Verde, ancestrale, Alchimia.
Sapone e ‘gomma pane’ con erbe e fiori.
di Roberto Volterri
Circa quattro millenni or sono, in Asia Minore, qualche ‘sciamano’ – lo ‘scienziato tuttofare’ dell’epoca, un lontanissimo “Apprendista Stregone” – scopre per caso che lavandosi le mani sporche di cenere di Saponaria con l’acqua esse risultano ben più pulite che in altre circostanze.

Fiore della pianta Saponaria ocymoides alla base di saponi come quelli usati nell’antichità.
Forse si chiede il perché, forse no, e non sa che in un’altra parte del mondo, tra i Caldei e i Sumeri, le genti usano lavarsi mescolando soluzioni alcaline a base di ceneri varie. Più o meno quel che anche lui sta facendo…
Passano ancora alcuni secoli e giungiamo in terra fenicia intorno al VII secolo a.C.
Qui il popolo di navigatori fa bollire grasso di capra, acqua e ceneri che sono molto ricche di carbonato di potassio. Poi, dopo lunga bollitura, gli artigiani fenici ottengono l’evaporazione della parte liquida dell’olezzante ‘intruglio’ e vedono formarsi in superficie una sostanza solida e plasmabile. “Eureka!” forse gridano nella loro lingua, poiché hanno inventato sul serio il sapone!


Due immagini di quando non esisteva la lavatrice e le donne sembravano felici di lavare a mano con saponi molto “caserecci”…
Ora saltiamo qualche secolo e rechiamoci anche nell’Inghilterra del XIX secolo…
“Eureka! Ho trovato come chiamare il nuovo sapone… galleggiante!”
Un giovane e aitante Harley Procter – tenete a mente questo cognome… – il cui padre ha messo in piedi una ben avviata piccola industria di candele e sapone che, a parte le ovvie migliorie sul piano tecnico è ancora basato su quel lontano “Eureka!” del nostro aspirante sciamano, decide di ampliare la gamma dei prodotti creando una sorta di semisolida ‘crema detergente’, profumata e delicata da destinare alla vastissima clientela femminile.
Il giovane Procter ha un cugino chimico che si chiama James Gamble – abbinate ora i due cognomi… – coglie l’occasione al volo e realizza un sapone morbido che produce una ricca schiuma profumata. Poiché il nuovo prodotto è di colore bianco, qualche ‘creativo’ dell’Ufficio Pubblicità si impegna a fondo e lo chiama… White Soap, ovvero Sapone Bianco! Quando si dice che uno è un ‘genio’…

Harley William Procter e James Gamble geniali “apprendisti stregoni” nel campo della produzione di particolari saponi e fondatori di un’industria ancor oggi sul mercato.
La produzione e le vendite procedono a gonfie vele, ma un bel giorno il ‘Caso’, la ‘Fortuna’, quell’indefinibile, impalpabile aspetto dell’esistenza che viene definito ‘Serendipity’ – in omeopatica sintesi “ cerco una cosa e per caso ne trovo un’altra”. Sic et simpliciter – crea una brevissima, momentanea amnesia in un operaio addetto al funzionamento del ciclo produttivo. Il nostro infaticabile lavoratore si concede una mezzora di pausa per gustarsi un ‘ponderoso’ panino e – con il pensiero all’imminente lauto pasto – dimentica accesa la macchina per la mescolatura della pasta saponosa. Capita!
Gira e rigira, la macchina introduce nell’impasto un’eccessiva quantità di aria.
Che fare? Gettare tutto e poi raccontare al buon Harley Procter che il panino, magari accompagnato da qualche ‘discreta’ bevuta’, è stato tanto apprezzato da averlo fatto soggiornare un po’ troppo a lungo nel ‘Regno di Morfeo’ e averlo indotto ad un sonnellino ristoratore? Un breve sonnellino, ma tanto lungo da aver alterato il corso degli eventi…
“Tengo famiglia!” deve aver pensato il baldo giovanotto e così, lestamente, versa negli stampi quella ribollente mistura. Come se nulla fosse accaduto…
Le saponette vengono tagliate, confezionate e vendute come prima.
Ma qualcosa è radicalmente cambiato!
I consumatori si accorgono con malcelato entusiasmo che le saponette… galleggiano nell’acqua del bagno e che ora non c’è più il pericolo di smarrirle proprio quando servono, sotto la schiuma che riempie la vasca.
L’intraprendente Procter e il valido Gamble variano il ciclo produttivo mescolando più a lungo l’impasto saponoso e si mettono in società: è nata la Procter & Gamble che tutti ancor oggi conosciamo.
Però, a questo punto, bisogna cambiare anche il nome commerciale della nuova invenzione…
“ Mirra, aloe e cassia olezzano le tue vesti, in palazzi d’avorio ti allietano le cetre “, predica una domenica mattina il pastore di anime, citando un Salmo, durante la messa a cui assiste anche il fortunato Harley.

