TEMPLARI A LUCCA – di Giancarlo Marovelli

TEMPLARI A LUCCA

di Giancarlo Marovelli

 

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1- Le Origini di Lucca

 

Le antiche origini Lucca risalgono all’epoca Etrusca e Romana e vedono sorgere la città in una zona riparata e leggermente elevata rispetto alle diramazioni del fiume Serchio, che attraversava la città, in un territorio di contatti e di confine tra l’area etrusca e quella ligure.

Le ricostruzioni storiche sula nascita della città sono ancora controverse, si parla, infatti, di un primo insediamento ligure. Il nome Lucca deriverebbe dalla parola celto-ligure Luk che significa “luogo paludoso”; tuttavia, al tempo stesso, la stessa radice di Luk riporterebbe alla parola “luce” e avrebbe indicato una radura nella vegetazione.

Basandosi su recenti scoperte archeologiche, alcuni studiosi attribuiscono agli Etruschi il sorgere di lucca, anche se sappiamo ancora poco dell’insediamento pre-romano. 
Certo è che Lucca fu dal 180 a.C. colonia latina come testimoniano le caratteristiche architettoniche e urbanistiche dell’epoca: l’Anfiteatro, il foro in Piazza San Michele, l’ortogonalità delle vie del centro storico impostate dal cardo e dal decumano, corrispondenti alle odierne via Fillungo-Cenami e via S.Paolino- Roma -S. Croce.

Al periodo romano risale anche la prima costruzione della possente cinta muraria che ne faceva una piazzaforte a difesa degli attacchi del nord. Nel 56 a.C. Lucca fu la sede dell’importante incontro tra Cesare, Pompeo e Crasso per rinnovare i patti del “Primo Triumvirato”.

A partire dal I secolo d.C. il Cristianesimo s’insediò a Lucca, come dimostra il vescovo Massimo che nel 343 sottoscriveva il Concilio di Sardica (attuale Sofia in Bulgaria) presso la chiesa dei Santi Giovanni e Reparata.

Nel corso del I secolo d.C., si alternarono al potere della città Ostrogoti (493), Bizantini (552) e Longobardi (tra il 568 e il 584). Dopo le “Guerre gotiche”, il vescovo di Lucca, San Frediano, assunse funzioni amministrative promuovendo importanti lavori idraulici per allontanare dalla città le acque del fiume Serchio.

San Frediano fu fondamentale nel ruolo di mediatore all’inizio dell’invasione dei Longobardi che fecero della città di Lucca un loro ducato. A quest’epoca risale l’apertura della zecca che continuò le sue emissioni fino al 1847 dimostrandosi una delle più longeve in Europa. Il Ducato di Lucca divenne sede abituale del re longobardo Autari e punto di snodo per i percorsi della “Via Francigena”. 
Nel 990, terminato il periodo longobardo, Lucca divenne dominio dei Franchi. La città accrebbe notevolmente la sua importanza con Carlo Magno che ne fece dimora del marchese di Toscana: Adalberto I°. Il quale estendeva il proprio dominio su Firenze e Fiesole, era “tutore” della Corsica e controllava il porto di Pisa dal quale partivano le spedizioni contro i musulmani.

Durante il periodo carolingio, Lucca si sviluppò nelle attività commerciali e nella produzione tessile, per la quale diventò celebre a livello europeo per qualità e bellezza dei prodotti.

L’imperatore Ludovico III invitato da Adalberto II°, rimase stupito dalla fastosa residenza del marchese nell’attuale zona di piazzale Verdi. Adalberto II° e i suoi successori furono arbitri in tutte le vicende italiane di quel periodo controllando la principale via di accesso a Roma in un ambito di quasi totale autonomia. 
Con la fine del X secolo, la favorevole situazione di Lucca mutò con lo spostamento del baricentro toscano su Firenze promosso prima da Ugo il Grande, poi da Bonifacio e Matilde di Canossa visti i primi attriti con le altre realtà urbane della regione. L’allontanamento del potere marchionale dalla città, la concessione di sempre maggiori autonomie amministrative da parte imperiale (grazie al diploma di Enrico IV del 1081) portò alla nascita del Comune di Lucca, i cui consoli sono menzionati per la prima volta nel 1119.

Durante i secoli XII e XIII, il Comune di Lucca s’impegnò nel consolidamenti del suo assetto territoriale sottraendo possedimenti circostanti al controllo dei feudatari locali per un maggiore inurbamento e controllo. Si manifestò uno sviluppo urbanistico volto all’accrescimento dei borghi esterni alle Mura romane sui lati est, ovest e nord a cui fu aggiunta una nuova seconda cerchia muraria terminata nel 1260.

All’interno delle Mura, si portò avanti un’intensa opera edilizia con il rinnovamento e l’ingrandimento delle chiese, la crescita verticale di palazzi e edifici, come dimostrano le decine di torri gentilizie presenti nel XIII secolo. Lucca si fortificò economicamente grazie alle attività mercantili, di cambio e creditizie dovute alla “Via Francigena” e alla presenza di una delle più importanti e avanzate manifatture seriche occidentali.

