La Turris Babel, la Luna, gli arcaici zodiaci…di Roberto Volterri

 

Immagine di apertura; Una delle mille raffigurazione della non troppo mitica Turris Babel. Questa è un dipinto di Pieter Bruegel del 1563.

 

 

La Turris Babel, la Luna, gli arcaici zodiaci…

di Roberto Volterri

 

 

 

 

…a l’orribile torre; ond’io guardai…

                                                  (Dante, Inferno, XXXIII, v. 47)

 

 

In queste pagine ci inoltreremo tra alcuni aspetti della Conoscenza che alle menti più razionali possono apparire soltanto l’esecrabile frutto di collettive follie, di incomprensibili pulsioni a voler considerare reali miti, leggende, interpretazioni di narrazioni di carattere religioso che potrebbero essere ben lontane da ciò che realmente è avvenuto nel corso dei secoli, dei millenni.

Miti e leggende che, però, potrebbero invece avere – come spesso accade – solide basi, consistenti agganci alle vicende umane che hanno caratterizzato l’evoluzione (o anche l’involuzione) delle civiltà avvicendatesi sulla martoriata superficie di questo nostro piccolo pianeta…

Bibliche narrazioni fanno ad esempio da cornice – ne costituiscono quasi una ‘spiegazione’ – alla moltitudine di lingue con cui gli esseri umani cercano di comunicare ai loro simili pensieri, parole, minacce, adulazioni…

Ciò che nei veterotestamentari testi troviamo cerca infatti una spiegazione nella costruzione della mitica Turris Babel’ alla quale ora ci avviciniamo prendendo spunto, anche in questo caso, da qualche lavoro da chi scrive elaborato in passato.

Per indagare sulla  sulla vera, mitica Torre di Babele  avventuriamoci dunque nella ‘terra tra i due fiumi’, in Mesopotamia, verso Babilonia

 

…Tutta la terra aveva una sola lingua e le stesse parole. Emigrando dall’Oriente gli uomini capitarono in una pianura nel paese di Sennaàr e vi si stabilirono…Poi dissero: ‘Venite, costruiamoci una città e una torre, la cui cima tocchi il cielo…”

..troviamo scritto in Genesi XI, 1-9.

 

In realtà nell’area dell’antica Sennaàr – in Mesopotamia – gli archeologi hanno rinvenuto vestigia di almeno trentacinque ‘Torri’.

 

      

 

2. Immagine sopra; Rappresentazione della Torre di Babele scolpita in un bassorilievo che decora il Duomo di Milano.

 

Erano dunque così numerose le grandiose ‘piramidi’ a gradoni che oggi definiamo Torre di Babele ?

No di certo: la vera ‘Torre di Babele’ fu una sola.

Era la ‘Torre’ fatta edificare da Nabopolassar (che regnò dal 625 al 605 a.C.) e dal figlio Nabucodonosor (604 – 562 a.C.), era l’Etemenanki, era la ‘Baab-el’, cioè la ‘Porta della Divinità’. Era uno ziqqurat, un simbolo artificiale di ciò che in Grecia fu invece rappresentato da inaccessibili vette ‘olimpiche’.

‘Ka-dingirra’,  cioè ‘ la Porta degli Dei ’, questo era il vero antico nome della città, da cui derivarono successivamente Bab-ilu,  e, forse, la parola composta dal termine arabo Baab (porta) e da quello ebraico ebraico el (divinità), con evidente, identico significato.

Già in epoca preistorica l’area in cui fu poi edificata Babilonia era abitata, anche se cominciò ad acquistare importanza solo sotto la dominazione degli Accadi e dei ‘misteriosi’ Sumeri, un popolo non-semita, imparentato con  ceppi etnici turchi, magiari, finnici.

Erano già lì forse dall’inizio del IV millennio a.C. e prima di occupare la Mesopotamia dovrebbero aver abitato gli altopiani iraniani.

