Alla ricerca degli ingressi della Terra Cava….a casa nostra! Lacus Volsinii e Isola d’Ischia: dai misteri dell’Isola Bisentina alle grotte del Monte Epomeo… di Roberto Volterri

Alla ricerca degli ingressi della Terra Cava…a casa nostra!

Lacus Volsinii e Isola d’Ischia: dai misteri dell’Isola Bisentina alle grotte del Monte Epomeo;

di Roberto Volterri

 

300.000 anni fa le violente e frequenti eruzioni vulcaniche nell’area dei Monti Vulsini svuotano l’immensa camera magmatica sotterranea.

Il fenomeno, pian piano fa collassare la sovrastante crosta terrestre dando origine ad una gigantesca conca di circa 280 chilometri quadrati, la caldera inizia a riempirsi lentamente, molto lentamente, di acqua di origine meteorica, piogge e neve, unitamente a locali falde idriche o piccoli locali corsi d’acqua.

Il fondo della caldera è composto principalmente da argille sedimentarie marine, impermeabili, e poi sigillato da compatti depositi di cenere, tufo e lave che impediscono la dispersione delle acque nelle profondità del terreno.

Era appena nato il Lago di Bolsena.

In questo vulcano, forse ancora attivo, il fondo della caldera, composto principalmente da argille impermeabili, impedisce la dispersione delle acque nelle profondità del terreno. Si forma un lago…

L’acqua continua ad accumularsi fino al punto in cui il suo livello supera quello più basso del bordo della caldera, creando così un emissario naturale, il fiume Marta, che riversa l’esubero di acque in quello che oggi chiamiamo Mare Tirreno.

Dalle acque accumulatesi, due ultime eruzioni vulcaniche fanno nascere due isole, la Martana e la Bisentina.

E proprio in quest’ultima fra poco ci recheremo in vostra compagnia…

Non è il Lago di Bolsena, ma più o meno così sono nate le due isole del Lacus Volsinii.

La bella e “misteriosa” Isola Bisentina

L’altrettanto affascinante Isola Martana del Lago di Bolsena.

Il Lacus Volsinii, alla cui nascita abbiamo assistito nell’incipit di questo articolo, è considerato il lago di origine vulcanica più esteso di tutta l’Europa, completamente balneabile e simpaticamente definito anche “lago che si beve” per la pulizia e la limpidezza delle sue acque.

L’Isola Bisentina prende il suo nome dall’antica Bisentium o Visentium, città etrusco-romana – a circa 3 km dall’attuale paese di Capodimonte – che sorgeva su un poco distante promontorio e abbandonata nel 1816 a causa della preoccupante malaria.

I lettori de “Il Punto sul Mistero” devono però sapere che dal 2017 l’Isola Bisentina appartiene alla famiglia Rovati che ha provveduto, molto intelligentemente, ai lavori di pulizia, consolidamento e messa in sicurezza dei locali sentieri, rispettando appieno l’ecosistema, provvedendo al restauro delle interessanti presenze architettoniche e aprendola al pubblico, per la prima volta, nella stagione estiva del 2022.

Quindi tutto ciò che state leggendo – dopo gli altri due articoli di recente già pubblicati – dovrà esservi utile anche per ampliare la vostra conoscenza delle idee, dei “misteri”, legati all’antico concetto di Terra Cava, ma certamente non per indurvi a trasformarvi in domenicali Indiana Jones armati di pala e piccone!

Non proprio così potrete esplorare il “misteri” dell’Isola Bisentina! Per qualsiasi informazione ed eventuali prenotazioni: https://www.isolabisentina.org/visite/

L’Isola Bisentina si estende per 17 ettari e, durante la visita guidata, potrete visitare anche un piccolo rilievo alto 56 m, denominato Monte Tabor, e l’Oratorio della Trasfigurazione fatto costruire da papa Pio II, dove è visibile anche un interessante affresco attribuito a Benozzo Gozzoli.

Oltre, naturalmente, ad uno splendido panorama sul Lago di Bolsena! 

