Vischio, il Sacro “parassita” dei Druidi
di Roberto Volterri
Caro millenario e solitario Druido,
parlami del tuo sapere magico
che può intervenire sulla natura,
tu sei il guardiano di luoghi segreti
dove il passo dell’uomo non sempre arriva…
(Gabriella Stigliano, Poetessa)
Gli antichi Druidi utilizzavano il Vischio per ottenere pozioni e infusi con effetto terapeutico in ricordo di un mito che faceva derivare tale loro usanza da una leggenda in base alla quale il dio Balder sarebbe stato ucciso a tradimento perché colpito da un ramo dell’innocua pianta che, diversamente dalle altre, non aveva giurato di non recare alcun male all’affascinante divinità.

Il dio Baldr in un manoscritto islandese del XVII secolo.
Ancor oggi i popoli della Norvegia – al Solstizio d’Inverno, il 21 Dicembre – bruciano rametti di Vischio per allontanare la cattiva sorte e per invocare benessere e prosperità.

Il 21 Dicembre era considerata data di grande importanza nel mondo antico. Forse anche ai nostri giorni…
Ma perchè proprio il 21 Dicembre?
Perché è il giorno in cui il Sole si trova nel suo punto più basso nel cielo e dà inizio ufficiale alla stagione invernale nell’emisfero boreale, il nostro.
Tutto ciò è correlato all’inclinazione dell’asse terrestre che, nel corso dell’anno di 365 giorni, regola la distribuzione della luce solare.
In definitiva, il 21 Dicembre è la notte è più lunga a discapito della luce del giorno.
Da un punto di vista simbolico è quindi un momento di rinascita, poichè dal giorno 22 la luce, la vita inizia un nuovo ciclo…

Da un’antica stampa, un Druido si procura rametti di vischio con un apposito falcetto.
D’altra parte, anche alle nostre latitudini, a Natale, si donano rametti di questa bella pianta proprio con valenza apotropaica, per ‘portar fortuna’ a noi e alle persone a noi care.
Il Vischio simboleggerebbe anche la sopravvivenza alla decadenza fisica poiché rimane sempre verde anche in Inverno, quando le altre piante si sono ‘addormentate’ in un meritato riposo vegetativo, in una sorta di morte apparente.
Il Vischio, in realtà, non cresce con le sue radici ancorate al terreno: è una sorta di ‘parassita di altre piante e il suo ciclo vitale è legato ai vari uccelli che si cibano delle sue bacche e le trasportano da un albero all’altro.

Ritualmente il Vischio veniva raccolto da un Druido munito di un falcetto dorato e poi…

… raccolto il Vischio i sacerdoti del Druidismo si avviavano a celebrare le loro misteriose cerimonie.
Caratteristica del Vischio è anche quella di rimanere verde anche in pieno inverno, si nutre senza affondare le sue radici nella terra e genera piccole, quasi innaturali, bacche bianche.
Tutto ciò appariva molto misterioso e miracoloso nell’universo druidico che interpretava come segnali divini i cicli della Natura, considerando il Vischio come un oggetto di culto e magica panacea.
I Druidi non conoscevano di certo la scienza della Botanica secondo i nostri canoni ma osservano i fenomeni naturali in base a segrete e misteriose analogie.
Poiché il Vischio resisteva impunemente al rigidissimo inverno, vuol dire che in lui albergava una grande Forza e, poiché nasceva e cresceva su alti rami delle querce, era vicino al cielo e alle divinità.

Forse non proprio a Stonehenge, ma in qualche boscosa e remota località non sarebbe del tutto improbabile assistere a ritualità simili a questa…

Un tipico rametto di Vischio, il “Viscum album” come lo avrebbe chiamato Linneo.

Da un’antica stampa, un Druido si procura rametti di vischio con un apposito falcetto.
Quel grande studioso di fenomeni naturali che fu Plinio il Vecchio (23-79 d.C.) così lo descrisse…
“…I Galli credono che il Vischio, preso come bevanda (l’acqua di Quercia), dia fecondità e operi da antidoto contro tutti i veleni…Credono che il Vischio, macerato in forma di bevanda, doni la fertilità a ogni animale sterile, e che sia un rimedio contro tutti i mali… Alcuni pensano che il Vischio sia più efficace se colto sulla quercia all’inizio della luna, senza usare arnesi di ferro e senza che tocchi terra; che guarisca l’epilessia, faccia concepire le donne che ne portano addosso e che, masticato e applicato sulle ulcere, le guarisca completamente”..

Plinio il Vecchio (23 -79 d.C.), sostenitore dell’efficacia del Vischio come rimedio erboristico.
Per concludere questo brevissimo viaggio nel più che complesso universo druidico è bene sapere che le bacche del Vischio non debbono assolutamente mangiate perché non sono innocenti “frutti di bosco” ma sono potenzialmente velenose poiché potrebbero causare intossicazione con confusione mentale, ipotensione, allucinazioni e convulsioni.
Gli estratti di Vischio in ambito prettamente erboristico, più verosimilmente, sembra che abbiano delle proprietà stimolanti sul sistema di difesa dell’organismo e specialmente sull’attività del timo.
Gli infusi di rami e foglie hanno caratteristiche ipotensive, emodepurative, calmanti e con azione positiva sul sistema cardiocircolatorio

Efficaci prodotti a base di Vischio sono facilmente reperibili in qualsiasi negozio di Erboristeria.

“Ma cosa avete fatto… il vischio è sacro! Ė indispensabile per il Rito dell’Immortalità!”
“Si, si, sarà come dite voi terricoli, ma noi nel Secondo Pianeta ci facciamo un’ottima marmellata per la colazione del mattino!”
(Roberto Volterri).
Per conoscere il mondo degli infiniti “misteri” che ci circondano…