Inventarono la scrittura cuneiforme – forse anche la ruota – e influenzarono moltissimo la cultura assiro-babilonese suddividendosi in numerose città-stato: Borsippa, Kis e la stessa Babilonia erano dominate dagli Accadi, mentre Lagash, Nippur e la mitica Ur erano in territorio dei Sumeri.

Intorno alla metà del III millennio a.C. vennero sopraffatti dai Semiti che dettero vita ad un impero di breve durata, sostituito nuovamente – fino agli  ultimi decenni del III millennio a.C –  dal dominio sumero con capitale Ur.

Nel 2025 a.C. subentrarono gli Elamiti, forse i veri fondatori di Babilonia, dei quali ricordiamo il sovrano più importante, Hammurabi (1728 – 1686 a.C.), autore di un’importante riforma legislativa che dette origine al famoso ‘Codice’, che da lui prese il nome, portato a Susa da Serse ( 485-465 a.C) come trofeo di guerra che è possibile ammirare – sotto forma di una stele di basalto nero – presso il museo parigino del Louvre.

3. Immagine sopra; la stele in basalto nero con il celebre Codice di Hammurabi, conservato al Louvre di Parigi.

 

Seguì un’ulteriore breve periodo di dominazione assira e il ritorno dei re babilonesi tra il 1225 e il 1039 a.C.

La minaccia assirà si concretizzò drammaticamente nell’VIII e VII secolo a.C., quando Sennàcherib, nel 689, incendiò, distruggendola, Babilonia, successivamente messa a ferro e fuoco anche dai Caldei.

Finalmente la nuova Babilonia fu sfarzosamente riedificata da Nabucodònosor II: nacquero la ‘Via delle Processioni’, la meravigliosa ‘Porta di Ishtar’, il ‘Santuario di Esagila’ (cioè la ‘Casa del fastigio alto’) e l’E-te-men-an-ki, cioè la ‘Casa del fondamento del Cielo e della Terra’: la ‘Turris Babel’ alta oltre novanta metri!

Ma per cercare di ‘giustificare’ la necessità di dar vita a quelle imponenti ‘piramidi’ a gradoni, torniamo brevemente ai ‘misteriosi’ Sumeri.

I Sumeri – per onorare le loro divinità, dalle quali derivò gran parte del pantheon babilonese – si erano dovuti ‘specializzare’ nella costruzione di templi alti come montagne, di cui era ricca le loro terre d’origine, tra l’Iran e l’Indus: quando si trasferirono nel bassopiano mesopotamico, quasi privo di rilievi montuosi, dovettero infatti… provvedere.

Iniziarono perciò ad edificare ‘montagne artificiali’ – le Torri, gli Ziqqurat –  per ‘costringere’ la divinità, rimasta nella lontana patria, a partecipare alla migrazione del suo popolo, a dimorare tra loro.

Oppure edificarono le loro ‘Torri’ poichè le loro concezioni cosmologiche concepivano come una ‘montagna’ lo  spazio tra la terra e il firmamento, ove dimorava la ‘divinità’.

   

4. Immagine sopra; Oramai resta ben poco di quelle immense costruzioni che sfidavano il cielo e gli dei…

 

Qualunque fosse la ‘pulsione’ che li aveva spinti alla costruzione di questi immani edifici, ogni città della Mesopotamia aveva quindi la sua ‘montagna degli dei’, la sua  ‘Torre’, città come Assur e Kisch ne avevano addirittura due, ma  la più grande, la più ‘impressionante’ era senza dubbio quella di Babilonia, la Turris Babel.

La Turris Babel che quasi ‘terrorizzò’ gli ebrei in fuga – nel 586 a.C. – quando dovettero forzatamente ‘stabilirsi’ proprio a Babilonia per ordine di Nabucodonosor e che li spinse a definire ‘meretrice babilonese’ la città, a causa dell’arroganza con cui essi la vedevano sfidare il Cielo.

Ma  cosa rimane di quelle meraviglie architettoniche ?