Il fortunatissimo sapone dell Procter & Gamble, nato un po’ per caso, un po’ per latente genialità di due intraprendenti “apprendisti stregoni” made in USA.
Mandato a meditare altrove il ‘creativo’ dell’Ufficio Pubblicità (se mai ce ne fosse uno…), “Eureka!” – egli grida sul serio – “ Ho trovato! Lo chiameremo Ivory, perché è bianco e prezioso come l’avorio!”.
É l’Ottobre del 1879 e tutta la produzione della neonata Procter & Gamble viene concentrata sull’Ivory Soap mentre, al centro della saponetta, viene anche tracciato un leggero solco che consente alle operose massaie di spezzarlo in due – tempi di crisi anche allora, evidentemente! – destinandone una parte al bucato quotidiano e l’altra alle quotidiane abluzioni.
Ora il nostro Harley è più che soddisfatto e poiché si è ripromesso che sarebbe andato in pensione molto giovane – a soli quarantacinque anni – per dedicarsi ad ‘altri suoi interessi’, visto come stanno andando le cose, mantiene la promessa con un anno di anticipo. Ha quarantaquattro anni, una ditta ben avviata, un futuro denso di piacevolezze davanti a se…
Non serve per lavare ma per ‘giocare’ e cancellare!
Non ci laverete nulla, non farete concorrenza alla ‘Pirelli’, ma potrete cancellare qualsiasi tratto di matita o modellare oggetti come se usaste il famoso ‘Pongo’ perché ora imparerete a fare la ‘gomma pane’ partendo … dall’erba.
In realtà la vera ‘gomma pane’ è ora prodotta utilizzando gomma naturale o Poli-isobutene, olio vegetale vulcanizzato (un economico surrogato del lattice), antiossidanti, pomice, Carbonato di Calcio, nerofumo e Biossido di Titanio.
É una gomma molto morbida e modellabile che riesce a assorbire il grasso delle dita assieme alla grafite e, se usata con le dovute maniere, evita sbavature nei disegni a matita o carboncino. Vediamo come è nata…
Siamo nei primi mesi degli anni Quaranta e il secondo conflitto mondiale è già iniziato. Gli inglesi hanno bisogno di un materiale poco costoso che possa sostituire in gran parte la gomma sintetica. Un apposito comitato si rivolge allora ai laboratori della General Electric, industria che incarica il giovane ingegnere James Wright di studiare il problema.

L’ingegner James Gilbert Ernest Wright (1883–1959), inventore per caso…
Wright mescola Acido borico, silicone e qualcos’altro e crea una gomma duttile, molto pastosa, inattaccabile dalle muffe e resistente ad alte temperature.
Quasi un miracolo della chimica!

Da un errore scientifico dell’ingegner James Wright a un diffusissimo, utile, passatempo.
Wright scopre inoltre che se questa nuova strana gomma viene premuta sui testi inchiostrati di un giornale, assorbe gran parte dell’inchiostro e si comporta quasi come una vera gomma da cancellare ma molto più efficace!
Però l’esercito non ha tempo per giocare con il nuovo ritrovato e la gomma sintetizzata dall’ingegner Wright finisce nei cassetti dei laboratori della General Electric di New Haven, nel Connecticut. Al massimo ci si divertono i ricercatori, modellandola come fosse argilla e viene mostrata ai visitatori come una stranezza della chimica…
Però la ditta americana non demorde e invia qua e là per il mondo, nell’ambiente della tecnologia, la neonata ‘gomma pane’ per verificare se a qualcuno possa venire in mente un utilizzo meno ludico.
Il mondo della scienza, in certi casi, delude poiché è soltanto per merito di un pubblicitario, tale Hodgson se la ‘gomma’ ha un futuro. Almeno nel mondo dei giocattoli. E Hodgson lo scopre per caso…
Ad una festa, la curiosa gomma – ora denominata ‘silly putty’ – viene distribuita per far passare il tempo ad un gruppo di invitati un po’ annoiati. La noia, come per incanto, svanisce presto e il furbo Hodgson capisce al volo che è quello il ‘business’ del momento.

Ora non più, ma negli anni Sessanta o poco più la Silly Putty, nata per caso, divenne un diffusissimo passatempo.
Hodgson acquista dalla General Electric, per qualche centinaio di dollari, una gran quantità di ‘silly putty’, assume uno studente in cerca di lavoro e avvia la produzione di piccole uova di plastica, colorate, riempite con lo strano prodotto.

Una sorta di ‘silly putty’, una gomma siliconica che in USA ebbe notevole successo commerciale, nata quasi per caso grazie alla fantasia di un casuale “apprendista stregone” di nome Peter X.L. Hodgson.

