La “Contea del Mistero”: nuovi enigmi su un portone di un palazzo storico di Ceccano (FR).

Stemma Palazzo Gizzi

Altri ricercatori si stanno aggiungendo al “Dream Team del Mistero” e dalle loro ricerche emergono nuovi misteri a Ceccano (FR). Pubblichiamo in esclusiva per www.ilpuntosulmistero.it un nuovo articolo del ricercatore Dino Coppola di Salerno, nel quale viene proposta un’analisi delle decorazioni del portone di uno storico palazzo di Ceccano.

GLI ENIGMI DEL PORTONE DI PALAZZO GIZZI.

 di Dino Coppola

 

Una soleggiata domenica di febbraio, temperature quasi primaverili, la piacevole compagnia di graditi nuovi amici quali Federica Aceto (Presidente della Commissione Cultura del Comune di Ceccano), Andrea Selvini e Daniele Massa.

I presupposti sono dunque i migliori per visitare la cittadina di Ceccano, sita in provincia di Frosinone, nel Basso Lazio. Il sito web del Comune di Ceccano ci informa in merito alle sue origini che essa risalirebbe all’insediamento volsco Fabrateria Vetus. Divenuta municipium romano, la cittadina gode di un periodo relativamente prosperoso. Lo spopolamento dell’oppidum romano, avvenuto verso il VII secolo d.C., segna la nascita di un centro, che viene normalmente identificato con il nome di oppidum Ceccani, nome che verrebbe fatto risalire a Petronio Ceccano, che darà i natali a papa Onorio I° (pontefice dal 625 alla morte nel 638.Secondo alcuni studiosi Onorio I sarebbe nato a Ceprano, oggi in provincia di Frosinone)

Dopo un periodo di distruzioni, dovute alle incursioni saracene dell’ VIII secolo, la cittadina sperimenta un periodo felice a partire dall’inizio del XII secolo.

La nuova località, controllata dalla potente famiglia dei de’ Ceccano, di origine sassone, assurge a centro di controllo strategico di un’area molto estesa, dalla valle del Sacco (o valle Latina) sino al Tirreno.

1 Mascherone Palazzo Gizzi - Ceccano

(Il Mascherone su Palazzo Gizzi a Ceccano – FR – foto Coppola)

Una località così rilevante, che sembra serbare ancora molti misteri, come ad esempio una serie di graffiti rinvenuti da Andrea Selvini, Mario Tiberia (entrambi dell’associazione ceccanese “Cultores Artium“), Giancarlo Pavat, Adriano Forgione e dagli altri componenti del “Dream Team del Mistero” nell’omonimo castello comitale, nonché la presenza, per le vie del borgo antico, di rappresentazioni stilizzate di figure cariche di simbolismo, non poteva ovviamente essere la dimora di una sola famiglia importante.

Infatti, posto in posizione di assoluto rilievo in quella che è l’odierna piazza XXV luglio, troviamo il Palazzo Gizzi, appartenente all’omonima famiglia e fatto edificare per volere di Nicola Gizzi, padre del cardinale Tommaso Pasquale. La famiglia dei Gizzi vantava origini nobili ed era ascritta al patriziato di Ancona, Ferentino ed Osimo.

L’elegante palazzo, caratterizzato da una facciata ad andamento armonico, presenta un caratteristico portale, cui ci dedicheremo ora in maniera più attenta.

La prima cosa che ci colpisce è la presenza, forse anche un po’ inquietante, di un mascherone, scolpito al di sopra del concio centrale dell’architrave che sovrasta il portone del palazzo.

1 BES a piazza Vittorio a Roma-foto G pavat

(Le statue del dio Bes, presso la celebre Porta Magica del marchese di Palombara,  a piazza Vittorio a Roma – foto G Pavat)

Il volto assomiglia a Bes, demone o divinità minore della religione Egizia. A guardar bene, esso sembra essere ricoperto da una maschera, i cui lembi sono ben visibili al di sotto delle gote.