Quella che forse appare oggi meglio conservata – alta 57 metri – si trova a Dûr-Kurigalzu, pochi chilometri ad ovest di quella che fu Babilonia, ma anche la Torre di Uruk-Warka, situata ad Ur, in Caldea  – risalente al III millennio a.C. –  studiata da Sir Leonard Wooley nel lontano 1922 e da Heirich Lenzen, nel 1953, mantenne il suo prestigio fino al III secolo d.C. e ancora oggi conserva parte – tempus fugit ! – della sua originaria imponenza.

 

             

5. Immagine sopra; Ciò che resta dell’immensa Torre di Babele, uno ziqqurat, di Dûr-Kurigalzu. Tempus fugit…

 

 

Quale era il possibile, reale aspetto della ‘Turris Babel’?

Come in molte altre circostanze ci viene in aiuto Erodoto.

Lo storico greco – instancabile viaggiatore – nel 458 a.C. era proprio a Babilonia e ci ha lasciato una descrizione della ‘Torre di Babele’ che, almeno in buona parte, coincide con quella riscontrabile sulla cosiddetta ‘Tavola Smith’, una descrizione della città di Babilonia redatta in cuneiforme, nel 229 a.C.,  dallo scriba Anu-bel-šunu sulla base di documentazioni ancora più antiche.

Questo importante documento fu scoperto dall’archeologo George Smith nel 1876 e fu pubblicato solo nel 1913 da V. Scheil e Dieulafoy.

La descrizione della ‘Turris Babel’ corrisponde abbastanza ai risultati degli scavi, anche se incertezze filologiche nella traduzione della ‘tavola’ e le discordanze con la descrizione di Erodoto hanno poi dato origine a molte altre – più o meno fantasiose – ‘ricostruzioni’, come quelle di Koldewey, Dombart, Kircher, Andrae, Unger, Martiny, Moberg-Busink e Krischen .

La ‘Turris Babel’, la vera ‘Turris Babel’ fu edificata nell’area templare di Esagila e si innalzava come un enorme ‘cubo’ sulla pianura di Es-sachn, con i lati orientati secondo i punti cardinali…

 

Nel mezzo del sacro recinto di Babele vi è una torre massiccia dalla base  lunga e larga uno stadio, e su di essa se ne aderge un’altra e su questa  un’altra ancora e così via: in tutto otto torri sovrapposte…”

                                                        (Erodoto, Storie. L’impero persiano)

 

      

 

 6. Immagine sopra; “… Nel mezzo del sacro recinto di Babele vi è una torre massiccia…”

 

Gli scavi archeologici hanno infatti permesso di appurare che essa era costituita da un nucleo di argilla con una base di 61,55 metri di lato, su cui si sovrapponevano poderose mura di mattoni, spesse circa quindici metri, che portavano  la base della torre a oltre novantuno metri.

Su tali fondamenta, secondo scritti cuneiformi, attribuiti al già citato Anu-bel-šunu, si elevavano sette piani (Erodoto sostiene che ce n’era uno in più) di altezze differenti: i primi due erano di trentatre e diciotto metri, mentre tutti gli altri erano alti sei metri ciascuno.

Per conferire alla torre una sorta di struttura piramidale, esigenza dettata anche da ragioni di statica, ogni piano ‘arretrava’ di alcuni metri rispetto a quello immediatamente sottostante.

Ma come si passava da un piano all’altro?

    

“…Vi si sale a mezzo di scale esterne che si avvolgono a spirale intorno a ciascuna delle torri: a metà della salita vi è un ripiano con dei sedili, sui quali si riposano coloro che salgono…”                                                                                    (Erodoto, op. cit.)

7. Immagine sopra; “…Vi si sale a mezzo di scale esterne che si avvolgono a spirale…”

Evidenze archeologiche attestano infatti la presenza di quella che fu una scalinata  divisa in tre parti nell’angolo di sud-est: era probabilmente composta da due scale laterali larghe circa nove metri e da una scalinata centrale poco più larga.