Sull’Isola Bisentina esistono anche ben sette cappelle cristiane che, verosimilmente in ossequio al ben noto principio della Damnatio Memoriae, furono edificate sopra preesistenti dove esistevano templi pagani o luoghi in cui in ambito etrusco forse si svolgevano riti di “fertilità”…

La vostra eventuale ricerca dovrà limitarsi a ciò che in Archeologia costituisce un’utile ed interessante attività, la “ricognizione di superficie” accompagnati da un’apposita guida, ammirando ed eventualmente fotografando, la bellezza e il fascino dei locali sentieri e delle antiche costruzioni, quali ad esempio la misteriosa Malta dei Papi, che la tradizione identifica come la prigione per i sacerdoti riconosciuti colpevoli di gravi delitti e citata da Dante nel IX Canto del Paradiso, v. 55, dando la parola ad una nobildonna, Cunizza da Romano, la quale inveisce contro le corruzioni e le violenze che insanguinarono il Veneto e in particolare la Marca Trevigiana…

“Troppo sarebbe larga la bigoncia che ricevesse il sangue ferrarese, e stanco chi l’addimandasse a oncia… Non fia che ‘entro in Malta ricevesse per somigliante colpa, sì che un poffo di quel prete cortese il sangue pesi.”

Così potrete entrare in una camera ipogea – proprio la cosiddetta Malta dei Papi – tramite una galleria scavata nel tufo e lì troverete un pozzo sovrastato da un’apertura circolare necessaria per la raccolta dell’acqua.

In epoca romana essa era utilizzata come cisterna e in periodi più arcaici, verosimilmente, le acque termali scorrenti sotto di essa servivano per la celebrazione di rituali legati alla nascita e alla fertilità.

Gli Etruschi e forse qualche contemporaneo “curioso della Natura” la ritenevano proprio l’ingresso per accedere alla Terra Cava.

La misteriosa Malta dei Papi

Il Lacus Volsinii e il Regno di Agarthi

Ed ora arriviamo al principale argomento che mi ha spinto ad illustrare molto brevemente i “misteri” dell’affascinante Isola Bisentina: la convinzione orma diffusa tra gli appassionati di miti legati alla “folle idea” che il nostro pianeta possegga ampie cavità – compreso il misterioso e mitico Regno di Agarthi – situate nelle profondità del suolo raggiungibili (?) da alcune località tra le quali, per nostra “fortuna”, c’è proprio l’isola della quale ci stiamo occupando, insieme al Monte Epomeo situato sulla splendida Isola d’Ischia.

Ci arriveremo tra poco…

Forse tutto nacque dalla fervida immaginazione di Alexandre Saint-Yves d’Alveydre, scrittore francese del XIX secolo, il quale nel suo libro ‘Missione dell’India’ descrisse Agarthi come un mondo ipogeo, situato sull’Himalaya, guidato da un venerabile capo spirituale chiamato Brahâtma.

Gli fecero eco Ferdinand Ossendowski il quale, nel 1922, pubblicò il libro “Bestie, uomini e dei”, in cui raccontò che misteriosi iniziati orientali asiatici gli avrebbero descritto un immenso regno sotterraneo governato da un ancor più misterioso “Re del Mondo” e anche René Guenon con un libro avente omonimo titolo.

Gli abitanti di Agharti – la cui capitale sarebbe Shambhala – possiederebbero vastissime conoscenze scientifiche, ben superiori a quelle di noi comunissimi mortali, e comunicherebbero telepaticamente.

Secondo le leggende, questo mondo ipogeo dalla superficie terrestre sarebbe raggiungibile attraverso alcuni accessi situati nel Deserto del Gobi, sull’Himalaya, al Polo Nord e al Polo Sud, argomento di due miei precedenti articoli e di quello dell’amico Giancarlo Pavat.

Quasi dimenticavo!

Anche attraverso l’Isola Bisentina e l’Isola d’Ischia!

Una “molto virtuale” vista del Lago di Bolsena con filari di viti, botti del pregiatissimo vino e sullo sfondo le due belle isole. L’isola Bisentina, a destra, sarebbe l’improbabile ingresso verso la “Terra Cava”…

Un altro tra i più suggestivi scorci dell’Isola Bisentina.

La Terra Cava illustrata sulla copertina di un libro.

Una delle prime fonti del mito dei regni sotterranei è in realtà “Il Dio fumoso”, “The Smokey God or a Voyage to the Inner World” pubblicato da Willis George Emerson nel 1908, ovvero una sorta di non so quanto credibile autobiografia di Olaf Jansen, marinaio norvegese il quale avrebbe navigato all’interno della Terra attraverso un’apertura situata presso il Polo Nord.

Il libro di Willis George Emerson pubblicato nel 1908.

Olaf Jansen per due anni sarebbe vissuto con gli abitanti di questo Regno il cui mondo sarebbe illuminato da un “Sole centrale fumoso”.