Peter X.L. Hodgson inventore per caso.
É il 1949 e il nuovo gadget va letteralmente a ruba nel suo negozio di giocattoli aperto per l’occasione! Nei due decenni successivi, la ‘gomma pane’ assicura fatturati da capogiro e trova ampia diffusione anche in Europa.
Il fantasioso popolo USA trova mille impieghi della ‘gomma pane’: raccoglie con facilità i peli del gatto di casa, pulisce i sedili dell’auto, elimina dalle lettere della macchina da scrivere i residui di inchiostro ed – extrema ratio! – livella anche le gambe di un tavolo che tende a zoppicare!
Chi scrive l’ha utilizzata, ai bei tempi della scuola, solo per cancellare i tratti di matita e per… divertirsi un po’ prima che venisse inventato il multicolore ‘Pongo’ e poi il ‘Das’…

Oggi un passatempo si trova dentro ogni “Cellulare” che si rispetti, ma fino a non molto tempo fa moltissimi bambini si divertivano soprattutto con il “Pongo”, una plastilina per futuri “scultori”.

Anche l’onnipresente DAS trovava posto – e lo trova ancora! – nella cartella di moltissimi studenti delle Scuole Elementari.
Quasi in concorrenza con Mr. Hodgson…
Quella che ora produrremo non è una vera ‘gomma pane’ ma è qualcosa che gli assomiglia molto e che fa ottenere gli stessi risultati introducendovi però – così, molto alla leggera! – nel mondo della sperimentazione “alchemica”.
Il procedimento l’ho rintracciato su un vecchissimo numero di una di quelle utilissime riviste, quali Sistema “a” che mio padre Oliviero comperava “ un secolo fa” e fu pubblicato da un creativo lettore di Ravenna.
Nella strade di campagna e lungo le rive di fossi e ruscelli ma anche sulle zone incolte delle spiagge crescono dei curiosi ciuffi d’erba alti una ventina di centimetri, giallastri, dotati di un’inflorescenza giallastra a forma di ombrello.
Il Tarassaco officinalis è la pianta da raccogliere per fare la ‘gomma pane’ vecchia maniera.
Si riconoscono anche perché spezzando lo stelo fuoriesce un lattice biancastro e appiccicoso molto simile a quello che esce dal picciolo di fichi non ancora maturi. Se lo assaggiaste con estrema parsimonia, sentireste un sapore molto amaro.
Con il lattice ricavato dallo stelo, opportunamente trattato, ricaveremo ora la materia prima per fabbricare la ‘gomma pane’.
Se riuscite a trovare quest’erba, raccoglietene un cospicuo mazzetto, strappandole dal terreno senza rompere gli steli. Appoggiate questi ultimi su un tavolo e con un coltello affilato tagliateli a metà e raccogliete in un recipiente di vetro ‘Pirex’ – ovvero resistente al fuoco – o in un pentolino metallico ben pulito le gocce di liquido bianco che usciranno dai tagli.
Ovviamente farete più tagli su ogni stelo in modo da recuperare al massimo il liquido.

Il Tarassaco officinalis sembra aver trovato posto anche nello stranissimo ‘Manoscritto Voynich’ definito “il libro più misterioso del mondo”. Soltanto una curiosità, ma chissà cosa c’è scritto su questa pagina…

Tagliate in più parti gli steli, spremeteli e raccogliete il liquido bianco.
Ora riscaldate su un fornello il liquido bianco e fate bollire leggermente.
Adesso vi serve il coagulante e la soluzione è semplicissima perché basterà usare un po’ di Ipoclorito di Sodio, ovvero la comunissima ‘varechina’ da utilizzare con la dovuta attenzione da riservare ad ogni composto chimico!
Facendo attenzione anche a non inspirare i vapori che proverranno dal recipiente sul fuoco, versatevi 5 centimetri cubici di Ipoclorito di Sodio e lasciate bollire leggermente per cinque minuti.

Versate qualche centimetro cubico di Ipoclorito di Sodio (la comunissima Varechina) nel liquido e portate a leggera ebollizione per cinque minuti.
Il lattice, da bianco diventerà pian piano incolore e vedrete – forse con vostra meraviglia – affiorare in superficie una sostanza solida bianco-giallastra.
Quando il liquido sarà diventato completamente trasparente e la sostanza solida non aumenterà più di volume, levate il recipiente dal fuoco e con delle pinzette metalliche (da filatelici ad esempio) prelevate la massa che galleggia.
Adesso raffreddatela in acqua corrente fredda e plasmatela un po’ con le dita.
Sembra strano ma avete per le mani della ‘gomma pane’ come quella che si usa a scuola o negli studi artistici!

Non se ne può più! Ho passato anni e anni per decifrare questo antico manoscritto e ora pubblicano tutte le mie ricerche su una “nuvola” che chiamano” Internet” e soprattutto su delle strane pagine che intendono “Mettere Punti” sui nostri “Misteri”!
(Roberto Volterri)
LEGGERE FA SEMPRE BENE….
E PER LA VOSTRA ESTATE…
ECCO I LIBRI CHE VI CONSIGLIAMO…