Sulla sommità dell’ultimo piano sorgeva il tempio vero e proprio – lo saharu – alto quindici metri, ricoperto d’oro e di mattoni blu, che costituiva il ‘palazzo nuziale’ di Marduk, la divinità principale di Babilonia…

 

…Infine nell’ultima torre vi è un grande tempio, nel quale si trovano un letto d’oro con ricche coperte e accanto una tavola pure d’oro. Non ci sono invece statue del dio. Nessun essere umano vi può trascorrere la notte, eccetto una donna del paese, scelta fra tutte dal dio…”                                          (Erodoto, op.cit.)

 

L’intera ‘Torre’ era dunque alta novanta metri ed è stato calcolato che per edificarla furono necessari oltre ottantacinque milioni di mattoni.

Anche se Athanasius Kircher, il ‘geniale’ gesuita vissuto nel XVII secolo “…con il parere di peritissimi matematici…”  ‘dimostrò’ che sarebbero stati necessari ben 125 miliardi di mattoni… per innalzare la torre dalla Terra al ‘cielo della Luna’!

8. Immagine sopra; La Turris Babel di Athanasius Kircher, il quale calcolò – con la sua infinità fantasia e l’indubbia genialità – il numero esatto di mattoni necessari ad edificarla!

 

Ma, si sa, nulla è eterno.

Neppure l’immensa ‘Turris Babel’ che sembrava, arrogantemente, sfidare il Cielo.

Come aveva predetto il profeta Geremia…

 

“…Le mura di Babilonia, benchè ampie, saranno immancabilmente demolite, e le sue porte, benchè alte, saranno bruciate col  fuoco…”                                                   (Geremia (LI, 58).

Infatti anche il neo impero babilonese  non ebbe lunga vita.

Già all’epoca della ‘visita’ di Erodoto alla città erano ormai lontani i tempi degli antichi fasti, quando – durante le frequenti festività religiose – una miriade di pellegrini, al suono di una suggestiva, quasi terrificante musica, faceva ala al makhkhu, al Gran Sacerdote e agli  shangu, ai sacri scribi che si avviavano a salire le ripide scalinate della ‘Torre’.

9. Immagine sopra; L’ennesima, fantasiosa ricostruzione di come avrebbe potuto essere la vera Turris Babel.

 

Appartenevano al passato i tempi in cui, davanti alla meravigliosa ‘Porta di Ishtar’, davanti ai sacri leoni, ai draghi, ai tori raffigurati con sfavillanti colori – dal blu al giallo – la processione si avviava per partecipare ai sacrifici, alle offerte, ai riti quotidiani in onore delle varie divinità locali, Marduk per primo.

 

10. Immagine sopra; La stupenda Porta di Ishtar (conservata a Berlino) con i tori, i draghi, i leoni che facevano da cornice ai sacri riti in onore del dio Marduk.

A metà del V secolo a.C. quegli antichi splendori erano un lontano ricordo.

Già dopo la conquista di Babilonia ad opera di Ciro II (nel 539 a.C.) era iniziata la rapida decadenza della città: gli abitanti diminuirono rapidamente e la mancanza di manutenzione unita alle abbondanti piogge dette inizio al lento sfaldamento dell’immensa struttura.

Alessandro Magno entrò nella città di Babilonia nel 330 a.C., ma la ‘Turris Babel’ era ormai ridotta ad un cumulo di rovine.

Volle, comunque, Babilonia come capitale del suo impero e volle quindi ricostruire la ‘Torre’ che di Babilonia era stata un simbolo.

Diecimila persone – provenienti da varie zone del paese – e il suo stesso esercito fu impiegato per spazzar vie le macerie e ricostruire l’immenso Ziqqurat, ma la morte del grande Alessandro (332 a.C.) e lo scoppio della guerra dei Diadochi – i Grandi dell’Impero che aspiravano alla successione – i lavori furono interrotti.

