scomparsa di Majorana. Il caso ha voluto che tale Francesco Fasani, emigrato in Venezuela nel 1955 dove lavorava come meccanico, stesse seguendo il servizio trasmesso in tv. Di colpo si ricordò di un suo amico del quale aveva una foto scattata nel lontano 1955. A quel punto telefonò alla trasmissione televisiva raccontando di aver conosciuto un certo Sig. Bini che, a detta di un suo amico (crediamo sia un cliente, il “Sig. Carlo”), era uno scienziato e si chiamava Majorana.

A quel punto della vicenda decise di occuparsene la Procura della Repubblica di Roma che contattò il programma “Chi l’ha visto?” e recuperò la foto di Fasani. Nel 2011 si aprirono quindi nuove indagini aventi come punto cardine proprio la foto consegnata da Francesco Fasani nella quale vi era, oltre che il meccanico italiano, anche un’altra persona, il signor Bini, ritenuto, a questo punto, essere proprio lo “scomparso” Majorana.

La Procura incaricò i Carabinieri del RIS per un indagine antropometrica mediante la quale capire se vi fosse sovrapponibilità tra i tratti somatici sia dello stesso Majorana che di quelli del padre. La conclusione dei RIS è stata che vi è “compatibilità”, ma ciò che spinge la Procura ad avvalorare l’ipotesi Venezuelana è il ritrovamento di una cartolina.

Fasani, che all’epoca “curava” l’auto del sedicente signor Bini, ritrovò proprio nella vettura dei documenti o comunque fogli con appunti che prelevò e consegnò ad un suo fratello che viveva negli Stati Uniti. Purtroppo, nel frattempo, Francesco Fasani era venuto a mancare e la Procura contattò allora suo fratello che consegnò quei documenti tra i quali anche la cartolina inviata da Quirino Majorana (zio di Ettore) ad un altro Fisico americano.

Sabato 7 febbraio 2015 la trasmissione “UnoMattina” in onda su Rai 1, ha aggiunto due nuove ipotesi. Grazie all’intervento del giornalista Rino Di Stefano è stata portata all’attenzione del pubblico l’ipotesi del professore João Magueijo (Autore del libro “A Brilliant Darkness – The Extraordinary Life and Disappearance of Ettore Majorana, the Troubled Genius of the Nuclear Age”) il quale sosteneva che un allontanamento volontario dalla società prima ancora che da un eventuale allontanamento dall’Italia da parte del Majorana sia dovuto agli studi che egli conduceva e che lo avrebbero portato a scoprire le leggi che in qualche modo sovrintendono la materia e quindi, avendo timore degli effetti che potevano avere le sue scoperte soprattutto, aggiungerei, in ambito militare, decise di ritirarsi.

Il 3 febbraio 2015 la Procura della Repubblica di Roma, in seguito all’apertura del fascicolo nel 2011 sulla scomparsa del fisico, ha richiesto l’archiviazione dell’indagine.

Ma il mistero della scomparsa di Ettore Majorana non è affatto risolto. Lo stesso giornalista Rino Di Stefano ha espresso diverse riserve e dubbi sulle indagini della cd. “pista Venezuelana”.

A prescindere dal fatto che non esistono prove certe di questa fuga (persino il professor Erasmo Recami, il maggior biografo di Majorana, non nasconde i suoi dubbi), ancora una volta stiamo assistendo ad un tentativo, per quanto lodevole, di dare una spiegazione ragionevole ad uno dei casi più clamorosi del secolo scorso” spiega Di Stefano in un articolo pubblicato sul proprio website www.rinodistefano.com “ Di fatto, però, quello che prima era un enigma irrisolto, resta esattamente lo stesso anche dopo. Abbiamo una testimonianza, il ricordo di una cartolina della quale non sappiamo attraverso quante e quali mani sia passata, la foto di un uomo anziano con una vaga somiglianza con il padre di Ettore Majorana. Basta tutto questo per poter affermare, senza ombra di dubbio, che lo scienziato scomparso sia stato davvero in Argentina e Venezuela?” La risposta di Di Stefano non può essere che negativa. “Possiamo ipotizzare che sia così, nessuno ce lo proibisce, ma non si può andare oltre. Tanto più che si sa per certo che il passaporto di Majorana, che scadeva nell’agosto del 1938 (circa quattro mesi dopo la sua scomparsa), non venne mai rinnovato. Dunque, in sostanza, di fatto non abbiamo alcuna certezza che le cose siano andate proprio in quel modo. Per dirla tutta, brancoliamo nel buio così come facevamo prima di quest’ultima indagine“.

Per un maggior approfondimento di questa affascinante ed enigmatica vicenda si rinvia al già citato sito del giornalista Rino Di Stefano.

http://www.rinodistefano.com/it/articoli/majorana-mistero-scomparsa.php

A cura di Gaetano Colella

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