Il padre sarebbe rimasto ucciso durante il ritorno, il figlio fu ricoverato come pazzo.

Il resoconto sarebbe stato fornito dal figlio, il quale, dopo la dimissione dalla clinica, si sarebbe stabilito in California e, quando era quasi novantenne, avrebbe deciso di rendere pubblica la vicenda.

Nel racconto di Emerson non si nomina mai Agartha, nome che vi è stato associato in successive opere.

“Shambhala la Minore”, una delle colonie di Agartha, sarebbe stata la sede del governo del Regno, mentre Shambhala consisterebbe in un continente più interno.

I cataclismi e le continue guerre sempre avvenute sulla superficie del nostro “sciagurato” pianeta avrebbero spinto il popolo di Agartha a stabilirsi nella Terra Cava.

Siamo certi che l’ingresso alla Terra Cava si trovi proprio qui, sull’Isola Bisentina?
Ho cercato anche su questa antica mappa ma non ho trovato nulla! Mi avevano assicurato che su questa isola, durante la Seconda Guerra Mondiale, approdarono anche i nazisti alla ricerca dell’ingresso per raggiungere Agartha, ma credo sia un depistaggio…
Lascio questo splendido lago, cambio compagni d’avventure e parto per il mare: obiettivo l’Isola d’Ischia!

Alla ricerca di Agartha snelle cavità del Monte Epomeo…

 

Per nostra fortuna, in Italia oltre alla bella Isola Bisentina esiste anche un altro luogo dove cercare l’ingresso per la Terra Cava!

Esistono infatti curiosi racconti riguardanti l’Isola di Ischia e il Monte Epomeo, racconti in base ai quali questo monte sarebbe una delle porte d’accesso anche al mitico Regno di Agartha.

Il golfo di Napoli ha origine vulcanica.

Dal punto di vista prettamente geologico, il Monte Epomeo è un vulcano  inserito al centro di un complesso sistema di faglue attive e il cui processo di sollevamento è iniziato circa 100.000 anni fa.

Tutta l’Isola di Ischia è stata interessata più volte, in passato, da un’intensa attività vulcanica, sia di tipo effusivo che esplosivo, che ha provocato, l’accumulo e la sovrapposizione di depositi piroclastici in varie parti dell’isola e l’innalzamento della superficie crostale nell’area del Monte Epomeo.

Quest’ultimo, per l’esattezza, non è un edificio vulcanico in senso classico ma rappresenta l’esito di millenari processi di innalzamento di materiale puroclastico tufaceo.

La sua ultima eruzione  di cui si abbia notizia risale al 1302, ma quella più significativa è avvenuta 55.000 anni fa ed è stata caratterizzata dalla formazione del caratteristico Tufo Verde di Monte Epomeo, una pozzolana di colore bianco-giallastro tipicamente di colore verde grigiastro per i depositi, subacquei o riemersi, alterati dal prolungato contatto con l’acqua marina. 

A volte le acque hanno cominciato a ribollire perchè in superficie emergono gas vulcanici provenienti dal fondo sottomarino dove, ad una profondità tra gli 8.000 e gli 11.000 metri, esiste un grande serbatoio di magma, tuttora attivo. 

In particolare, l’Isola di Ischia costituisce infatti la parte sommitale di una sorta di cono vulcanico che si trova a circa 900 metri di profondità.

Però il Monte Epomeo, con i suoi 789 metri, domina Ischia, non è un vero vulcano ma una grande massa di tufo fuoriuscita dalle profondità della terra quando, 55.000 anni fa, terminò una grande eruzione.

I più esperti di Esoterismo sostengono che il Monte Epomeo rappresenti una delle porte d’accesso alla mitica “Terra Cava”, al Regno di Agartha…

In pieno Medioevo il primo a parlarne fu Corrado di Querfurt, vescovo di Hildesheim, cancelliere alla Corte di Enrico VI di Svevia (padre di Federico II, lo “Stupor Mundi”) dal 1194 al 1201.

Corrado di Querfurt, vescovo di Hildesheim, a sinistra, presenta a Enrico VI il poeta Pietro da Eboli con la sua opera.

Nel 1196, in una serie di epistole, il vescovo descrive come sull’ Isola d’Ischia fosse riuscito a penetrare in una cavità del Monte Epomeo e da lì abbia raggiunto una misteriosa città sotterranea, prima di essere costretto alla fuga da alcuni strani personaggi “fatti di aria” armati di frecce e spade.