Fu la definitiva uscita di scena di…

Babilonia la Grande, la madre delle meretrici e delle cose disgustose della terra…”

                                                          (Rivelazione,XVII,5)

Oggi, aggirandoci tra le viuzze della città di Hilleh e tra i numerosi villaggi dei dintorni, forse, possiamo toccare ancora i mattoni realizzati durante il regno di Nabucodonòsor per ricoprire la ‘Turris Babel’, dato che gran parte del materiale usato per realizzare quei centri abitati è frutto della spoliazione di ciò che rimaneva  dell’immenso Ziqqurat.

E anche l’attuale argine che divide le acque dell’Eufrate dal canale Hindijje fu realizzato con i mattoni che videro un più nobile uso e ‘vissero’ momenti di ben diverso splendore.

Ma, si sa…sic transit gloria mundi’!

Molti sono i ‘misteri’ che ancora avvolgono la ‘Turris Babel’ e gli altri, meno noti, Ziqqurat della ‘ terra tra i due fiumi ’.

Ad esempio, gli Elamiti – nel XIII secolo a.C. –  costruirono la città di Dur-Untaschi: archeologi francesi, all’inizio degli anni Ottanta del secolo appena trascorso, dopo oltre cinquant’anni di scavi, hanno portato alla luce – in quell’area – il sito di Tschoja-Zambil e le rovine dell’unico Ziqqurat edificato in suolo persiano.

Di questa ‘torre a gradoni’ rimangono solo i primi tre piani, ma dallo sviluppo dei resti delle grandi scalinate si è potuto dedurre che si trattava di una ‘Torre’ di cinque piani. Ciò che appare strana è l’esistenza di tredici piccole “camere” al livello del secondo piano.

Dato che è stato appurato che gli Ziqqurat non costituivano delle ‘tombe’, o almeno non ‘tombe’ destinate ai regnanti, dato che  autori greci sostenevano che a Babilonia vi era la tomba’ del dio Bel  e che nel Codice di Hammurabi si parla esplicitamente delle ‘tombe degli dei’ che si trovavano nei templi e, in particolar modo, nel ‘tempio a torre’, a cosa servivano in realtà questi tredici ‘loculi’?

Erano veramente destinati al gran dio Marduk, alla sua consorte Sarpanitum e al loro figlio Nabu ?

Ma chi era, in realtà, Marduk , il ‘dio’ che ‘scendeva’ e dimorava – spesso in piacevole compagnia di qualcuna delle entum, delle naditum o delle qadishtum, le sacerdotesse dedite al suo culto – nello saharu situato sulla sommità della ‘Torre’ babilonese?

Era il dio che debellò il chaos primigenio, dette origine all’Universo intero e dette vita all’Uomo affinchè servisse gli dèi, come narra l’Enuma elish?

Oppure in quel misterioso tempio posto sulla cima dello Ziqqurat  ‘scendevano’ altre ‘entità’, quelle ‘entità’ che  Zecharia Sitchin nel suo libro ‘Gli dei dalle lacrime d’oro’ definisce figli di Enki – il ‘Signore della Terra’ –  che avrebbe condotto i mitici Annunaki dal pianeta extrasolare Nibiru sul nostro pianeta?

11. Immagine sopra; Marduk, in Mesopotamia, ‘scendeva’ sulla sommità dello ziqqurat così come Quetzalcoatl ‘scendeva’ in Messico sulla sommità di  El Castello? Chi erano  e da cosa ‘scendevano’?

 

12. Immagine sopra; Eroe armato che doma il leone; rilievo da Khorsabad, risalente al periodo di Sargon II (VIII secolo a.C.), alto m 4,45 è in pietra alabastrina; conservato presso il Museo del Louvre di Parigi. In passato tale figura è stata identificata in modo erroneo con Gilgameš; in realtà si tratta di una figura risalente al periodo protodinastico e utilizzata nei rilievi di Khorsabad per decorare i prospetti esterni delle corti.

 

Forse Marduk , ovvero ‘ il figlio del tumulo lucente’– secondo quanto ipotizza Sitchin – era il colui che gli Egizi poi chiamarono Ra?

