Puglia misteriosa – LA SACRA PIETRA DI SAN VITO A CALIMERA (LE) di Antonio Petrachi

 

LA SACRA PIETRA DI SAN VITO

di Antonio PETRACHI

Fin dalla notte dei tempi abbiamo cercato di decifrare il senso vita, della morte e della rinascita spesso ponendo anche un raffronto con tutto ciò che ci circonda e di conseguenza attribuendo anche una correlazione con i meccanismi del creato. Fin dalle origini i nostri antenati da grandi osservatori della natura, ancora privi di comunicazione, raffiguravano nella pietra il proprio bene più prezioso, la capacità di donare la vita, fatto che ci rende vivi e simili al creatore. L’uomo questo lo aveva capito cercando di trasmetterlo anche a noi, attraverso queste testimonianze, affinchè non ci dimenticassimo chi realmente siamo.

(Foto sopra: la chiesetta di San Vito a Calimera – Nell’immagine di apertura: la Pietra Sacra di San Vito – foto A. Petrachi 2017)

In molte regioni italiane si conservano ancora oggi i preistorici menhir, rocce di forma allungata conficcate in maniera verticale nel terreno. Ne esistono diversi, in Sardegna, in Liguria e nel sud Italia, in importanti luoghi di antichi culti che propiziavano la fecondità, perché la pietra di forma fallica che veniva irrorata dai raggi solari, elemento maschile del Sole, avrebbe così fecondato la Terra, elemento naturale femminile, rendendola prospera. Ma a Calimera (LE), nella chiesetta eretta in onore di San Vito, ci troviamo di fronte alla pietra “complementare” del menhir, il monolite o “Men-ân-Tol”, ovvero la pietra forata. In questo caso la protagonista è la Dea Madre, che mostra il suo lato nascosto, l’organo genitale femminile che “affiora” dalla terra sotto forma di pietra.

Menhir e Monolite, uomo e donna nella natura per moltiplicare la natura stessa.

(Foto sopra: la Pietra Sacra di San Vito – foto A. Petrachi 2017)

Nei pressi dell’antico Bosco a ridosso del paese, si erge la chiesetta rurale di San Vito di cui si parla per la prima volta in un documento datato 6 marzo 1468, un atto notarile del notaio Gabriele Gaetano di Otranto dove si descrive la chiesetta.

Essa aveva tre porte, due delle quali oggi murate; all’interno aveva tre altari ed il più grande in pietra era posto sotto una cupola affrescata. Lo spazio con l’altare era separato da quello dei fedeli. Da notare che in tutti i documenti notarili che descrivevano la cappella non si fece mai cenno alla pietra forata che emerge dal pavimento dell’unica navata della chiesa, ciò evidenzia: la rimozione assoluta del culto pagano di cui è espressione la pietra e l’esigenza di costruire la chiesa sopra la “pietra forata”.

(Foto sopra: La Pietra Sacra di San vito vista da una altra angolazione – foto A Petrachi 2017)

Ci sono diverse leggende popolari che ruotano attorno alle origini di questo monolite. La più curiosa racconta che la “pietra forata” originariamente fosse situata al centro del paese di Calimera e che gli abitanti del vicino paese di Martano cercarono di rubarla, caricandola di notte su un carro trainato da buoi. Ma non riuscirono ad ottenere alcun risultato perché, grazie al proprio potere soprannaturale la “pietra forata“, divenne talmente pesante che i ladri l’abbandonarono sul confine del centro abitato.

In quello stesso punto poi venne costruita attorno alla pietra forata la chiesa dedicata a San Vito, segno dell’ assorbimento e dell’adattamento dei culti pagani da parte del Cristianesimo. Di conseguenza ciò determina una simbiosi di riti pagani, culture tradizionali e religione in un unico luogo.

 
  (Foto sopra: L’ingresso della chiesetta di San Vito a Calimera – foto A Petrachi 2017)

La “Pietra forata” è un monolite calcareo che emerge direttamente dal pavimento ed ha il diametro esterno di circa un metro, con al centro un foro di circa 30 centimetri. La sua importanza è data appunto da questa strettissima apertura a cui sono legate credenze magico-religiose delle popolazioni di Calimera  e della “Grecìa  salentina“, tramandate fino ai nostri giorni.

Colui che lo oltrepassa, secondo il culto cristiano, verrebbe purificato, rinascendo a nuova vita. Questo “monolite” appartiene ad epoca precristiana, quando attorno ad esso si svolgevano precisi rituali pagani legati a propiziare la fecondità, perchè oltrepassarlo avrebbe trasmesso alla persona il potere fertile della Terra, ricreando l’uscita dall’utero femminile al momento del parto. Esso è molto stretto, e non a caso, attraversarlo richiede un grande sforzo, impegno e  fatica, lo stesso che occorre nel momento della venuta al mondo dal parte di madre e figlio: il nascituro viene spinto attraverso un piccolo passaggio perché in tal modo le pareti dell’utero massaggerebbero con forza tutti i muscoli del neonato, attivandoli.

La festa si svolge ogni anno, in un particolare giorno, il “Lunedì dell’Angelo” (non a caso, giorno di una rinascita), nei pressi del piccolo tempio dedicato appunto a San Vito dove tutti gli anni gli abitanti del vicino centro di Calimera celebrano i riti (pagani) della fertilità. Prima di dar sfogo al gioco, alle danze, al consumo di cibo e bevande, è d’obbligo oltrepassare la roccia forata per assicurarsi la grazia di essa: di aver ricca figliolanza e scongiurare i pericoli del parto ed augurarsi un anno di fertilità. Dopo il rito si intraprendono i canti in dialetto “griko”  accompagnati da balli tipici della “Grecìa salentina” , le “pizziche“, suonati con tamburelli tipici di quest’area.

(Foto sopra: Il monumento donato a Calimera dalla Città di Atene nel 1960 in nome della fratellanza culturale e linguistica greca)

Gli elementi rituali di questa festa sono l’ attraversamento della pietra forata e l’atto del corteggiamento che in questo giorno era considerato lecito e permesso. Di conseguenza questa festa ha suscitato scandali con l’avvento del Cristianesimo, così la Chiesa di Roma cercò di convertire il monolite di stampo pagano, inglobandolo all’interno di una chiesa medievale dedicata a San Vito e affrescandolo con l’immagine del Santo.

La festa quindi diviene una vera e propria tradizione pasquale legata alla religione cristiana. L’esigenza di costruire la chiesa di San Vito attorno alla “pietra forata” nasce per assorbire ogni forma di paganesimo e trasformare antichi culti a proprio vantaggio, ciò è facilmente deducibile dalla scelta del giorno in cui si svolge il rito che si rifà alla resurrezione di Cristo che è proprio ciò che simboleggia oggi la “Pietra forata” .

(Antonio Petrachi)

 

 

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