Come è noto, anche i Nazisti si dedicarono alla ricerca della Terra Cava spinti da Hitler ma in particolare da Himmler, ossessionato dall’Esoterismo e da affascinanti miti riguardanti civiltà molto evolute tecnologicamente, ritenute ancora presenti nelle vaste profondità del nostro pianeta.

A Ischia iniziarono le loro strane ricerche dalla Grotta di Mavone, sulla costa sud-orientale dell’isola, alle spalle della zona di Scannella.

È possibile raggiungerla via mare oppure via terra scendendo una scalinata di circa 290 scalini che porta verso la costa.

Oggi l’accesso diretto all’interno della grotta è però considerato praticamente molto rischioso e impervio…

Una delle altre affascinanti grotte dell’Isola d’Ischia.

Le ricerche sull’ingresso alla Terra Cava sarebbero poi proseguite nella zona della Grotta del Mago, in antico forse anche sede di un “culto solare”.

Eppure i “massimi esperti” ci avevano garantito che, perse le speranze sull’Isola Bisentina e cambiata la compagnia, qui avrei finalmente trovato l’ingresso per la Terra Cava!

La Grotta si trova sulla costa sud-orientale dell’Isola d’Ischia, passata la baia di Cartaromana e prima di Punta San Pancrazio, ed è raggiungibile principalmente via mare in barca, kayak o… a nuoto.

Il suo nome deriverebbe dai racconti dei locali pescatori che, al tempo che fu, si rifugiavano nella grotta durante il brutto tempo, giurando di aver visto un “vecchio saggio” con una lunga barba bianca – ovviamente il Mago!– che avrebbe garantita un’abbondante pesca.

Il Monte Epomeo continua comunque ad apparire affascinante poiché, quando il tempo è limpido, si possono riconoscere il Vesuvio, Capri, la Penisola Sorrentina e i Monti Lattari, Napoli, i Campi Flegrei, con il Monte di Procida, e, a volte, anche Ponza, Ventotene e Gaeta.

Il che non è poco e compenserà gli scarsi risultati della vostra ricerca archeologica!

Per ultimo, nella zona continuano ad essere segnalati numerosi avvistamenti di Ufo avvenuti in questi anni…

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Una delle grotte che potrete incontrare esplorando il Monte Epomeo. Ma non è l’ingresso per la Terra Cava…

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Un altro curioso anfratto sul Monte Epomeo. Ma ancora non ci siamo…

Forse per trovare sul serio la porta d’accesso alla Terra Cava sarà necessario studiare a fondo molti libri che indicano, con estrema sicurezza, dove essa è ubicata…

Scava di qua, scava di là, ma non abbiamo trovato nessun ingresso per la Terra Cava! Chissà, forse abbiamo guardato la carta dalla parte sbagliata. Adesso ci accontenteremo dello splendido panorama, ma…

… il viaggio, le nostre ricerche continueranno!

(Roberto Volterri)

 

 

Per conoscere anche il mondo degli infiniti “misteri” che ci circondano…

Leggendo il libro A FIL DI SPADA. SEGRETI MISTERI E LEGGENDE DELLE ARMI BIANCHE conoscerete la “SCIABOLA DEL “SABRAGE” per brindare degnamente (da veri “Zorro”!) a Capodanno e non solo.

Saprete tutto della mitica clava dell’altrettanto mitico GIGANTE DI ERICE in Sicilia….
Vi trasformerete in veri detective sulle tracce delle SPADE ROMANE, VICHINGHE e TEMPLARI rinvenute in America.

Brividi di terrore scorreranno lungo le vostre schiene alla ricerca della SPADA SANGUINANTE DI ATTILA, che potrebbe essere appartenuta anche al Conte Dracula, ben noto ai lettori di “Dal Tramonto all’Alba. Il Grande Libro dei Vampiri”

spada che, forse, è nascosta in qualche castello della Transilvania.

E, per rimanere in argomento, si parlerà pure dei Pugnali (di puro frassino!) usati per eliminare facilmente ogni creatura demoniaca che, si dice, aggredisca persone vive per succhiarne il sangue…

 

.E PER SCOPRIRE QUALCHE ULTERIORE MISTERO SULLA TERRA CAVA, NON MANCATE DI LEGGERE….

“NELLA TERRA DEI GIGANTI. 

LA SAGA DELLA PRIMA GENTE”

IL ROMANZO RIVELAZIONE (MA POI..È DAVVERO SOLO UN ROMANZO?)

DI GIANCARLO PAVAT E MASSIMO RUSPANDINI (Idrovolante edizioni).

 

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