Forse era la stessa ‘entità’ – Quetzalcoatl-Kukulcan, cioè il Serpente Piumato al quale era dedicato il tempio posto sulla sommità della piramide  di Chichen-Itzà?

Anche la stupenda struttura piramidale denominata ‘El Castillo’ – edificata dai Maya a Chichen-Itzà a metà del V secolo a.C. e realizzata con nove piani uniti da una disagevole scalinata da chi scrive percorsa non senza qualche difficoltà… – fu infatti destinata al culto della divinità denominata Quetzalcoatl, che ‘scendeva’ e ‘dimorava’ nel tempio posto sulla sommità.

Ancora oggi – nel giorno degli Equinozi (21 Marzo e 23 Settembre) – migliaia di persone si radunano alla base della piramide per osservare la ‘discesa’ di  ‘Quetzalcoatl’ rappresentata da una ‘serpente di luce’ che, in un preciso momento, percorre lo spigolo della scalinata del lato nord.

 

13. Immagine sopra; El Castillo, una sorta di’ ziqqurat’ edificato a Chitzen-Itza in onore di Quetzalcoatl’, il serpente piumato. Forse un ‘Marduk’ in mesoamerica…

 

A parte le doverose considerazioni di carattere archeoastronomico, possiamo interpretare questi fenomeni anche come ancestrale ricordo di più reali ‘discese’?

Ipotesi troppo… ardite?

Può darsi: quindi lasciamo ora l’interrogativo sull’uso delle tredici camere della ‘Torre di Tschoja-Zambil’ e… poniamocene un altro che ci conduce verso ipotesi plausibili, certamente non ‘blasfeme’ e, forse, degne di essere maggiormente approfondite…

 “…ista civitas quae appellata est Confusio  ipsa est Babylon…”

… afferma Sant’Agostino nel ‘De Civitate Dei’ (Liber XVI,cap. IV).

Alla fine di questo nostro viaggio nell’antica terra di Mesopotamia, una domanda – non solo a me – è infatti sorta spontanea: data la stretta somiglianza tra il termine ebraico per definire ‘confusione’, cioè Bilbul  e il nome dato alla città in cui sorgeva il maestoso edificio cioè Baab-el    , ovvero ‘Porta del Dio’ (in arabo ancor oggi Porta si dice Baab, mentre in ebraico el è la divinità suprema ) è del tutto azzardato ritenere che la reale origine e il vero significato del passo veterotestamentario…

                        

…Il Signore disse ‘ Ecco, essi sono un solo popolo e hanno tutti una lingua sola… Scendiamo dunque e confondiamo la loro lingua, perché non comprendano più l’uno la lingua dell’altro’… “

                                            (Genesi, XI, 6-7)

 

…sia nato proprio dalla ‘confusione’ – qui il termine è d’obbligo! – tra i due termini citati ?

Ė del tutto azzardato ipotizzare che il concetto di ‘confusione delle lingue’ poi riportato nella Bibbia, derivi non tanto dall’ingiustificata ira ‘divina’, ma  proprio dalla ‘fusione’ – dovuta all’assonanza – dell’appellativo dato alla città con il reale ‘chaos linguistico’ che sicuramente regnava sovrano tra gli operai – forse provenienti da diverse regioni – addetti alla costruzione della ‘Torre’ e constatato dagli ebrei che forzatamente ‘stazionavano’ in Mesopotamia durante la cosiddetta ‘cattività babilonese’, nel 587 a.C.  ?

Pensiamoci e passiamo a qualche altro “mistero”…

 

(Roberto Volterri)

 

Immagini fornite dall’autore.

 

 

 14. Immagine sopra; Nei bellissimi libri del gesuita Athanasius Kircher – secentesco ‘tuttologo’ – la Turris Babel ha spesso un posto d’onore, segno evidente di quanto, soprattutto all’epoca, l’argomento apparisse degno di profondi studi.

I LIBRI DI ROBERTO VOLTERRI…..E NON SOLO…

 

 

 

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