Ma particolarmente interessante è la presenza (visibile anche su un altro mascherone posto in via D’Abbasso, sempre a Ceccano su una chiave di volta di un arco che funge da porta) di ciò che mi è parso identificabile come albero o palma, il cui tronco corrisponde al naso e la chioma ad una serie di foglie (forse di palma) che si stendono sulla fronte nonché sopra gli occhi.

Mascherone in via d'abbasso a Ceccano

(Il mascherone visibile in via d’abbasso a Ceccano – foto Coppola)

In tal senso si potrebbe identificare il viso come il viso dell’homo arboreus o del cosiddetto green man, figura simbolica cui vengono attribuiti molteplici significati, da simbolo di vita e salute, di fertilità, morte e rinascita, di entità che regala la vita, a peccato della carne, o addirittura a Cristo.

Ma anche un’interpretazione demoniaca non manca, così come un’attribuzione templare, i quali potrebbero avere importato dall’oriente il concetto di “profeta verde” con corna. Sia come sia, la figura è inquietante, non solo per i significati che potrebbe recare, ma anche per l’aspetto “cattivo”, soprattutto a causa del verso che essa fa, mostrando la lingua che fuoriesce da una bocca irta di denti che sembrano aguzzi.

Poste rispettivamente a sinistra e a destra (per chi guarda) del volto si leggono le lettere A e D. Probabilmente le lettere sono le iniziali delle parole Anno Domini, soprattutto in considerazione del fatto che tra il viso e l’architrave del portone si legge, a partire dal capitello della lesena posta a sinistra del portone e sino a giungere al capitello della lesena a destra del portone, a caratteri romani l’anno 1818, che sembra essere l’anno di inaugurazione del palazzo.

Portone palazzo Gizzi a Ceccano

(Il portone di Palazzo Gizzi a Ceccano – foto Coppola)

Mentre in merito alla lettera D non siamo ancora in grado di fornire informazioni, diversa è la situazione relativa alla lettera A.

Infatti va notato che essa sembra in realtà l’unione tra un compasso (i due montanti principali che formano un triangolo isoscele senza base) e una squadra (la linea piegata quasi a 90°, con la punta rivolta verso il basso) che funge da lineetta di congiungimento tra i due montanti principali.

La lettera A sul portone palazzo Gizzi a Ceccano

(La lettera A sul portone di Palazzo Gizzi a Ceccano – foto Coppola)

Una lettera A molto simile è stata segnalata da Giancarlo Pavat in uno stemma che funge da chiave di volta di un palazzo a Prossedi in provincia di Latina. In questo caso, addirittura, il simbolo massonico della “Squadra e Compasso” appare esplicitamente nello stemma.

Simbolo massonico su chiave di volta a Prossedi - LT

(Stemma su chiave di volta di un palazzo a Prossedi – LT – foto Pavat)

Tornando al contesto ceccanese, appare di interesse anche il fatto che la lineetta punti verso il basso, ricalcando il segno dello Chevron, figura che nella simbologia ricorrente viene identificato con l’elemento femminile, ma anche con un contenitore e, perché no, un calice….

calice

Ma ciò che forse ha sbalordito più di tutto è il fregio metallico posto sopra il portone, direttamente sotto l’architrave.

Si tratta di un fregio che si articola in modo simmetrico intorno alla lettera G, inserita in una corona di dodici(!) foglie, che all’apparenza sembrano essere di rosa.

21-02-2016 (2)

(Il fregio metallico di Palazzo Gizzi a Ceccano – foto Coppola)

La combinazione tra la lettera G e la corona di dodici foglie richiama quasi istintivamente l’immagine del sole.

Alle estremità del fregio si trova rispettivamente un fiore, che a giudicare dalla forma e dalle foglie lungo lo stelo sembra essere una rosa, protesa verso il centro del fregio.

Infine notiamo tra la G centrale incoronata e i due fiori rispettivamente due campi di forma quadrata. Da ciascuno dei vertici di questi quadrati spuntano, orientati verso il centro dello stesso quadrato, ma senza raggiungerlo, rispettivamente un fiore lanceolato che ricorda la forma di un giglio.