Una vera e propria storia edilizia della cattedrale di San Martino può iniziarsi intorno agli anni 1060-1070 quando Anselmo da Baggio, vescovo di Lucca, diventato poi papa con nome di Alessandro II°, diede il via alla ricostruzione del vecchio e fatiscente edificio coadiuvato dall’appoggio di Beatrice di Toscana e della figlia Matilde di Canossa.

I lavori durarono dieci anni, questo risulta dagli Annales del vescovo Tolomeo, l’iscrizione metrica collocata in facciata e il “Lezionario P+” della Biblioteca Capitolare. Fu un grande evento per la città di Lucca in quanto l’edificio consacrato a San Martino venne completamente rinnovato in funzione, di una nuova liturgia che poneva l’accento sulla comunità dei canonici e del popolo stretti attorno al vescovo.

 

2 – Il Volto Santo

 

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Quello che conferiva un’importanza singolare alla città di Lucca, era la presenza dell’immagine lignea del Volto Santo, Si tratta di un “Crocifisso” molto particolare; Il Cristo effigiato è vivo e con gli occhi aperti e veste una tunica legata ai fianchi con un cordone. Secondo la tradizione il Crocifisso sarebbe giunto il “Venerdì Santo” del 782 d.C., nel porto dell’antica città di Luni a bordo di una nave senza nocchiero. Autore dell’opera sarebbe il discepolo di Gesù, Nicodemo. Tranne il volto, realizzato invece dagli angeli. Si tratterebbe quindi di un’immagine “acheropita”, ovvero “non fatta da mano umana”. Come la “Veronica” oppure il “Velo di Manoppello”. Le moderne analisi hanno datato il Crocifisso a un periodo compreso tra l’XI e il XII secolo, lavoro ascrivibile a un maestro lombardo. Il fascino che scaturisce dal crocefisso colpisce il visitatore in maniera potente: innanzitutto per le dimensioni: un’altezza di circa tre metri e una larghezza di due metri e mezzo. Il corpo del Cristo è ricoperto da una lunga veste a pieghe che conferisce all’immagine un regale aspetto, completamente diverso dalla tradizione iconografica, che raffigura Gesù, sulla croce nudo, vestito soltanto del perizoma. L’elemento che cattura il visitatore in maniera forte, incisiva è sicuramente la raffigurazione del volto, l’incarnato è roseo, labbra rosse, chioma e barba corvini; gli occhi sono aperti, espressivi, profondi, severi. Non è l’immagine di un moribondo ma bensì l’immagine del trionfo sulla morte, la sua veste non è quella di un condannato, la sua veste è il “columbium” la veste dei sacerdoti, la veste del Sommo Sacerdote.

La “leggenda” del Volto Santo, si perde nell’antichità, infatti, si narra che il   crocifisso venne scolpito da Nicodemo, il “discepolo occulto” di Gesù, con l’aiuto degli angeli per   l’esecuzione del viso, e rimane nascosto per più di settecento anni a Ramla, una città della Palestina. Qui è ritrovato, dietro ispirazione di un angelo apparsogli in sogno, da Gualfredo, vescovo subalpino pellegrino in Terra Santa col suo séguito, che lo reca al porto di Ioppe, l’odierna Giaffa, dove lo carica su una nave, che sigilla con bitume e affida al mare priva di equipaggio, pregando la divina provvidenza che lo conduca in terre cristiane. La nave, dopo avere attraversato miracolosamente gran parte del Mediterraneo, si ferma al largo delle coste di Luni, non lontano da Bocca di Magra. I lunensi esperti marinai, dediti al commercio marittimo, ma anche alla pirateria calano in mare le barche, per predare quella nave incustodita; ma inutilmente, perché, a ogni tentativo di raggiungerla, la nave riprende il largo allontanandosi da loro.

Frattanto, a Lucca, un angelo appare in sogno al vescovo, il beato Giovanni I, rivelandogli l’arrivo a Luni, del Volto Santo e comandandogli di recarsi là col clero e i maggiori del popolo, per prenderlo e portarlo a Lucca. Giunto al porto di Luni col suo séguito, il vescovo vede i lunensi che di nuovo tentano con remi e vele di raggiungere la nave, e questa che si allontana sottraendosi ai loro arpioni. Il beato Giovanni fa cenno ai marinai di fermarsi, ed esorta tutti a chiedere l’aiuto di Dio; a questo punto, la nave si dirige spontaneamente verso di lui, che apre i boccaporti ed entra con i suoi nella stiva, dove trovano il Volto Santo, alla vista del quale tutti quanti scoppiano in lacrime di gioia e intonano il Gloria in excelsis.

Nasce poi una disputa fra i lucchesi e i lunensi su quale delle due città abbia diritto a custodire il simulacro. Prima il vescovo Giovanni estrae dall’interno della statua alcune delle reliquie in essa contenute, fra cui una delle due ampolle del sangue di Gesù Cristo quella oggi a Sarzana, l’altra è quella attualmente venerata a Lucca in S. Frediano e le consegna al vescovo di Luni; poi si ricorre alla celeberrima “prova dei giovenchi indomiti”: il Volto Santo viene issato su un carro riccamente addobbato, a cui vengono attaccati due vitelli non ancora aggiogati. Lasciati liberi di andare, gli animali si dirigono verso Lucca: di fronte al risultato di questo “giudizio di Dio”, i lunensi se ne tornano alle loro case, mentre il vescovo Giovanni sale sul carro, che, attorniato dagli altri lucchesi, giunge trionfalmente a Lucca sul far della sera. Correva l’anno 782, secondo del regno comune di Carlo Magno e Pipino II.