La lettera G

(La lettera G sul fregio metallico di Palazzo Gizzi – foto Coppola)

Se già il Giglio, otto(!) in tutto, di per sé dà adito a tutta una serie di interpretazioni, è invece il vuoto che viene delineato dai gigli a sorprendere: infatti i rispettivamente quattro gigli per quadrato delineano due Croci Patenti.

21-02-2016 (2)

Croci patenti individuate da Dino Coppola 21-2-16

(Le due Croci Patenti individuate da Dino Coppola nel fregio di Palazzo Gizzi – foto Coppola)

Il fregio sembra quasi voler dire: “Non soffermarti su quello che c’è, ma guarda anche quello che non c’è e vedrai quello che c’è, ma che non è visibile a tutti.

Infatti, benché possa forse essere considerata una interpretazione molto “coraggiosa”, la lettura dalle due estremità verso il centro del fregio metallico sembra suggerire la sequenza (voluta?): Rosa-Croce-Sole-G.

A prima vista la G funge da iniziale del nome della famiglia Gizzi, ma in questa senz’altro singolare combinazione la G potrebbe anche stare per GADU (Grande Architetto Dell’Universo).

Squadra e compasso e G

Ma le coincidenze non sembrano voler finire. Ponendosi di fronte al palazzo si nota come il numero tre si presenti molte volte, specie sotto forma di suoi multipli e, di conseguenza, di somma interna. Iniziamo con le finte “travi” aggettanti che spuntano da sotto il tetto. Sulla facciata del palazzo se ne contano 20 intere e 2 poste a 45° rispetto all’asse della facciata, agli angoli della stessa. Le due travi angolari, in un certo senso visibili solo a metà, formano un’altra trave intera. Sommando dunque le venti travi intere a due mezze travi, otteniamo 21 travi visibili frontalmente. La somma interna è 3.

Volgiamo lo sguardo al portone.

Il portone è circondato da 3 volte 9 bugne. Tre per nove fa 27, somma interna 9, multiplo di 3. Ma anche tre alla terza fa 27. Tre alla terza richiama in maniera abbastanza intuitiva il numero 33(!).

Insomma, i riferimenti ad un’organizzazione ben precisa sembrano essere veramente tanti……..

Nello spirito di questo portale, ci auguriamo dunque che questa breve descrizione possa invogliare i lettori a venire a vedere di persona cosa si cela a Ceccano. Ma possiamo assicurare sin da ora che questo non è tutto. Ceccano continuerà a sorprenderci, ne siamo sicuri.

(Dino Coppola)

Dino Coppola nel castello di Ceccano

(Dino Coppola impegnato nelle ricerche nel castello di Ceccano e, sotto, presso l’ingresso del maniero con Daniele Massa, Federica Aceto e Andrea Selvini – foto Pavat)

Daniele Massa - Federica Aceto - Andrea Selvini e Dino Coppola

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2 commenti:

  1. Sì, credo che non ci siano dubbi che quel Palazzo a Ceccano sia un palazzo massonico. Ce ne sono molti in Ciociaria (ad esempio quello di Supino con il Portale massonico) ma nessuno li ha mai analizzati con attenzione. Lodevole e, perchè no, coraggioso l’impegno dell’autore.
    Paolo

  2. Amilcare Fini

    Buongiorno, ho letto con grande interesse e curiosità questo articolo e pure gli altri che riguardano la città di Ceccano. Devo dire che pur essendo di Frosinone non avrei mai immaginato che questa città nascondesse certi enigmi. Mi è piaciuta l’analisi, seria e posata, dell’autore Dino Coppola di questo articolo. Anche perché quando si parla di Massoneria (perché si parla di questa nell’articolo) molto spesso si scrivono un sacco di sciocchezze. Cosa che non è avvenuta in questo caso. Ottimo. Continuerò a seguirvi.
    Amilcare Fini.

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