 

3 – Templari a Lucca

 

Anche a Lucca fu fondata una commenda templare, tenuto conto che la posizione geografica della città, a metà strada tra i passi del S.Bernardo, Moncenisio e la Sede Apostolica. Inoltre la città possedeva numerosi Ospedali e Ospizi per i Pellegrini situati lungo la Via Francigena e all’interno della città stessa, si contavano a Lucca ben cinquantuno chiese e tutte possedevano un ricovero per i pellegrini. Dai documenti d’archivio nel 1250 esistevano in città tredici Ospedali e per importanza uno di questi era l’Ospedale dei Cavalieri del Tempio e l’altro quello dei Cavalieri del Tau di Altopascio.

Un’altra spiegazione della scelta di Lucca come sede di commenda templare, è dovuto alla presenza del porto lucchese di Motrone, situato in Versilia ai piedi delle Alpi Apuane; questo porto è documentato in un privilegio di Enrico IV fin dal 25 Luglio 1081 e attivo fino al 1400 e acquistò importanza nazionale in seguito al completo interramento del porto di Luni, avvenuto intorno all’anno 1000. In un importante documento la bolla di Innocenzo II, il pontefice ringrazia Paganello da Porcari per la donazione  di un terreno fatta ai Cavalieri del Tempio Lucchese. (Pergamena segnata 52 ACL). Nei Regesti del Capitolo di Lucca in un documento del 1169 viene citata la chiesa templare lucchese e la concessione livellaria fatta dai Canonici della Cattedrale a Bonafede di sei pezzi di terra in località Piazzano; questi documenti sono fondamentali in quanto danno testimonianza accertata delle proprietà terriere dei Cavalieri Templari.

I beni della Magione del Tempio, non consistevano solo in terreni, ma anche in edifici, inoltre dopo aver messo radici in città, iniziarono a celebrare le funzioni liturgiche, in una chiesa dedicata ai SS. Pietro e Giovanni. La collocazione della chiesa è situata nell’attuale piazza della Magione, nel palazzo situato a sud tra via dei Tabacchi e via del Ghironcello, nella parte sud-occidentale dell’area delle antiche mura romane del 180 AC. Il Civitali alla fine del 1400, nella sua Historia di Lucca, cita la suddetta chiesa come Magione del Tempio e che era di proprietà dei Cavalieri di Malta, che presero le proprietà dei Templari, dopo la soppressione dell’Ordine del Tempio.

Nel 2009 durante i lavori di ristrutturazione del palazzo in piazza della Magione, sono venuti alla luce parte dei muri perimetrali della chiesa, formati da un alternanza di tre file di mattoni di colore rosso scuro, e da altrettanti filari al naturale, creando uno spettacolare effetto di bicromatico.

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Inoltre sono stati scoperti parti di affresco che facevano parte di una natività, rimane ben visibile un bue.

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Nell’atrio del palazzo si conserva parte del pilastro, l’architrave e la lunetta con all’interno un santo con la barba bianca con paramenti vescovili, da individuarsi in San Pietro, sul lato sinistro s’intravede una figura che rappresenta un orante, in atto di sollevare la testa verso il santo. (Vedi Foto Allegate). E’ stato possibile accedere nella sottostante area in prossimità dell’ingresso ed è stato possibile visitare quello che rimane dell’antica cripta della chiesa dei templari.

 

 

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La tradizione assegna all’Ordine del Tempio di Lucca, la proprietà di un grande crocifisso ligneo delle dimensioni di cm.115×150, attualmente posizionato dietro l’altare maggiore della Chiesa di San Salvatore della Misericordia. Questo Crocifisso veniva venerato all’interno della Chiesa di san Pietro in Piazza della Magione come risulta da un documento conservato nell’archivio dell’Arciconfraternita della Misericordia, fin dal 1183. Soppresso l’ordine dei Templari, il Cristo passò ai cavalieri di Malta e successivamente nel 1665 venne acquistato dalla Misericordia. (Vedi Foto)

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Altre tracce attribuibili ai Cavalieri Templari le possiamo individuare nella Chiesa di S.Maria Corteorlandini, detta anche S.Maria Nera, in quanto nel 1662 vi fu costruita una cappella simile alla Casa di S.Maria Vergine che si trova a Loreto. Questa chiesa è stata fondata nel 1188 sui resti di una molto più antica come risulta da un epigrafe in latino all’interno della chiesa. Sugli stipiti della porta meridionale della chiesa sono incisi dei graffiti particolari: tre fiori della vita a sei petali, e tre croci patenti insieme ad un nodo di salomone, tutti simboli di particolare valenza per i cavalieri Templari. (Vedi Foto).

 

 

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